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01.08.2002
Una risposta al professor Bonomo
La modernità è criticare questo errore

L'intervento su "Repubblica" del professor Martino Bonomo tocca il punto decisivo per la valutazione del Piano di riordino ospedaliero: contiene esso alcuni elementi di modernità? Cercherò di argomentare la mia risposta negativa, dopo aver sottolineato l'unico punto che mi vede d'accordo con Bonomo; non c'è da meravigliarsi; c'è piena sintonia fra la politica sanitaria del governo nazionale e quella della Giunta pugliese; c'è un obiettivo dichiarato, che gli elettori conoscevano: mettere in discussione il carattere universalistico del sistema e privatizzare. Per questo non possono avere diritto di cittadinanza le pseudoclamorose proteste dei vari galli e galletti a Gioia del Colle, dei sindaci polisti sedotti e abbandonati, i ringraziamenti per gli ospedali "salvati" e per le nuove istituzioni per cui mancano le risorse finanziare; è tutto l'armamentario passatista e municipalista che la destra pugliese ci farà vedere. Chi, invece, come noi, contrasta da sempre le scelte liberiste del Polo ha il dovere di contestare, proporre alternative, fare la sua parte nell'interesse dei cittadini, anche per quelli che hanno votato a destra e ai quali non è certo richiesta la stessa coerenza dovuta dal personale politico che mal li rappresenta. La chiusura di un ospedale in assoluto per me non è un tabù.
La Regione Toscana negli anni scorsi ne ha chiusi una trentina; il servizio sanitario è ulteriormente migliorato, ha qualificato le sue punte d'eccellenza, gode della soddisfazione dei cittadini che non pagano ticket e non subiscono delisting. In un sistema davvero moderno anche in Puglia si potrebbero chiudere una decina di ospedali. In un sistema arcaico e deficitario come quello che abbiamo, non se ne può chiudere nessuno, come in pratica si fa con la conversione in cronicari degli ospedali di Ruvo, Minervino, Santeramo, Bitonto, Noci, Ceglie, Mesagne, Monte Sant'Angelo, Campi Salentina, Maglie, Poggiardo, Mottola. Per questo abbiamo chiesto che in tutti i presidi chiamati ospedali ci debba essere una guardia medica, un servizio di radiologia e uno di laboratorio, un'ambulanza di tipo A. Il minimo indispensabile per accogliere un caso di emergenza.
Il ridimensionamento della rete ospedaliera presuppone il funzionamento ottimale dei servizi territoriali (in Puglia spendiamo per questo il 43% del totale della spesa sanitaria, a fronte del 53% dell'Italia e del 57% della Toscana) e il funzionamento della rete d'emergenza e del 118. E' lecito chiedere di fare il punto sulla sperimentazione in corso nell'area metropolitana di Bari? A quando i mezzi di soccorso adeguati, a quando la formazione adeguata dei medici? (Bonomo sa che sulle ambulanze sono stati buttati medici presi dalla graduatoria di medicina generale, dopo la formazione di un solo giorno?).
Per stare all'eccellenza, quella vera, qualcuno dovrà poi spiegare ai pugliesi perché si moltiplicano le cardiochirurgie e si prevede soltanto una unità spinale che ancora non c'è; perché si penalizza l'Istituto Oncologico, perché di fatto non esiste la riabilitazione intensiva, perché si penalizza il Giovanni XXIII la punta di 'eccellenza' in campo pediatrico.
Infine, ecco il massimo dell'anarchia. Persino la Giunta regionale, infatti, è costretta a chiedere chiarimenti sui bilanci di tutte le aziende sanitarie alcuni dei quali sono infarciti di appalti irregolari e dai quali si evince che nel settore della ristorazione ospedaliera, delle pulizie, della cosiddetta logistica e di quanto altro si può inventare per sperperare denaro pubblico si sono create situazioni di monopolio il che presuppone non solo la collaborazione della singola Asl, ma la copertura del potere politico regionale. C'è infine il grande tema delle risorse finanziarie. Quelle attuali non bastano. Il Governo nazionale non si decide a portare la spesa sanitaria nella media europea (7% del prodotto lordo) e soprattutto prepara la devolution concepita dai ministri Bossi e Tremonti che provocherebbe 2900 miliardi di lire di trasferimenti in meno per la Puglia.
Per questo noi pensiamo di essere moderni, opponendoci alla falsa razionalizzazione e chiedendo le risorse necessarie per potenziare i servizi territoriali, ammodernare e qualificare la rete ospedaliera, potenziare la ricerca e l'eccellenza, promuovere la partecipazione democratica e magari chiudere anche il bilancio a pareggio senza tasse e senza ticket come fa la Toscana, con buona gioia anche mia e non solo dell'assessore Palese al quale mi permetto di dare un suggerimento per le vacanze. Quando il 15 agosto avrà, per il momento, finito di tartassare i pugliesi, cerchi di raggiungere il ministro Tremonti e gli spieghi che le scelte del governo porteranno la Puglia e i suoi cittadini ad dissanguamento e gli dica pure che, per sè, rifiuta sin da oggi la parte del vampiro.

Gaetano Carrozzo
Consigliere regionale DS
Da 'La Repubblica' di Bari del 01.08.02