Monte Sant'Angelo - Una casetta di pastori.
Monte Sant'Angelo - Una casetta di pastori.
Ci avviamo verso la città dell'Arcangelo, di prima mattina. Fra le rossigne rupi scoperte, accavallate in gruppi scomposti, addentrantisi in ripidi burroni, si vede la strada inerpicarsi su su fino a l'ultima cima dove la città appare tutta nel sole, fra i lievi cirri che la brezza del mare rapisce. E sì alta nei cieli, così lontana sul monte che scende in profondi dirupi, così tenue lassù nell'azzurro, che la mente sogna una apparizione irraggiungibile, un fatuo aspetto delle sommità ingannatrici. Tutto il Gargano è a' suoi piedi; questo scomposto assieparsi di alture, cinte dal grande abbraccio delle acque, pare si parta ondeggiando dal mare e s'innalzi, s'innalzi per trovare il suo compimento lassù dove sostano le nubi, dove il vento si frange con estrema violenza, dove è concesso alle piccole creature umane il dominio dell'immensità.
Fra oliveti, piccoli cascinali, borgate, comincia la penosa salita; a mano a mano l'orizzonte acquista in ampiezza; si scopre tutto il golfo di Manfredonia e più lontano le macchie azzurre dello Stagno Salso, e più lontano ancora, fra una nebbia lieve, le prime Murge che vanno a morire sul mar Jonio. Il sole getta sul mare, come il vento lo assecondi, vivi sprazzi di fiamma, simili ora a immensi calici, ora a fioriti steli, ora a fulgenti lame; a volte si acqueta in piccoli laghi d'oro in cui l'anima sua, nel palpito delle acque, si immilla. E il monte si sprofonda in disabitate valli aride, rossigne come ferite.
Monte Sant'Angelo - La diligenza.
Monte Sant'Angelo - La diligenza.
Traversiamo più volte l'antica strada mulattiera, Monte Sant'Angelo è sempre lassù, irraggiungibile nell'aria, disteso su la vetta in cui l'Arcangelo guerriero chiuse le larghe ruote del suo volo abissale. Dice la leggenda ch'egli comparve la prima volta sul Gargano nel 493.
Secondo quanto afferma Strabone (Immagine)Strabone.jpg, esistevano un tempo su le cime del promontorio garganico due santuari: uno sacro a Podaliri, figlio di Esculapio e un altro a Calcante, il veggente omerico. Nei pressi del tempio consacrato a Podaliri esisteva una sorgente d'acqua minerale. Coloro che salivano il monte per ingraziarsi Calcante, gli recavano in offerta un montone nero, sul vello del quale dormivano la notte. Era questo il rito che dava ai pellegrini la possibilità di partecipare all'apparizione ed alle profezie di Calcante.
Ora, nel secolo V, era ancor vivo sul Gargano il culto agli idoli pagani; lo era così a Monte Cassino ove San Benedetto, quando vi si recò per fondarvi il celebre monastero, vi trovò un tempio sacro ad Apollo. Le genti del monte ne mantenevano il culto. Nel V secolo, adunque, in molte parti d'Italia non erano scomparse affatto le pratiche dell'antica religione di Roma - ora in tale secolo la leggenda pone il primo apparire dell'Arcangelo su le vette scoscese del Monte che ne prese di poi il nome. - Ecco la leggenda come la narra il Gregorovius:

"In Siponto viveva un ricco uomo di nome Gargano, i cui armenti pascolavano sul promontorio. Un giorno un bel toro scomparve. Lunghe furono le ricerche di Gargano e de' suoi pastori in tutte le sinuosità. e i burroni del monte, sino a che non lo ebbero trovato all'ingresso di una grotta. Pieno di furore per la molta pena durata, Gargano vuole uccidere il toro; ma il dardo scoccato gira sopra sé stesso e va a colpire il tiratore. Il fatto prodigioso vien raccontato al vescovo di Siponto, Lorenzo, e questi ordina un digiuno di tre giorni. L'ultimo giorno di penitenza, l'8 maggio dell'anno 493, apparve al vescovo l'Arcangelo Michele e gli annunziò, la grotta averla egli stesso consacrata, e dover quind'innanzi essere un luogo dedicato in onore di lui e degli altri angioli.
Ancora alcune volte apparve egli al vescovo trepidante, tanto che questi fece finalmente animo e, insieme con altri credenti, pose il piede nell'orrida grotta.
Vi si era aggiunto il fatto che lo stesso Arcangelo era apparso ai Sipontini nel momento che combattevano contro genti pagane, dalle quali la città loro era fortemente minacciata.
Entrati che furono nell'antro, i cristiani lo trovarono illuminato da una luce celestiale, trasformato per mano degli angeli in una cappella, e presso la nuda e rocciosa parete era elevato un altare coperto di porpora. Lorenzo fece edificare una chiesa all'ingresso della grotta, e col consentimento di papa Gelasio dedicò, il 29 settembre 493, il santuario all'Arcangelo".

La via che sale a Monte Sant'Angelo.
La via che sale a Monte Sant'Angelo.
Ora, il 29 settembre, al tempo di Costantino, venivano solennizzati ancora i Ludis Fatales. Comunque sia, la consacrazione dell'Arcangelo sul Gargano avviene in un periodo in cui l'Italia era sotto la signoria dei Bizantini. Dall'oriente adunque e più precisamente da Bisanzio venne a noi il culto di San Michele, che si diffuse poi a mano a mano in tutta l'Europa.
A Roma egli apparve pure nell'anno 590. La città, ch'era nel massimo suo decadimento, fu d'improvviso invasa, dalla peste. Era papa allora Gregorio, il quale per iscongiurare il flagello ordinò una processione e la conduceva appunto verso San Pietro allorché su l'alto del Mausoleo Adriano apparve, fiammeggiante nella sua
gloria, la figura dell'Arcangelo. Lo vide il pontefice nell'atto in cui stava per riporre la spada nel fodero. Fu quello il segno celeste che annunziava la fine del malanno.
Fu allora edificata a San Michele una cappella su la cima del grande Mausoleo, il quale, da quel tempo, prese il nome di Castel Sant'Angelo.
Altri luoghi furono sacri in Roma, in prosieguo di tempo, al culto di San Michele. Nell'ottavo secolo sorse, fra gli avanzi del Portico di Ottavio, la Diaconia di Sant'Angelo in Pescheria; nel secolo IX si ebbe San Michele in Sassia, che sorse in Borgo Vaticano; nel XVI secolo alle Terme Diocleziane si consacrò il tempio di Santa Maria degli Angeli.
Oltre a Roma troviamo in numerose città chiese consacrate all'Arcangelo; fra queste la più antica forse fu quella di San Michele in Frigiselo, che sorse a Ravenna nel VI secolo.
Nel 710, come il culto di San Michele era venuto diffondendosi anche nelle più remote regioni di Europa, si consacra, nella lontana Normandia, in un monte roccioso erto sul mare come il promontorio del Gargano, un santuario a San Michele e dal santo prende nome il monte che sarà poi meta di grande e continuo pellegrinaggio.
Era allora vescovo d'Avranches, Oberto. Questi ebbe un giorno una visione simile a quella ch'ebbe Lorenzo, vescovo di Siponto; l'Arcangelo gli apparve e gli ordinò di edificare una cappella in onor suo, su l'alto del monte ov'era Tumba, antichissimo santuario druidico. Come Oberto non si affrettava ad eseguire l'ordine divino, l'Arcangelo gli apparve altre volte ancora, finché nel 710 sorse la cappella ed alcuni Benedettini furono chiamati ad officiarvi. Così ebbe origine Mont Saint-Michel in Normandia, santuario che crebbe in grande celebrità, tanto che dette i natali al massimo degli ordini cavaliereschi della vecchia Francia, fondato da Luigi XI: la catena d'oro con la medaglia dell'Arcangelo e la conchiglia dei pellegrini.
Fra i due celebri santuari: sul Gargano e su Mont Saint-Michel, durante tutto il Medio Evo furono mantenute intimissime relazioni.
Il santuario sul Gargano, intorno al quale fino dal VI secolo era sorta una terra fortificata, ebbe a subire grandi e fortunose vicende. Come i Longobardi fondano il Ducato di Benevento che estende il suo dominio oltre Siponto, nel 657 assaltano la sacra grotta e la pongono a sacco.
L'imperatore greco Costante II toglie il paese ai predoni e fino al secolo IX Bisanzio signoreggia su l'alta cima. Nell'841 i Saraceni, stabiliti già nelle Puglie, assaltano e prendono Bari dove s'insedia il loro sultano. Pochi anni dopo e precisamente nell'869 il santuario soggiace, per opera degli infedeli, ad un secondo saccheggio. Breve fu il dominio assoluto dei Saraceni nelle Puglie che, nell'871, l'imperatore Ludovico II tolse, loro Bari, la città del sultanato. Essi però rimasero in possesso del promontorio e lassù si chiusero come in una rocca forte, uscendone unicamente per compiere scorrerie nelle sottoposte campagne. Da allora una fra le cime del Gargano prese il nome di Monte Saraceno.
Un terzo saccheggio al santuario, sempre per opera degli Arabi, si ebbe nell'anno 952, finché l'imperatore greco, data in Calabria una terribile sconfitta ad Ottone II, non ridivenne signore della Puglia. Egli pose fine alle scorrerie dei Saraceni.
Cominciarono allora i celebri pellegrinaggi verso l'aspra vetta romita. Il primo imperatore che vi pose piede fu Ottone III; l'aveva preceduto il creduto figlio di Ottone II insieme a Teofania di Bisanzio. Nell'anno 998, spinto da papa Silvestre II che gli aveva posto in animo il pensiero di intraprendere una crociata, Ottone III imperatore, giovane allora di anni e di entusiasmo, muove da Roma scalzo e per Benevento e Siponto, sempre a piedi nudi, prende la dirupata via del monte misterioso. Una lunga teoria di frati e di cavalieri segue il suo cammino. Correva voce ch'egli, prima d'intraprendere la conquista della Terra Santa, volesse purificarsi del delitto compiuto su la persona del duca Crescenzio che aveva osato sognare la nuova libertà dell'Urbe.
Ottone III lasciò ricche offerte alla grotta dispoglia dalle rapine dei Saraceni.
Il pellegrinaggio del giovane imperatore fu come la scintilla che riaccese in tutti i paesi dell'occidente la venerazione dell'Arcangelo. Trassero dall'Italia e dal resto d'Europa i pellegrini; Normanni, Inglesi, Sassoni, Longobardi, Franchi salirono a prostrarsi nella misteriosa spelonca. Non erano trascorsi dodici anni dall'andata di Ottone III sul Gargano che vi apparvero numerosi cavalieri provenienti dalla Normandia e precisamente dall'altro santuario dell'Arcangelo presso Avranches. Vuole la tradizione, la quale molto probabilmente ha un fondo di verità, che mentre i Longobardi (Nota)) si erano levati contro la dominazione bizantina, in Bari, il condottiero longobardo Melo si adoperasse con eroica energia a tale compito. Egli chiese soccorsi a Capua e a Benevento e la tradizione vuole che, sul Gargano, s'incontrasse coi pellegrini normanni e li persuadesse a partecipare all'impresa alla quale egli aveva in animo di porsi. Comunque sia, l'impresa di Melo, dopo qualche successo, non riuscì e il duca morì in esilio alla corte dell'imperatore Enrico II.
Nel 1022 Enrico II scese in Italia alla conquista delle Puglie e la sua impresa fu coronata da successo. Fu in quell'anno ch'egli salì alla sacra caverna del Gargano.
Ora la leggenda accompagnò il suo pellegrinaggio. Si narrò infatti che, mentre pregava inginocchiato innanzi all'altare dell'Arcangelo, risuonarono a l'improvviso nella grotta cori di angeli e una luce celestiale la illuminò. San Michele apparve in questa luce, tutto raggiante, e recava nelle mani protese un messale che presentò al Salvatore apparso a sua volta. Gesù ordinò quindi all'Arcangelo di presentarsi all'imperatore, il quale, colto da sacro spavento, rimase come privo di vita. San Michele lo prese allora per il fianco affinché l'imperatore si inchinasse sul santo libro per baciarlo; ma da quel momento Enrico II rimase sciancato.