I nuovi file saranno pubblicati, almeno per il momento, nella sezione Download-Astrolabio/.... Clicca su Download!
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!! Download
Toggle Bar

26.07.2002
Sanità, le critiche a Fitto. Se la destra rinnega il suo leader
Il piano ospedaliero che oggi sarà approvato dalla giunta regionale pugliese, quanto meno come proposta, è decisamente un provvedimento di destra. Riduzione dei posti letto nelle strutture pubbliche, taglio consistente dei ricoveri dei cosiddetti "malati acuti", drastico ridimensionamento dei reparti, il contentino dell'assistenza ai lungodegenti, cioè agli anziani, in quei centri che verranno svuotati, accorpati, di fatto cancellati dalla carta geografica della sanità pugliese.
Un'operazione che spianerà la strada ai privati che in questa regione hanno già goduto di un sostegno amministrativo che non ha eguali nel resto d'Italia. Nulla di ciò è condivisibile: il diritto costituzionale alla salute prevede un'assistenza efficace, diffusa sul territorio e, nei limiti del possibile, gratuita per tutti i cittadini. Ma il piano della giunta regionale è esattamente ciò che il centrodestra sta facendo in sede nazionale e nelle altre regioni amministrate dal Polo.
Il governatore Raffaele Fitto ha il merito di essere chiaro: questo è il programma in nome del quale egli ha chiesto voti agli elettori e li ha ottenuti. E il presidente è anche coraggioso: sa benissimo che il ridimensionamento degli ospedali è una bomba, ma tiene fede al suo mandato. E non ha esitato nemmeno a massacrare l'ospedale della sua città, Maglie. Fitto ha una fretta matta di chiudere subito la partita: il suo intuito politico gli fa capire che più s'allarga il dibattito su questa materia, più il suo governo rischia di scricchiolare sull'inevitabile difesa del campanile. Anche gli assessori, si sa, tengono famiglia e amici primari ai quali sarà tolto il posto.
Sorprende, invece, la scandalosa processione dei consiglieri regionali di centrodestra ai quali il piano è stato presentato in anteprima. Consiglieri nei quali cova il malumore per la scure del governatore. Ma che cosa pensavano? Forse credevano di essere stati eletti solo perché avevano sistemato la faccia sorridente di Berlusconi sul loro manifesto elettorale? Oppure qualcuno avrà pure letto il programma dei cento giorni del Cavaliere? Il disappunto del centrodestra è ingiustificabile, ipocrita e meschino.
Il programma sanitario a livello nazionale è speculare a quello di Fitto: se avessero voluto un altro tipo di assistenza, e cioè il mantenimento delle strutture decentrate, gli ospedali paese per paese, avrebbero dovuto sposare la causa dell'emiliano Vasco Errani e non quella della "protesi" di Berlusconi. Anche perché è stato proprio un decreto del governo a tagliare in Italia cinquantamila posti letto per gli ammalati acuti negli ospedali, dove già mancano i posti letto per lungodegenti.
Il sistema è stato semplice: sostenere che i limiti di spesa sono stati sfondati dalla sanità pubblica invece che dal convenzionamento selvaggio con quella privata e stabilire nuovi tetti, ovviamente insufficienti e, se possibile, senza indicare le prestazioni da garantire. Così si delega tutto alle Regioni. In questo modo i governi locali sono spinti verso la privatizzazione delle prestazioni sul modello lombardo. E cioè servizi sanitari pubblici ridotti al minimo per i poveri, con gli altri cittadini costretti a rivolgersi alle mutue e alle assicurazioni private. Col risultato finale di ottenere le prestazioni differenziate tipiche delle strutture sanitarie private: buone per chi ha i soldi, mediocri per lavoratori e pensionati a basso reddito.
Raffaele Fitto non ha fatto altro che applicare alla lettera il dettato berlusconiano: un'impronta decisionista e privatistica che sta colpendo anche la scuola, le pensioni e addirittura la diplomazia. E allora invece di organizzare patetici scioperi della fame per difendere il reparto o l'ospedale o l'amico primario del paese, i consiglieri e i deputati di centrodestra vadano a studiare gli opuscoli del Cavaliere e, dopo aver riletto le storielle di un milione di posti di lavoro e meno tasse per tutti, scoprano che cosa c'è realmente dietro la filosofia della nazione gestita come un'azienda.
E poi, per dignità, non tornino nei collegi a raccontare che quel cattivone di Fitto ha chiuso l'ospedale. Dicano, se hanno un minimo di decoro intellettuale, che Fitto non ha fatto altro che applicare i principi della riforma sanitaria berlusconiana. E lo dicano anche quelle organizzazioni di categoria, mediche e universitarie, che in campagna elettorale hanno martellato col ritornello della sanità pubblica allo sfascio, tanto per offrire una giustificazione pelosa all'enorme numero di ore trascorse dai baroni e dai loro staff nelle case di cura a pagamento piuttosto che nelle corsie e nelle sale operatorie degli ospedali pubblici. Volevano la riforma all'americana? Eccoli serviti.
Domenico Castellaneta
Da 'La Repubblica' di Bari del 26.07.02