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Rodi - Panorama da mezzogiorno.
Rodi - Panorama da mezzogiorno.
Attraversiamo vere selve di olivi; vi sono piante secolari che distendono le loro rame per un circuito grandissimo; qua e là qualche vigna ubertosa, qualche campo coltivato a grano.
Pulputulo, dopo avermi consigliato dormire, sonnecchia per conto suo. Il nostro mulo balla, fra la polvere, una disperata tarantella. Passiamo il piano Pasquarello, ove squadre di mietitori, sorvegliate da un uomo a cavallo, sono intente al lavoro. Le spigolatrici seguono di lontano tutte vestite di bianco. Più oltre si scopre la Spiaggia Scialmarino, ove sorge sopra un'amena altura Santa Maria di Merino, antico romitaggio attorno al quale si scorgono ancora i ruderi di un'antica città che vuolsi fosse Merino.
Peschici - Una processione.
Peschici - Una processione.
Lo storico Giuliani ci racconta come Merino fosse da prima vescovado dipendente, con Vieste, da un solo pastore; in prosieguo di tempo ciascuna delle dette città ebbe il proprio vescovado.
Non si sa né quando né da chi fosse fondata la città scomparsa; circa la sua distruzione, il Giuliani ritiene rimonti al 974 e si debba ai Saraceni.
Dopo aver passata la piccola valle Pastinella, dove, intorno ad una cisterna, sostano greggi, pastori e lavandaie e bifolchi e dove vedo un giovinetto battere il grano facendovi correre sopra tre bei puledri, c'interniamo fra i monti solitarii per ridiscendere a Peschici.
Il paesello, circondato in parte dalle sue antiche mura, sorge sopra uno scoglio ed è situato in amenissima posizione. Di qui comincia la impareggiabile riviera che si distende fino a Rodi, la città dei giardini.
Circa l'origine di Rodi, alcuni vogliono fosse l'antica Uria citata da Plinio; altri vogliono fosse fondata dagli abitanti dispersi della distrutta Varano.

Verso Rodi - Gli scogli di Peschici.
Verso Rodi - Gli scogli di Peschici.
Peschici. Panorama dal mare.
Peschici. Panorama dal mare.

Michelangelo De Grazia in un suo studio recente esprime, su la questione controversa, questo giudizio:

Peschici - Ragazze ad una processione.
Peschici - Ragazze ad una processione.
“... se si deve ammettere che la nostra I derivi da ur, parola che in ebraico significa fuoco, e che non sia falsa l'opinione del Manicone, del Minervino, del Baciarto e del Jaquet e che cioè le denominazioni imposte dai primi popoli a' luoghi che abitavano, non sono che sicure caratteristiche delle qualità fisiche dei loro rispettivi tenimenti, eccovi poco lungi da Rodi la così detta Coppa di Sfaiella che nel nostro volgare linguaggio significa collina della fiamma. Detta collina ha tutti i caratteri di un vulcano spento. Tali caratteristiche non presentano le colline che circondano il lago di Varano.... Da quanto di sopra si è detto risulta quindi chiaramente che la città fondata dai Cretesi e menzionata da Erodoto non fu che la nostra Rodi, non trovandosi altra col nome di Uria nel seno uriano, cui il Giuliani, da quello che ricava da Pomponio Mela, descrive fra il lago Pantano, oggi Lesina, ed il porto di Garnae, oggi Rodi".

Peschici - Una fruttivendola.
Peschici - Una fruttivendola.
Il nome moderno di Rodi, si fa derivare dai Rodii che elevarono una nuova città su le rovine di Irium, la quale era stata distrutta dai Goti alla caduta dell'Impero Romano.

Seguendo ora le poche sicure notizie che ci rimangono intorno alla bella Città dei giardini, sappiamo come nell'anno 1184 tenesse il dominio di Rodi una madonna Riccarda; più tardi passo in feudo alla famiglia Nicastro che la possedette per secoli.
Il 9 maggio dell'anno 1171 si partì da Rodi papa Alessandro III per recarsi a Venezia a patteggiare con Federico Barbarossa imperatore.
Come la sua vicina, Vieste, Rodi ebbe a patire pei terremoti e per le scorrerie dei Turchi che la perseguitarono nel periodo in cui Francia e Spagna erano fra loro in accanita lotta.
Circa l'ultima scorreria turca del 1678, tolgo dal De Grazia le seguenti notizie:

Peschici - Una contadina.
Peschici - Una contadina.
"Voltatisi poscia verso Rodi i detti corsari in numero di 150 circa in due fuste, all'11 di luglio del detto anno, verso le ore 16 sbarcarono sotto le nostre mura dalla parte che guarda Peschici.
Ma i cittadini eran ben preparati a riceverli, giacché Stefano Taralluccio, sindaco di Rodi, avutone sentore, riunì il popolo per la difesa, il quale seppe farsi onore, giacché dopo un'ora di continuo fuoco, uscì fuori le mura e mise in fuga i Turchi dopo averne uccisi due e fatti sei prigionieri.
Notizia di quest'ultimo sbarco si raccoglie da una bozza di supplica compilata dal notaio Francesco De Bergolis verso il viceré marchese d'Astorga, a nome della cittadinanza, a ciò avesse spedito dei rinforzi a causa dei Turchi che spesso minacciavano la città. Tale supplica porta la data del 6 dicembre 1678".

Peschici - Tarantella.
Peschici - Tarantella.
Durante la dominazione borbonica Rodi, come tutta la regione garganica, fu infestata dai briganti. Fu il periodo di Pronio, Rodio, Fra Diavolo, Mammone, Sciarpa ed altri numerosi banditi, i quali si distinsero per la loro efferatezza che sorpassò ogni bestiale crudeltà.
Rodi - Il porto.
Rodi - Il porto.
Rodi
s'inerpica sopra un alto promontorio che sporge sul mare; per l'altezza delle sue case a numerosi piani, per la pulizia e l'ampiezza delle strade può dirsi la città più civile del Gargano; certo è quella che più dimostra esserlo. Fino a qualche anno fa, fino a quando la crisi degli agrumi non toglieva a Rodi la sua maggiore fonte di ricchezza, poteva dirsi che in paese non si trovasse un povero, tutti partecipavano al benessere generale; sopravvenuta la crisi, se ne risentirono subito i danni enormi e cominciò il disagio, disagio che perdura tuttavia e costringe la gente più povera ad emigrare in America.
Anche qui come a Vieste, si risente molto della mancanza di un tronco ferroviario che allacci questa deliziosa contrada col resto del mondo. Per tale causa il commercio di tutta la regione languisce; i generi, non potendo trovare un rapido sbocco sui principali mercati, si deprezzano, tutte le sorgenti di attività di un paese si impoveriscono miseramente. E cosa poco meno che incivile il trascurare in modo le necessità di una intera popolazione.