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26.07.2002

Ma la protesta dilaga in molti paesi. I primi cittadini: "La Regione ci rovina" Giuseppe Cofano con la sua giunta e il consiglio comunale ha bloccato ieri sera la Statale per Bari: non ci facciamo scippare
Massafra, la rivolta del sindaco azzurro
A Massafra il sindaco di Forza Italia, Giuseppe Cofano, è arrivato a occupare la statale 7 che collega Bari a Taranto.

"La decisione, spiega, l'ha presa all'unanimità il consiglio comunale, questa sera, dopo aver discusso dell'eccessivo ridimensionamento dell'ospedale di Massafra deciso dalla giunta regionale".

Con lui assessori, consiglieri comunali e un centinaio cittadini. Ma la rivolta per il ridimensionamento di decine di ospedali deciso dall'Ares cova anche altrove. A Grumo Appula, ad esempio, il sindaco di Rifondazione, Domenico Rutigliano, minaccia di fare altrettanto

"dobbiamo solo decidere la data, per difendere i reparti del suo paese minacciati dai tagli".

Ma già da qualche mese a Grumo non si nasce più: se fosse nato di questi tempi, Sergio Rubini, l'attore, risulterebbe, all'anagrafe, di Altamura. Anche il grande Carmelo Bene non sarebbe nato a Campi Salentina, dove il reparto di ostetricia è stato soppresso, ma a Lecce. E lo stesso Raffaele Fitto, il Governatore: sarebbe di Scorrano e non di Maglie. Per cambiare la vita delle persone, a cominciare dal primo dato biografico, basta una delibera regionale. Ma il piano dell'Ares non sconvolgerà solo il luogo di nascita di molti pugliesi (fin qui sarebbe solo una curiosità), ma anche abitudini, flussi e di trasporto, piccole e grandi economie. La vita di comunità cresciute intorno a un nosocomio. A Terlizzi, ad esempio, dove è stato soppresso il reparto di ostetricia, fiorai come Giuseppe De Palma, si dovranno cercare nuovi clienti: tra amici e parenti di quelli che se ne vanno anziché di quelli che vengono al mondo.

"Per noi è una mazzata, dice De Palma Siamo qui da quarant'anni: mio nonno aveva un orto vicino all'ospedale. Poi, viste le tante nascite, iniziammo a vendere fiori. Mazzi di rose o lilium per le puerpere. Vengono anche all'alba, a comprarle, da Corato, Ruvo, Bari o Molfetta. Per fortuna facciamo anche servizi funebri".

Smobilita anche tutto l'indotto di negozi sanitari pronti a rifornire le mamme di pannolini, panciere e calze. E soprattutto, si apprestano a far le valigie infermieri e medici. Michele Ficco, ginecologo dell'ospedale, ricorda tutti gli sforzi fatti per scongiurare quest'esito:

"E' andato in fumo il lavoro di 27 anni. Per reggere la concorrenza con gli altri ospedali, abbiamo fatto di tutto, a cominciare dall'aggiornamento professionale: eseguiamo interventi di chirurgia vaginale che altri si sognano. Così siamo riusciti a garantire più di mille parti all'anno. Adesso, invece, tra Corato e San Paolo non c'è più un luogo dove nascere. Un disastro".

Molti sindaci sono sul piede di guerra. Mimì Rutigliano, primo cittadino di Grumo Appula, ha già inviato un telegramma all'assessore alla Sanità Salvatore Mazzaracchio, annunciando iniziative di protesta.

"Organizzeremo un consiglio comunale straordinario e un'iniziativa pubblica che coinvolgerà tutto il paese. Un paio di anni fa abbiamo inaugurato un polo operatorio all'avanguardia: c'era anche Fitto. Invece si preferisce mantenere in piedi un ospedale fatiscente come quello di Gravina, o aspettare quello di Altamura, che chissà quando arriverà".

Per Carlo Avantario, sindaco di Trani, è una doppia sconfitta. Oltre a essere sindaco è anche ginecologo nell'ospedale cittadino. Ma per il suo reparto è stato disposto il trasferimento a Barletta.

"Non riesco a capire i criteri che hanno spinto l'Ares ad agire in questa maniera. Non capisco in base a quali criteri, se politici o geografici, l'ospedale di Barletta debba essere considerato centro di eccellenza. Abbiamo un punto nascite tra i più importanti della Puglia. Credo che questo disegno porterà a ribellioni tra la popolazione, che già sta avvertendo molti disagi per la riduzione dei posti letto già decisa ed è costretta a peregrinare da un paese all'altro".
"Lo sapevo che sarebbe andata a finire così"

commenta da Bitonto Fernando Buonanova. Non è né sindaco, né medico, né infermiere: un semplice ex sottufficiale, di origini salentine, che da paziente, due anni fa, scoprì che l'ospedale dov'era ricoverato era a termine: dopo qualche anno non ci sarebbe stato più.

"Da allora ho iniziato a battagliare. Ho raccolto firme, ho scritto a tutti".

Segue elenco delle personalità "interessate" alla causa dell'ospedale di Bitonto: Salvatore Mazzaracchio, assessore regionale alla Sanità; Giuseppe Mazzitello, prefetto di Bari; Nicola Pice, sindaco di Bitonto; Raffaele Fitto, presidente della Regione; Umberto Veronesi, ministro della Sanità; Giuliano Amato, presidente del Consiglio; Nicola Mancino, presidente del Senato; Luciano Violante, presidente della Camera; Piero Fassino, segretario dei Ds. Persino Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica.

"Mi hanno risposto tutti".

Anche Fitto.

"Ho preso buona nota della vostra cortese e sollecita richiesta del 27 maggio la lettera è del giugno del 2000 che seguirò con particolare attenzione per ogni possibile e consentito intervento". "Ha capito, cosa mi ha scritto? commenta ora Buonanova E invece, adesso, chi non ha la macchina, da Bitonto deve andare a Bari, e di lì prendere un bus per andare al San Paolo. Onestamente, le devo dire che mi sono arreso".

Poi ci ripensa:

"Torneremo alla carica. Tenteremo ancora di salvare l'ospedale di Bitonto".

Davide Carlucci
Da 'La Repubblica' di Bari del 26.07.02