Appunti per una storia di San Marco in Lamis nel Novecento

S. Marco in Lamis: la costruzione di una carbonaia
S. Marco in Lamis: la costruzione di una carbonaia
San Marco in Lamis, unico esempio in tutta la Puglia (Baldacci 1972), è situata in una conca carsica lunga 3 KM e larga circa 1 Km, ad un'altitudine di m.550 s.l.m. Il paese presenta un tessuto urbano con struttura a doppio pettine, disposto, secondo i versanti collinari, con una "forte omogeneità formale'' (Comunità Montana del Gargano 1988). I.a superficie territoriale è vasta 23.356 ha e presenta importanti fenomeni carsici (grava di Zazzano, dolina Pozzatina, grotta di Montenero). La storia del paese è stata condizionala preminentemente dalla vicina badia di S. Giovanni in Lamis (oggi Convento di S. Matteo), nel cui dominio feudale S. Marco rientrò fino al 1793, anno in cui conquistò formalmente il titolo di città. "Coronata da vigne e da orti": così descrivono S. Marco in Lamis alcuni storici locali della prima metà dell'800 (Fraccacreta 1828, Giuliani 1846). E se anche Galanti, qualche decennio prima loda il paese per le sue acque, per il "frumentone'' e per il ''bolo" (Galanti 1984), la situazione d'insieme della comunità rimane drammaticamente ferma a una miseria economica e sociale opprimente che colpisce non pochi comuni garganici: "In alcuni paesi garganici v'ha un aborrimento particolare alle carni degli animali infermi o naturalmente morti, perché si crede volgarmente che il mangiarne sia cagione di antraci. Con tutto ciò vi sono de' poveri che ne fanno provvista a cagione della loro miseria. La classe indigente ha un po' di pane che accompagna o con erbe cotte o crude o con legumi. Al pane però vi mescolano orzo, fave, ceci, ecc. Questa sorte di pane ha prodotto delle escoriazioni al palato e delle indigestioni, Talora i frutti secchi ove ve n'abbiano e talora i soli vegetabili e tra questi le cipolle, i finocchi e la cicuta istessa, sogliono essere i cibi" (Nardella 1975). S. Marco in Lamis arriva all'Unità nazionale condividendo con gran parte del Mezzogiorno la repressione militare e il brigantaggio, gli obblighi del fisco e della leva, un pauroso analfabetismo (il 90% della popolazione), la mancanza di strade, e subendo l'ingiustizia delle usurpazioni demaniali (Nardella 1987a, 1987b e 1989). Domina nel Gargano l'agricoltura estensiva contadina, con la presenza di una grande varietà di rapporti precari e il forte peso di una pastorizia economicamente e socialmente destabilizzante. Tale profilo socioeconomico riconduce i paesi garganici alle condizioni del Mezzogiorno "nudo'' rispetto al Mezzogiorno ''trasformato" delle zone pianeggianti e litoranee. Anche per S. Marco il problema dei demani e della terra è il problema su cui si incardinano le scelte e le strategie che potrebbero risolvere la questione contadina. Negli anni '80 dell'800 il paese partecipa alle agitazioni per il possesso della terra. "... L'antico equilibrio tra masse contadine e proprietà fondiaria nelle campagne foggiane subisce i primi colpi e ne esce tutto sommato abbastanza scosso" (Mascolo 1981). Ma la battaglia che si presenta è troppo impari rispetto al compito immane di creare un movimento capace di organizzarsi per incidere suigli assetti della proprietà e sui privilegi della rendita. Malgrado queste difficoltà nasce a S. Marco, nel 1894, un Circolo Socialista che raggiunge circa 80 unità nel 1896. Tra la fine dell'800 e il 1907-1908 tutta la provincia è attraversata dalla crescita del movimento contadino e operaio: nel 1905, in una manifestazione di protesta, ci sono in paese 4 morti e 40 feriti. "La sede del partito e dei contadini era in un grande sottano a corso Giannone, chiamato 'Lamione'. Di ragazzi se ne contavano una quarantina che davano fastidio agli anziani. In una riunione i compagni anziani ci chiesero di fare un circolo giovanile socialista e di trovarci una casuccia. Questa proposta fu fatta da Antonio Chiaramonte e da Raffaele Sassano, dirigenti dei contadini. A questo punto io e Angelo Beatrice rispondemmo che non si poteva trovare casa senza un impegno degli anziani. Chi pagava? Ci rispose Michele De Vivo: 'La casa ve la dò io, mi dovete pagare almeno la 'fondiaria', cioè quattro ducati all'anno'. Gli anziani si guardarono negli occhi, accettarono e noi a battere le mani. Dopo dieci giorni la casa era pronta. I fitti si pagavano l'otto settembre" (Salvato 1979). In questo quadro, però, continua a crescere l'emigrazione, anche se essa non assume il carattere emorragico del secondo dopoguerra. S. Marco è tra i primi paesi garganici a guardare oltre confine; 2 emigranti nel 1889, 12 nel 1890, 23 nel 1891; e già nel biennio 1912-1913 il 10% della popolazione è fuori Comune. Le condizioni di vita permangono, infatti, durissime in tutto il Gargano, se l’inchiesta Presutti può descrivere così la situazione, estendendola a tutta la Puglia: "Alla vista di questi sotterranei, dove non può penetrare l'aria e la luce che dalla angusta porta, e quando questa resta chiusa si resta completamente al buio, l'animo più sensibile è preso da sconforto e la mente turbata si domanda: “e com'è possibile nel secolo nostro che esseri umani, nati in una regione ove vi è tanta vita e tanto splendore di luce e di sole, possano vivere in questi antri, dove non giunge che poca aria e pochissima luce?”. L'analfabetismo supera il 70% della popolazione e, quindi, pochi lavoratori possono esercitare il diritto di voto. Ancora nel 1907, “appena il 20% dei lavoratori della terra erano iscritti nelle liste elettorali" (Presutti 1909-1911).
Domenico Leggieri, chiamato 'mimì lo stagnaro' nella sua bottega
Domenico Leggieri, chiamato 'mimì lo stagnaro' nella sua bottega
Racconta ancora Salvato: "Nel Tavoliere si poteva andare di inverno e di primavera perché era tutto malaria, e si prendevano le febbri che duravano delle volte anche anni. Il trattamento era un chilo di pane al giorno, un misurino d'olio, centesima parte di un litro, e otto, magari d'estate, dieci soldi al giorno. Al paese si tornava, secondo i posti, ogni venti o trenta giorni, a piedi andata e ritorno, con la bisaccia e il sacco per dormire, e la coperta per coprirsi la notte, Ci si alzava all'alba e la sera si smetteva il lavoro dopo il tramonto del sole, ma prima bisognava rivolgersi verso Monte S. Angelo e dire l'Ave Maria a S. Michele" (Salvato 1979). La guerra e il ventennio fascista bloccano in gran parte il flusso emigratorio. Ma è sintomatico che tra il 1921 e il 1936 S. Marco passi da una popolazione "presente", cioè reale, di 18.214 ab. a 17.697 ab., perdendo perciò ben 2,84 punti percentuali, tanto più rilevanti su una popolazione garganica in crescita (ad esclusione, ma con incidenze meno vistose, di S. Giovanni Rotondo e Monte S. Angelo). Ancora più scoraggiante il dato della percentuale della popolazione attiva su quella "residente": e cioè il 28,18% che è il più basso di tutto il Gargano! In quello stesso 1936 la percentuale di addetti all'agricoltura è del 65,20%, mentre S. Marco è al terzo posto nel Gargano, dopo Manfredonia e Monte S. Angelo, nel settore secondario (19,27%) e in quello terziario (15,59%). Anche se i crudi dati nascondono una realtà complessa, è innegabile l'importanza del secondario, soprattutto se si pensa che negli anni ‘30 è in piena fioritura l’artigianale. Dopo la seconda guerra mondiale (ma in realtà già durante la stessa) in tutta la Capitanata si sviluppa il movimento per la terra, con occupazioni, sommosse, scioperi a rovescio che dicono la virulenza della lotta e l'importanza rinnovata della posta in gioco. I dati INEA (INEA 1947) denunciano una situazione che nella prima metà del '900 non sembra essere mutata sostanzialmente per quanto riguarda l'area garganica. Grandi proprietà fondiarie coesistono stabilmente con un'estrema polverizzazione della piccola proprietà contadina; arretratezza e primitivismo produttivo ne sono le caratteristiche salienti (De Felice 1979), e innescano la forte tensione sociale e di classe in atto nelle campagne. Uno sguardo ad un'indagine condotta dal Consorzio di Bonifica Montana del Gargano (Consorzio di Bonifica Montana del Gargano, s. d.) all'inizio degli anni '60 conferma per S. Marco una piccola proprietà (campionata nelle classi di superficie tra i 5 e i 25 ettari) la cui frammentazione (641 unità distribuite su 5.849 ettari) si evince chiaramente a fronte dei 2.767 ettari in mano a 16 grandi proprietari titolari di terreni tra i 100 e i 500 ettari. La tanto attesa Riforma agraria (contemporanea all'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno) mostra tutte le sue insufficienze e avviene con finalità politiche e metodi organizzativi deformanti, non riuscendo a migliorare né la struttura delle unità produttive né l'organizzazione dei mercati. A goderne sono ancora gli agrari, dei quali molti "si orienteranno verso attività speculative più immediatamente redditizie (edilizia, speculazione di aree fabbricabili, speculazioni finanziarie di ogni genere)'' (Facchini - Iacovino 1982). A questo punto l'unico scampo resta l'emigrazione. Difficile fare i conti anche per S. Marco, che così paga il prezzo terribile dell'abbandono e dell'emarginazione ulteriore delle zone interne. Dal '59 è assente fra il 40% e il 60% degli addetti al settore agricolo. Al 1961 è temporaneamente assente l'11,6% della popolazione, cioè 2.214 cittadini (Acquaviva-Eisermann 1982), In un secolo di Unità si calcola che degli emigranti sammarchesi 4.000 si siano stabiliti in USA, 4.000 in Canada, 3.000 in Argentina e ben 12.000 in Australia (Soccio 1969).

'22/12/55 - Melbourne - Mio caro Cuggino Giuseppe ti scrivo questa lettera/ per farti sapere che noi ci troviamo bene e così/ spero di tutti voi che vi trovate bene caro/ Cuggino abiamo ricevuto la tua lettera coi/ documenti e stiamo unpo scontenti che/ stai sciupato poi la mia mamma/ quando ti ha visto si è messa/ ha piancere noi stiamo bene caro/ cugino ti prego tantto che quando/ti facciamo fare l'atto di richiamo/ di venirti subito qua se poi fai come/ tuo fratello non ti accogli più ma/ speriamo anche per lui qui si danno/ le vote e dicono che ha L'Italia ci/ deve essere una forte guerra e noi/ stiamo molto impensiero caro/ cuggino qui è buono poi non lo so se quando arrivi tu non/ ti deve piacere ma io credo di/ si poi qui e venuto Natale e la/ granta festa chissache cè/ gli negozi tutti pieni di grante cose/ e piazze tutte coperte di lampadine/ e alberi di Natale e sembra un/ paradiso ha me mi piace tanto/ poi se venite voi non lo so/ se vi vuole piacere caro Cuggino/ qui se vai dentro un negozio ti/ perdi dentro ci sono tutte scale/ eletriche e un meraviglia che lo/ initalia non ce niente di gueste/ cose poi ci sono anche dei punti/male ma e buono lo stesso poi ce/il mare e la notte la/ gente che cè sembra tanto bello con/ tante luci accesi caro Cuggino/ adesso vediamo di farti fare l'atto/ di richiama qui sono totti carogna/none vogliono fare più chissa/ quanta scusi prentono in questa/ lettera metto una lira mi face/ sapere se la ricevete mi dovete/ scusare se non vi manto di più/ perche io non ceno la moneta ela do alla/ mia mamma non vi ho che dire vedete/ voi confortatelo voi quello ogni lettera si lagna/ che piange sembre ormai che piange affà/ si vede diverso non vi ho che dire tanti/ cara saluti e baci da me e la mia/ mamma e zio e fratello e papa tanti bacini/ al tuo piccolo e tua cara moglia che ci siamo/ voluti tanto bene la mia mamma vi pensa/so che filomena e malata, io mi dispero che/ non vi posso vedere ha nessuno tanti baci/ ha tutti zie e zii e cugini alaltra lettera/ scrivo ha Lelina e li metto la lira pure/ tanti baci da me tua/ cugina manuela/... i dice alla zia Veneranta se mi può mantare/ quei pinnili che mi prentevo io baci' (Gaggiano 1988).

S. Marco in Lamis: giovane donna al telaio
S. Marco in Lamis: giovane donna al telaio
Negli anni '60, dunque, inizia la trasformazione decisiva che porta S, Marco ad essere paese deruralizzato e deculturato. Le campagne si spopolano o si riducono in gran parte ad una residua conduzione per l'autoconsumo, mentre cresce a dismisura il terziario dei servizi e il nodo del paese, come del Mezzogiorno rimasto 'nudo', resta quello della subordinazione alla città, al centro di potere che eroga assistenza economica in cambio di un adeguamento alle strategie della ristrutturazione sociale. Non c'è più il 'contadino senza terra', ma persistono fenomeni di sottoccupazione e sottoremunerazione, nell'ambito di un bracciantato parcellizzato e sottoposto a una sorta di cronico part-time. Diminuisce non l'occupzione agricola, ma l'occupazione professionale agricola: si riprofila così una nuova 'questione fondiaria' se si pensa all'espansione, negli anni ‘70, della proprietà coltivatrice e delle classi di aziende di ampiezza intermedia (Comunità Montana del Gargano 1988). Da una rilevazione dell’Andromeda Informatica di Milano, aggiornata al febbraio 1989 (Andromeda Informatica 1989), risultano presenti a S. Marco ben 573 braccianti, pari al 3,54% della popolazione, il che confermerebbe, almeno sulla carta, l’andamento ipotizzato. Ma un altro dato si ricava da questa rilevazione, e forse davvero sconcertante: su di una popolazione di 16.185 abitanti, sommando le percentuali relative ad analfabeti, titolati con 3. elementare e titolati con licenza elementare (ed escludendo per prudenza i titolati con licenza media), si giunge a un 42,00% distribuibile realisticamcente tra analfabeti puri, analfabeti di ritorno e semialfabetizzati! Possiamo supporre, in un quadro del genere, che se il 'sistema chiuso' della società arcaica è stato sconfitto (cosi come aveva rilevato la seconda inchiesta di Acquaviva nel 1978 (Acquaviva - Eisermann 1982), gravi problemi restano per S. Marco - e il Gargano - sul tappeto degli anni '90, fondendosi e complicandosi con la questione del risanamento delle amministrazioni e con quella del riassetto complessivo dell'economia provinciale, I vari strumenti oggi a disposizione, dai PUTT ai progetti integrati di intervento capaci di mobilitare le risorse finanziarie necessarie a livello di CEE, di Stato e di Regione (Delta 1989), sono rimasti tuttora sulla carta, mentre incalzano i dati fomiti dalla SVIMEZ e dal 'Sole 24 Ore', tutti convergenti nel sottolineare la caduta verticale dello sviluppo della Capitanata agli ultimi posti delle graduatorie nazionali.