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Paolo Sylos Labini, L'Astrolabio, n. 8, Pagg. 14-17 19 febbraio 1967

Minuta della lettera di Luigi Einaudi ad Alcide De Gasperi, con la proposta di confermare Ernesto Rossi alla presidenza dell’Arar.
Minuta della lettera di Luigi Einaudi ad Alcide De Gasperi, con la proposta di confermare Ernesto Rossi alla presidenza dell’Arar.
[...] Le sue idee sulla federazione europea - e quelle di Altiero Spinelli, insieme col quale aveva scritto un libro - si fondavano su un'analisi, influenzata dalle opere di Lionel Robbins, che era, al tempo stesso, economica e politica. Quel che si è fatto, dopo la guerra, nel campo europeo, l'aveva lasciato in gran parte deluso, proprio perché i mutamenti avevano riguardato essenzialmente l'ordinamento doganale e l'organizzazione economica, senza intaccare il principio di sovranità nazionale dei singoli paesi. Eppure quelle idee, maturate a Ventotene, hanno in misura non piccola preparato il terreno favorevole all'azione di politica economica che ha condotto al Mercato Comune. E non v'è dubbio che, dal punto di vista economico, la formazione del Mercato Comune ha costituito un potente fattore dì accelerazione dello sviluppo dei paesi europei.
Contro le eredità del regime
Gli scritti sul fascismo e quelli sulle “partite passive che abbiamo ereditato dal regime” possono essere considerati insieme, per l'unità della motivazione che li ha originati, In questi due gruppi si possono annoverare le opere più recenti e più note di Ernesto Rossi, quelle che gli hanno dato la fama di battagliero polemista. Ma, per valutare adeguatamente queste opere e comprenderne l'importanza (nonostante l'apparente carattere occasionale che qualche volta presentano), occorre tener presenti due punti fondamentali. In primo luogo, il solido patrimonio intellettuale e scientifico su cui Rossi si fondava anche nel raffrontare i problemi più particolari, egli si era faticosamente formato questo patrimonio, prima nel periodo dei severi studi giovanili e poi nel carcere. In secondo luogo, occorre essere ben consapevoli della motivazione, che risponde a profonde esigenze di comprensione critica della società italiana considera, come un tutto, nel suo movimento storico. La motivazione può risultare dalle due seguenti citazioni:

Il fascismo non era un accidente da attribuire alla criminale iniziativa di Mussolini. Era il frutto di tutta la nostra storia. (No al Fascismo, p. 183).

Lettera di Ernesto Rossi a Donato Menichella, 7 ottobre 1952.
Lettera di Ernesto Rossi a Donato Menichella, 7 ottobre 1952.
Io mi posi questo primo obiettivo di denuncia [nello scrivere I padroni del vapore], non per una esigenza moralistica, ma per un fine eminentemente politico: per far meglio intendere la necessità di frenare la concentrazione in poche mani del potere economico e di contenere entro più saldi argini giuridici quelle forze plutocratiche che - finanziando giornali e partiti, corrompendo uomini politici ed alti burocrati ministeriali, facendo leva sui sentimenti nazionalistici diffusi in larghi strati della nostra popolazione - continuamente minacciano di rovesciare, in difesa dei loro particolari interessi, le garanzie costituzionali dei diritti di libertà di tutti i cittadini.
Secondo mio obiettivo è stato quello di offrire alcuni elementi per fare un bilancio della eredità che abbiamo dovuto accettare, senza beneficio d'inventario, dal “regime”:
- la impreparazione alla gestione della cosa pubblica di tutti i leaders dei partiti antifascisti...;
- un aumento eccezionale della influenza, sulla vita politica ed economica, dei “Grandi Baroni”;
- lo strapotere politico ed economico delle gerarchie ecclesiastiche, in conseguenza dei Patti Lateranensi;
- lo sfasciamento completo della pubblica amministrazione … (Padroni del vapore e fascismo, pp. 9-10).

E. Rossi, Aria fritta, 1956.
E. Rossi, Aria fritta, 1956.
Queste sue dichiarazioni spiegano adeguatamente i motivi della sua implacabile lotta al fascismo - non solo a quello che s'incarnò nella dittatura, ma anche a quello che rimane fra noi in molteplici forme e che in ultima analisi è l'espressione della nostra arretratezza civile.
Con riferimento a questa motivazione e a quella che risulta dai suoi studi critici delle costituzioni economiche vanno viste le battaglie che Rossi ha condotto sui più diversi problemi di politica economica del nostro tcmpo. Ed è incredibile quanto abbia potuto fare un uomo - un uomo solo, non un partito. Alcuni lo aiutavano, molti lo seguivano, ma era lui che prendeva la iniziativa, prima nell'analisi e poi nella azione. Fu principalmente merito di Rossi se la “Standard Oil”, che stava per ottenere in concessione buona parte della Valle Padana, non l'ottenne. Rossi sparò alcune grosse bordate dal Corriere della Sera e la concessione, che stava per essere assegnata alla chetichella a quella società, fu sospesa, offrendo, a Ezio Vanoni, il terreno propizio per assegnare all'ENI quella concessione e per dare così l'avvio allo straordinario sviluppo di tale impresa.
Le sue battaglie per la legge petrolifera (alla quale parteciparono anche Leopoldo Piccardi, Giuseppe Guarino ed io), quella per i telefoni, per le banane, per l'elettricità, per la riforma delle società per azioni, per la legge antitrust, per la Federconsorzi, sono note a tutti. Rossi fu l'anima di queste battaglie, attraverso gli “Amici del Mondo”, prima e poi attraverso il “Movimento Salvemini”. Alcuni di questi problemi sono ancora aperti: se sono divenuti problemi politici di primo piano, è principalmente merito suo.
Pochi mesi fa ad Ernesto Rossi, in quanto economista, era stato conferito il “Premio Nitti” da una commissione nominata dall'Accademia nazionale dei Licei. E' stato questo uno dei pochissimi riconoscimenti ufficiali. Rossi ne fu soddisfatto e quasi stupito. Per molti egli era un uomo imbarazzante; ma tutti, perfino gli avversar!, riconoscevano la sua grandissima statura morale, il suo disinteresse, il suo coraggio civile.
Paolo Sylos Labini