S. Marco in Lamis: Il paese che ricordo
S. Marco in Lamis: Il paese che ricordo
L'obiettivo principale della ricerca è stato quello di documentare, attraverso il metodo della raccolta di testimonianze orali, una parte rilevante dell'identità storica e culturale della comunità di S. Marco in Lamis. Tale obiettivo si è reso urgente in presenza della trasformazione dirompente, dagli anni '60 in poi, dell'antico mondo contadino e pastorale sottoposto ad un processo di rapida dissoluzione e di subordinazione ai modelli dominanti della città e dell'industria.
Anche S. Marco in Lamis ha subito negli ultimi decenni la sorte degli altri paesi interni del Mezzogiorno: una forte emigrazione verso l'Europa e l'Australia, la caduta verticale dell'occupazione in agricoltura e la marginalizzazione delle categorie agricole non qualificate, la progressiva avanzata del settore terziario (commercio, pubblico impiego, sanità, scuola). Queste trasformazioni sociali ed economiche hanno investito massicciamente il sistema culturale della comunità, portandola velocemente all'esigenza di mediare tra vecchi e nuovi valori, con ritardi, resistenze e compromessi. In questo ambito si è consumata una sorta di etnocidio culturale, a cui peraltro ha fatto riscontro una volontà o istinto di sopravvivenza, ai margini o tra gli interstizi del modello egemone.
Tenendo conto di questo sommario quadro di fondo, il progetto di ricerca denominato Rilevazione, catalogazione e conservazione della cultura popolare di S. Marco in Lamis ha inteso indagare su di una microsocietà, a cui è particolarmente adatto applicare, secondo il criterio della più aggiornata metodologia etnografica, lo strumento delle storie di vita raccontate al registratore. I 55 informatori contattati - 28 maschi e 27 femmine: di cui 22 ottantenni o più che ottantenni - rappresentano le categorie sociali appartenenti al mondo tradizionalmente indicato come "popolare": contadini, braccianti, pastori, artigiani, operai, emigrati, casalinghe.
Dalle testimonianze raccolte è stato possibile ricavare un volume sufficiente di informazioni sulla vita del paese così come era organizzato fino agli anni 40-50: informazioni che, tuttavia, non consentono considerazioni di carattere storico-sociale in senso stretto, poiché le fonti orali non hanno servito l'obiettivo, al di là della loro valenza latamente antropologica, di ricostruire blocchi storici pur limitati, conservando piuttosto la loro caratteristica qualità di materiale provvisorio e asistematico,
Il nastro magnetico registrato è il documento primario in grado di restituire fedelmente condizioni ed elementi sonori originali, permettendo la verifica di una serie di dati fondamentali quali frequenza, ritmi, pause, riflessioni, tonalità, volumi di linguaggio parlato. L'ascolto del nastro magnetico non può essere considerato, d'altronde, una verifica esaustiva. La narrazione si accompagna costantemente alla gestualità del corpo, alla mimica del volto che sottolineano, rafforzano, fanno da contrappunto al discorso. La narrazione consente di verificare in quale misura e in quale direzione il patrimonio tradizionale sia mutato, di accertare la trasformazione o la scomparsa di alcune forme ideologiche, comportamentali ed espressive e la comparsa di nuove e diverse. Gli informatori, una volta abituati e disinibiti alla presenza del registratore, hanno cominciato a trattenersi in conversazioni in cui le narrazioni si inserivano e si articolavano spontaneamente rispetto alle domande poste dai rilevatori.
Oltre al carattere dell'oralità, un elemento di sicura unificazione di queste testimonianze (e che le accomuna, quindi, sono la categoria generale di una cultura definibile come "popolare"), è il veicolo linguistico del dialetto, usato in modo quasi esclusivo dagli informatori delle diverse classi d'età. A tale proposito si è tentato di avviare un censimento del lessico, per il quale si rinvia all'Appendice 1 di questo volume,
La ricerca comprende anello alcuni filmati e dei servizi fotografici riguardanti alcune manifestazioni della vita religiosa (feste, processioni, pellegrinaggi), interviste occasionali e vari materiali relativi al ciclo della vita e alla cultura materiale.
Le testimonianze con dialogo e le interviste sono state integrate dalla compilazione di appositi questionari che riportano varie voci riguardanti i mestieri tradizionali, il ciclo della vita, le feste religiose, i costumi tradizionali, ecc. Le manifestazioni della vita religiosa sono state descritte seguendo il modello di schema FKC.

Opere consultate
Metodologia generale
• A. M. Cirese, Cultura egemonica e culture subalterne, Palermo, Palumbo, 1986.
• B. Pianta, Cultura popolare, Milano, Garzanti, 1982.
Metodologia delle fonti orali
• La memoria che resta, a cura di G.Rinaldi e P. Sobrero, Foggia, Amministrazione Provinciale di Capitanata, 1981.
Religione popolare
• A. Rivera, Il mago, il santo, la morte, la festa, Bari, Dedalo, 1988
Cultura popolare del Gargano
• G. Tancredi, Folclore garganico, Manfredonia, Armillotta e Marino, 1938 (ristampa anastatica del 1983, a cura del Centro di Studi Garganici di Monte S. Angelo, per conto della Banca Popolare di Apricena).