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02.08.2002
E nel pomeriggio scatta l'occupazione Un presidio di protesta nell'ospedale che subirà il pesante taglio del reparto di ginecologia. Parlano le pazienti
Terlizzi, mamme in guerra "Succederà il finimondo"
Siamo alla rivolta delle mamme. Il reparto di ginecologia e ostetricia dell'ospedale "Sarcone" di Terlizzi è probabilmente il caso più eclatante dell'ultimo "disordine" sanitario voluto dal governatore Fitto. Insieme a tutta l'unità operativa di chirurgia, è stato accorpato all'ospedale di Corato.

"Se chiudono questo reparto, facciamo un casino",

sorride Giovanna Sigrisi nella sua stanza al terzo piano della struttura. Accanto a lei c'è Giuseppe, che ha appena due giorni. Racconta:

"Sono al secondo figlio qui. Non è possibile che compiano uno scempio del genere. Questo dipartimento è un motivo di vanto per tutta la città. Io sono di Terlizzi. Non possono fare uno scempio del genere".

La città si è mobilitata accanto al primario Ernesto Tajani, napoletano, che è in Puglia dal '77. Si è creato un movimento trasversale, da destra a sinistra. Per difendere i figli di questa città. Appena si arriva al primo semaforo, sulla strada che viene da Molfetta, sul cartellone dell'indicazione stradale "Ospedale" oggi è apparso un volantino. "Lo stanno chiudendo", c'è scritto. "Io ho partorito i miei tre figli a Bitonto", racconta nonna Luisa Fanna, mentre in braccio ha la nipotina Simona. "Quindi", continua, "posso fare un paragone. Bene, questa struttura è davvero eccezionale". Quando finisce la frase la signora Vincenza Lo Russo, ostetrica, quasi vorrebbe applaudire. E' nervosa, perché proprio non si riesce a spiegare quello che sta succedendo. Non lo capisce nessuno, a dire il vero. "Perché?", si chiede Gaetano Dagnello, da qualche giorno papà di una splendida bambina. La stessa domanda se la pongono i numeri. Nel 2001 ci sono stati nei reparti di area maternoinfantile del "Sarcone" circa tremila ricoveri. I parti sono stati invece 1019, il trenta per cento dei quali cesarei. "Queste cifre", spiega il primario Tajani, "ci pongono tra le strutture più efficienti di Puglia". Perché allora? "Sinceramente non ce lo riusciamo davvero a spiegare. Non c'è nessuna seria motivazione. Il parametro della grandezza delle strutture ad esempio cade subito perché hanno ridotto notevolmente anche il centro di Molfetta, che ha un bacino d'utenza virtuale molto maggiore del nostro". Dice virtuale, Tajani, perché quello effettivo del suo reparto è davvero eccezionale. Arrivano a partire a Terlizzi donne anche da Altamura, Matera, Andria e Barletta. Sono stati tutti contenti per il presidio di ieri pomeriggio a cui hanno partecipato cittadini, e soprattutto infermieri e dipendenti del "Sarcone". "Per quanto ci riguarda teoricamente non dovrebbe cambiare proprio niente", dice il ginecologo Cesare Marolla, "non ci spaventano certo dieci minuti in macchina ogni giorno. Ma questo reparto non è una catena di montaggio. E' il frutto di anni e anni di un lavoro di un'equipe che solo con gli anni ha acquisito la giusta esperienza e quindi una buona professionalità. Non ce ne andremo così".
Qualcosa la faranno. Non sanno ancora precisamente cosa, ma il reparto non se lo faranno scippare facilmente via. La sezione locale dei Giovani Comunisti è scesa da subito in campo accanto ai medici. Come spiega il suo coordinatore Michele De Palma, "era un dovere nei confronti della città". In mente hanno un progetto: "Occupare in maniera pacifica, senza nessun atto di violenza, un ufficio amministrativo dell'ospedale". "Noi saremo con loro", dice la signora Ottavia Romano. Ieri è nata la sua Maria Pia, che porta fieramente in braccio quasi fosse un trofeo. Quella della signora Romano è il classico caso di come funzioni questo reparto a Molfetta.

"Ho avuto la prima figlia", racconta, "dodici anni fa. Tante volte ho provato da darle un fratellino ma io e mio marito proprio non ci riuscivamo. Ho subito due aborti spontanei. Poi è successo questo miracolo". E subito si gira con un sorriso verso Maria Pia. Poi prende fiato e continua: "La mia è stata una gravidanza a rischio. Fortunatamente però è andato tutto bene. Sono stata fortunata a trovare questi signori. Sono tutti gentili, ti seguono sin dalle prime settimane".

Quello che tutte le donne sottolineano è il risvolto umano:

"Sono professionalmente bravi, certo, ma soprattutto umanamente ineceppibili. Non permetteremo a nessuno di trattare queste persone in questa maniera".

E' una delle più agguerrite, Vittoria Scolamacchia:

"Questa è la mia prima bambina. Il mio secondo figlio deve nascere assolutamente qui. Io vengo da Palombaro, potrei andare a Bitonto. Ma voglio tornare qui".

Sta allattando Claudia, invece mamma Laura Lomuscio. "E' nata con un cesareo. E' stata dura", racconta visibilmente stanca: "Se chiudono il reparto sarei davvero triste. Ci sono affezionata perché tre anni fa ho subito un intervento chirurgico proprio qui. E nonostante, questo, ecco il miracolo". Per ultima, la storia più sintomatica. Ester Alfarano aspetta una bimba. "Nascerà a giorni", dice. Questa signora è ricoverata qui ormai da quasi due mesi. "La mia è una gravidanza davvero complicata. Quando è nata Martina, la mia prima figlia, ho passato praticamente nove mesi a letto". Ester, non se ne vogliano le altre, è ormai diventata la "cocca" del reparto. Non fosse altro, per anzianità di servizio. Ormai è una di loro. "Per questo sono incazzata", dice. "Mi devono spiegare perché. Fitto mi deve dire cosa sta succedendo". Ha studiato a casa, la mamma:

"I reparti di chirurgia di questo ospedale nell'ultimo anno hanno prodotto circa dodici miliardi in più di fatturato di quello di Corato. Non mi venissero a dire che è una questione economica."

Poi si siede sul letto. Micol si chiamerà la sua bimba. E questo ospedale è stato un pò il suo giardino.
Giuliano Foschini
Da 'La Repubblica' di Bari del 02.08.02