L’approccio degli stati europei è rivolto alla ripatrimonializzazione degli istituti di credito, per dotarli della solidità necessaria al superamento della crisi. In questo ambito assumono un ruolo di rilievo gli organi dell’Unione Europea, che dà alle misure prese una valenza di concertazione sopranazionale.
Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2008 auspica la maggiore cooperazione possibile tra gli Stati coinvolti nelle operazioni di salvataggio (anche quelli extraeuropei). Vengono, in tal modo, allentati i vincoli del patto di stabilità e la disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato, per fare in modo che le procedure necessarie al tamponamento della crisi vengano accelerate, per non rendere tardive tali azioni.
Il Consiglio Europeo del 7 ottobre 2008 fissa le prime priorità: vanno salvaguardate la ricapitalizzazione degli istituti caratterizzati da 'vulnerabilità sistemica' e la garanzia dei depositi, raccomandando al riguardo agli Stati di offrire una copertura, almeno annuale e di almeno 50.000 Euro.
'Il 12 ottobre 2008 si è svolto a Parigi il Vertice dei Paesi della zona Euro, in cui gli Stati aderenti alla moneta unica addivengono alla stesura di una dichiarazione comune, con la quale concordano di porre in essere tutte le iniziative volte a garantire il sistema creditizio dai rischi scaturenti dal fallimento di una o più istituzioni finanziari. Lo strumento individuato è l’intervento pubblico nel capitale azionario delle banche, precedendo così di pochi giorni la consimilare iniziativa del Governo statunitense'.
Tali prime indicazioni vengono successivamente ribadite dal Consiglio europeo del 15 ottobre e 12 dicembre 2008 e dal Consiglio dell’Unione europea del 31 ottobre.
Le misure anticrisi dell’Unione Europea nascono allo scopo di preservare la fiducia dei cittadini negli istituti economici, tramite la garanzia dei depositi bancari  e della solidità patrimoniale degli istituti bancari, senza dimenticare l’economia reale.