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Le sculture sotterranee

Isole Egadi
Isole Egadi
Altro che isola piatta e strada agevole da fare in bici! Sarà forse vero quando le energie sono intatte, ma, dopo un'ora di pedalate, anche la più stupida delle salitelle, a Favignana, è sufficiente per inchiodarti sulla strada. Del resto, il mezzo è quello che è, una bicicletta semisgangherata da affittare ai turisti e, soprattutto, le gambe non sono quelle di Coppi.
Ma procediamo con ordine. Eccoci a Cala Rossa, detta così per il tanto sangue versato nelle sue acque, nella Prima Guerra Punica, durante la battaglia del 241 a. C. tra Romani e Cartaginesi che persero 120 navi. Amilcare, generale cartaginese che si trovava in Sicilia, non poté più ricevere gli aiuti necessari al suo esercito e fu costretto a firmare la pace con Roma.
Per raggiungere la scogliera ci sono quindici minuti di sentiero scosceso, che non scoraggiano chi ha già pedalato per sessanta minuti. La vista del mare, verde a tratti blu, trasparente, invitante è un'attrazione irresistibile. A meta raggiunta, non indugi: un tuffo ed una nuotata rinfrescante e ristoratrice sono il premio cercato.
Ma a Cala Rossa i motivi di attrazione sono anche altri. Un sentiero tortuoso, a tratti franato, porta dritto alla scogliera alta, piena di anfratti e cunicoli calcinati dal tempo, scavati per estrarre i conci di tufo. Subito ti fai l'idea che la geometria qui non è di casa, anche se poi, da qualche parte, leggi che i blocchi di tufo erano estratti perfettamente squadrati e delle dimensioni richieste. Magari ti sbagli, ma le tortuosità che incontri fanno pensare a vene da seguire, esattamente come quelle aurifere. Ti chiedi chi possa aver acceso fuochi recenti nel dedalo di grotte che si affacciano al mare. Nomi e cuoricini da innamorati ti danno la risposta. Pensi: "Che idiota passare una notte in modo così disagevole!" Ma poi, incontrollata e sgradevole, ti pervade la sensazione che il tempo di fare l'"idiota" per te è passato.
Il sentiero continua lungo la scogliera. Cartelli avvisano che la zona è pericolosa perché soggetta a frane. Ci vuol altro che un cartello per indurre un curioso a desistere dai suoi propositi. L'esplorazione finisce solo dove il sentiero termina o, per lo meno, dove sembra terminare. Tutti sono con la coscienza a posto: chi ha messo i cartelli e chi bellamente li ha ignorati.
Il suolo di Favignana è una groviera. Ovunque cave dismesse e scogliere aggredite. Dopo che in tanti hanno estratto tutto quello che conveniva, una mano gentile ha voluto metterci la firma. Mani di artisti hanno scolpito figure umane, intere o abbozzate, come a dire:questa è opera dell'uomo!La cosa strana è che il groviglio di scavi sull'isola non dà fastidio. Tutto appare come una sorta di scultura surreale. Le colonne di tufo che si ergono dal fondo delle cave sembrano torri o resti di mura di antiche civiltà. Ti chiedi perché una cava altrove dà fastidio e qui centinaia di cave, che dovrebbero moltiplicare tale sensazione, ti attraggono. Una cava ancora in esercizio ti offre una chiave di lettura. Parete livellata e larghezza sproporzionata rispetto alle cave abbandonate, profondità di scavo eccessiva, macchine per l'estrazione. Il confronto ti illumina. Non più le colonne col cappellaccio in testa - il cappellaccio è la parte più dura e esterna del tufo, quella esposta all'aria e più superficiale - non più tortuosità date dalla ricerca del tufo più pregiato, ma linee monotone determinate dalle macchine utilizzate. Si affaccia fastidiosa alla mente una moltitudine di pensieri molesti: la produttività, i costi di produzione e piantiamola qui. Il confronto è tra i sistemi produttivi di un tempo e quelli attuali. Ora le linee sono geometriche, ma non di quella geometria che affascinava gli antichi filosofi: sotto gli occhi ti appare la geometria dei conti economici. Un dubbio ci pervade: coloro che ci hanno preceduto hanno lasciato tracce limitate di sconquasso solo énon avevano i mezzi per arrecare danni maggiori; la groviera di cave di Favignana, in fondo, ci fa sorridere degli sforzi dei nostri antenati, sforzi che pure erano grandi. I mezzi che l'uomo ha a disposizione adesso sono enormemente più potenti, ed i danni che si possono fare sono proporzionalmente maggiori. E' giunto forse il momento di fermarsi.
Ci affidiamo alle mani del cuoco di un ristorante dalle parti del centro. Pranzo per due. Due spaghetti, una bottiglia di acqua, una bottiglia di vino, da 33 cl, quattro gamberi a testa (non gamberoni!) e quattro fichi d'India. Prezzo stimato: al massimo sessanta euro. Prezzo pagato: cento. Non abbiamo la precauzione di controllare i prezzi preventivamente e non abbiamo grandi capacità di contrattazione. Dobbiamo per questo parlar male delle Egadi? Non sia mai! Se vi prende il malumore, una visita a Marettimo ve lo farà passare. C'è un'atmosfera che infonde serenità e, mancando le strade, potete affidarvi, per gironzolare, solo alle vostre gambe dalle quali, buon senso permettendo, non riceverete fregature.