Il Cerro

Panorama della Difesa di San Matteo a San Marco in Lamis Panorama della Difesa di San Matteo a San Marco in Lamis

Il termine è anche sinonimo di albero in generale. 'Nu cérr de nuce' significa un albero di noci. Questo la dice lunga sulla presenza della specie nella zona.
Grossi esemplari di Cerro si trovano nel bosco di Brancia, lungo la strada per S. Nicandro.
Vegeta nelle zone del Castanétum e del Fagétum dove vi sia una certa umidità.
È una pianta molto diffusa nella Difensa ed è, assieme alla Roverella, la più rappresentata. Mentre la Roverella preferisce maggiormente i suoli calcarei e le esposizioni soleggiate, il Cerro preferisce terreni più profondi e freschi nonché i versanti più a Nord.
A tratti troviamo vasti popolamenti di solo Cerro, come ne troviamo di sola Roverella, ma la gran parte delle volte, le due specie coesistono nella stessa zona accentuando però la loro presenza in base alle loro specifiche caratteristiche. Tipica è la disposizione delle due specie lungo i pendii al limitare del bosco. Nelle parti più basse, dove si raccoglie l'acqua di scolo e dove c'è più terreno ed umidità, vegeta il Cerro; man mano che ci allontaniamo dagli alvei dei canali e andiamo su in alto, verso il limite del bosco, dove le zone si presentano con scarsa quantità di terreno, sono più soleggiate ed aride, troviamo la Roverella.
La disposizione è chiarissima nella stagione del riposo vegetativo (autunno-inverno):
la Roverella, che fa da contorno ai popolamenti di Cerro, si distingue per le foglie ancora attaccate ai rami, mentre il Cerro ne è privo. Infatti, mentre il Cerro presenta i suoi rami completamente privi di foglie, la Roverella continua a mantenere parte delle sue foglie sui rami, anche se secche. Esse sono foglie "semipersistenti" e cadono lentamente quando inizia il germogliamento delle gemme in primavera. In tal modo la Roverella, anche in pieno inverno, si presenta con parte delle sue foglie di un bel colore rossiccio-marrone e la si distingue benissimo anche da lontano.
A differenza della Roverella che dà fusti nodosi e contorti, il Cerro dà fusti dritti, colonnari e privi di nodi che danno un ottimo legname da opera; pertanto si presta benissimo ad essere governato a fustaia.
Il Cerro, però, si presta bene anche a un governo a ceduo composto e ceduo semplice;
infatti, dopo il Castagno e il Farnetto, che è un'altra quercia che però non si trova nella Difensa, è la specie più produttiva.
Nelle nostre zone il Cerro viene utilizzato per la produzione di legna e carbone. Viene anche utilizzato per la costruzione di manici di accette, picconi, ecc. e per questo viene preferito al legname di tutte le altre specie.

Caratteristiche

  • Foto: Foto
  • Didascalia foto:

    Cerro. Frutti e foglie. Le scaglie della cupola sono molto allungate e formano una frangia caratteristica

  • Nome scientifico:

    Quercus cerris L. (Fagaceae). Nel dialetto sammarchese il Cerro è denominato 'Cérr'

  • Albero:

    - slanciato;
    - arriva a 200 anni.

  • Ramuli:

    - poco pelosi o glabri;
    - con lenticelle evidenti, bian­castre.

  • Corteccia:

    - grigio-brunastra;
    - con profondi solchi verticali, interrotti da solchi orizzonta­li.

  • Foglie:

    - caduche;
    - glabre;
    - membranacee (cartacee);
    - con stipole caduche;
    - forma e dimensioni: varie, di solito con 7-8 paia di lobi ine­guali con insenature anche molto profonde:
    - con base attenuata o un po' a cuore.

  • Fiori:

    Pianta monoica con:
    - fiori maschili in amenti di 5-8 cm.
    - fiori femminili in spighe (amenti) di 1-5 fiori.

  • Frutti:

    - maturano nel 2° anno;
    - assi fruttiferi con peduncolo inferiore a 1 cm., portanti 1 ghianda o 2-3;
    - ghianda:
    - 2-5 cm. x 1,2-2,2 cm.
    - con apice troncato, ombeli­cato e mucronato;
    - con cicatrice convessa, gros­sa, rossastra, rugosa;
    - cupola:
    - copre circa 1/3 del frutto;
    - scaglie lunghe con apice ri­curvo che formano una fran­gia attorno al bordo della cupola.

  • Aneddoto:

    Il Cerro e i due pastori
    Un Cerro, carico di anni e di esperienze, svolgeva la sua vita senza dar fastidio a nessuno. Ma dalle sue parti c'erano un pastore di vacche ed uno di pecore che erano venuti in dissidio per una vecchia questione di confini.
    I due, recatisi dal Cerro, così gli dissero:
    "Tu che sei nato molto tempo prima che noi vedessimo la luce, fai da testimone e dicci con precisione qua! è il confine stabilito dai nostri vecchi".
    "I vostri padri erano saggi", rispose l'albero "e prima di fissare i limiti della proprietà, concordarono sul fatto che io, già allora in età avanzata, ero utile ad entrambi, non solo perché fornivo ghiande per il pascolo, ma anche perché offrivo, a loro stessi e alle loro bestie, riparo dai raggi cocenti dell'estate e dalle intemperie. Pertanto, erigendomi a testimone vivente, stabilirono che io appartenessi a tutti e due e che non avrebbero eretto steccati né alzato macere, ma che uno poteva andare nel terreno dell'altro e viceversa".
    "Fate dunque come i vostri padri", continuò il Cerro, "e consideratemi proprietà di entrambi. In tal modo, seguendo voi il vostro interesse, io avrò la garanzia della mia salvaguardia. Se io vi dicessi con precisione dove passa il confine, firmerei la mia condanna a morte. Infatti, ognuno di voi, all'insaputa dell'altro, ha fatto venire il boscaiolo a stimare il mio valore in legna".

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