La copertina dell'opera di Pasquale Soccio e Tommaso Nardella su Stignano.
La copertina dell'opera di Pasquale Soccio e Tommaso Nardella su Stignano.
In questa sezione presento il libro Stignano, Storia e Vita di un Santuario Garganico, Bari, 1975 di Pasquale Soccio e Tommaso Nardella.
Alcune note su questa sezione.
1 - Ho associato il libro, completo di note originali, a Pasquale Soccio, del quale offro sezioni complete.
2 - Le foto da me inserite con la tecnica dell'ipertesto multimediale sono inedite. Ho utilizzato molte illustrazioni tratte da Romano Starace, Santa Maria di Stignano nel Cinquecento, Manfredonia, 2009, con le relative didascalie. Di questo libriccino parlerò in seguito.
3- Ho creato una sotto-sezione chiamata 'Approfondimenti', nella quale ho inserito il file dell'opera completa di Soccio-Nardella oltre alle memorie di Marco Centola. Questi due file sono da scaricare in formato .pdf.
4 - Negli 'Approfondimenti' ho inserito dei menu che richiamano contributi sul convento di Stignano già presenti su questo sito, per inquadrare meglio le notizie su questo monumento e per offrire ai lettori un quadro d'assieme più completo.
5 - S. Giovanni in Lamis (S. Matteo) passò sotto la giurisdizione dell'Abbazia Cistercense di Casanova nel 1311. I monaci cistercensi furono cacciati nel 1320. Nel 1327 iniziò la lunga serie degli Abati Commendatari (Vedi p. Doroteo Forte in questo web).
5 - Ho arricchito il testo con molti filmati sugli Eremi della valle di Stignano.
Alcune citazioni-riassunto dal libro di Romano Starace, Santa Maria di Stignano nel Cinquecento (Il grassetto che segue è dello scrivente). Quest'opera, molto ricca di citazioni, cambia alcune visioni storiche sedimentate. La offro da scaricare in versione ridotta, senza le foto e le relative ed esaurienti didascalie. Chi vuole l'opera completa la può acquistare nei circuiti abituali.
La copertina del libro di Romano Starace.
La copertina del libro di Romano Starace.
1 - [...] Anche lo studio di Santa Maria nella valle di Stignano, sul Gargano, nel Cinquecento nel feudo di Castel Pagano, ha presentato, per l'esigua disponibilità di fonti, molteplici interrogativi legati alla sua fondazione, anche perché nessun apporto ai pochi episodi noti è venuto, pure in via sommaria, da studi attenti alla cronologia delle strutture e alla tipologia architettonica che ne ispirò e condizionò la costruzione, il che non ne ha facilitato la conoscenza. (Pag. 8)
2 - Assenti le fonti coeve alla fondazione del cenobio, le prime informazioni, scarne quanto contraddittorie, sono nelle note (improbabili) di padre Francesco Gonzaga contenute nel De origine seraphicae religionis Franciscanae (Roma, 1587), da cui prese le mosse la successiva storiografia. L'annalista, tra l'altro, ignora la figura del Pappacoda, ben noto invece alle locali autorità francescane e la cui opera risulterà fondamentale per ricostruire completamente la chiesa. (Pag.10)
3 - [...] la chiesa di Santa Maria [di Stignano] si presenta come un fenomeno architettonico isolato nel panorama francescano. (Pag. 13)
4 - [...] Inoltre, al contrario di ciò che accadde per gran parte delle contemporanee chiese mendicanti della Provincia, ricostruite o riadattate nel primo o nel più tardo periodo barocco per la conservazione e per l'abbellimento, l'elevata e non comune connotazione formale del linguaggio architettonico adottato consentì [a Stignano] di preservare nel tempo la sedimentazione dei segni della sua storia. (Pag. 13)
5 - [...] Le ragioni storiche e religiose, e le ambizioni artistiche che sottesero alla sua nascita, in un tempo di espansione topica del movimento francescano e di un sempre più presente mecenatismo, valgono pertanto a spiegarci questo unicum dell'architettura mendicante in Capitanata alla metà del Cinquecento. (Pag. 21)
Sezione della chiesa di Stignano in un disegno di Romano Starace. Qui la cupola è con la provvisoria protezione in lamelle di piombo.
Sezione della chiesa di Stignano in un disegno di Romano Starace. Qui la cupola è con la provvisoria protezione in lamelle di piombo.
6 - La posizione è felice perché, pur al principio di una stretta e serpeggiante gola, dal punto in cui sorge il convento si allarga un'ampia e magnifica veduta che domina i terreni digradanti verso l'ubertoso Tavoliere spingendosi, al limite dell'orizzonte, fino all'Appennino. (pag. 21)
7 - Nei pressi [del convento di Stignano] aveva corso un'antica via pubblica, di cui si è perduto il tracciato, in passato meglio nota con il glorioso nome di strada Francesca. (Pag. 22)
8 - Un'attività così vasta e cronologicamente vicina, in un ambito relativamente ristretto, potrebbe quindi essere considerata in un più ampio progetto di progressiva riorganizzazione della Provincia monastica in aree di influenza. (Pag. 23)
9 - I decenni che segnano il passaggio dal XV al XVI secolo sono cruciali per la storia del movimento francescano. Al termine di un lunghissimo confronto iniziato a metà del Trecento e perdurato per tutto il Quattrocento, che vide insanabili i contrasti tra i Conventuali e i più rigoristi Osservanti, Leone X, nel Capitolo generale del 29 maggio 1517, in forza della bolla Ite Vos dichiarò i due Ordini definitivamente divisi, assegnando ai Frati Minori di San Francesco della Regolare Osservanza la rappresentanza istituzionale dell'Ordine dei Minori e della tradizione francescana. La vigilia della storica bolla segna una fase espansionistica dell'Ordine osservante in tutte le regioni italiane, che perdurerà per tutto il secolo. (pag. 23)
10 - [...] Nel nostro caso questa strategia - che trova corrispondenze nelle vicende di altri grandi insediamenti aggregativi - vale a dire la presenza di un grande cenobio non molto distante dal notevolissimo asse viario che dallo snodo stradale di San Severo si dirigeva verso Siponto per poi raggiungere il santuario di S. Michele, risulterà negli anni a venire rigenerante per la rete viaria della valle che al tempo non doveva essere particolarmente familiare ai pellegrini. (Pag. 24)
Il tratto garganico della Via Francesca.
Il tratto garganico della Via Francesca.
11 - L'antica viabilità nell'entroterra occidentale del Gargano, da sempre associata al pellegrinaggio micaelico, meriterebbe maggiori approfondimenti di quanto non ci sia consentito, o siamo in grado di fare in questa sede. Per questa ragione è bene notare subito che il trattare ancora oggi indistintamente, con apparente disinvoltura erudita, l'argomento, dando per scontato un costante flusso di pellegrini in ogni epoca in questa zona è sbagliato: è questa una vecchia lettura che andrebbe riesaminata e ripercorsa dagli studiosi con più consapevole rigore critico. Mancano riferimenti, memorie dirette, argomenti razionali legati al pellegrinaggio itinerante in questa parte del Gargano per i secoli immediatamente precedenti il Cinquecento. Inoltre, com'è ricordato in alcuni documenti, gli ultimi secoli medievali di questo contesto geografico, lungi dalla visibilità del passato, coincisero al contrario con un periodo di ripiegamento della vita religiosa e sociale delle locali comunità civili. Lo stesso monastero di S. Giovanni in Lamis, dopo la crisi mortale che lo investì agli inizi del XIV secolo, era quasi privo di monaci, per cui dovette mancare anche nell'ordinario servizio di assistenza ai pellegrini. S'impone dunque, per il ristabilimento della corretta prospettiva storica in cui nacque l'insediamento francescano a Stignano e del centralissimo ruolo che acquisì la chiesa di Santa Maria, una nuova e più aggiornata analisi delle vicissitudini temporali della valle, il cui vanto maggiore rimane la comparsa del santuario e la sua spinta di fede verso la devozione alla Madonna che rimise in moto antichi processi di religiosità itinerante da tempo oramai assenti in questi luoghi. (Pag. 25)
12 - Non meno indicativo è il fatto che l'aumento demografico e la crescita urbana della vicina cittadina di San Marco in Lamis, il cui accesso da occidente non era né tacile né breve, si ebbe solo nel corso dei primi decenni del Seicento - nel 1576 San Marcuccio è detta terra picciola e murata, ma nel 1683 terra popolatissima - quando il piccolo centro montano ruppe il drammatico isolamento ambientale perdurante da secoli ed ebbe un discreto sviluppo economico beneficiando dell'apporto dei fenomeni di immigrazione legati agli eventi (spesso drammatici) della Capitanata del XVII secolo, ma anche dell'arrivo dei francescani e dei flussi di pellegrinaggio estesi e rafforzati dalla notorietà dei santuari di Stignano e di S. Matteo. (Pag. 27)
13 - Combinando questi elementi è naturale ritenere che (almeno) per buona parte del Cinquecento la movimentazione umana nella valle di Stignano fosse assolutamente scarsa e involuta. Non si può davvero asserire che il difficile e isolato cammino montano, rispetto all'altro più comodo e diretto di pianura, rientrasse nelle preferenze dei pellegrini. Queste scenari, in ogni caso, evolveranno rapidamente, e si consolideranno in nuove prospettive. (Pag. 28)
Gli insediamenti francescani sul Gargano.
Gli insediamenti francescani sul Gargano.
14 - E' appena il caso qui di accennare che con il moltiplicarsi delle case religiose, la presenza dei francescani, già localizzati a San Giovanni Rotondo e a Monte Sant'Angelo, raggiungendo Stignano e poco più tardi San Marco in Lamis, diventa una costante geografica nella realtà antropica del Gargano centrale, dove in ogni borgo sarà viva la testimonianza di un convento (e qui, ancora da approfondire, insinuiamo nel lettore un nostro ragionevole sospetto: poiché nell'area compresa tra Stignano e Monte Sant'Angelo si concentrarono molto fitti gli insediamenti dei frati, non escludiamo che dietro la celebrata impresa della nascita di un grandioso tempio mariano a Stignano - e, in seguito, con l'inizio dell'altrettanto popolare culto di S. Matteo a San Marco in Lamis - vi sia stata una scelta di strategia, un piano meditato e lungimirante volto a dirottare, o quanto meno attirare, lungo questo tragitto il movimento dei peregrinanti). (pag. 29)
15 - Questo processo si inserì ed ebbe parte nel complesso fenomeno delle grandi trasformazioni sociali ed economiche, accompagnate dall'incremento demografico, che caratterizzò il Gargano a partire dal XVII secolo. Il prestigio che i frati riuscirono ad assicurarsi presso le locali autorità, sia religiose sia civili, fu senza dubbio notevole, e i benefici da loro apportati alle realtà in cui operarono, tema ancora tutto da studiare, possono essere in parte intuiti. Le mansioni adempiute dovettero trovare un genuino accoglimento da parte degli indigeni se solo immaginiamo che l'impegno civico, quanto mai necessario in quei tempi e in quei luoghi, andò ben oltre l'assistenza ordinaria. Non mancò nelle istituzioni civili un mero interesse verso presenze religiose organizzate in grado di soddisfare reali esigenze spirituali e pratiche, e sia pur distinte nei rispettivi ruoli, la vita civile e quella religiosa dovettero essere influenti l'una sull'altra perché entrambe mosse da comuni intenti (si pensi ad esempio all'esistenza documentata di scuole pubbliche presso i conventi di Stignano e di S. Matteo). (pag. 29-30)
16 - San Marco in Lamis divenne sempre di più centro di transito e di mercato, di comunicazioni e di scambi, con molteplici e svariati interessi, e una buona circolazione della moneta. (Pag. 30)
17 - Si pensi al non indifferente volume di affari generato dall'apertura degli straordinari grandi cantieri di Stignano e di S. Matteo (per quest'ultimo una ricostruzione), per un certo periodo coesistenti. Queste grandi opere furono occasione di contatti e scambi, non solo tecnici, e per ben due secoli videro al centro la cittadina sammarchese con l'utilizzo massiccio di manodopera locale e forestiera, la nascita di categorie artigianali esperte nel lavoro del legno, del ferro e della pietra, e il moltiplicarsi di numerose figure professionali. Una prima crescita demografica e urbanistica dell'abitato deve farsi risalire a questi anni. Ricordiamo inoltre che i francescani, in maniera disomogenea, erano già presenti a San Marco in Lamis. (Nota 8 Pag. 30)
18 - Rivelatore può essere il fatto che i due neonati santuari [S. Matteo e Stignano] diverranno fonti di importanti proventi economici anche per la comunità francescana della Provincia se si pensa che, ancora alla metà del XVIII secolo, le rendite del convento di S. Matteo, in gran parte derivanti dalle offerte dei devoti che ne consentivano l'indipendenza economica, erano in grado di competere con quelle della badia di San Marco in Lamis. (Pag. 31)
19 - Alla luce di tali evidenze la tradizione [analisi di alcune lapidi, ndr] sedimentata, sempre qua e là ricorrente, che vuole gli Osservanti presenti a Stignano solo a partire dalla bolla papale del 1560, o comunque subentranti nella custodia del tempio, ha così termine. (Pag. 36)
20 - Probabilmente un manipolo di religiosi - fraticelli dipendenti dall'OFM che per seguire la 'vera' Osservanza usufruivano di un permesso ad hoc per dimorare e condurre vita ritirata presso l'antica cappella mariana, situazione comunissima per quei tempi di effervescenza - sostava a Stignano nell'ultimo decennio del Quattrocento, e 'preparò' l'arrivo degli Osservanti. Maturando l'idea di edificare un grande tempio alla Madonna e nel contempo stanziarvi una comunità di frati si passò dall'esperienza pressoché eremitica a quella cenobitica. Questo momento cruciale per la storia di Stignano non è purtroppo documentato. (Pag. 37)
21 - Le concessioni di re Guglielmo II, nell'anno 1176, pur ricordando la valle di Stignano, dove da tempo l'Abbazia esercitava la sua giurisdizione, non menzionano la chiesa di Santa Maria, citata per la prima volta 55 anni dopo in una definizione di confini, e ancora, solvente di tre tari nei Decimari vaticani del 1325, nella circoscrizione arcipresbiteriale della valle di Stignano. Se abbia avuto vita in seguito con la presenza di romiti o di un prete per l'assistenza spirituale ai contadini sparsi nei dintorni, è circostanza che ci è ignota. Queste le più antiche e frammentate testimonianze sulla chiesa. (Pagg. 38-39)
22 - E' da tener conto, infine, che la valle di Stignano fu testimone nel tempo con una defenza (bosco) della presenza degli abitanti della vicina San Marco in Lamis, ma non vi è notizia prima del Cinquecento del culto della Vergine. Per il fatto poi che i lavori della chiesa si accompagnassero a quelli del convento, possiamo dedurre che alla decisione di costruire una grande chiesa votiva fosse indissolubilmente legata la volontà di affidarla agli Osservanti. (Pagg. 39-40)
23 - In un momento di profonda trasformazione dell'identità rurale e di rinascita del lavoro contadino, il processo di osmosi fra i religiosi e il territorio dovette intensificarsi e influire non poco sugli andamenti sociali e i conseguenti cambiamenti nel feudo, riorganizzato opportunamente dai Pappacoda attraverso la risistemazione in pianura di stabili poderi e di piccoli insediamenti rurali, disciplinando in questo modo, anche attraverso la costruzione di opere civili, lo sfruttamento agrario. Anche il convento, raggiungendo un certo grado di autonomia, si configura come polo importante per la ricostruzione e la gestione agronomica dell'area montana, al tempo non molto popolata. (Pag. 52)
24 - Per quanto riguarda l'architettura del convento, il suo modus aedificandi costituì un nuovo modello che altri complessi cenobiali della Provincia forse non poterono ignorare. Un parallelo con realtà limitrofe potrebbe essere fatto con la casa francescana di San Matteo, ricostruita a partire dal Seicento, dove vengono replicate o rielaborate, nel rifacimento di parti, situazioni di chiara ispirazione stignanese, e con il quattrocentesco convento di San Bernardino a San Severo, restaurato e ricostruito dopo il terremoto del 1627 e quindi demolito nel 1956, dove non mancavano ambienti e schemi tipologici che ricordano quelli della nostra costruzione (qualche testimonianza architettonica è presente e qua e là rintracciabile, anche in fabbricati colonici della zona). (Pagg. 59-60)
25 - A fronte della sua ricchezza storica e architettonica, monumento tra i più belli ed esemplari dell'arte rinascimentale nell'alta Puglia e momento cruciale della cultura mendicante del Cinquecento, dobbiamo annotare con sommo rammarico che da tempo Santa Maria di Stignano non ospita più una stabile presenza francescana. (Pag. 67)
26 - Santa Maria di Stignano è nel comune di San Marco in Lamis, da cui dista pochi chilometri, lungo la comoda strada statale 272 che s'inerpica sul Gargano occidentale, in un habitat naturale molto singolare. L'attuale strada venne battuta nella seconda metà dell'Ottocento con l'ausilio di genieri piemontesi su un tracciato affine all'antica e tortuosa carrareccia montana (ne fa menzione padre Michelangelo Manicone in La fisica appula, Napoli 1806) che univa il centro francescano alla popolosa cittadina di San Marco, risalendo un dislivello di quasi 250 metri. Attualmente il santuario, meta di ritiri pastorali e di incontri giovanili, è ancora devotamente visitato. Lo Stato italiano lo ha inserito da tempo nell'elenco dei monumenti d'interesse nazionale. (Nota 31 Pag. 68)
27 - La continuità grafica del toponimo fa riflettere e mantiene viva la possibilità che nel passato, e almeno per buona parte del Cinquecento, il nome possa essere stato effettivamente Strignano, e che il toponimo pervenutoci sia unicamente frutto di equivoco: scriviamo Stignano e non, probabilmente, il più corretto Strignano, scontando anche, per la non chiarita assimilazione del nome, le conclusioni quasi univoche degli studiosi circa l'origine del toponimo. A conferma di questa contraddizione mai indagata e per una nuova proposta interpretativa, si porta a testimonianza l'epigrafe della chiesa, datata 1515, sempre citata ma in realtà mai oggetto di vero interesse tanto che il testo viene da sempre riportato distrattamente, con la medesima trascrizione errata. Si può credere, intanto, che la lapide fosse in origine normalmente esposta al lato del portale mediano d'ingresso alla chiesa, e dopo l'incamiciamento della stessa con il paramento in conci, collocata e murata dov'è ora, sulla parete esterna di levante, al di sotto di una monofora a occhio quadripartita portata alla luce in occasione dei più recenti restauri. (Pag. 74)