La Roverella

Piante arboree della Difesa di San Matteo Piante arboree della Difesa di San Matteo

Roverella, Cerro e Leccio sono le tre querce della Difensa. In Italia ce ne sono una decina di specie e tutte sono rinvenibili nella Regione Puglia tanto che questa è detta anche "la Regione delle querce". Il nostro Comune, con tre specie, in un'ipotetica classifica, non si piazzerebbe certamente all'ultimo posto.
Un magnifico esemplare di Roverella, conosciuta col nome di "Cerculòne", si trova sulla strada per S. Severo, un paio di Km sulla destra dopo Stignano. Nella Difensa l'esemplare più vecchio si trova a fianco della piscina Cutinelli.
Se c'è una specie arborea aggrappata al terreno che la ospita così tenacemente da superare anche le prove più dure, questa è la Roverella. Per sua natura è una specie piuttosto termofila (amante del caldo) e xerofila (amante della siccità) per cui la troviamo di preferenza nelle zone più basse del Castanetum, in boschi misti, consociata con il Cerro, il Carpino nero, l'Orniello, l'Acero campestre e l'Acero opàlo. Tuttavia vegeta bene anche verso il confine superiore della zona, in climi più freschi.
Dove altre specie non hanno resistito alle condizioni avverse causate dagli incendi e dal pascolo, la Roverella è subentrata senza particolari problemi tanto che la troviamo tranquillamente anche in zone tipiche del Lauretum e, in particolare, in zone prima occupate dal Leccio.
Altre caratteristiche che fanno della Roverella la regina delle piante resistenti sono: a) il suo adattamento a quasi tutti i tipi di terreno, in modo particolare a quelli calcarei, anche se aridi e rocciosi; b) la grande vitalità della ceppala che le permette di resistere, allo stato di cespuglio, anche nelle situazioni più estreme e di ricostituire lo strato arboreo non appena gli interventi più distruttivi (pascolo, incendi e tagli) cessano.
Date queste caratteristiche, non ci dobbiamo meravigliare affatto che, in certe zone, dove è possibile trovare solo una vegetazione erbacea e cespugliosa in sostituzione di quella arborea fiaccata da pascolo e incendi, le uniche forme di vegetazione arborea siano date proprio dalla Roverella.
La Roverella, in rapporto alla chioma, molto espansa, ha un fusto basso. Questo tipo di portamento non è attenuato neanche quando le piante sono presenti con una forte densità perché, essendo una specie eliòfila, le piante tendono a vegetare distanziate tra di loro. Ne derivano, da un lato, la formazione di tronchi rastremati, cioè con molti rami e biforcazioni, che daranno un legname contorto e pieno di nodi, e, dall'altro, la copertura del suolo da parte di cespugli che vanno a ricoprire gli spazi vuoti.
Da quanto detto sinora è evidente che la Roverella non è adatta per essere governata a fustaia in quanto, attualmente, il suo legname sarebbe di scarso pregio. Questo legname, infatti, per la sua durezza e resistenza, trovava impiego soprattutto nella costruzione di assi per le navi e di traverse ferroviarie, prodotti sostituiti da altri materiali.
Abbiamo detto che la Difensa è costituita soprattutto da Roverella e Cerro e che essa è in fase di conversione verso l'alto fusto. A questo punto sorge spontanea la domanda:
"Se la Roverella non è adatta ad essere governata a fustaia, perché nella Difensa c'è la conversione dal ceduo alla fustaia?". La risposta è che ci sarebbe contraddizione se la produzione di legname dovesse essere la sua funzione principale. Invece, abbiamo visto che qui non lo è in quanto la funzione ricreativa e paesaggistica è preminente. D'altra parte, nelle zone più pianeggianti e con un maggiore strato di terreno attivo della Difensa, c'è il Cerro e non la Roverella.
Per la Roverella, allora, non resta che il governo a ceduo semplice o a ceduo composto con turni di una quindicina di anni. Nelle zone migliori si rilasciano circa 70 matricine per ettaro, ma in quelle rocciose il numero è notevolmente più alto.
Date le caratteristiche di adattamento ai terreni calcarei e rocciosi, in situazioni molto degradate, viene naturale pensare al rimboschimento con la Roverella. In questo caso si introducono prima specie meno esigenti (varie conifere) e poi la Roverella perché essa, anche se resistente ad ogni avversità, per potersi insediare, ha bisogno di un terreno già predisposto e pronto ad accoglierla.
Tuttavia, anche nei terreni buoni e predisposti, la Roverella è utilizzata, agli inizi, assieme ad altre specie. Questo perché, nei primi stadi di sviluppo, si accresce lentamente e quindi può esercitare la difesa del suolo solo dopo molto tempo. Per cui, di solito, è fatta seguire ad altre specie preparatorie.
Dove però la Roverella già esisteva (es. Zona delle Antenne), piuttosto che pensare al rimboschimento con conifere, forse è meglio pensare a impedire il pascolo e dar modo alla Roverella di emettere polloni da ceppaie che, spesso, seppur non visibili, continuano a mantenersi allo stato latente per un lungo periodo di tempo. Si ricorrerà alle conifere solo dove ormai non vi è più traccia della specie.

Caratteristiche

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  • Didascalia foto:

    Roverella: Frutti (ghiande) e foglie

  • Nome scientifico: La Roverella, Quercus pubescens Wild (Fagaceae). In dialetto detta "Streppòne"
  • Albero:

    - poco slanciato;
    - con chioma depressa, emisfe­rica;
    - arriva a 2-3 secoli, anche 7;
    - diametro tronco: sino a 2,5 m.

  • Ramuli:

    - di 1 anno sono pelosi;
    - superiori a 1 anno glabri.

  • Corteccia:

    - brunastra;
    - con scaglie quadrangolari

  • Foglie:

    - caduche, semipersistenti;
    -da giovani: cotonose nella pagina inferiore;
    - da adulte: coriacee, con o sen­za peli;
    - con stipole caduche;
    - forma e dimensioni: varie, di solito con lobi arrotondati e insenature poco profonde;
    - con base a cuneo o a cuore;
    - picciuòlo di 1,5 cm.

  • Fiori:

    Pianta monoica con:
    - fiori maschili in amenti lunghi 5-10 cm. e con asse peloso;
    - fiori femminili in spighette di 3-4 cm. con asse pubescente.

  • Frutti:

    - maturano nel 1° anno;
    - portati in n.ri 3-4 da un pe­duncolo peloso di 1 cm.;
    - ghianda:
    • ovoide
    • 2-3 cm. x 1,5-2 cm.;
    • con strie longitudinali scure
    • con cicatrice piccola, piana o poco convessa, biancastra;
    - cupola:
    • copre circa 1/3 della ghian­da;
    • 1,5-2 cm. di diametro;
    • scaglie numerose, appressa­te, lanceolate.

  • Aneddoto:

    Il cacciatore e la Roverella
    Un cacciatore, preceduto da un paio di agitatissimi segugi, stava seguendo la pista di un cinghiale scappato da una riserva.
    "Un bel posticino, si è scelto l'amico!", disse l'uomo alludendo alla sua probabile preda. "Con le macchie e gli anfratti che ci sono qui, non è difficile nascondersi. Con tutte queste ghiande, poi, non gli manca certo da mangiare. Se non fosse per i cani, non lo scoverebbe nessuno ". Quindi proseguì: "Se le querce non producessero le ghiande, le cose andrebbero certamente in un altro modo".
    "Sicuro!", commentò una vecchia Roverella. "E anche noi non saremmo infastidite da certa gente col fucile sempre pronto! Se noi facciamo le ghiande ", continuò indispettita, "non è per compiacere qualcuno: lo facciamo solo perché questo è il nostro modo di riprodurci".

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