Come una volta si scardassava la lana.
Come una volta si scardassava la lana.
Gli interessi per un Museo etnografico si sono sviluppati contemporaneamente agli interessi che il Centro di Studi Pugliesi ha avuto per lo studio dei dialetti di Puglia.
E' risaputo che la terminologia dialettale è collegata in buona parte con gli strumenti di lavoro e con gli oggetti di uso quotidiano. Pertanto si è passati alla raccolta e all'organizzazione degli oggetti di più facile acquisizione, col proposito di ricordare per ognuno di questi oggetti il relativo nome dialettale.
Qualche esempio: l'aratro è descritto in tutte le sue parti grazie all'apposizione di un cartello illustrativo; il trabucco, che è stato costruito in un modello di proporzioni ridotte, è illustrato in tutte le sue parti e nel suo funzionamento essenziale; la rete della paranza è disposta in alto nella sala mostra perché tutti possano rendersi conto delle parti che la compongono e della terminologia che le è propria; e poi vi sono il gran crivello per la vagliatura del frumento, tutti i finimenti per l'aratura, i vari attrezzi, tutto ciò che serve per la caseificazione e per la vinificazione, tutto ciò che si è riusciti a mettere in salvo nel campo della utensileria e delle abitudini del passato.
Naturalmente ci sono oggetti che sono facilmente reperibili anche in altre collezioni. Ma vi sono delle indubbie novità: la nomenclatura delle cose e poi il proposito di innestare i vari oggetti in un quadro pienamente storico della nostra civiltà e della nostra lingua.
La bottega di un barbiere.
La bottega di un barbiere.
Un quadro di civiltà che naturalmente va visto anche attraverso i reperti più antichi (classici e preclassici), in maniera che il cosiddetto Museo etnografico interessi lo spazio il più vasto possibile della storia e delle attività dell'uomo.
Il materiale, allo stato attuale organizzato molto approssimativamente acquisterà maggiore risalto in ambienti che siano intonati ai suggerimenti della scienza museografica contemporanea.
A completamento di quanto già esposto, per offrire un quadro più dettagliato del materiale storico conservato, si ritiene opportuno ricordare la esposizione che del materiale è già stata fatta nell'inventario.
Il materiale disponibile figura distribuito in quattro sezioni essenziali.
Una prima sezione riflette la vita e la cultura della città. Pertanto sono interessati i temi più importanti: la casa (gli oggetti della camera da letto, gli oggetti e l'architettura della cucina), le tradizioni (oggetti religiosi, giochi e arti casalinghe), le arti e i mestieri (gli arnesi delle categorie più varie: il fornaio, il calzolaio, il sarto, il falegname, il muratore, il fabbro, il maniscalco, il carrettiere, il carradore, il bottaio, l'acconciapiatti, l'arrotino, lo stacciaio, l'ombrellaio, ecc.).
La carratura del grano mietuto.
La carratura del grano mietuto.
Una seconda sezione comprende gli oggetti che riguardano la vita e la cultura della terra. Pertanto si ha la possibilità di avere un'informazione completa della vita che si svolge negli ambienti che caratterizzano tutta l'area sipontina: la grotta, il pagliaio, la "torre", la masseria. Per ognuno di questi ambienti è poi fornita un'elencazione (e anche un'illustrazione) diretta degli oggetti che li riguardano.
Una terza sezione riguarda la vita e la cultura di mare. Pertanto sono interessate le imbarcazioni (materiale illustrativo e saggi dei particolari più notevoli), i vari tipi di rete, l'occorrente per la lavorazione delle reti, un museo naturale di fossili e una raccolta notevole di valve e gusci di mitili e gasteropodi.
Una quarta sezione riguarda la raccolta dei testi dialettali più vari che consentono non solo la conoscenza della terminologia effettivamente usata, ma anche una presentazione più realistica dei vari ambienti di vita (descrizioni, racconti, dialoghi, recitazioni e canti popolari).

Michele Melillo, Centro Studi Pugliesi, Siponto