Indice

Un piccolo paradiso marino tutto per te

Isola di Ustica
Isola di Ustica
Alla fine dell'estate, conclusa la stagione turistica, le isole assumono sempre una veste diversa, più autentica, e un pò malinconica, per il fatto che gli isolani si ritrovano di colpo soli, orfani dei turisti che fino a pochi giorni prima animavano vicoli e piazzette, ma anche più serena, per la ritrovata tranquillità che li accompagnerà per tutto l'inverno.
Passato il turbine della stagione turistica, l'isola si riappropria dei suoi elementi più caratteristici: il vento, i colori più nitidi, i profumi della vegetazione, le onde del mare, l'affaccendarsi di contadini e pescatori, non più distolti dalle attività turistiche, il ciondolare pigro dei vecchi tra il tavolino del bar della piazza e le banchine del molo, il sonnecchiare dei gatti al caldo dei raggi del sole.
Ma è anche la stagione in cui le isole si animano di strane figure di visitatori, gente dal viso sconosciuto, ma con un'aria inspiegabilmente familiare, forse perché amano l'isola in maniera simile a come la amano gli isolani, gente che si muove in maniera discreta tra le stradine del paese, curiosa di scoprire gli aspetti più intimi di quella collettività, alla ricerca di atmosfere e di sensazioni che durante l'estate non si riescono a cogliere. Sbarcare sul molo di Ustica in una giornata di fine ottobre di un autunno straordinariamente caldo è una di quelle sensazioni che non possono essere rese compiutamente senza avere avuto fortuna di provarle. All'arrivo dell'aliscafo non trovi decine di minibus degli alberghi che tentano di contendersi gli ospiti appena sbarcati, ma solo isolani venuti a prendere parenti o merci giunti dal capoluogo. Puoi avviarti lentamente verso il paese, sicuro che non ci saranno problemi a trovare un letto nei pochi alberghi rimasti aperti, così come al bar non ci sarà da fare la fila per gustare un cornetto alla ricotta o un arancino. Nonostante l'autunno avanzato, scopri con piacere che rimane in funzione il servizio di trasporto pubblico, che consente di fare il giro dell'isola. Ed è proprio l'autista dell'autobus una delle prime persone con cui ti capita di scambiare impressioni su come godere al meglio dell'isola, sull'andamento della stagione turistica, su come gli isolani percepiscono la presenza dell'Area Marina Protetta e su come la vedono i turisti.
Il bus ti accompagna alla piscina naturale, uno specchio d'acqua racchiuso tra gli scogli, sotto il faro di Punta Gavazzi, dove ti capita di trascorrere intere ore senza che giunga nessuno a disturbare la magia di quel posto che d'estate è affollato di bagnanti.
Nella zona dello Spalmatore c'è la vecchia struttura dell'acquario, una decina di vasche in cui anche chi non ha dimestichezza con maschera e pinne può osservare da vicino gli abitanti sottomarini dell'isola. Ma basta immergersi nella baia antistante per osservare i miracoli che il mare sa fare se l'uomo gli lascia il tempo di compiere i propri cicli vitali.
Quando metti il naso sott'acqua, non puoi non rimanere stupito nel vedere branchi di cefali e salpe scivolare placidi a qualche centimetro dalla maschera o curiose cerniotte sbucare da ogni anfratto a verificare chi sia l'intruso e se si può rimediare qualche buon boccone. Appena più al largo, grossi saraghi ed argentee occhiate ti girano intorno in cerca di una mollica di pane o qualche gamberetto che spesso i bagnanti gli offrono come pasto. In quei momenti, mentre ammiri quelle creature che ti danzano intorno, un pensiero ti folgora: qui, ad Ustica, uomini e pesci vivono in armonia.
Ritornando verso casa ti accorgi che ai lati della strada si susseguono appezzamenti di terreno coltivati ad ortaggi, lenticchie e viti, delimitati da siepi naturali costituite da filari di fichi d'India, le cui pale sono utilizzate anche come foraggio fresco per il bestiame. E scopri che Ustica è prima di tutto un'isola dalle consolidate tradizioni contadine, con i prodotti della terra venduti sull'uscio di casa.
La sera, al ristorante, dopo aver gustato le specialità della casa, con rivisitazione di ricette isolane, ti trattieni in cucina per fare i doverosi complimenti alla cuoca e ti accorgi che l'artefice di tante delizie siciliane è una intraprendente signora piemontese. Questo è un fenomeno che si incontra, più frequentemente di quanto ci si  aspetta, in tante isole: irresistibile attrazione che riescono ad esercitare verso i cittadini, stanchi e delusi dai ritmi frenetici delle metropoli.
Il giorno successivo, esplorando l'isola a piedi per ammirare lentamente i variegati paesaggi che Ustica sa offrire, scopri che la brezza marina ti porta l'inconfondibile fragranza del pane appena sfornato. Ti chiedi chi mai possa fare il pane sugli scogli a due passi dal mare e, tra la vegetazione, scorgi una graziosa costruzione di campagna con un forno in pietra ed una coppia intenta nei lavori della panificazione.
Una gentile signora ti invita ad assaggiare il pane caldo e, mentre ti avvicini al forno, scopri che il fornaio che sta sfornandoil pane più panoramico del mondo è lo stesso autista di autobus che ti ha accompagnato il giorno prima alla scoperta dell'isola e che oggi ti fa gustare i sapori autentici di quella terra.
"Questo è il nostro piccolo paradiso", ti spiega. "C'è venuto anche il cinema a girare delle scene in questo splendido giardino di pietra lavica in riva al mare; da qui si vede lo Scoglio del Medico e si godono i più bei tramonti di Ustica".