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01.08.2002
E scatta la rivoluzione degli "ospedali morti"
La Puglia non si lascia adulare da Fitto: non solo perché il governatore vuole ghigliottinare gli ospedali, ma perché lo fa con gli occhi bendati. Così la protesta contro il "piano di riordino" è come un fiume in piena, dal nord al sud del tacco d'Italia. E rischia di trasformarsi in una vera e propria rivoluzione, che non è un pranzo di gala e che, soprattutto, non si può fare con eleganza o serenità o delicatezza, tanto meno può essere garbata, cortese, contenuta. Piuttosto, agisce, si propaga e dà quelle che sembrano soltanto le sue prime battaglie.
La Puglia scende in piazza. Domani, a Triggiano e Conversano. Il sindaco del Polo, Denicolò, guiderà un corteo fino al Fallacara insieme con consiglieri comunali, sindacalisti, medici, infermieri:

"Il nosocomio triggianese non può essere ridimensionato, dalla sera alla mattina".

Nell'antica Norba, sono i partiti del centrosinistra ad alzare la voce: l'appuntamento è a piazza XX Settembre, per mettere al bando

"la peggiore riforma che il governo regionale potesse approvare»; eppure, "solo da qualche mese sono stati consegnati i lavori di ristrutturazione dell'intera struttura del Florenzo Iaia, costati ben sette miliardi di vecchie lire".

Soldi sprecati.
A Bitonto il malumore non è uno stato d'animo, ma un avvertimento:

"Clamorose contestazioni vanno già organizzandosi in seno alla città scontenta, e possono sconfinare in gravi situazioni di disordine pubblico".

A Gioia del Colle, il sindaco Povia è come se allargasse le braccia:

"Purtroppo, adesso, per difendere ciò che ci è dovuto, dobbiamo fare leva sulle logiche di campanile. Non possiamo comportarci diversamente di fronte ad un procedimento scellerato che non è condiviso da nessuna forza politica, di maggioranza e di opposizione".

A Terlizzi tirano su un "comitato pro ospedale Michele Sarcone":

"Un ufficio legale valuterà la possibilità di impugnare gli effetti prodotti dalla delibera della Regione".

Da Massafra, il primo Comune ad avere acceso le polveri dei rancori e dei risentimenti, minacciano:

"Mobiliteremo l'intera città. Vogliono riorganizzare la rete ospedaliera secondo amicizie e non nel rispetto delle regole".

E' lo stesso sospetto che nutre Angelo Cera, consigliere regionale del Ccd, uno dei partiti del Polo. Tant'è che chiederà di fare rivivere il presidio ospedaliero del Gargano, tra San Marco in Lamis e Vico.
Il tam tam, ormai, non smette di fare rimbombare da un capo all'altro della regione al suono di fax, documenti e ordini del giorno, irrequietezza e arrabbiature di cui, alla fine, pare che in un modo o nell'altro gli amministratori pugliesi non potranno ignorare gli effetti devastanti, a meno di non volere fare scoppiare una guerra civile, inevitabilmente rozza e violenta, al di là di chi ha ragione e di chi ha torto. Tutto questo perché, come spiegano i sindacalisti della Cgil, il piano

"si presenta frammentario nella sua impostazione, persegue finalità di mero assestamento anziché una reale opera di razionalizzazione, non utilizza adeguatamente tutte le competenze professionali per qualificare meglio la rete sanitaria".

C'è di più:

"Preoccupa fortemente l'assenza di una qualunque quantificazione delle risorse risparmiabili, specie in considerazione del diverso trattamento riservato al settore pubblico, dove il taglio dei posti letto è reale, e a quello privato, per il quale si prevedono consistenti aumenti d'utilizzo".

Le organizzazioni sindacali proclameranno uno "sciopero di tutto il personale" all'ospedale pediatrico Giovanni XXIII:

"L'assessore alla Sanità, Mazzaracchio, aveva sostenuto pubblicamente che l'Ospedaletto dei bambini non avrebbe subito scossoni, però andiamo nella direzione opposta".

Intanto, anche il sindaco di Bari "scopre" che non solo il Giovanni XXIII "sarà declassato", ma che saranno "ridotti i posti letto all'Oncologico". È polemico? No. Sostiene che

"il governo regionale non poteva non intervenire a proposito di una situazione che nel tempo si era progressivamente degradata per scelte dispersive". Ricorda, però, che "la città capoluogo non potrà non essere coinvolta quando bisognerà riorganizzare i distretti sanitari sul territorio"

e vi fa venire il dubbio secondo cui Fitto & C. fino ad oggi hanno giocato a scopa, non a scopare reparti, ambulatori, primari. Basta dare un'occhiata, tuttavia, alla dichiarazione del rettore dell'Università perché ogni perplessità di questo tipo sparisca nel nulla. Secondo Giovanni Girone, e il Senato accademico,

"il piano tende a portare il sistema della tutela della salute della Puglia a livelli soddisfacenti, evitando dispersioni di risorse e andando ad incidere sull'esistente con investimenti mirati".

Tutto è bene quello che finisce bene? Al professor Francesco Schittulli, la signora Gianna Sallustio scrive:

"Leggo su Repubblica l'orrenda notizia del "taglio" del reparto donna all'Oncologico. Certe decisioni sono perfidamente manovrate da politici conniventi con baroni invidiosi. Io, mia figlia Susanna e tante amiche sue pazienti, se si può combattere sia sul piano dell'opinione pubblica sia sul piano legale, siamo con lei".

Lello Parise
Da 'La Repubblica' di Bari del 01.08.02