Il bosco 'Difesa san Matteo'.
Il bosco 'Difesa san Matteo'.
Supponiamo che oggi sia una splendida giornata piena di sole e ci venga la voglia d'una passeggiata nel bosco. Giunti a destinazione, subito ci guardiamo attorno, attenti ad ascoltare i rumori del bosco che non sono altro che il canto degli uccelli e lo stormire delle fronde, disturbati appena, di tanto in tanto, dal ronzìo di qualche macchina in lontananza.
Respirando a pieni polmoni, non risparmiamo gli apprezzamenti: 'Bello!', 'Spettacolare!', 'Ah, che aria!', 'Che profumo!'. Poi, quasi per un innato bisogno di conoscenza, osservando un albero, chiediamo a chi ci sta a fianco: 'Che albero è questo?'.
Purtroppo, delusi, spesso attendiamo invano la risposta.
Però noi qualcosa la sappiamo. Infatti, abbiamo già appreso cos'è un bosco (un'entità costituita da alberi e da altre forme biologiche sia vegetali che animali), ma ancora non sappiamo riconoscere le piante. Se poi, oltre a voler riconoscere gli alberi, volessimo sapere qualcosa sul come è fatto un bosco e sul come viene gestito, le risposte da chi ci sta a fianco arriverebbero ancora più difficilmente. Questo perché, a parole, ognuno dice di amare il bosco, ma, in quanto a conoscerlo a fondo, facciamo tutti un po' acqua. È vero che, riguardo alla natura, le cose sono abbastanza complicate, ma esse non sono impossibili da imparare. Non scoraggiamoci, dunque, e cerchiamo di ottenerle, queste risposte. In che modo? Ma è semplice: leggendo attentamente le pagine che seguono.
Per prima cosa risponderemo su come è fatto e su come è gestito un bosco, poi passeremo al riconoscimento delle piante. Come esempio di bosco prenderemo la Difensa, che è vicina al paese ed è di proprietà pubblica e, quindi, anche vostra. Chi è proprietario di qualche cosa cerca di conoscere bene questa cosa in maniera tale che, se la perde o gliela rubano o gliela rovinano, è in grado di riconoscerla, di ripararla. Perciò, aprite bene occhi e orecchie e seguite il ragionamento che vi verrà fatto.
Qualcuno di voi avrà sicuramente visto delle persone che tagliano gli alberi nella Difensa. È gente che ruba la legna' - avrà sentito dire - 'e che dovrebbe andare in galera perché gli alberi bisogna proteggerli e non tagliarli'. Però avrà anche sentito che ci sono delle persone autorizzate a tagliarli. E qui le cose potrebbero cominciare ad essere confuse: gli alberi in un bosco vanno tagliati oppure no?
La risposta, se ricordate, l'abbiamo già data quando abbiamo parlato della funzione produttiva del bosco. Adesso la ripetiamo. Le piante, mediante la fotosintesi clorofilliana, sono in grado di catturare e trasformare l'energia luminosa, proveniente dal sole, in energia chimica che viene incorporata nei frutti, nelle foglie, nella legna. Questa capacità delle piante, all'uomo, fa molto comodo; anzi, questo cerca in tutti i modi di svilupparla e potenziarla per ricavarne un guadagno maggiore.
Il bosco 'Difesa di san Matteo'.
Il bosco 'Difesa di san Matteo'.
L'energia catturata, in parte, viene consumata dalle piante stesse e in parte dai fitòfagi che sono i consumatori di piante (erbivori, insetti, batteri). La differenza tra l'energia catturata e l'energia consumata è l'energia netta, quella che interessa all'uomo.
Negli ecosistemi in equilibrio (es.: nelle foreste vergini) l'energia netta è pari a zero: cioè, l'energia catturata viene tutta consumata e non c'è ne accumulo né perdita. In Italia, e quindi anche a S. Marco, i boschi non sono vergini ma sono antropizzati, il che vuol dire che sono stati modellati dall'uomo durante i secoli.
I boschi antropizzati hanno due caratteristiche:
a) in essi l'uomo si sostituisce ai fitòfagi, cioè consuma parte dell'energia catturata dalle piante al posto dei fitòfagi che sono ridotti al minimo;
b) il bosco non è mai in equilibrio, ma tende al raggiungimento dell'equilibrio. Non appena l'equilibrio sta per essere raggiunto (quando gli alberi sono maturi), subito l'uomo sottrae al bosco un 15-20% della sua energia per spingerlo a catturarne della nuova. E' come se il bosco, dopo aver lavorato, cercasse di sfuggire alla fatica di continuare a lavorare. L'uomo, che è furbo, lo ha capito e, impadronendosi di parte della sua energia, lo fa lavorare sempre. Quando l'uomo, oltre che da furbo, si comporta anche da intelligente, non sfrutta troppo il bosco, altrimenti le piante non ce la fanno più e deperiscono. Purtroppo, bisogna dire che spesso l'uomo si comporta più da furbo che da intelligente, contro il suo stesso interesse, tra l'altro.
In definitiva, non è da credere che in un bosco non bisogna tagliare le piante, ma al contrario: è necessario farlo se no il bosco invecchia e si degrada. Il problema è tutto nel sapere quando e in che quantità effettuare i tagli.
Se avete letto queste righe con facilità, siete stati bravi. Se le avete lette con qualche difficoltà, siete stati bravi lo stesso.
In ogni caso, per digerire definitivamente il concetto della capacità di produrre, ricorriamo ad una storiella.

Il Brutticchio
Un tempo si mieteva solo a mano, con la falce. Quando arrivava l'ora della mietitura tutti gli operai erano impegnati in questo lavoro ed era difficile trovare qualcuno libero. Zi Antonio aveva un piccolo campo da mietere e cercò per tutto il paese un mietitore. Trovò solo il Brutticchio, un uomo che non aveva nessuna voglia di lavorare. Si misero d'accordo su un compenso di cinquantamila lire e andarono in campagna.
"Questo è il campo" disse Zi Antonio. "Quando finisci, ti pago".
Il Brutticchio, dopo che il padrone andò via, guardò il campo e pensò che lo avrebbe mietuto in poco tempo: "Un po' di qua, un po' di là, molto prima di sera ce la faccio. Giacché ho tanto tempo è meglio che mi faccia una dormitina".
La dormitina durò sino a mezzogiorno. Quando il poltrone si svegliò, guardò il sole, ascoltò il brontolio del suo stomaco e disse: "Ora è tempo di mangiare. Più tardi, un po' di qua, un po' di là, mieto il campo prima di sera".
Dopo che ebbe mangiato e bevuto, l'uomo si sentiva appesantito e pensò: "A stomaco pieno non si può lavorare. È meglio che faccia un riposino. Quando mi sveglio, un po' di qua, un po' di là, il campo lo finisco prima di sera".
Il riposino durò sino al tramonto. Quando si svegliò, il Brutticchio vide che ormai il sole stava calando e ritenne che era meglio tornare in paese.
"Ecco il Brutticchio che ritorna!" esclamò Zi Antonio quando lo vide arrivare." Beh, hai finito?" gli chiese.
"Tutto a posto", rispose l'imbroglione. "Pagami!".
"Ecco le cinquantamila lire pattuite" disse Zi Antonio.
"Ma erano cento!" obiettò l'altro.
"Erano cinquanta".
"Ti dico che erano cento", insisteva il Brutticchio. "Ma non voglio litigare. Dammi le cinquantamila lire! E che S. Michele ti faccia trovare il grano ancora tutto in piedi!".