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26.07.2002
Durissimo commento del consigliere regionale diessino l'intervista
Carrozzo: "Ormai siamo al mercato delle vacche"
Se il buon giorno si vede dal mattino, Gaetano Carrozzo, il consigliere regionale dei Ds che si occupa di sanità, non nutre molte speranze sull'efficacia del piano di riordino ospedaliero, oggi all'esame della giunta.
Cosa non le aggrada?

"Il modo in cui il presidente Fitto ha voluto discutere il piano con i consiglieri della sua maggioranza. È stupefacente e indegno di una Regione civile. Li ha chiamati provincia per provincia: prima ancora di cominciare siamo già al mercato delle vacche. Fitto invece discuta di cose serie e nelle sedi deputate a discutere, votare, esprimere pareri. E queste sedi si chiamano Consiglio regionale, Conferenze dei Sindaci, confronto con il mondo sindacale, delle professioni sanitarie e delle associazioni".

Ma nel merito, cosa non va?

"È inaccettabile un piano che punta a tagliare esclusivamente nella sanità pubblica senza discutere di quella privata ed ecclesiastica. Voglio dire che si può anche accettare di ridimensionare la rete ospedaliera ma a condizione che si verifichino almeno due condizioni, entrambi inesistenti: lo sviluppo adeguato della sanità territoriale e una rete di emergenza diffusa ed efficace".

Quale suggerimento dà?

"Dire che fine hanno fatto i 200 milioni di euro da trasferire dalla sanità ospedaliera a quella territoriale. E poi il riordino è fortemente condizionato dal piano sanitario che prevede una griglia rigida che impedisce il sussistere di più di una unità operativa nei presidi della stessa azienda sanitaria come per urologia, geriatria, otorino e oculistica. La soppressione di quattro aziende ospedaliere mette in seria difficoltà tutti gli ospedali delle Asl di appartenenza che non potranno avere alcuno di questi reparti".

Quale correzione propone?

"Bisogna modificare il piano sanitario".

E se ci sarà muro?

"La demagogia continuerà ad animare il piano. Dicono che non chiudono nessun ospedale. È vero ma si riducono quelli classificati come medici a stabilimenti sanitari di dubbia classificazione. Così come sono previsti non possono chiamarsi ospedali".

E cosa dovrebbe prevedere il piano, per evitarlo?

"In ciascun presidio ci sia un punto fisso di pronto intervento ospedaliero che garantisca la presenza di una guardia medica attiva per ventiquattro ore. Poi c'è bisogno di una radiologia, di un laboratorio di analisi, di un'ambulanza. Insomma non si può chiamare ospedale un presidio che non abbia i requisiti minimi per un primo approccio diagnostico terapeutico e per la stabilizzazione delle funzioni vitali dei pazienti".

(p. r.)
Da 'La Repubblica di Bari' del 26.07.02