in 'La Capitanata' del 1995 di Tommaso Nardella

Una lettera inedita di Antonio Salandra sul colera del 1886

Panorama invernale di S. Marco in Lamis
Panorama invernale di S. Marco in Lamis
Nella lunga estate del 1886 in Capitanata diverse furono le comunità cittadine colpite dall’epidemia colerica i cui effetti si mostrarono particolarmente devastanti a San Marco in Lamis che allora contava 15.400 abitanti con 910 famiglie 'pari a seimila persone segnate nei registri dei poveri' miste ad un’imponente massa bracciantile disoccupata pur se saltuariamente utilizzata in lavori agricoli stagionali.
Una casa di contadini a San Marco in Lamis
Una casa di contadini a San Marco in Lamis
Un antico popoloso centro garganico sorto, agli albori del secolo XI, sul fondo di un’ampia valle tettonica con vocazione agricolo-pastorale soggetta a ricorrenti crisi economiche acuite dall’endemico contrasto tra 'cesinaroli', piccoli proprietari di terreni boschivi, e pastori per il possesso di un frusto di terra su cui la piovra delle usurpazioni demaniali non aveva ancora allungato i suoi tentacoli. Sempre inadeguato, nonostante il funzionamento di dodici classi elementari, l’impegno municipale di ridurre il numero degli analfabeti e sempre più ampio il divaricamento della forbice sociale tra la 'cenciosa povertà' e il ceto dei 'galantuomini' appartenenti alla media borghesia terriera e di toga nelle cui mani ben salda restava la gestione di Palazzo Badiale che, mutatis mutandis, rappresentava pur sempre nella coscienza popolare il simbolo di un vassallaggio politico-amministrativo contro il quale non mancavano voci di protesta e di dissidenza da parte delle nascenti società di mutuo soccorso e dei liberali di ispirazione ricciardiana. Ma a tenerle a freno, più che le scarse forze dell’ordine, provvedeva la paternalistica influenza di un numeroso clero, nostalgico dei tempi andati e timoroso di novità ritenute 'esiziali per il rispetto delle leggi e della religione'.
S. Marco in Lamis. Focolare in una casa contadina
S. Marco in Lamis. Focolare in una casa contadina
Su 120 cittadini aventi diritto di voto, a partire dal 1860, ben 63 erano sacerdoti che avevano frequentato i seminari di Troia, Manfredonia e Molfetta mossi da indubbia vocazione religiosa ma anche dalla possibilità di una scalata sociale che abolisse nell’altrui ricordo l’estrema umiltà delle loro origini.
Questo, a larghi tratti, allo spirar del XIX secolo, la temperie socio-politica cui fa da sfondo un ambiente fisico chiuso da una cinta di aridi monti, mortificato da un’infinità di condizionamenti di vario genere e natura.
Tra i quali un secolare diffuso degrado igienico da cogliere a piene mani, in tutta la sua drammatica realtà, nella ufficialità di una sincrona relazione sanitaria(Nota 1) della quale si riportano alcuni brani di raccapricciante quotidianità esistenziale.

S. Marco in Lamis. Allevamento casalingo di maiali
S. Marco in Lamis. Allevamento casalingo di maiali
'Tranne i due corsi Umberto I e Giannone, e quattro strade intermedie, che sono lastricate a pietre vulcaniche, tutte le altre strade di San Marco, tra cui diversi angiporti, vicoletti stretti e bassi, a cul di sacco, sono ciottolate, malissimamente ciottolate, se non ciottolate affatto con sottosuolo superficiale permeabilissimo. E nelle strade vengono versate dalle case tutte le immondizie e le sostanze di rifiuto, e spesso anche gli escrementi, specialmente dei malati, diluiti nelle acque luride, da rendere applicabile qui, meglio che altrove, il detto del Budd: ‘le vie sono una continuazione dell’intestino malato’. E per la mancanza di regolare pavimentazione, le acque non scorrono tutte, ma soffermano e ristagnano nelle vie, da formare, con le immondezze, tante pozzanghere permanenti, le quali emettono esalazioni putride, e molto più quando vengono smosse per farne, impastandovi paglia scadentissima, concime, di cui le vie si vedono continuamente ingombrate'.

Anche l’allevamento dei maiali, oltre 15.000 nella primavera del 1886, notevole fonte di sussistenza per diverse famiglie, divenne, per inadeguatezza di condizioni abitative e per assoluta carenza di impianti igienici, causa scatenante per il diffondersi e il ripetersi di letali malattie epidemiche.
Davvero desolante il quadro delle promiscuità abitative:

'E nelle case malsane, nelle abitazioni umide, sporche, fetide, dove vivono spesso agglomerati di diverse famiglie con animali diversi e vari, che si annida la ‘miseria fisiologica’, e, con essa, il ‘degradamento morale’ anche dell’individuo e della famiglia'. Insomma 'come nelle strade insalubri spesseggiano i morbi infettivi, nello stesso modo una casa con aria poca e cattiva, con scarsa luce, lurida ed umida, diventa centro di infezione, dove le epidemie possono sviluppare facilmente e fortemente'.

S. Marco in Lamis. Una foto dell'alluvione del 2009
S. Marco in Lamis. Una foto dell'alluvione del 2009
Inevitabile, in situazioni del genere, l’infuriare di pestilenziali flagelli su di una dolente umanità priva, tra l’altro, di un qualsivoglia asilo di mendicità e di una sufficiente assistenza medica, che nelle ricorrenti gravi emergenze della vita si affida all’aiuto divino e a quello della privata carità non in grado certo di fronteggiare l’assalto di devastanti calamità epidemiche.
Oltre quella 'terribile' del 1836-37, la comunità sammarchese fu colpita dal colera del 1865 e del 1867 cui seguirono nel 1880 quelle del vaiolo 'con strage di bambini non vaccinati' e di febbri tifoidee, nell’anno seguente, unite “in modo epidemico a meningiti cerebro-spinali, di erisipila, febbri puerperali e morbillo nel 1886-87 con un alto numero di decessi e 'fatti codardi e vili in persone, che per la loro carica o posizione sociale non avrebbero dovuto venir meno a quanto loro richiedeva la gravità degli avvenimenti' (Nota 2).
S. Marco in Lamis. Veduta della Chiesa Collegiata
S. Marco in Lamis. Veduta della Chiesa Collegiata
Con inesorabile puntualità ciclica, quasi un predestinato amaro destino, dal luglio al settembre 1886, pur lievemente migliorate le condizioni igieniche del paese e nonostante il generoso contributo di tanti volontari (Nota 3), il morbo asiatico 'crassò' 400 cittadini 170 dei quali perirono con il seppellimento, per misure profilattiche, dei loro corpi 'in una comune fossa cimiteriale' ordinata dal sindaco dott. Giovanni Villani che, avendo già prosciugato le già esauste fonti del bilancio municipale e non riuscendo più a soddisfare le pur minime, elementari richieste di aiuto di una popolazione messa a così dura prova, pensò bene di rivolgersi all’on. prof. Antonio Salandra che in San Marco contava 'carissimi amici' ed estimatori per ottener un conforto, un aiuto onde tentare una possibile via di uscita da una situazione così drammatica.
Ecco da Troia, il 19 settembre 1886, la risposta (Nota 4) dell’illustre parlamentare:

'Egregio Sig. Sindaco,
avrei potuto scriverle da più giorni relativamente all’affare che Ella mi raccomandò; ma non l’ho fatto, pensando alle gran cure che hanno dovuto preoccuparla durante il fiero scoppio dell’epidemia colerica in cotesto Comune. Ora che un miglioramento - speriamo rapido e persistente - si è verificato tengo ad esprimerle che, immediatamente dopo la sua lettera, scrissi al Direttore del Credito Fondiario del Banco di Napoli. N’ebbi in risposta che cotesto Municipio potrà ottenere il mutuo richiesto, purché si conformi alle condizioni imposte al riguardo, in casi simili, ai previsti salvo, com’Ella ben sa, l’ottenere preventivamente l’assenso dell’autorità tutoria.
Quando Ella mi ha presentato la domanda, corredandola degli indispensabili documenti in conformità delle cennate istruzioni, s’Ella vorrà tenermene avvertito, io mi presterò volentieri, per quanto potrò, ad agevolare la conclusione dell’affare, sia per le perizie, sia per le difficoltà che potessero per avventura insorgere circa l’esame dei titoli.
In tale intelligenza auguro cordialmente a Lei ed a tutti i carissimi amici di costà di uscire incolumi dal presente travaglio; e, pregandola dei miei ossequi al commendatore fratello, ne Le soffermo. Devotissimo Antonio Salandra'.

S. Marco in Lamis. Un contenitore con delle castagne, cibo molto utilizzato dai poveri di allora. Ora i castagneti sono abbandonati.
S. Marco in Lamis. Un contenitore con delle castagne, cibo molto utilizzato dai poveri di allora. Ora i castagneti sono abbandonati.
Seguì con vigile cura, come era suo costume, l’iter burocratico della richiesta comunale che, nel volgere di un bimestre, venne accolta dalla direzione del Banco di Napoli con la concessione di un mutuo di lire duecentomila da rateizzare in vent’anni al tasso agevolato del 3 e 1/2 per cento.
Grazie ad un così tempestivo e provvidenziale intervento il sindaco poté prolungare l’assistenza ai convalescenti, assegnare a vedove e orfani un sia pur modesto sussidio mensile rendendo a tanti poveri infelici meno grigi i giorni della disperazione e riprendere i lavori di 'basolamento' di vicoli e strade 'su cui ristagnavano da secoli acque putride e puzzolenti' (Nota 5).
Sembrava che il peggio fosse ormai alle spalle e che la vita, anche se a gran fatica, riprendesse il suo ritmo normale che l’alba tragica del nuovo secolo interromperà adducendo nella Valle dello Starale nuovi lutti mentre altrove si inneggiava al trionfo del progresso civile e dell’umana felicità.