L’articolo è stato pubblicato a pagina 3 del Corriere di Foggia del 2 luglio 1950. Purtroppo la copia del giornale, che si trova nella Biblioteca di San Matteo a San Marco in Lamis, era in pessime condizioni. Il testo è stato acquisito tramite OCR, corretto manualmente parola per parola e ri-formattato dallo scrivente. Mi raccontano che lo stesso Autore del brano ne ignorasse l'esistenza. E' un pezzo molto bello e vibrante, scritto in un italiano correttissimo, piacevole ad essere letto. Ne consiglio la lettura. NB. Il grassetto ed il corsivo sono miei.

Nel cuore della metropoli del mondo - La piazza dell’Unione a New York

Giuseppe Tusiani appena arrivato in America.
Giuseppe Tusiani appena arrivato in America.
E’ una piazza caratteristica nel cuore della metropoli del mondo. Al centro sta la statua del Presidente martire in atto di accogliere a sé le varie razze qui confluenti. E tutti si raccolgono in questa piccola oasi solenne e selvaggia, ove si parlano tutte le lingue e tutti i dialetti, ove tutte le fogge del vestire si presentano nei colori originali. Qui puoi vedere il giovane sognatore, pallido e con la zazzera; lì seduto all’altro sedile, l’ubriaco che rutta tra i vapori di birra tracannata parole insensate e scomposte come il residuo del vestito che lo copre; a destra è un mulatto che s’affanna a provare a un crocchietto che lo ascolta, le funeste conseguenze dell’invenzione atomica, e più sbraita, gesticola, si dimena, dall’ultima radice dell’essere, si colora in volto, arrotonda con qualche espressione grossa il suo dire se ai dieci fedeli si aggiunge l’undicesimo; a sinistra, invece, un vecchietto, che forse si crede l’ultimo signore dell’era nobile, apre il cartoccio del granturco a due piccioni che, noncuranti di tutto ciò che si svolge intorno, beccano beati il mangime degnando di uno sguardo, tra un grano e l’altro, il benefattore dal tubo lucente e dal colletto inamidato; ma ahimé passa un monelluccio negro e sbanda i due piccoli affamati dandosela poi a gambe; senza scomporsi il signore intasca il rimanente del cartoccio e continua per la sua strada. In questa piazza trovi il poeta e il musico, la coppia degl’innamorati e il giornalaio, il cieco che passa con il barattolo per l’elemosina legato al collo e la mendicante in pelliccia, lo studente universitario col libro sotto il braccio e la ragazza che stanca di aver bussato a cento porte in cerca d’impiego viene qui a dimenticare ogni umiliazione subita, il policeman che gira dondolando il mazzarello ammonitore e la vecchietta che invita i passanti al suo tavolo più vecchio di lei, ove con somma cura, sono infilati come tanti anelli scuri i biscotti e biscottini di oggi, di ieri, e l’altro ieri.
Un angolo di Union Square a New York.
Un angolo di Union Square a New York.
Thank you - senti dire se qualcuno s’è avvicinato a comprare. Thank you, ed è un altro che ringrazia il vicino di sedile che gli ha detto che sono le sei, o le sette o già le otto,Thank you, ed è ora una signorinella che ringrazia con un freddo sorriso chi le ha raccattato un involtino cadutole, il quale la segue con uno sguardo indefinibile stiracchiandosi beatamente all’ultimo sole del giorno. E passano i minuti, passano le ore, passano i giorni, i mesi e gli anni, ma Union Square resta, è sempre là; mutano gl’individui, cangiano le logge ed i costumi, variano i linguaggi, si altera lo sfondo con nuove e più belle costruzioni, si trasforma la città, si evolve il mondo, ma Union Square rimane là, sempre immensa nella sua ristrettezza e sempre accogliente. E’ così che Onorio Ruotolo descrive la Piazza in una mirabile poesia.
Particolare di un'opera di Onorio Ruotolo.
Particolare di un'opera di Onorio Ruotolo.
Noi venuti da poco in questa terra, scoperta da un Nostro non sappiamo tutti i particolari, ignoriamo le sfumature della storia di Piazza dell’Unione. Eppure quant’Italiani son passati su questi sedili! Quanti! Erano altri tempi, quelli. Era l’epoca dei 'dagoes' quando cioè noi Italiani eravamo calcolati inferiori ai Cinesi e responsabili di ogni delitto, di ogni furto, di ogni gesto ambiguo, quando eravamo guardati in cagnesco o non eravamo guardati affatto; era il tempo dei nostri nonni, quando non esistevano negozi e fattorie ove si parlasse la lingua italiana e tutta quella nostra povera gente veniva irrisa e trascurata, sfruttata e vituperata. Di tutto quel vecchio mondo non rimane oggi che un ricordo, un ricordo che non è stato incluso nei libri ma è rimasto con rughe profonde sulla fronte dei nostri padri e si trascina ancora, scalfito ancora ma visibile e imperituro, sulla nostra.
Ma torniamo a Union Square.
Com’era la Piazza quando, per esempio, Pirandello visitò l’America? Il drammaturgo di Girgenti fu due volte in America, la prima nel 1922 e la seconda, se non erro, nel ’35, poco prima della Parca. Nel lontano ’22 il Pirandello fu festeggiato con un banchetto dalla Società degli Autori. Un solo italiano fu invitato alla cerimonia conviviale e sedette al fianco del drammaturgo che non conosceva l’inglese; quest’Italiano, tra i più grandi scultori viventi, è Onorio Ruotolo, il quale ha oggi lo Studio proprio al limitare di Piazza dell’Unione. Fu allora che il Pirandello, non senza imbarazzo fra tanti che non capiva, espresse all’amico interprete ciò che potrebbe costituire la più bella definizione e interpretazione della sua arte:

'Nella mia vita io mi son sempre tormentato alla ricerca di come poter dire il massimo col minimo'.

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello
Visitò Pirandello la Union Square? Forse sì. Oggi pochissimi italiani vivono nel suo raggio. Ma rimane, come ho detto, lo studio artistico di uno che ha riempito della sua opera l’America e il mondo, di uno che è stato a contatto con le più grandi personalità di ogni ramo, di uno che, con la fondazione della Scuola 'Leonardo da Vinci', ha imposto il nome d’Italia all’ammirazione del mondo americano. Quando sorse quella Scuola, travolgente fu l’entusiasmo. Da ogni città d’America s’accorreva al tempio dell’arte italica per imparare naturalmente gratis, a dipingere a scolpire e a gettare i piani della nuova futura architettura. Erano bambini, adulti, vecchi che venivano a lavorare sotto l’immagine ispiratrice di Leonardo, artisti che oggi operano nel nome d’Italia Madre nelle più lontane città della terra. E gli americani guardavano ed erano costretti, per non perire, a modernizzare i loro metodi accademici, e apprendevano e imitavano e plaudivano. E i più grandi Italiani scrivevano dalla Penisola incuorando, e contribuivano con lettere ed articoli, con telegrammi e messaggi d’ogni sorta, alla vita del­la 'Leonardo'. Vincenzo Gemito, da Napoli, mandò al Ruotolo, fondatore della Scuola nonché suo ex allievo, questa dedica autografa, più bella e grande appunto perché non ossequente alle regole della cosiddetta grammatica di coloro che sanno scrivere la letterina ma non sanno creare un pensiero di bellezza:

'Insistendo nella disciplina di arte delli voi maestro della Leonardo fate che non morisse, così piace amico mio Ruotolo a Gemito'.

Gabriele D’Annunzio, Giovanni Papini, Fiorello La Guardia, Arturo Toscanini, Rodolfo Valentino ed altri, altri ancora, hanno scritto oppure sono stati a visitare riverenti il grande tempio della 'Leonardo'. Oggi la Scuola non vive più perché boicottata, dopo più di un quarto di secolo di splendore, dagli stessi piccoli italiani della colonia. Ma vive il Maestro, ancora operoso, e grande, all’angolo di Piazza dell’Unione.

Arrestati in seguito allo sciopero di Lawrence del 1912. Da sinistra a destra: Joseph Caruso, Joseph J. Ettor e Arturo Giovannitti.
Arrestati in seguito allo sciopero di Lawrence del 1912. Da sinistra a destra: Joseph Caruso, Joseph J. Ettor e Arturo Giovannitti.
Vive e lavora, indomito, mai per sé e sempre per gli altri. Nel suo studio si sono radunati e continuano a, tener convegno i più begli ingegni di quella nobile Italia pellegrina nel mondo e forse poco nota agli Italiani della Terra del 'sì'. Accennerò ad alcuni nomi: Antonio Calitri di Panni (Foggia), romanziere, poeta e traduttore, nonché il primo insegnante l’italiano nelle High School di New York; Ario Flamma, drammaturgo siciliano e fervido antologista di ogni gloria italiana nelle Due Americhe; Italo Stanco, romanziere e novelliere abruzzese ed oggi direttore de 'La Follia di New York'; il Padre Canelio Dattolo, il primo laureato italiano della Columbia University e il fondatore della prima parrocchia italiana a Dobbs FerryArturo Giovannitti al quale nel 1922 s’interessò tutto il mondo e il cui poemetto in inglese 'The Walker' scritto in prigione sotto l’incubo della sedia elettrica, a suo tempo tradotto fin nell’Esperanto e recentemente in italiano per opera dello stesso Maestro Ruotolo, fa parte delle migliori antologie americane; Riccardo Cordiferro, il vate della poesia coloniale ancor oggi lamentato da cento cantori in alate quartine e stanze; Marziale Sisca, proprietario de 'La Follia' e amico e protettore di tutti gli astri del firmamento lirico italiano del Metropolitan, la cui casa è sacra al ricordo di Caruso, Gigli, Schipa, Di Stefano, Tagliavini, Tassarini, ecc.; Cesare Sodero, l’insigne compositore e direttore d’orchestra partito dalla scena dei viventi due anni or sono, ma la cui opera 'Ombre Russe' vivrà 'fin che il mondo lontana'; Frank Romano, avvocato, giudice della Corte di Polizia, Commissario della Pubblica Proprietà e Cavaliere di Colombo; Guido Vitrone, tra i più noti redattori de 'Il Progresso italo-americano' e già fondatore e direttore di molti giornali; Giuseppe Fabrizio, appassionato cultore del bello; il Pennese, flautista virtuoso; Salvatore Cutino, poeta e drammaturgo palermitano assai elogiato dalla critica americana ed europea; Francesco e Pietro Greco, gentili poeti di myricae, calabresi; Oscar Mazzitelli, alacre giornalista e forbito conferenziere.
Ed entrano, nello studio di Onorio Ruotolo giovani inesperti in cerca di un consiglio che li guidi nell’arte. Ed il Maestro dona, dà sempre quel che può senza far mai notare il gesto della sua generosità.
Anima grande come la sua mente. Di Onorio Ruotolo scultore potranno parlare, meglio di me, i non pochi che di lui hanno scritto, tra i quali Frances Winwar e, costà, Armando Mazzaarmando-mazza.jpg nel 'Giornale Letterario' di Milano; potranno parlare, meglio di tutti, le statue disseminate nei teatri, nelle scuole, nei cimiteri, ovunque; ma io chiuderò col presentare ufficialmente all’Italia, e forse per la prima volta, non già lo scultore ma il poeta. Si, Onorio Ruotolo è poeta, di quelli che scrivono come ditta dentro, poeta vero. Ha pubblicato, qua e là, ma non ha mai voluto raccogliere in volume le cose donate negli anni. Poesia, la sua, che non ha la impazienza della scelta metrica, ma che si estrinseca vestita di una canorità propria, di una musica grave quando grave è il pensiero, e snella quando snello è il motivo che le dia vita.Poesia che, letta, lascia nella mente del lettore non il ricordo di parole ma un quadro o un concetto di gioia o un sospiro di bontà o un desiderio d’infinito e di purificazione cristiana e francescana. Dei pochi poemetti pubblicati fuori commercio dalla Casa Editrice 'La Lucerna', quello scritto in memoria del suo primo maestro, Belisario Bucci di Bagnoli Irpino, è il migliore per inquadratura, forza emotiva ed espressiva. A volte egli sa cogliere tutta la musica della migliore poesia inglese, come nei versi seguenti ove si ricordan le farfalle irpine:

Bianche come la neve
candide come la fede.

Brune o nere come la notte
com’il peccato, come la morte.

Gialle o rosse com’il sangue
come il sole, come l’amore.

Ma forse è bene rimandare ad altra volta lo studio sulla poesia del Maestro.
Ora egli esce dallo Studio e si confonde con gli esseri ignoti della Piazza dell’Unione. Alto, energico, egli passa fra tutta questa gente e come per incanto si fa umile tra gli umili, stringe la mano al suo giornalaio, saluta il negro che fa manovrare l’ascensore, sorride e qualche fanciullo che ruzza clamoroso tra i sedili, siede anche lui, osserva, medita.
Il sole intanto scompare. Fra poco, le grandi insegne luminose si accenderanno su tutti i grattacieli della metropoli. I sedili della Union Square vengono a mano a mano deserti. Ma c’è ancora la vecchierella coi biscotti infilati al suo tavolo, e vedo che è ritornato il vecchio signore dal tubo lucente e dal colletto inamidato a versare il rimanente del cartoccio ai due piccioni che forse lo hanno atteso.
Da una vicina chiesa cattolica rintocca l’Angelus.
Giuseppe Tusiani