Indice

La Tartaruga marina (Caretta caretta)

Isole Pelagie
Isole Pelagie
Una spiaggia, sabbia bianca e fine; un dirupo inaccessibile alle spalle, pareti scoscese con sentieri impervi ai due lati e davanti il mare. Questo lo scenario dove, a Lampedusa, uno dei pochi posti in Italia, nidifica la Caretta caretta. Non lo avevano scelto male il posto, questi rettili. Mai avrebbero pensato, però, se pensare potessero, d'essere disturbati anche in questo posto, un tempo sperduto in mezzo al mare e ora affollato!
Siamo ai primi di settembre. In altri posti di mare, pur se molto belli, la stagione delle vacanze è finita. Qui continua. Sfidando il rischio di ruzzolare ad ogni passo, una fila di avventurosi scende a mare lungo un sentiero da capre. Davanti agli occhi, l'Isola dei Conigli, uno scoglio inaccessibile, popolato da gabbiani che se la godono, appollaiati indisturbati su spuntoni di roccia. A destra si apre alla vista, bellissima, la Spiaggia dei Conigli. Chissà perché questo nome. Prima di scendere sulla spiaggia è d'obbligo la contemplazione dall'alto. La striscia di terra che collega l'Isola dei Conigli alla costa è posta mezzo metro sotto il livello dell'acqua. Dalla spiaggia non si vede alcun approdo allo scoglio a meno che non ve ne siano dal lato del mare aperto.
Il posto ha un fascino particolare, è una delle più belle spiagge d'Italia. Ma c'è un'altra attrazione, la segreta speranza di vedere la schiusa delle uova di tartaruga.
La spiaggia è affollata. Stipati come sardine, i bagnanti se la prendono comoda, crogiolandosi tra acqua e sabbia. Qualcuno si lamenta ad alta voce, tirando in causa i locali. "Sentite un pò questa", grida. "Ho pagato per prendere in affitto un ombrellone e questi qua pretendono che la busta dell'immondizia me la porti su da sola". Un gruppo di ragazzi che affitta l'ombra sostiene che il prezzo pagato non include il trasporto dei rifiuti: chi porta già della roba la riporta indietro. Così anche i bagnanti si dividono in due correnti di pensiero:  una parte afferma: "Ho pagato e voglio essere servito"e l'altra: "Qui non siamo al mercato, chi produce rifiuti, li porti via". Insomma, una di quelle storie che non invitano a scrivere un romanzo.
Calma piatta sulla spiaggia. Ognuno si rilassa o s'annoia come meglio crede. Ad un tratto tutto si anima e ci si affolla in un punto. "Escono, escono!" è la voce che gira. E già a pigiarsi l'uno addosso all'altro per arrivare sin dove un nastro bianco e rosso segna un limite invalicabile. "E' lo spazio delimitato attorno ad un nido di tartarughe ricolmo di uova", dicono. In realtà non si vede nulla. Solo un cartello che indica il punto dove le uova sono sepolte sotto la sabbia e qualche strumento per rilevare la temperatura. Un pò di delusione serpeggia tra gli astanti. Falso allarme. Delle tartarughe nemmeno l'ombra. Del resto, la schiusa avviene di notte, quando i nemici naturali di questi animali, i gabbiani, alla continua ricerca di cibo, devono arrendersi alle tenebre e lasciare una chance di sopravvivenza ai rettili: dar loro la possibilità, mentre attraversano il tratto di sabbia che separa il nido dal mare, di arrivare all'acqua. Ciò che avverrà in mare è un altro discorso.
Il tramonto è vicino. Lentamente, a gruppetti, i bagnanti se ne vanno via. Pochi restano. Il giorno prima, contro ogni previsione, la schiusa è avvenuta che ancora era giorno. Forse perché la giornata era coperta e c'è stato una sorta di inganno, per cui le uova si sono schiuse in condizioni inconsuete. Gli aspiranti spettatori indugiano attorno al recinto, chiedendosi che fare. Uno alla volta desistono dall'impresa. Gli ultimi irriducibili sono scoraggiati da più fattori. Nessuno assicura che quella notte ci sarà la schiusa, un nugolo di agguerrite zanzare che cominciano a ronzare attorno alle orecchie preannunciando numerose e fastidiose punture, il freddo incipiente per un abbigliamento da spiaggia e, infine, la voglia di sloggiare perché, tramontato il sole, il buio scende fitto e, senza una torcia, si rischia grosso a percorrere il sentiero.
A difendere le tartarughe ci sono i volontari di Legambiente che hanno messo in atto un progetto concordato con l'Area Marina Protetta.
Qui Legambiente, altrove il WWF o altre associazioni ambientaliste. Gente "strana", pare: gente che paga per lavorare. Dieci giorni di campo di volontariato ti costano 250 euro, viaggio escluso. Dieci giorni di presidio del luogo: a monte, all'imbocco del sentiero, e a valle, sulla spiaggia. Due gruppi di persone determinate a impedire che la schiusa delle uova sia disturbata e a far sìche le tartarughe possano continuare il loro ciclo di vita. Gli esemplari adulti, seguendo indicazioni scritte nel codice genetico e comportamentale, tra luglio e agosto si recano sulla spiaggia a deporre le uova, dopo di che ritornano in mare. Senza le cure di persone alle quali la vita di questi rettili sta a cuore, a Lampedusa le uova avrebbero ben poche possibilità di arrivare alla schiusa. In parte predate da nemici naturali, in parte schiacciate dalle persone che frequentano la spiaggia. Dal momento in cui avviene la prima deposizione inizia il presidio organizzato sia di giorno che di notte, 24 ore su 24. I nidi sono individuati e protetti dai volontari sino a che le piccole tartarughe, appena uscite dal guscio, prendono la strada del mare. I volontari si alternano ogni 10 giorni, quelli all'imbocco del sentiero a sensibilizzare i gitanti e quelli sulla spiaggia a impedire che i disturbatori arrivino dal mare. Entrambi i gruppi, di notte, cercano riparo in una tenda, dove si dorme a turno. E' importante che qualcuno stia sempre sveglio per vigilare e per rilevare dati di carattere scientifico.
C'è chi passa le proprie ferie a svagarsi o a riposarsi; altri ci tengono a che il loro tempo sia impiegato in qualcosa di utile. Stanchi, ma contenti. Così è la vita: felici di dare, che è cosa, sostengono, più appagante del ricevere.