Il 19 luglio 1837, con Pietro Mercaldi, un bracciante di 40 anni, coniugato e domiciliato in Borgo Limosani, si ebbe il primo morto di colera. Il giorno dopo si aveva la pubblica denuncia dello sviluppo dell'epidemia. Secondo precise disposizioni dell'Intendenza, l'Amministrazione comunale avrebbe dovuto redigere settimanalmente uno stato degli avvenimenti colerici; di questi stati settimanali, però, non si conserva traccia nei documenti. L'unico quadro statistico esistente è quello riassuntivo compilato il 28 ottobre 1837, dal quale risulta che il colera avrebbe avuto inizio il 17 luglio e termine il 17 settembre. I casi e i decessi sarebbero stati denunziati come segue (Nota 57):

Morti per colera dal 17 al 22 luglio
Morti per colera dal 17 al 22 luglio
Dal 23 luglio al 22 agosto
Dal 23 luglio al 22 agosto
Dal 23 agosto al 17 settembre
Dal 23 agosto al 17 settembre

Si sarebbero avuti, quindi, 1.187 casi e 359 decessi. I dati esatti però sarebbero questi altri: 1.191 casi e 363 decessi, in quanto nel 1838 una Commissione speciale accertò che nei registri dello Stato Civile erano stati omessi altri quattro decessi per colera (Nota 58).

Di conseguenza, va corretto anche l'altro quadro statistico, distinto per sesso e per età, compilato il 24 ottobre 1837, il quale offrirebbe i seguenti dati (Nota 59):

 

Età dei morti.
Età dei morti.

Considerato che al 31 dicembre 1836 S. Marco in Lamis contava 12.538 abitanti, si deve dedurre che il colera fece registrare un indice di mortalità pari al 28,9 per mille e un indice di letalità pari al 30,4 per cento (Nota 60).
Poiché il numero dei casi non è distinto per sessi, non è possibile sapere se ci fu una maggiore resistenza al morbo da parte dei maschi o da parte delle femmine. Rispetto al numero globale dei casi, comunque, la letalità maschile da un indice del 13,5% e quella femminile del 16,9%.
Sarebbe stato molto interessante rinvenire tra i documenti un elenco nominativo degli ammalati e dei morti di colera per sapere con esattezza quali furono i quartieri e le classi sociali maggiormente colpiti.
Da essi, invece, si ricava appena qualche sommario dato sulla condizione naturale e civile dei morti di colera (Nota 61).
In merito alla prima, è detto che delle 202 femmine 94 sarebbero state nubili, 37 coniugate e 71 vedove, e che dei 161 maschi 93 sarebbero stati celibi e 68 coniugati; in merito alla seconda, è detto solo che sarebbero morti 3 sacerdoti, 3 professori e 8 artieri.
Per colmare tale lacuna abbiamo ritenuto opportuno utilizzare i dati ricavabili dai registri dello Stato Civile, dal momento che abbiamo notato che, sebbene in essi i decessi non portino l'indicazione della causa, sommando tutti quelli avvenuti nel periodo dell'epidemia non si supera di molto il numero di 363. Infatti, tra il 19 luglio, data in cui si ebbe il primo morto di colera, e il 4 settembre, data che segna praticamente la fine dell'epidemia, si contano 382 decessi; però, se ad essi si sottraggono quelli registrati nei giorni 20, 21, 24, 25, 26, 27, 30 luglio e il 1 e 5 agosto, in cui non ci sarebbe stato alcun morto di colera, si scende a 366; aggiungendo, poi, i due decessi registrati in data 17 settembre e gli altri quattro accertati nel 1838 dalla Commissione speciale, si arriva definitivamente a 372. Ciò vuol dire che la differenza rispetto all'effettivo numero dei morti di colera sarebbe solo di 9 unità ed essa altererebbe perciò in minima parte i dati reali. Valga come dimostrazione la riproduzione dello specchietto statistico per sesso e per età sulla base dei dati dello Stato Civile:
Come si vede, la differenza con l'altro riportato poco più sopra, è molto lieve. Attraverso i tre quadri statistici che seguono, perciò, pensiamo di offrire delle indicazioni abbastanza attendibili sulla distribuzione della mortalità tra le varie classi sociali (Nota 62):

Quadro statistico sul numero della popolazione

Stati della popolazione.
Stati della popolazione.
Quadro statistico sulla condizione naturale.
Quadro statistico sulla condizione naturale.

Quadro statistico sulla condizione civile (Nota 63)

Condizione civile.
Condizione civile.

Interessante pure è vedere quali furono i quartieri maggiormente colpiti dal colera. Poiché, come si è detto, nel 1837 l'assetto edilizio di S. Marco comprendeva gli attuali Corso Giannone e Corso Matteotti con tutte le relative strade trasversali, abbiamo pensato di dividere l'abitato in tre sezioni longitudinali: quella posta alla sinistra di Corso Giannone, sul pendio della collina a nord, comrendente pure l'ex Palazzo badiale e il quartiere di S. Giuseppe; quella compresa tra Corso Giannone e Corso Matteotti; e quella posta tra Corso Matteotti e il torrente Iana (Nota 64). In esse i decessi si distribuiscono come segue: 103 nella prima, 90 nella seconda, 133 nella terza.
Se si considera che la prima conosceva certamente una maggiore densità di popolazione rispetto alla terza, si deve dedurre che la più colpita, sia in cifre assolute che in percentuale, fu proprio quest'ultima. La ragione di ciò può essere vista soprattutto nella sua prossima vicinanza al canalone che, trascinando, come si è detto, nel suo alveo acque putride e accogliendo quotidianamente rifiuti solidi, la rendeva igienicamente più vulnerabile rispetto alle altre due. Dei 133 decessi registrati in questa sezione, 80 si ebbero nella zona compresa tra la Collegiata e Via Roma e 53 nell'altra tra Via Roma e Via G. Verdi. Le strade maggiormente colpite risultarono: la Palude, con 20 decessi; Via del Pozzo Grande, con 18; Via Roma, con 15, che potrebbero salire a 25 se si aggiungessero i 3 di Vico Montesano e i 7 di Via dei Mille, sue traverse; l'Orto di Santa Chiara, con 11; Via Garibaldi, con 8; Vico Ceci, con 7.
Per quanto riguarda la prima sezione, si deve notare che la parte meno colpita fu il lungo tratto estendentesi tra Via Scarano e Via Gentile e comprendente anche il Casalotto: 29 decessi, di cui 9 proprio nel Casalotto.
Più colpito, invece, il quartiere della Crocicchia, dove se ne ebbero 21. Ma la zona in cui l'epidemia infierì in modo particolare fu quella posta tra Via De Filippis e la Chiesa di S. Giuseppe, che fece registrare complessivamente 64 decessi, così distribuiti: 7 in Via De Filippis, 15 in Via Stanco, 10 in Via Ciavarella, 11 al Trono del Palazzo badiale e 21 in Via S. Giuseppe.
Nella seconda sezione non si distinguono zone più colpite da zone meno colpite; in essa l'epidemia operò con maggiore uniformità. Tuttavia, una circostanza piuttosto curiosa e sorprendente merita di essere posta senz'altro in evidenza, ed è questa: la zona compresa tra Via Incoronata e via XX Settembre, nonostante si trovasse chiusa tra la Palude da una parte e tra Via De Filippis e il Trono del Palazzo badiale dall'altra, venne minimamente toccata dal colera, contando solo 8 vittime.
Per quanto concerne i due Corsi, infine, va detto che essi, se si tien conto della diversa densità di popolazione, risultarono colpiti più o meno in ugual misura: 14 decessi in Corso Matteotti e 20 in Corso Giannone.
A causa del colera, la mortalità annuale, che nel quinquennio 1832-36 era stata in media pari al 23,7 per mille, passò nel 1837 al 51,1 per mille. Ma per dare un'idea più precisa del movimento di popolazione negli anni immediatamente precedenti e seguenti il colera, si riporta un quadro statistico della natalità e della mortalità relative al decennio 1832-41:

 

Statistica della natalità e della mortalità.
Statistica della natalità e della mortalità.