La crisi della Grecia è il primo caso di insolvenza di un grande paese europeo. Già agli inizi di ottobre 2008 c’era stata la crisi dell’Islanda, che non fece grandi danni ai sistemi finanziari europei, data la dimensione limitata delle cifre in gioco.

L’idea che una nazione vada in bancarotta sembra assurda, eppure succede più spesso di quanto si possa credere.

L’Argentina dopo essere andata in default nel 2001, ristruttura nel 2005 il suo debito sovrano, venendo isolata dai mercati dei capitali. 

La differenza tra il debito sovrano e quello societario sta nella gestione della crisi di insolvenza. L’impresa fallisce, chiude ed i debitori si possono rivalere sul suo patrimonio. Il fallimento di uno Stato non comporta la svendita dei suoi beni né i creditori possono forzare tale Stato a ripagare il debito.

Al contrario gli Stati hanno il potere di posticiparlo, di ridurne i tassi e addirittura di ripudiarlo. L’unica protezione dei creditori è la perdita di credibilità dello Stato debitore insolvente. Quando l’Argentina ha smesso di ripagare il debito, le si sono chiuse tutte le porte, da un giorno all’altro non ha avuto più accesso alle linee di credito, senza le quali l’economia si blocca. Come detto, questo Stato non si è ancora ripreso da questa crisi, dopo circa dieci anni.

Nel caso del debito sovrano la fiducia dei mercati è fondamentale. Il mercato non si fida più della Grecia ed i titoli del debito pubblico greco vengono classificati da Standard and Poor’s come junk (spazzatura).

Sul mercato non si scambia più il debito pubblico greco, migliore di quello del Giappone, di Singapore e dell’Italia, perché i prestatori di denaro non hanno più fiducia in questo paese, incapace di rimborsare i debiti contratti.