Tipologia edilizia ed impianto urbano

Veduta di San Marco in Lamis.
Veduta di San Marco in Lamis.
San Marco, come del resto quasi tutti i centri del Promontorio, non si fonda su un disegno urbanistico predeterminato, ma nasce e si sviluppa principalmente come stazione di sosta per i pellegrini diretti al Santuario dell'Arcangelo Michele in Monte Sant'Angelo, costretti per secoli a passare da questi luoghi, percorrendo la storica 'Via Sacra Langobardorum', che costituisce tuttora l'unico accesso da Ovest per il Gargano. Addirittura un tratto di essa, che attualmente si chiama SS.272, attraversa il centro della città. C'è, inoltre, da evidenziare che l'anzidetta arteria, dipartendosi dal casello autostradale di San Severo, convoglia il flusso turistico, proveniente dal Nord, diretto anche ai vicini Conventi-Santuari di San Matteo e di Maria SS.ma di Stignano, ma soprattutto alla tomba di Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
Dunque, in virtù di siffatta influenza e funzione, la struttura urbana di San Marco viene fortemente condizionata ed assume sin dall'origine (sec. XI) la caratteristica di centro stradale, organizzatosi spontaneamente su un modello tecnicamente definito a 'doppio pettine'. Lo stesso determina le 'insulae' (Nota) e la dimensione dei tipi edilizi. Questi ultimi sono disposti a 'schiera' ortogonalmente agli assi principali, costituiti dalle arterie più importanti e dal tracciato dello stesso 'Canalone' direzionati in senso Est-Ovest, disegnando così un tessuto 'semplice e chiaro' in stretto rapporto con la morfologia dei luoghi.
La continuità degli organismi edilizi, intersecati trasversalmente dalle stradine lastricate o cementate che scendono da entrambi i versanti della vallata delineano l'insieme, esprimendo una 'forte omogeneità ambientale'.
Di questo 'scherzo' buono della natura e dell'uomo se ne accorge durante un suo viaggio per il Promontorio anche Riccardo Bacchelli, che nel suo romanzo Il Brigante di Tacca del Lupo, così descrive lo scenario che si para davanti:

'Come uno spaccato verde tra gli aridi colli, si apriva, fresco d'alba, il vallone dove si stipa San Marco in Lamis, paese singolare per la distribuzione regolare delle strade ai lati della via maestra, onde le rosse, livide file di tetti a due spioventi uguali, uguali anch'esse le case d'altezza e dimensione, si allineano e si spartiscono come un ammattonato a spina'.

Via Bux dipinta da F. P. Borazio nel 1950.
Via Bux dipinta da F. P. Borazio nel 1950.
Il linguaggio architettonico e i materiali utilizzati per le costruzioni a San Marco sono, comunque, più o meno gli stessi che caratterizzano e si richiamano alla tradizione costruttiva del Gargano. Sono quelli più antichi ed usuali: la pietra e il legno.
Si nota, infatti, l'uso del piccolo masso calcareo (la zona è ricca ancora oggi di cave) appena 'sbalzato' (Nota) per l'erezione dei muri perimetrali dei fabbricati, successivamente intonacati con sabbia e calce viva ricavate dalla stessa materia.
Si utilizza la pietra squadrata e scalpellata a faccia vista, come si dirà, per la costruzione dei portali che abbelliscono l'ingresso delle case, con 'chiave d'arco' finemente decorata o stemmata a seconda del ceto sociale, cui appartiene l'immobile. Così pure sono fatti gli stipiti e gli architravi di finestre e balconi, nonché le relative strutture portanti in quasi tutti i fabbricati del centro storico.
Ci si serve della pietra 'lavorata' anche per adornare le facciate e le cantonate di molte case.
Con l'affermarsi dell'artigianato locale, specie nel secolo scorso, case e palazzi gentilizi vengono abbelliti anche con lavori ed invenzioni artistiche rivenienti da altro materiale, quali il ferro e il legno. Il primo viene adoperato per le inferriate di balconi, di loggiati, di scalinate esterne ed interne, per i fregi (Nota) a portoni e porte. Il secondo viene impiegato per infissi, corredati di elementi d'intaglio, e per altre opere di arredo, soprattutto interno.
Non manca, tuttavia, l'uso di altro materiale costruttivo, tipo il mattone, sia a faccia a vista che per l'erezione di muri perimetrali e di qualche loggiato e, più raramente, il tufo.
S. Marco in Lamis. La valle dello Starale in una tavoletta votiva che si trova nel vicino Santuario di S. Matteo.
S. Marco in Lamis. La valle dello Starale in una tavoletta votiva che si trova nel vicino Santuario di S. Matteo.
Gli interni dei quartieri popolari si somigliano un po' tutti. Hanno una struttura mono-bicellulare, con volte in pietra, a cielo aperto, a padiglione o a botte, e più diffusamente con volte in tavolato sorretto da travi incastrati nelle murature perimetrali. Così pure nei piani superiori, dove i solai sono costruiti in massima parte con legname.
In molti casi, agli inizi del secolo, con l'avvento e l'impiego nelle nuove costruzioni delle volte uniformi costruite in mattoni pieni e ferro, il sistema sopra descritto viene abbandonato e soppiantato da quest'ultimo anche in fase di ristrutturazione dell'immobile.
Nelle espansioni edilizie più recenti tali tipi di tecniche e di materiali vengono di nuovo ad essere spazzati via, come altrove, da colate di cemento.
I tetti, un tempo quasi tutti a due o a più spioventi a coppi (Nota) e sovrastati dai caratteristici comignoli, in occasione di ristrutturazione dei fabbricati, sono quasi sempre rimpiazzati da coperture più solide con tegole piatte.
Di diversa concezione e struttura è l'impianto delle abitazioni cosiddette gentilizie e dei signorotti locali in genere. Le stesse nella maggior parte dei casi si sono conservate nel tempo, senza variazione significativa, almeno nell'assetto originario. Forse tutto questo è dovuto al possesso di presunti pregi artistici o meglio all'errato significato che si è dato fino a poco tempo fa al concetto di bene culturale.
I 'palazzi' più caratteristici ed antichi e talune 'copie' di esperienze e di modelli architettonici esterni, incorporati nel tessuto urbano, si affacciano in massima parte nei Corsi Giannone e Matteotti. Essi presentano una strutturazione del tipo 'villa rurale', anche se con dimensioni più ridotte. Si distinguono dal resto dei fabbricati attigui, presentando un ampio portale d'ingresso.
San Marco in Lamis. La Palude.
San Marco in Lamis. La Palude.
All'interno segue un ampio atrio su cui si affacciano (non sempre) le porte degli ambienti siti a piano terra; quindi si sale ai piani superiori attraverso una larga scalinata a tornanti semicircolari con scalini di pietra, raramente in marmo. Soltanto pochi di essi, scolpito o sovrapposto alla chiave d'arco del portale, hanno uno stemma (Nota) a simboleggiare la presunta 'nobiltà' del casato.
Spesso risultano incise soltanto le iniziali del nome e cognome del principale e primo proprietario con la relativa data di costruzione dell'immobile.