Evoluzione demografica ed urbanistica di San Marco in Lamis

Veduta aerea di S. marco in Lamis nel 1972.
Veduta aerea di S. marco in Lamis nel 1972.
Lo sviluppo demografico ed urbanistico di San Marco in Lamis ha un inizio significativo, a partire dalla fine del XVI e perdura per tutto il secolo XVII.
Tutto questo coincide con il trasferimento della sede della badia dal Convento di San Matteo (già di San Giovanni in Lamis) al sottostante casale, della cui origine e genesi si discute ancora, mancando notizie documentate e certe.
Precisamente ciò avvenne nel 1578 con una decisione assunta dall'Abate Commendatario Vincenzo Carrafa, preceduta dalla stipula di una convenzione con la quale si affidava (14 febbraio) ai Francescani dell'Ordine Minoritico la gestione del suddetto convento.
In quel tempo, secondo taluni riferimenti toponomastici riscontrabili in atti notarili dell'epoca, San Marco in Lamis si estendeva nella parte alta attorno al Palazzo Badiale (volgarmente detto 'trono'), nella parte bassa si evidenziava la Palude e, in prosieguo, alcune case di fronte alla Chiesa di Sant'Antonio Abate, nonché appariva compatta la fascia di fabbricati che va dalla Chiesa della Collegiata sino a quella del Purgatorio.
E' nel Settecento, comunque, che il piccolo centro acquisisce la consistenza e la fisionomia di un vero e proprio paese, con una crescita edilizia vertiginosa, giustificata da un incremento altrettanto vertiginoso della popolazione (4.400 all'inizio del secolo, che diventano 8000 nel 1782 e 9000 nel 1793).
In tale periodo l' espansione edilizia ha inizio nella parte frapposta tra Palazzo Badiale e le Murgette, mentre vede il completamento l'agglomerato situato alle spalle della Chiesa di Sant'Antonio Abate e della Chiesa di San Giuseppe a Nord-Est. Nel contempo nasce il quartiere dell'Incoronata di fronte alla Palude, nonché ad Ovest quello di San Bernardino. Successivamente prende forma il quartiere del Casalotto e viene completato il tratto che va dalla palude all'attuale via Roma. Cosicché è immaginabile che nel 1730 la città si estendeva visivamente in tutta quella parte circoscritta tra la Chiesa della Collegiata e il Palazzo Badiale ad Est e la Chiesa del Purgatorio ad Ovest.
Nel decennio successivo si realizza il quartiere della Crucicchia a Nord, la parte sovrastante alla Chiesa del Purgatorio e il reticolato che va da via Roma fino alla Chiesa di Santa Chiara, a Sud. Negli anni seguenti l'azione costruttiva prosegue da questa parte sino a raggiungere l'attuale piazza Gramsci.

Ingresso della Villa Moscatelli visto da F. P. Borazio nel 1950. E' stata distrutta.
Ingresso della Villa Moscatelli visto da F. P. Borazio nel 1950. E' stata distrutta.

Ingresso della Villa Moscatelli visto da F. P. Borazio nel 1950. E' stata distrutta.
Angolo di S. Marco in Lamis dipinto da F. P. Botazio, deceduto nel 1953.
'Fore lu puzzuranne' dipinto nel 1937 da F. P. Borazio.
Uno dei viali di S. Marco in Lamis.
Uno dei viali di S. Marco in Lamis.
San Marco in Lamis: Villa comunale in una vecchia foto. Il palco centenario è stato distrutto nel 2011.

Si può concludere che lo sviluppo edilizio ed urbanistico di San Marco in Lamis in questo secolo raggiunge il suo apice di espansione, dando volto e significato alla città 'storica', così come la vediamo oggi.
Tale incremento è così vistoso e singolare, rispetto ad altri centri abitati del Gargano, da determinare il suo definitivo distacco ed autonomia dal dominio feudale plurisecolare della badia, col passaggio dei poteri alla giurisdizione regia nel 1782 e con l'elevazione del centro abitato a città, formalizzata con il diploma regio nel 1793.
Nel XIX secolo l'attività edilizia ha un andamento più modesto. E ciò, per una serie di cause e di calamità di varia natura succedutesi nel corso dei decenni che seguono: occupazione militare, lotte contadine per il possesso delle terre, brigantaggio, epidemie coleriche, ecc.

S. Marco in Lamis - Corso Matteotti corso matteotti nel 2002.
S. Marco in Lamis - Corso Matteotti corso matteotti nel 2002.
I primi fabbricati a sorgere nell'Ottocento sono quelli che si estendono a Sud, al di fuori del cosiddetto 'Canalone', alias torrente Jana, che attraversa la città (attualmente nel sottosuolo) in senso longitudinale Est-Ovest.
Di conseguenza nascono e si formano i quartieri siti tra piazza Madonna delle Grazie e via Maggiore Solari, quello di Porta San Severo e il primo nucleo abitato di Casarinelli.
In questo secolo fiorisce l'attività artigianale e la città si fa apprezzare anche all'esterno per le originali lavorazioni delle sue maestranze nei campi del ferro, del legno, della pietra, dell'oreficeria, ecc. Tale buon nome si conserva per tutto il secolo successivo, sin ad arrivare ai giorni nostri.
Alla suddetta attività attinge anche il settore dell'edilizia, per opere di decoro e di arredo.
Va evidenziato, infine, che la popolazione, in continua crescita, nonostante le avversità sopraccennate, raggiunge, nel primo censimento dell'Italia unita del 1861, 15.350 abitanti, quasi pari alla consistenza attuale.
Il Novecento comincia con la realizzazione di grandiose opere di bonifica e di arredo urbano, interessando la parte centrale del paese, là dove scorre il fetido (per quei tempi) 'Canalone'. In primo luogo, lo si rende più igienico attraverso una serie di interventi e di canalizzazioni secondarie bonificatrici.
In prossimità di esso si costruisce la maestosa ed artistica Villa Comunale, poi è la volta dei viali che fiancheggiano, in entrambi i lati, la strada maestra (attuale SS.272) e del viale della Rimembranza. Infine, viene la Villetta.
L'insieme, oltre a svolgere la sua benefica funzione di immenso 'polmone verde' costituisce un quadro urbano di somma ed originale bellezza, tanto da suscitare ancora oggi orgoglio e vanto per la cittadinanza ed ammirazione da parte dei visitatori.
San Marco in Lamis - Corso Matteotti nel 2002 - Particolare.
San Marco in Lamis - Corso Matteotti nel 2002 - Particolare.
L'espansione edilizia in questo secolo interessa diverse zone della città. Si comincia nel primo decennio col completamento del quartiere Casarinelli, di via Dante Alighieri in prossimità della Chiesa dell'Addolorata e con l'edificazione dell'area denominata 'Strettola delle Giumente', a Sud-Est. Negli anni successivi si continua l'opera allo 'Strascino' ad Ovest e al Prato ad Est. Si passa, quindi, a realizzare nella zona detta 'Noce del Passo'. Dopo la II Guerra Mondiale si comincia a costruire lungo la fascia che va da rione Prato alla 'curva di Palatella', con l'occupazione delle maglie interposte tra via della Vittoria, via La Piscopia e via San Nicandro.
Negli ultimi anni, oltre alla realizzazione di numerosi fabbricati a Borgo Celano, sorgono nuovi e popolosi quartieri allo Starale, abbracciando una vasta zona che si estende a Nord della provinciale per San Nicandro (per qualche tratto lungo la medesima strada) e dell'omonima via sino alla soprannominata 'curva di Palatella'.
Per metà secolo la popolazione ha continuato la sua costante ascesa, toccando 18.200 abitanti nel 1921 e 22.050 nel 1951. Quindi, in seguito all'acuirsi del fenomeno dell'emigrazione, prima verso i Paesi extraoceanici (Australia, USA) e successivamente verso i Paesi della CEE (Germania, Francia, Belgio), il decremento demografico fu altrettanto costante. Si hanno 19.014 abitanti nel 1961, 16.256 nel 1971, 15.379 nel 1981, 15.248 nel 1991 e 15.221 nel 1994.
Gli stessi sono distribuiti in 4.674 nuclei familiari, che occupano 4.667 abitazioni.
I vani vuoti risultano essere 2.100, in massima parte situati nel centro storico.
Da qui l'urgenza di porre un freno al loro abbandono, attraverso l'attuazione di programmi di recupero e di incentivazione, prevedibili dal nuovo Piano Regolatore Generale, la cui bozza di documento preliminare è già pronta per essere discussa ed approvata dal Consiglio comunale. Con esso si disciplinerà lo sviluppo urbanistico ed edilizio prossimo futuro. Quello degli ultimi decenni, invece, è stato e continua ad essere regolato dal Piano di Fabbricazione, vigente dal 1973.