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Sono ormai tantissimi i testi che condivido con voi. Sono contributi in genere scansionati e/o scaricati dal web, annotati dallo scrivente e conservati nel suo archivio digitale. Ora ho deciso di mettere un poco di ordine in questi testi offertovi, diventati molto numerosi...

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La memoria

  • Le lettere meridionali
  • Ancora sulla questione meridionale
  • L'industria a Napoli
  • L'Italia giudicata da un tedesco
  • La burocrazia
  • Berlusconi e l'Europa
  • Un Americano e l'emigrazione italiana.
  • Emigr. e conseguenze in Italia
  • Emigrazione italiana
  • La libertà di stampa
  • Solitari interconnessi
Nuova raccolta di Scritti di Pasquale Villari. Ho corretto il testo servendomi, tra l'altro, di Pasquale Villari, Le lettere meridionali e altri scritti..., Guida Editori, Napoli 1979.
Ho, inoltre, aggiunto testi di P. Villari non presenti nelle Lettere del 1979 e alcune note esplicative relative a fatti e personaggi.
Alla fine del testo ho inserito alcuni estratti da Il Giornale illustrato, Anno III, Firenze 1866 che parlano della sconfitta navale di Lissa (1866) che ha originato, insieme a quella di Custoza, questo scritto. Il carattere grassetto è dello scrivente. Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli.
Brano pubblicato sul Corriere della Sera del 4 settembre 1905.
Vengono ricordati i fatti sanguinosi di Grammichele, in Sicilia, avvenuti qualche mese prima (16 agosto 1805), […] In ogni Comune il potere politico era nelle mani della classe dei cosiddetti galantuomini, signorotti e baroni che esercitavano la pressione fiscale solo su alcune classi, a tal proposito riporto un passo di un’inchiesta di Rosario Villari: «Così noi troveremo generalmente imposta in modo gravissimo la tassa sulle bestie da tiro e soma, ossia principalmente sui muli e sui cavalli che sono la proprietà maggiore dei contadini, e invece raramente e in proporzioni minime la tassa vera sul bestiame, ossia sulle vacche e sui bovi, perché questi sono posseduti dai proprietari», ovviamente, nella maggior parte dei casi il proprietario era legato in maniera strettissima al politico di turno. Il sistema elettorale dell’epoca favoriva questo circolo vizioso, in quanto secondo la Legge De Pretis del 1882 erano eleggibili ed elettori solo coloro che avevano compiuto 21 anni di età, sapevano leggere e scrivere, pagavano annualmente una imposta diretta abbastanza salata, ed erano affittuari o proprietari di fondi e terreni (le donne erano escluse dal voto). Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli, 1909, pp. 149-167
[...] Ben pochi degli opifìci privati sono degni di un tal nome, e quanto agli operai, la Commissione osserva che un grandissimo numero di essi lavorano solo qualche giorno della settimana, con salari derisori, vagando da opificio ad opificio, da bottega a bottega, spesso mutando anche mestiere. Meriterebbero, essa conclude, piuttosto il nome di disoccupati che di operai. [...] Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli, 1909, pp. 129-148
Da Sergio Rizzo, Corriere della Sera del 24.07.2013: […] Il termine non è particolarmente elegante, ma rende bene l’idea di quanto accaduto in Italia nel dopoguerra: 'Iperterritorializzazione'. All’inizio, spiega la Società geografica italiana, c’erano le Province, retaggio tipico di un Risorgimento che aveva rinnegato il federalismo. Lo Stato unitario era stato modellato sull'organizzazione centralistica di stampo napoleonico con 59 ripartizioni territoriali di dimensioni ottimali per poter essere attraversate in una giornata di cavallo. Poi sono arrivate le Regioni, le quali avrebbero dovuto mettere fine a quel modello avviando la stagione delle autonomie e del decentramento. Invece le Province hanno preso a lievitare come la panna montata. Alla nascita delle Regioni, nel 1970, erano 94, tre in più rispetto al 1947. Oggi sono 110. E con loro si moltiplicavano Unioni dei Comuni, Comunità montane, Comunità collinari, Circoscrizioni comunali, Circondari, Aree di sviluppo industriale, Ambiti turistici, Centri per l’impiego… Per non parlare dell’inestricabile groviglio degli enti intermedi fra Comuni, Province e Regioni: dalle aziende sanitarie locali alle migliaia di società pubbliche locali, agli ambiti territoriali ottimali, ai consorzi di bonifica, perfino alle istituzioni scolastiche. E l’autonomia si è trasformata in un delirio. Sovrapposizioni di competenze, duplicazione di funzioni, moltiplicazione di responsabilità senza che nessuno sia davvero responsabile. Il tutto con ben cinque Regioni (o sei, considerando le Province autonome di Trento e Bolzano) a statuto talmente speciale da metterle di fatto al riparo da qualunque condizionamento centrale. Un coacervo talmente complicato che nessuno è oggi nemmeno in grado di dire con esattezza quante siano in Italia le pubbliche amministrazioni: una recente ricognizione le ha stimate in un numero prossimo a 46 mila. Ma oltre una semplice stima non si è ancora riusciti ad andare, appunto. Il che la dice lunga sul disordine prodotto da questa superfetazione incontrollata di livelli amministrativi. [...] Leggi
Giuseppe Gadda (1822-1901), in Nuova-Antologia, Vol. III, Firenze, 1866, pp. 377-395
[...] L'elemento nuovo influì, come doveva, sull'antico; ossia persuase che per giungere presto ai sommi uffìci non importa l'assidua fatica, la devozione al dovere, ma basta professare altamente idee politiche tonanti; basta far vedere che si hanno protezioni e famigliarità con uomini parlamentari autorevoli, e sopratutto mostrare un'assoluta indipendenza verso i superiori, poiché parte di quella inviolabilità che copre i protettori deve irradiare sui protetti. [...] Leggi
Paolo Sylos Labini, Berlusconi e l’Europa, Astrolabio, maggio 2001
Per vincere le elezioni il Cavaliere ha imbarcato personaggi di ogni tipo ed ha promesso tutto a tutti. Oggi, vinte le elezioni, può allegramente disattendere quelle promesse o diluirne l’applicazione in tempi lunghi, come certi ministri in pectore hanno cominciato a suggerire, rivolgendosi alla perfida stampa internazionale? Certo, lo può fare, ma a quale prezzo? Quelle promesse hanno creatoaspettative assai forti: se non fa qualche cosa di credibile e di convincente nei primi cento giorni, il Cavaliere rischia di essere disarcionato. Gli umori popolari da noi sono volatili: '“Mani pulite' insegna. [...] Leggi

Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 52-65

[...] Bisogna aver compassione di quel paese, che perde la sua più valida popolazione, e congratularsi con quello che la riceve.
[...] Il solo rimedio che l'Italia possa applicare efficacemente a questi mali è di rendere la sua popolazione così soddisfatta e contenta da non farle più venir la voglia di abbandonare il proprio paese. [...] Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 1-51
Da sempre l'emigrazione italiana è stata studiata riservando l’attenzione agli uomini.
A subire le conseguenze dell’emigrazione maschile furono le donne rimaste a casa: accudivano figli e anziani, lavoravano nei campi, e al posto degli uomini, si assumevano responsabilità economiche come la firma di contratti. Le donne all’estero conquistarono spazio nel mondo del lavoro: il primo settore industriale fu quello tessile, a cominciare dalle fabbriche francesi. Dall’impegno come casalinghe nacque, specialmente nell’America del Nord, il “bordo”, cioè tenere a pensione dei compatrioti. Attività che permetteva loro di svolgere lavori domestici e contribuendo all’economia familiare. Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 457-467[...] Se Voi pensate che nella sola Nuova York sono agglomerati più di 400.000 Italiani, gran parte dei quali contadini del Mezzogiorno, che vivono insieme, separati dal resto della popolazione americana, voi capirete facilmente che qui si forma un mondo, una società sui generis, che merita di essere studiata. Anche le altre centinaia di migliaia che arrivano ogni anno a Nuova York, e si diffondono negli Stati Uniti, sono in maggioranza contadini del Mezzogiorno; vivono a gruppi, e fino a che non riescono, dopo due o tre generazioni, ad essere americanizzati, formano più o meno parte di quella stessa società. Leggi
La Civiltà Cattolica, Anno XIX, 21 marzo 1868 pp. 25-35
La libertà della stampa giudicata dai liberali
[...] Ma se sopravviene una guerra, o una riforma grande da operare, subito, per prima cosa, si mandano a spasso i signori Deputati e i signori Senatori, non senza aver prima ottenuto da loro i pieni poteri, il voto di fiducia e la licenza di tutto fare, senza la noia del loro inutile, se non anzi dannoso, parere.[...] Leggi
I cosiddetti 'social' sono il regno della solitudine. Vi propongo il capitolo 3. del libretto Zygmunt Bauman, Ezio Mauro, Babel, Laterza-la Repubblica, 2017 pp. 79-149.
E' una specie di 'vademecum' pieno di consigli e considerazioni su Internet ed i cosiddetti 'social'. Leggi

 

San Marco in Lamis - La località detta di 'Santa Loja' si trova alla sinistra del convento di S. Matteo, dopo la 'Fajarama'
San Marco in Lamis - La località detta di 'Santa Loja' si trova alla sinistra del convento di S. Matteo, dopo la 'Fajarama'

Me ne calava pe' la Cavulima
nu jume pedecagna pedecagna
e da nu belle cerre de castagna
lu patracchiolò cantava 'ncima.

Dall'atu quarte culla stessa rima
pareva respunnesse alla sulagna
Santa Loja cu' tutta la muntagna
vestuta a festa e verda come a prima.

Sci, come pprima, quanne 'ssi pentune
e 'ssi canale, mo tutte 'ndeserte,
jèvene vigne, mennele e perune.

A quiddu belle cante, come fosse
nu sonne a jocchi aperte, ei viste certe
quant'eva belle 'ntanne quistu fosse!

Scendevo per la Caulima
un giorno lungo le falde del monte
e da un bell'albero di castagno
l’oriolo cantava in cima.

Dall'altra parte, con la stessa rima
sembrava rispondere dalla parte soleggiata
Santa Loja con tutta la montagna
vestita a festa e verde come prima.

Sì, come prima, quando questi roccioni
e questi canali, ora tutti abbandonati,
erano vigne, mandorli e prugne.

A quel bel canto, come fosse
un sogno ad occhi aperti, ho visto con certezza
quant'era bello allora questo fosso!