'I Portali. Memorie di pietra nella vita quotidiana di San Marco in Lamis', a cura di Antonio Del Vecchio.

Passeggiata tra le pietre.
Visto che i Comuni interessati al prossimo Giubileo si debbono dotare al più presto di utili strumenti per affrontare il flusso turistico che li attende, ecco che una guida come quella curata da Antonio Del Vecchio per il Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali di San Marco in Lamis, I Portali, Memorie di pietra nella vita quotidiana di San Marco in Lamis (Regione Puglia Crsec Fg/27, 1997, pp. 166, sip), viene a soddisfare un'esigenza non più rinviabile.
Nel lavoro di Del Vecchio sono protagonisti i portali di un paese garganico che si trova sulla strada privilegiata di passaggio per raggiungere il convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, reso famoso nel mondo dalla presenza di Padre Pio da Pietrelcina (proprio di recente proclamato 'venerabile' e prossimo alla beatificazione). Del Vecchio appronta sei itinerari storico-turistici, lungo i quali, mediante l'ausilio di una cartina topografica e un vasto apparato di illustrazioni, è facile muoversi alla ricerca delle testimonianze di una sorprendente 'cultura della pietra'.
Una cultura ricca almeno fin dall'Ottocento, quando le classi sociali tendono a differenziarsi più sensibilmente e a marcare l'ascesa delle proprie fortune anche con visibili segni esteriori. E' nel vecchio centro storico del paese, concentrati soprattutto lungo i due corsi principali, che fioriscono i portali architravati, stemmati, fregiati, a seconda delle tasche o della 'presunzione' dei proprietari. Motivi zoomorfi, vegetali adornano le chiavi d'arco, oppure semplici incisioni dell'anno di costruzione. Il materiale base è la pietra locale, calcarea, che una gloriosa schiera di scalpellini ha modellato secondo tecniche tramandate di generazione in generazione (a San Marco in Lamis essi si chiamano soprattutto De Sol, Gravina, Tiani). Per i lavori di pregio si ricorre ad altre pietre, come quella di Apricena, che oltre ai portali adornano specialmente gli interni insieme ai marmi di più lontana provenienza.
Una passeggiata tra le pietre che è, insomma, anche ritrovare un pezzo non secondario di storia materiale e sociale di un paese meridionale che, avviato lentamente allo sviluppo, non vuol rinunciare alla ricchezza della sua memoria e alla dignità, anche se modesta, di un suo passato 'artistico'.
(da Il Provinciale, Anno IX - n. 12 - Dicembre 1998, p. 4)