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26.07.2002
Oggi la giunta discuterà, ma poi ci sarà un passaggio in commissione e il coinvolgimento delle Asl
Fitto, una strategia morbida per l'eutanasia degli ospedali
Il "governatore" pugliese, Raffaele Fitto, gioca a carte coperte ma non forzerà la mano. Il piano di riordino della rete ospedaliera oggi è all'esame della giunta regionale. Ma non sarà approvato. Nel "burocratese" si parla di adozione. In pratica è una proposta che la giunta fa sua e sottopone al parere della commissione consiliare. Questo è l'unico passaggio istituzionale che sfiora il Consiglio regionale, nemmeno determinante, perché il parere della Commissione è solo consultivo: la giunta potrà poi tenerne conto oppure lasciare tutto com'è. Fra una decina di giorni, il piano potrà essere esecutivo. Insomma l'ordine di tagliare i postiletto, di "smobilitare" e accorpare reparti, partirà prima di partire delle ferie. E non è detto che la giunta impartisca l'ordine agli attuali direttori generali. È possibile che, contestualmente all'approvazione del piano di riordino, l'esecutivo decida di "commissariare" le aziende sanitarie locali, non solo quelle che sono guidate dai manager "scaduti", ma tutte per dare operatività a una "rivoluzione" che resterà aperta ancora per qualche giorno.
Ieri, nuova "full immersion" per Mario Morlacco. Il direttore generale dell'Ares, l'agenzia regionale sanitaria, si è rituffato nei numeri per "smussare" il piano almeno nelle parti che rischiano di "scatenare" una guerra interna alla maggioranza di centrodestra. Difficile capire quali suggerimenti, emersi martedì sera al termine del giro di consultazioni con i consiglieri del centrodestra, abbia trovato udienza. Dopo la "fuga di notizie" sulle anticipazioni del piano consentita dopo la maratona di tre giorni fa nell'ufficio del "governatore", sul piano e sugli aggiornamenti, è ritornato l'embargo, imposto dal presidente in persona. L'aggiornamento però fanno notare in alcuni ambienti del centrodestra non si trasformerà in uno stravolgimento del lavoro già svolto. Ed per questo che ieri, dagli ospedali è partita la corsa al piano. Una ricerca spasmodica di notizie, dettagli, curiosità che ha travolto anche il centralino di "Repubblica".
I numeri di quel piano, se letti in prospettiva, possono diventare vere e proprie sentenze di morte. In alcuni casi di morte improvvisa. Come per i reparti di nefrologia pediatrica, urologia pediatrica, chirurgia vascolare al "Di Venere Giovanni XXIII" di Bari, per radioterapia oncologica e medicina del lavoro del "Perrino" a Brindisi, per i reparti di allergologia, astanteria, day hospital, geriatria, odontoiatria del "Fazzi" di Lecce. Parliamo di ex aziende ospedaliere, che, perdendo l'autonomia comunque resteranno poli d'eccellenza delle rispettive aziende sanitarie locali. Per altri ospedali, i numeri sono una sorta di "dichiarazione di morte presunta" perché conservano postiletto ma dipendenti da altre strutture che fra un anno o due, potrebbero risultare antieconomici e quindi essere definitivamente accorpati alla "casa madre".
Per molti altri la "consolazione" sono i servizi, come laboratori di analisi, radiologia e poliambuatori, che non prevedono posti letto. Nessuno degli "ospedali" però può lamentarsi della generosa distribuzione di postiletto di riabilitazione e, soprattutto, di lungodegenza. È ciò che consente all'assessore alla Sanità, Salvatore Mazzaracchio, di dire che "nessun ospedale sarà chiuso".
Sempre che, in queste corsie "deserte", nessuno abbia memoria sufficiente per ricordare che, qualche anno fa, queste strutture avevano un nome ben preciso: "cronicari".
Piero Ricci
Da 'La Repubblica' di Bari del 26.07.02