Il Diavoletto, Anno XIII, N. 269, 20 novembre 1860.

I Mille
I Mille
[...] A commento dell' ordine del giorno del re Vittorio Emanuele ai soldati di Garibaldi, ci serviremo, non delle nostre parole, ma di quelle del Movimento, giornale liberale di Genova, al quale in proposito si scrive da Napoli:
“Napoli 13 novembre. Ogni giorno che passa ci apporta nuovi disinganni sul procedere dei nuovi governanti. Io vi avevo detto che era stato domandato un progetto per l'ordinamento dell'armata garibaldiana. Che questo progetto formulato da Bixio, Cosenz, Sirtori, Türr e Medici, era stato presentato, e che si credeva sarebbe stato accolto, almeno in massima, poiché nel mentre provvedeva al futuro organamento dei corpi dei volontari, non disgustava per ora questo elemento che ci è ancora tanto necessario. Ma io vi faccio proprio i conti senza l'oste, e l'oste Farini venne a darmi subito una mentita.
Non corpi garibaldiani, non cacciatori delle Alpi, non volontarii; di tutta questa roba, il paese non ne ha bisogno. Se ne vadano a casa, o se pur vogliono restare che prendano la ferma per due anni, siavi o no guerra, e perdano la loro individualità nel numero di un reggimento qualunque. Questa né più, né meno è la peregrina disposizione del nuovo Governo, questa è l'aspettata soluzione del difficile problema. L'ordine del giorno che vi compiego, e che venne letto questa mattina a tutte le divisioni dell'armata meridionale, si è la risposta di quanto si aspettava, e la prova della verità che io dico. Si comincia dagli elogi! Che l'armata meridiomale comandata dal generale Garibaldi ha ben meritato del paese e del re - e questo va benissimo. Nessuno, crediamo, dubitò mai di questo vero, dopo lo sbarco di Marsala, la vittoria di Calatafimi, la presa di Palermo, la battaglia di Milazzo, la capitolazione di Messina, lo sbarco nelle Calabrie, la vittoria di Reggio, di Fiumara, di Soveria, di Napoli, del Volturno, di Capua. Dopo insomma che mediante questa armata e il loro generale aveano dato dieci milioni di italiani a Vittorio Emanuele, rovesciando un trono con centomila baionette. Ma dopo l'elogio, viene il ben servito.
Chi vuole andarsene a casa, vada: gli sarà dato un compenso per il viaggio. Se vogliono restare, sono avvertiti che dovranno rimanere per due anni soldati, e soldati organizzati secondo le leggi e regolamenti dell'esercito - vale a dire che prenderanno numero dopo i reggimenti che già sono, e siccome saranno in formazione contemporaneamente coi nuovi reggimenti napoletani, così troveranno forse a fianco dei soldati contro i quali hanno combattuto, e comandati forse da ufficiali che hanno servito i Borboni.
E per gli ufficiali dell'armata meridiomale? gli ufficiali, o se ne vadano anch'essi, o cadano sotto lo scrutinio di una commissione, che dovrà giudicare secondo i documenti, e che poi avrà il diritto di proporre! quindi ancora il dubbio che le proposte sieno accettate.
I Mille
I Mille
E questa la prospettiva che si fece all'armata di Garibaldi e non è certo azzardar giudizii il dire fin d'ora che l'armata di Garibaldi è sciolta. Ma, mi direte, perchè quest'odio, questa rabbia, contro tutto ciò che sa di Garibaldi? perchè mai domanda un progetto di nuovo organamento, cui aveva già deciso di non tenerne conto? io non vi farò la risposta, che troppo amare parole dovrei pronunziare, e troppo alto forse dovrebbe cadere il mio biasimo. Io dirò solo che a questo modo non si fa, ma si disfa il Paese.
Che si dimentica troppo presto che l'Italia non è ancora una, ma imponenti nemici sono ancora accampati in molte delle vicine città: che questi nemici sono forti e numerosi e che per combatterli ci sono necessarie tutte forze vive della Nazione. Che l'elemento volontario è la principale di queste forze vive. E che nell'ora della battaglia dovremo ancora avere il suo valevole concorso. Che disgustar adesso i volontarii, è tagliare i nervi a quell'azione potente, energica e generosa che figlia della Nazione, deve formar la Nazione, e getta lo scoraggiamento e il disgusto, laddove ne troverebbe la confidenza e l'ardore. Che finalmente si fa onta a que' generosi ai quali si disse che hanno ben meritato del Paese e del re. Queste sono le conseguenze, signori governanti, dei vostri patriottici concetti!
Ma nel giorno in cui si scrivevano tali disposizioni, che si scioglieva l'armata di Garibaldi, il Giornale ufficiale di Napoli, ci portava la nomina, datata da Sessa il 6 novembre, di Garibaldi a generale d'armata. Gli si toglie l'armata, e lo si fa generale! Rifiutò maggiori onori, accetterà questo? Nol so, ma mi si assicura, che una commissione di ufficiali superiori dell'armata, sarà incaricata a portare a Caprera il nuovo brevetto, per farlo accettare. Il mezzo non è cattivo, ma l'atto non è bello. Intanto per Caprera domani, partirà l'Emma, goletta di Dumas che la manda a mettersi a disposizione del suo amico, finchè abiterà quell'isola.
Quest'oggi ritornarono in Napoli da Gaeta i mille prigionieri garibaldiani che vennero cambiati”.