Convento di S. Matteo - Olio che ritrae p. Romualdo Ferrecchia.
Convento di S. Matteo - Olio che ritrae p. Romualdo Ferrecchia.
[...] Nell'ultimo ventennio del secolo XIX, in un clima meno rovente, i francescani della Provincia di S. Angelo, quei pochi rimasti, presero coscienza della situazione: occorreva cominciare da capo.
Il Ministro generale p. Bernardino da Portogruaro, con decreto del 2 dicembre 1883, nominava i nuovi superiori della Provincia: Ministro provinciale p. Romualdo Ferrecchia da Casalnuovo Monterotaro, Custode p. Alfonso De Vita da Casalnuovo Monterotaro, Definitori i padri Giambattista da Toro, Gabriele da Foggia, Vincenzo da Rodi e Nicola da Castelfranco (Nota 46).
P. Romualdo (Nota 47) fece i primi tentativi per riorganizzare la Provincia: si deve alla sua abilità l'aver indotto le autorità locali di alcuni paesi a tollerare che alcuni frati rientrassero in certi conventi rimasti abbandonati; così in linea di fatto i francescani, tra il 1883 e 1886, si stabilirono nei conventi di Stignano, S. Matteo, S. Martino in Pensilis, Biccari, Bovino, oltre che nel conventino della Pietà di Lucera, da dove i frati non si erano mai allontanati.
Non va dimenticato che a spianare la via al ritorno dei frati, furono i fratelli e le sorelle del Terz'Ordine Francescano, presenti nei paesi. Se i legami della tradizione non furono spezzati si deve ai terziari.
Il terziario francescano Alessandro Volta.
Il terziario francescano Alessandro Volta.
Passi più consistenti si ebbero con il Ministro provinciale p. Alfonso De Vita (Nota 48) (1886-1894). Ferrecchia aveva cominciato a riaprire alcuni conventi, p. Alfonso pensò soprattutto alla formazione dei frati. Con bontà paterna e con intelligente fermezza chiamò a raccolta i frati che, in seguito alla soppressione, dimoravano presso le loro famiglie; ad essi fu posta l'alternativa: o ritornare in convento per vivere in comune, o chiedere alla S. Sede il breve di secolarizzazione. Alcuni ritornarono, nella congregazione tenuta a Stignano il 7 novembre 1886 si poterono formare le famiglie religiose per sei conventi (Nota 49).
Altri frati chiesero il breve di secolarizzazione e si fecero preti.
P Luigi Lembo - Convento di S. Matteo.
P Luigi Lembo - Convento di S. Matteo.
Tra questi un illustre studioso p. Lorenzo De Nigris da Volturino. Francescano di vasta cultura faceva parte di quell'ardito drappello di uomini d'ingegno - Antonio da Rignano, Luigi Lembo, Dionisio Piccirilli, Costantino Fini - che avvertivano con sensibilità storica, l'esigenza della cultura per i francescani per una loro più efficace presenza nella società che si trasformava.
P. Lorenzo nacque il 10 ottobre 1824 da Michele De Nigris e Francesca D'Antini; vestì l'abito francescano, nel 1844, nel convento di S. Martino in Pensilis; fu ordinato sacerdote il 21 dicembre 1850. Nel 1857 era a Roma nello Studio generale di Aracoeli ove insegnava Sacra eloquenza; cultore di lettere classiche fece parte dell'Accademia dei Quiriti, che, nel 1860, lo nominava segretario della sezione di lettaratura greca. Con l'invasione delle truppe piemontesi di Roma, p. Lorenzo dovette partire, negli anni 1871-75 insegnava lingua greca nel liceo classico di Nocera Inferiore, dietro autorizzazione del Provveditore agli studi di Napoli. Mentre attendeva all'insegnamento gli giunse un telegramma di p. Marcellino da Civezza così concepito: “Prof. Lorenzo da Volturino. Nocera dei Pagani liceo - Il primo gennaio partire viaggio tutta Europa ordine Ministro generale raccogliere documenti - voi destinato compagno - Se volete partire venire subito Genova passando Roma veder Generale - Se no assegnato altro compagno pronto - Tutta Genova aspetta voi vostra fama - Subito risposta si o no. Marcellino Civezza(Nota 50).
Veduta del convento di S. Matteo nel 1972.
Veduta del convento di S. Matteo nel 1972.
P. Lorenzo
accolse l'invito, nel gennaio 1876 intraprese con P. Marcellino il viaggio che lo portò in Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Germania, alla ricerca di documenti, negli archivi e nelle biblioteche, riguardanti le missioni francescane, di cui p. Marcellino scrisse la storia (Nota 51).
Negli anni 1886 - 90 p. Lorenzo era nella Provincia di S. Angelo come Definitore provinciale. Per qualche tempo fu docente di lettere classiche nel seminario vescovile di Lucera. Con breve apostolico del 20 settembre 1898 si secolarizzò facendosi prete. Negli ultimi anni della sua vita dimorò a Volturino, ove, il 28 febbraio 1908, morì vecchio e poverissimo.
Una vecchia immagine della fraternità del convento di S. Matteo. Il primo a sx è p. Vincenzo Gallo.
Una vecchia immagine della fraternità del convento di S. Matteo. Il primo a sx è p. Vincenzo Gallo.
È autore di varie pubblicazioni: Ispirazione oratoria, ragionamento, Roma, Tiberina, 1863 - Sermoni per la quaresima, Prato, Giachetti, 1883 - Studi oratori sopra S. Giovanni Crisostomo, rispetto al modo di predicare dignitosamente e fruttuosamente, Quaracchi Collegio S. Bonaventura 1884 - La scienza pratica di proverbi e sentenze che a utile sociale raccolse p. Lorenzo da Volturino, Quaracchi Collegio S. Bonaventura 1894 - Grammatica latina, fonologia, morfologia, sintattica, Firenze Ariani 1895.
Ritornando all'opera del provinciale p. Alfonso De Vita va notato che nel 1887, riaprì il noviziato a Stignano, ove nel 1889 vennero accolti cinque giovani, tra i quali Michele Petracca, il futuro p. Filippo. Un avvenimento di lieto auspicio - dopo trent'anni - fu la celebrazine del Capitolo provinciale che si tenne a S. Matteo nell'ottobre del 1892. Furono eletti Ministro (per la terza volta) p. Alfonso De Vita, Custode p. Giuseppe Andrea La Torretta, p. Luigi D'Augelli, p. Giuseppe da Monte, p. Antonio Casciano e p. Romualdo Ferrecchia Definitori.

Il convento di San Matteo nel 1995.
Il convento di San Matteo nel 1995.
“La celebrazione del Capitolo - scrive p. Alfonso - è un fatto che se ai lontani accenna a restaurazione di vita, per noi certo non è la restaurazione, si bene un preludio di felice avvenire, un auspicio di belle speranze ed una sveglia che deve realizzarsi in uno a tutti e singoli i membri della medesima e menarli all'unico scopo di volere il bene della madre che li nutrì a religione colla delicatezza della benevolenza e colla soavità della dilezione.
“All'Ordine interessa che tutte e singole le Province assurgano a più bella vita, dopo le sofferte persecuzioni, lo spoglio e mille altre sevizie propinate dal demone della malizia. Senonché l'Ordine che per la sola ragione di essergli figli impartisce a loro uguale dilezione, si piace nondimeno mirar con occhio di connivenza la nostra Provincia, e ne vuole ad ogni modo la rielevazione allo stato primiero. Tuttavia va ricordato in Roma, che la nostra Provincia è ferace d'ingegni, e già ne diedero prova bellissima quanti vi si recarono a motivi di studio. Oltre a ciò viva è tuttora la memoria del p. Antonio da Rignano, che di sé ebbe a rimanere orme singolarissime ed in molte delle Sacre Congregazioni e nelle varietà di tante accademie letterarie. Quindi ad ogni piè sospinto incontrandosi memorie della nostra Provincia, l’Ordine ha motivo di deliziarsi, e di corteggiarla con singolarità di favori e di benevolenze. E si è questa la ragione onde volle che se ne celebrasse il Capitolo provinciale” (Nota 52).

I capitolari

'riconobbero innanzitutto l'urgenza di operare e provvedere efficacemente affinché la madre Provincia, una volta sì piena di vita, ed ora per la tristezza dei tempi languente, non fosse perita definitivamente e per sempre. Per impedire questa rovina e questo disonore, i padri congregati giudicavano assolutamente necessaria ed urgente la compera o almeno l'affitto di alcuni conventi, dove senza timore di estranee ingerenze, si potessero collocare ed educare le piante novelle' (Nota 53).

Veduta del convento di San Matteo nel 1995
Veduta del convento di San Matteo nel 1995
P. Alfonso lavorava in questa direttiva, quando dopo un anno e tre mesi dal Capitolo, moriva nel convento di Lucera, dopo aver esortato i frati con accenti paterni: “ricevetevi il memoriale degli ammonimenti, abbiatelo presente agli occhi della mente, fatene oggetto dell'ardenza del cuore e traducetelo nelle opere secondo lo spirito della Regola professata. A tutti e singoli, dentro e fuori impartiscono la serafica benedizione” (Nota 54).
Il 12 settembre 1895, si teneva a S. Matteo il Capitolo provinciale, nel quale venne eletto Ministro p. Antonio Casciano da Foggia, che da una parte riuscì a risolvere felicemente le pratiche per i conventi di Biccari e di Castelnuovo, dall'altra dovette incassare qualche insuccesso, dovuto a reali difficoltà, ma anche a certi suoi modi un po' troppo sbrigativi (Nota 55).
La condizione dei religiosi nel convento di Stignano era divenuta assai precaria, per una controversia con il signor Centola di S. Marco. Casciano non poté fare altro che togliere il noviziato e metterlo a S. Martino in Pensilis (1896). Nello stesso anno, dietro rifiuto dell'autorità militare di concedere un pezzo di terreno adiacente al convento della Pietà a Lucera, Casciano tagliò corto, tolse i frati dalla Pietà e riaprì il convento del Salvatore.
Intricatissima e penosa era la situazione del convento S. Matteo, divenuto quasi feudo intangibile del cappellano municipale p. Vincenzo Calvitto, il quale pur riconosceva che

“quello di S. Matteo era un convento - taverna - trattoria – locanda”.

Il chiostro del convento di San Matteo coperto di neve - 1982.
Il chiostro del convento di San Matteo coperto di neve - 1982.
Il Municipio respingeva la domanda di fitto, fatta a nome del Ministro generale, perché non concepiva di mettere in convento la disciplina regolare. Insomma - concludeva p. Michele Solimando – “si vuole sopra S. Matteo la cuccagna e la taverna” (Nota 56).
Motivi più che giusti vi erano per allontanare i frati da S. Matteo: il 23 dicembre 1897, Casciano ordinava la partenza dei frati, “il sole del primo gennaio non sorga sul capo a nessun frate nella casa municipale di S. Matteo”. Ma i Definitori non erano dello stesso parere, suppliche furono inviate al Ministro generale perché il convento restasse aperto, 'la sua chiusura - secondo i firmatari - avrebbe portato la distruzione della Provincia'.
D'altra parte 'nonostante le sospensioni e le minacce, i cappellani municipali (p. Vincenzo Calvitto e p. Luigi D'Augelli) non vollero cessare di tenere le mani nel convento di S. Matteo, e non valse energia per poterli indurre all'obbedienza'.
Caso estremo che sarà affrontato e risolto, con altra strategia, dal successore di Casciano, p. Bernardino Devoto da Carasco.