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28.07.02
Ma i pigiami dipendono dai camici
Apriamo una finestra settimanale sulla sanità pugliese? Lascerei volentieri ai lettori la risposta. Inviatela per fax, telefono, posta, Intemet o qualunque altro mezzo: sarebbe un modo di dare ai camici ed ai pigiami la possibilità di sfogarsi, segnalare, protestare, assolvere o condannare tutto ciò che pare loro esecrabile o, al contrario, da salvaguardare. Mi domando, tuttavia, chi mai possa gradire che la voce di "Camici & Pigiami" esca dal confine delle poche righe settimanali dell'inserto "Salute" per piombare con uno spazio maggiore (e soprattutto "focalizzato") sulle questioni della sanità pugliese. Più di qualche "camice" resterebbe perplesso, altri, addirittura, salterebbero sulla solida e ben remunerata poltrona manageriale della propria Asl o sull'inamovibile sedia gestatoria della propria cattedra universitaria.
Ma in questo marasma di voci contrastanti su ciò che è bene fare o disfare perché i pugliesi possano curarsi bene a casa propria, una voce libera da influenze di partito, posizioni di sindacato, strategie massoniche, ordini confessionali, interessi economici (scriverò a titolo gratuito) potrebbe forse far bene anche a loro. Tagli, riordini, malati dimenticati in corsia, morti per malasanità, vivi per miracolo o (che ci crediate o meno, ci sono anche questi) per la bravura dei medici pugliesi che li hanno curati, creano un rumore di fondo troppo alto: una voce libera può aiutare a capire. Per chi non ricordasse, trattasi di libertà credibile, perché pagata col licenziamento in tronco dall'ospedale genovese (avevo avuto l'ardire di definire clientelare la gestione del mio direttore generale) e con il tentativo dell'ordine dei medici di sospendermi dalla professione.
Dunque, cominciamo! La giunta Fitto deve arginare il deficit della sanità pubblica pugliese. L'assessore regionale al Bilancio, dottor Palese, è un medico che ha letto il mio libro "La salute non ha prezzo?" (G. Laterza ed. 2000) e fotocopiato per i colleghi alcune pagine: c'era scritto che la sanità pubblica non può più permettersi di pagare tutto a tutti, perché bisogni, servizi, richieste, spese, non finiscono mai. Né si può pensare che l'assessore alla sanità pugliese gestisca ben otto euro su dieci che la Puglia ha in cassa.
Oltretutto, e mi scuso per la sincerità, la mia breve conoscenza di Salvatore Mazzaracchio non mi permette di vedere in costui la "stoffa" per mettere a frutto tutti quei soldi.
L'assessore Palese, invece, questa stoffa ce l'ha e per di più è un medico. Quando gli raccontano che non si può chiudere, non si deve tagliare, non è giusto accorpare, non bisogna riciclare o addirittura che è "amorale" privare bambini ed anziani di servizi eccetera, eccetera, s'irrigidisce in un granitico "No!". Da medico, sa bene quanti siano gli sprechi, i doppioni, le posizioni parassitarle dell'università, i guadagni esorbitanti di convenzionati abilissimi nel manipolare i Drg, gli imbrogli, le truffe, la pigrizia e le connivenze omertose più o meno organizzate. Il medico del bilancio dottor Palese, tenta di curare un inalato inguaribile gridando:

"Basta, i soldi sono finiti!"

L'opposizione non è morbida: il "teorema" sullo sfascio della sanità è causato, come ha affermato il capogruppo regionale della Quercia, "da un sistema di potere 'collusivo' che ha volutamente eluso i controlli sulle Asl per scopi elettoralistici". Chiaro a tutti che il fuoco a tre ha anche un altro bersaglio: Michele Saccomanno, attuale assessore all'Ambiente, ma responsabile della sanità dal "95 al 2000.
Un'altra voce è quella del Tribunale del malato o Cittadinanza attiva. "No a una sanità dei forti e del ricchi" è il titolo di un'intervista di Teresa Petrangolini. "Stiamo attenti a non smantellare il sistema pubblico, fondato sulla solidarietà, con un sistema che finirebbe per favorire inevitabilmente i più forti e i più ricchi". Così dice la segretaria generale a Famiglia Cristiana, sicura che almeno a San Giovanni Rotondo la cosa sarà letta e meditata. Lo è certamente in Via Cantatore 32 a San Severo, provincia di Foggia, dove Tonino D'Angelo e Ferruccio D'Amore difendono con fatica i diritti dei pigiami.
Il nuovo piano tenta di evitare che la sanità pugliese perda da tutti i buchi, proprio come fa l'acquedotto che dovrebbe portarvi l'acqua in casa. Tagliare il generico e il vecchio per creare eccellenza equivale a dire alla gente:

"Vi sto preparando uno squisito pranzo domenicale, per ora, però, vi tolgo anche il pane".

Caro Fitto, dovrà ammettere che si tratta di una comunicazione capace d'abbindolare i meno attenti, ma inefficace tra chi sa o immagina, cosa c'è dietro. La gestione delle Asl è fatta per foraggiare le varie correnti della coalizione di governo, felici di poter integrare quell'euro per ciascun voto, che la nuova legge assegna. Direttori generali designati dai partiti, appaltano lavori graditi al partiti a costi tali da far vivere i partiti (e qualche altro). Si tratta di soldi destinati ai servizi sanitari. Con un panorama del genere nessun taglio o riordino è accettabile, soprattutto da parte dei medici che ci lavorano. In secondo luogo, non si può chiudere un ospedale piccolo, vecchio, decentrato, dequalificato e anche pericoloso, senza prima dotare quel territorio di servizi che lo sostituiscano, dando a vecchi e cronici l'alternativa all'inutile, ma rassicurante, ricovero.
Non vado oltre, visto che provocare è lecito, ma lo spazio non è sufficiente a far meglio. Spero che la possibilità di incontrarvi periodicamente vi sia gradita e, per ora. Vi lascio, dunque, con una considerazione:

l'eccellenza si ottiene educando medici e infermieri, aggiornandoli e motivandoli. Non servono nuove costruzioni ed immaginifici ospedali super moderni. Se l'Università continua a laureare incompetenti, specializzare annoiati e demotivare chi insegna non ci sarà nessuna eccellenza, tanto meno nell'umanità dei servizi erogati.

Paolo Cornaglia Ferraris
Da 'La Repubblica' - Bari 28.07.02