Analizzando i piani preparati dai vari paesi, si nota come essi conferiscono all’organo Esecutivo ampi poteri discrezionali.

Si pensi ai poteri conferiti dall’Emergency Economic Stabilization Act (Eesa) dell'ottobre 2008 al Segretario al Tesoro americano, che può acquistare titoli tossici come pure far entrare lo Stato nel capitale delle banche.

La soluzione adottata in Spagna, appare più simile a quella statunitense. Essa prevede, infatti, l’istituzione di un fondo di trenta miliardi di euro, pari a circa il cinque per cento del Pil, per garantire il funzionamento del mercato interbancario. Il fondo acquisterà titoli dalle banche spagnole per fornire loro liquidità.

Il Regno Unito ha deliberato di entrare nel capitale delle otto banche più importanti, con un piano di ricapitalizzazione di cinquanta miliardi di sterline. Il sistema bancario inglese viene così di fatto nazionalizzato, anche se il governo acquisisce soltanto azioni privilegiate, che non conferiscono diritto di voto negli organi societari.

Alla fine di settembre, anche i paesi del Benelux e la Francia hanno deliberato l’ingresso pubblico nel capitale di alcune banche. L’Irlanda, invece, ha deciso di garantire per due anni la totalità dei depositi nei principali istituti di credito del paese, provocando così un afflusso di capitali a danno degli altri paesi comunitari, a cominciare dal vicino Regno Unito.

La Germania, a sua volta, ha deliberato l’introduzione della garanzia pubblica su tutti i depositi bancari.

La soluzione italiana è simile a quella adottata in altri paesi europei. All’acquisto di titoli problematici è preferito l’ingresso diretto nel capitale delle banche.