Intervista a George Landow data a Milano il 14.11.1996

Domanda 1
Può iniziare con la sua opinione sull'estetica digitale.

Risposta
L'estetica digitale è basata sul semplice fatto che con la cultura digitale, la testualità digitale, le immagini digitali, si verifica uno spostamento dalla scrittura - basata su segni e superfici fisiche - ai codici. Ci muoviamo dal materiale all'immateriale. La maggior parte della nostra estetica è fondata su fattori associati alla tecnologia di stampa, che pongono l'enfasi sulla creatività unica di un artista, e sul fatto che l'artista è un alienato, una figura isolata per la maggior parte del tempo. Quando, viceversa, si lavora su un medium digitale, diventa chiaro, come ribadiscono i poststrutturalisti e gli strutturalisti già da molto tempo, che, in realtà, tutta la scrittura, tutta la pittura, tutta la creazione della musica è essenzialmente un'attività cyborg: un'attività collaborativa con tutta la gente che non ha mai scritto nella forma artistica, nel genere con cui si lavora. E' anche una collaborazione con una macchina, con un[a] 'techne'.
Poiché l'estetica digitale dipende da una questione di codici, succede che i confini tra i diversi generi e forme sfumano, in modo che le nuove arti finiscono per combinare parola e immagine molto di più di quanto sia stato possibile sin dal Medioevo. Nello stesso tempo, i confini tra finzione e storia, tra questioni private e cultura pop, cominciano a cambiare, e così nascono nuovi generi.

Domanda 2
Professor Landow, Lei è stato uno dei più importanti studiosi di ipertesto. Ci può dare una definizione di ipertesto?

Risposta
Un ipertesto è un testo composto di spezzoni individuali, o lessie, uniti da collegamenti elettronici. Le relazioni, che nelle forme di testo precedenti rimanevano puramente mentali, hanno ora un proprio modo di essere formulate. L'esperienza della lettura di un ipertesto è simile a quella della lettura di un libro scientifico o scolastico: si inizia a leggere, si arriva ad un numero di postilla, si interrompe per vedere cosa dice tale postilla. Può anche essere necessario verificare prendendo un altro libro da uno scaffale, e poi si torna indietro e si continua a leggere. Ma si procede leggendo ed abbandonando il testo, cosicché ogni testo viene letto in linee multiple. Non si tratta di un semplice testo lineare, ma di un testo multi-lineare.

<em>Derrida</em>." title="Domanda 3">Domanda 3
L'ipertesto cambia la relazione tra l'autore e il lettore o la gente che contempla una forma d'arte. Quali sono le caratteristiche di questa nuova forma di interazione?

Risposta
La caratteristica della nuova forma di interazione sta nella possibilità di scelta del lettore. Quando si legge una storia o quando si leggono delle informazioni, si può scegliere di deviare e andare da una parte o da un'altra. Nel sommario di un libro si avrebbe l'indicazione dall'autore che ci esistono tre ragioni di considerare qualcosa: si va all'elemento uno, all'elemento due, all'elemento tre. In un ipertesto, l'autore può suggerire che ci sono queste tre possibilità e dipenderà dal lettore se seguire qualsivoglia direzione, ammesso che lo voglia. Inoltre, in un ipertesto voluminoso, si collegano testi di diversi autori. Come ha fatto notare un mio amico alla 'Apple Computer', se si vuole scrivere per il World Wide Web, è necessario rinunciare a un po' del proprio controllo. Se è possibile unire con un collegamento il proprio testo con quello di un altro, chiunque può collegarsi con il proprio. Questo è quello che esprime Derrida con il confine aperto del testo: che è ormai impossibile parlare dell'esistenza di in interno coerente, separato dall'esterno. Nel mondo della stampa di libri le sue affermazioni non hanno alcun senso. Nell'ipertesto sono semplicemente l'ordine naturale delle cose.

Domanda 4
Quali sono le conseguenze di questa nuova forma di testualità e di creazione letteraria? Pensa che ci possa essere qualcosa come una narrativa ipertestuale?

Risposta
Non è completamente chiaro quale effetto avrà l'ipertesto sulla narrativa. Alcune persone, come Robert Coover, hanno suggerito che l'ipertesto è forse più adatto alla lirica (poesia), alle opere che funzionano con l'associazione, piuttosto che alla narrativa di progressione lineare. Altri dicono che le scelte date al lettore consentono all'autore di sviluppare narrative multiple, che possono, in qualche modo, interrogarsi a vicenda o essere costruite l'una sull'altra e diventare più ricche. Un'altra possibilità ancora è data dall'idea di narrativa prevalentemente associata al Giappone, una narrativa, cioè, che non si sviluppa verso un unico punto culminante fisso, ma in cui sono presenti molteplici punti di soddisfazione, che può essere iniziata e terminata in qualsiasi punto. Tutte queste possibilità esistono. Ma certamente dovremo decidere come iniziare un testo che la gente può cominciare in qualsiasi punto; ed è ancora più importante sapere quando il testo è finito. Certamente, nel mondo della stampa su carta ci sono state alcune opere, come l'opera di Tennyson 'in Memoriam', un poema sperimentale del Diciannovesimo Secolo molto lungo, che contiene molteplici conclusioni e molteplici punti da cui si può iniziare a leggere; la gente lo legge e lo attraversa in molti modi diversi: come opera di devozione, come opera letteraria. E' possibile che questo tipo di testo aperto diventi un modello, in contrapposizione ai testi più chiusi. Questo è forse un nuovo significato o una riconsiderazione del testo aperto di Umberto Eco.

Domanda 5
Pensa che la diffusione di Internet possa far nascere qualche nuova forma di espressione artistica? Non mi riferisco solo alla ipertestualità di Internet o del Web, ma anche all'esperimento di scrittura collaborativa o dell'ambiente MUD. Si tratta di qualcosa come un ambiente narrativo non controllato da un autore, ma dal lettore, che è un personaggio della storia. Possiamo considerare questo tipo di esperimento una nuova forma di espressione estetica?

Risposta
E' chiaro che stiamo sperimentando nuove forme di testualità. L'aspetto interessante è che molte di queste opere mescolano narrativa e giochi, ciò che un uomo di nome Innes chiama 'mondi di racconti'. Penso che, sì, stiamo assistendo alla creazione di nuove forme di narrativa, nuove forme di espressione di una comunità. Dovremo attendere e vedere se queste nuove forme risulteranno serie o importanti, o se esse si svilupperanno in direzioni completamente nuove. Ma sembra quasi certo che svilupperemo o inventeremo, nel seguire queste nuove forme di narrativa, nuove forme di espressione estetica, basate sulla presenza virtuale di diverse persone in quello stesso spazio immateriale, virtuale o simulato che è Internet.

Domanda 6
Lei ha scritto, in diverse occasioni, che la testualità digitale è legata alle teorie postmoderne. Ci può spiegare la relazione che intercorre tra postmodernismo e testualità digitale?

Risposta
A me sembra che ci sia una chiara relazione tra il poststrutturalismo, il postmodernismo e la testualità digitale. Ma non pare chiaro se i collegamenti siano dovuti al fatto che questi fenomeni si presentino semplicemente allo stesso tempo, oppure se - e trovo questa seconda possibilità più attraente - sia il poststrutturalismo che la testualità digitale nascono come critica dei libri, dei libri stampati. Ambedue sono risposte a ciò che manca al tipo di pensiero che nasce dalla lettura e dalla scrittura del libro stampato. Quando, per esempio, sentiamo Bachtin esortare alla multivocalità, alla elaborazione di testi che abbiano più di una voce gerarchica, nella stampa tale proposta sembra corrispondere al caos; ma, in effetti, descrive quello che succede in una biblioteca, o quello che succede nel mondo di Internet, oppure anche in un grande CD ROM. Quando Derrida dice che non si può distinguere tra un interno e un esterno, e che la decostruzione è un modo di demolire false opposizioni, quando si ritrova questo su Internet, ha un senso perfetto. Ci si rende conto che i testi si fondono l'uno nell'altro e che sono collegati l'uno con l'altro in diversi modi. Analogamente, quando BarthesFoucault parlano della necessità di una riconsiderazione della nostra idea dell'autore, non vuol dire che gli autori, quali esseri umani, sono improvvisamente morti; vuol dire che la nostra vecchia nozione, basata sulla stampa, dello scrittore creativo isolato, deve cambiare nello stesso modo in cui cambia il mondo digitale, come il mondo della cinematografia e delle orchestre sinfoniche. La maggior parte della creatività è un'impresa di gruppo, e la materia non viene creata ex novo, dal nulla, ma si crea lavorando in collaborazione con una tecnologia di informazione e una intera memoria comune dei lavori passati. Dopo tutto, la maggior parte dei sonetti, sia quelli di Petrarca, sia quelli di Dante, sono scritti sulle donne a cui vengono indirizzati. La maggior parte dei romanzi hanno in mente i grandi scrittori precedenti. Sicuramente Milton e Dante scrivevano tanto di Omero quanto delle proprie idee. Ma noi abbiamo avuto la tendenza a dimenticare questo tipo di relazioni, ponendo, nel mondo della stampa, l'enfasi sui diritti d'autore e sulla proprietà privata, quando, in realtà, tutto quello che facciamo quando siamo creativi è manipolare le cose in un modo nuovo e più meraviglioso, senza necessariamente crearlo. Fino al mondo della stampa, fino al Romanticismo, era inteso che l'unica persona, l'unica entità che poteva creare, era Dio. Il resto di noi combina solamente. Il poststrutturalismo sembra essere tornato sulle posizioni del Rinascimento.

Domanda 7
Lei ha dedicato molta attenzione all'influenza che le nuove tecnologie avranno sugli studi delle discipline classiche. Quale sarà la novità più importante in questo settore?

Risposta
Ce ne sono tre o quattro che mi vengono i mente, che vanno dall'istruzione più conservativa alla più improbabile e difficile da immaginare. Dalla parte più conservativa sembra ci sia una nuova nozione di edizioni scolastiche. Nel mondo scolastico la gente più interessata all'ipertesto sono gli editori all'antica, che creano testi di autori medioevali, rinascimentali e moderni. Sono quelli che hanno deciso che l'ipertesto è una cosa meravigliosa. Contemporaneamente, esiste una possibilità di realizzare dei testi che gente di diversi livelli, di capacità intellettiva e conoscenza, può utilizzare. Poiché è la scelta del lettore che guida attraverso il testo, è come avere un laboratorio o una biblioteca in cui i testi sono scritti per principianti, gente moderatamente esperta, e studiosi. Questa è quindi una possibilità reale: persone diverse che possono leggere il testo ed istruirsi maggiormente. Forse, l'aspetto più entusiasmante ed estremo dell'effetto che la testualità digitale in generale, e l'ipertesto in particolare, produce sulle discipline classiche, é l'idea che sta prendendo piede una nuova forma di scrittura. Quello che le discipline classiche devono fare non è solo fornire un aiuto nella scrittura, ma, in questo stadio molto precoce, esse, che sono essenzialmente tutte storiche, devono prestare molta attenzione a registrare questo movimento iniziale, questi precoci movimenti insicuri verso una nuova forma di testualità. Quello che mi preoccupa è che una grande quantità di lavoro pionieristico verrà perduto perché la gente che è più adatta a fare questo, gli storici della cultura, sono così spaventati dalla tecnologia digitale e la vedono così aliena, che perderanno una grande opportunità di annotare nella storia del pensiero umano un cambiamento dei principali paradigmi culturali e di informazione. Mi piacerebbe molto vedere i nostri storici coscienti che la storia si sta svolgendo mentre scrivono, e non che essi le voltino le spalle.

Domanda 8
Pensa che l'analisi computazionale di un testo letterario conservi la propria specificità? Possiamo pensare alla poetica computazionale?

Risposta
Certamente, considerando, andando indietro, il gruppo francese 'Oulipo', sembra chiaro che la gente sia stata interessata, prima dell'informatica, all'idea di forme letterarie combinatorie, e per questo computazionali. Alcuni dei primi scrittori di ipertesti sono affascinati dall'idea di avere trame multiple con piccole variazioni. Uno dei miei studenti ha deciso di creare una forma letteraria che chiama 'infantissima', un'estensione della sestina e di altre forme che noi conosciamo dal Rinascimento. L'idea è che si possa, come fa Raymond Queneau in stampa, collegare materiali in tal modo da creare poesia e prosa; ciò crea molti problemi ai critici, perché i critici e gli studiosi hanno sempre proclamato di possedere una supremazia sul testo. Ma cosa succede ad un testo che ha tante combinazioni che ci vorrebbe una vita intera per leggerle? Come si può pretendere di averne la padronanza? Una possibilità è che i critici dovranno essere come i critici teatrali: si criticherà solo un'esperienza di un lavoro, che in realtà potrebbe avere diverse incarnazioni.