1860-1870 I problemi dell'unità in Capitanata, Catalogo della mostra, a cura di Pasquale di Cicco, Archivio di Stato di Foggia, Foggia, 1982

"Giungendo a conoscere noi stessi, porremo un termine alle leggiere illusioni ed ai falsi giudizi. E se le nostre investigazioni non ci daranno altro risultato da quello infuori di mettere a nudo le nostre piaghe, ciò gioverà, perché potremo cosi ricercarne i rimedi".
(G. Scelsi, Statistica generale della provincia di Capitanata).

Giacinto Scelsi e la sua indagine sulla Capitanata
di Pasquale di Cicco *
Capitanata ignota: quest'espressione che sarebbe stato il titolo alquanto enfatico di un interessante e documentato opuscolo della fine del secolo scorso, ancor più a buon diritto e convenientemente, un quarantennio innanzi, poteva valere a qualificare la condizione della provincia di Foggia.
Essa, difatti, quando con l'Unità nazionale entra a far parte del nuovo regno, è veramente ben poco conosciuta in quelli che sono i suoi caratteri essenziali, le reali risorse, gli effettivi mezzi di progresso economico culturale sociale, in quelli che sono i suoi maggiori bisogni e le profonde carenze determinate da oggettivi ostacoli o da errate scelte umane.
E gli avvenimenti, spesso drammatici, di cui sarà teatro fra il 1860 ed 1865 concorreranno a loro volta alla formazione sul piano nazionale di una sua visione imprecisa e parecchio distorta.
L'ignoranza o, per dir meglio, l'insufficiente e non aggiornata conoscenza della situazione della provincia non mancherà di avere influenza sulle decisioni che per essa adotteranno le nuove autorità, in sede centrale e periferica, in materia di interventi strettamente economici, nel campo delle opere pubbliche, nella lotta contro il "brigantaggio", e cosi via.
Né, d'altronde, poteva essere diversamente. Superati dai tempi nuovi tutti i lavori informativi, di varia epoca e qualità, cui era possibile far capo per una prima serie di dati d'insieme, quali i mezzi di allora avevano consentito di raccogliere - dalle osservazioni dell'abate Longano alla relazione del Galanti di fine Settecento, dagli studi del Manicone e del Rosati all'indagine murattiana - la Capitanata del 1860 è ormai sprovvista di uno strumento conoscitivo che la riguardi e che sia attuale e generale.
Le varie ricerche e studi della reale società economica di Foggia, nei quali si faceva distinto in particolare il nome di Francesco Della Martora, per diversi decenni segretario dell'organismo pur detenendo il pregio di fornire ad amministratori pubblici ed a studiosi molti e sicuri elementi per il periodo fra la Restaurazione e l'Unità, tanto facevano solo settorialmente, nei temi di esclusivo interesse istituzionale della società stessa.
L'assenza di indagini fondate su criteri più o meno scientifici di rilevamento di ogni altro aspetto sociale che travalicasse quello propriamente economico, dalla situazione sanitaria alla questione demografica, dalla frequenza scolastica al crudele fenomeno degli "esposti", dall'esame della tipicità dei reati allo stato delle carceri, ad esempio, garantiva invece un quadro del tutto monco ed incompleto della vita della provincia.
Proprio il contrario di quello che si poteva desiderare da parte dei nuovi reggitori della cosa pubblica, interessati a conoscere le situazioni locali, della Capitanata come dell'intero Mezzogiorno, per poter intervenire dove necessario e, cosi agendo, far toccare con mano, per cosi dire, dalle varie popolazioni i vantaggi della raggiunta unità e conquistare un consenso dalle radici più salde di quelle che un tanto corale quanto improvviso plebiscito era stato capace di piantare.
L'ampia lacuna sarà colmata, per quanto allora possibile, da Giacinto Scelsi, prefetto di Foggia dall'1 gennaio 1866, per diciotto mesi.
D'origine siciliana e amico di Crispi, benché giovane, possiede già una notevole esperienza amministrativa che una ulteriore lunga carriera provvederà ad arricchire e della quale resteranno tracce anche in molte altre provincie da lui governate, dopo Foggia.
Il Villani, tratteggiando la "cinematografia" dei prefetti che si avvicendarono in palazzo Dogana nel primo decennio unitario, rileva che, "la provincia di Capitanata deve al prefetto Scelsi se i suoi contribuenti appunto nell'anno 1866 non siano stati fatti segno ad una rovina finanziaria relativamente al prestito nazionale imposto dal governo ai contribuenti dello Stato, non essendo essi, pel cattivo ricolto di quell'anno, assolutamente in condizioni di esprimere ulteriore succo dalle loro borse, pur troppo esauste ed essiccate", e racconta come questo funzionario, con personale impegno di buon amministratore, abbia saputo acquisire una tale benemerenza.
Ad altro livello, può riconoscersi allo Scelsi di aver parimenti benemeritato della gente dauna con il suo lavoro d'indagine poi edito con il titolo Statistica generale della provincia di Capitanata, un'opera fondamentale per la conoscenza della provincia nei primi anni dopo l'unità, un punto di riferimento obbligato e sicuro per ogni studio in argomento.
Da lui avviata, come fase della "raccolta di notizie", poco dopo aver preso possesso dell'ufficio, con circolare del 16 febbraio 1866, n. 11, diretta ai "Signori Funzionari che reggono le diverse Amministrazioni della Provincia di Foggia, “per avere dalla loro cortesia i dati più precisi sul rispettivo ramo di servizio, unitamente a quelle savie osservazioni che sono il frutto della loro provata esperienza", la Statistica è già a stampa l'anno dopo, per i tipi di Giuseppe Bernardoni di Milano.
Una vera prova di efficienza degli uffici prefettizi cui spettò di sistemare e di elaborare gli elementi inviati dai vari informatori, ma anche di una chiara visione organizzativa dello Scelsi, non nuovo peraltro ad imprese di questo genere e che in seguito saprà anche perfezionare.
Lo spirito del lavoro è informato al "conoscere per provvedere", come sottolineano le parole di un brano di Le industrie di Puglia del Rosati riportate all'inizio del volume, che, in un discorso rielaborato per l'occasione della stampa, contiene le "condizioni economiche, amministrative, morali e politiche della provincia di Capitanata esposte dal Prefetto commendatore G. Scelsi al Consiglio Provinciale nella Sessione ordinaria del 1866", giusta il sistema allora vigente.
L'esposizione che il prefetto fa al consesso provinciale il 21 novembre 1866 ("più fortunato dei miei illustri predecessori, la cui opera venne assorbita dalle anomali condizioni della pubblica sicurezza e dall'attuamento delle nuove istituzioni, potrò inaugurare l'era amministrativa", afferma egli con convinzione) si divide in tré parti che, partendo da una raccolta di informazioni molto ampia e che non ha trascurato alcun importante settore della società, sintetizzano un panorama della Capitanata raccomandabile per la generale precisione ed informazione "in verticale".
Nella prima parte dedicata allo stato economico, dopo brevissimi cenni storici, si ha una trattazione, ora più ora meno diffusa, del territorio della Capitanata, della popolazione, dell'agricoltura, del Tavoliere di Puglia, dei demani comunali, del debito ipotecario, delle irrigazioni e bonifiche, della pastorizia, dei boschi, delle arti e delle industrie, del commercio, delle fiere e mercati, dei pesi e misure, delle strade, dei tributi.
In essa, come nelle parti seguenti, trovano non solo riepilogo ma anche illustrazione non passiva i dati quantitativi di base, che lo Scelsi interpreta sovente con accortezza, ricavando lo spunto per suggerire modi di intervento o per segnalare disfunzioni che meritano di essere eliminate.
La Capitanata, con una superficie di Km2. 7.652,18 di cui 4.119 in pianura, 1.551 in collina, 1.574,18 in montagna e 408 sommersi o acquitrinosi, è la settima provincia del regno. Rispetto al 1861, il numero dei suoi comuni è diminuito da 64 e 53, per la nuova circoscrizione amministrativa, la sua popolazione è scesa da 352.000 e 312.885 abitanti (maschi 154.098, femmine 158.787) che formano 70.282 famiglie. La vita media degli abitanti è di anni 29,77, per le "non liete condizioni economiche e sanitarie", contro la vita media nazionale che è di anni 31,77.
Se, per numero di abitanti, è la 31. provincia del regno, per densità di popolazione è fra le ultime, contando appena 40,89 abitanti per Km/q.. Dividendo questa scarsa popolazione in base alla sua attività lavorativa, ne deriva che 96.964 persone sono addette all'agricoltura, 29.901 alle industrie, 8.059 al commercio, 4.985 alle professioni liberali, 2.523 al culto, 1.196 al servizio delle pubbliche amministrazioni, 2.427 alla sicurezza interna ed estera dello Stato, 3.884 ai servizi domestici. I possidenti sono 11.132, i poveri 3.161, i senza professione 145.953, compresi i fanciulli e le donne che non hanno lavori remunerativi.
Il territorio coltivato della provincia si estende per h. 231.070, 76,49 ed è per la maggior parte destinato a grano, granone, biade, legumi e patate, che occupano 1/4 dell'intera superficie, mentre le altre colture (vigneti, oliveti, cotone, foraggi, ecc.), diffuse particolarmente nel Gargano e nel Subappennino, ne impegnano solo 1/7.
"L'agricoltura non informata ad alcun principio di vita o di scienza, rimane tuttavia un'opera materiale e di abitudine stantia. La terra, sfruttata continuamente con un sol prodotto rende pochissimo, e talvolta nemmanco le spese. Le operazioni agricole compiendosi tuttora con grezzi strumenti, costano molto ed assorbono in gran parte il valore del prodotto. Prostrata come trovasi la pastorizia, potente ausiliario dell'agricoltura, senza regolari processi agrari, col difetto di letame e di buoni sistemi di concimazione e di avvicendamenti, il disquilibrio economico della Provincia è inevitabile".
Il progresso dell'agricoltura trova impedimento non solo nell'imperizia degli agricoltori - e la diffusione dell'istruzione pubblica in generale e la creazione di una cattedra ambulante di agricoltura con finalità eminentemente pratiche possono essere di qualche rimedio - ma anche nella cattiva distribuzione della proprietà e nei demani comunali. Il sistema del Tavoliere di Puglia ha privilegiato al massimo grado la proprietà pubblica, avversato la privata e solo da poco una legge, la 26 febbraio 1865 n. 2168, ha "sciolto l'importante problema del Tavoliere secondo i principi di giustizia e di buona economia". Vi è purtroppo da lamentare che non molti dei censuari hanno sinora profittato "del bandito affrancamento": solo 500 domande sono state presentate su circa 20.000 possessori.
Ne con maggiore speditezza procede l'abolizione e la divisione dei demani decisa fin dal 1806. Questa "sapiente misura sotto il doppio aspetto economico e sociale", favorita a parole, trascurata nei fatti dal passato governo "lieto di potersene servire come efficace minaccia contro i possidenti, ogni qual volta mostravansi gli spiriti agitati dalla febbre rivoluzionaria", ripresa dall'attuale governo "con più onesti intendimenti", incontra invero molti e gravi ostacoli e subisce gran ritardo per il "brigantaggio, il morbo asiatico, i pregiudizi e le corte vedute di alcuni municipi, gli intrighi disonesti degli usurpatori, il difetto di personale che alla voluta probità accoppi la necessaria attitudine".
Ma altri gravi ostacoli per lo sviluppo dell'agricoltura vanno superati, e sono la mancanza di capitali e la scarsità dell'acqua. Bisogna istituire "su basi ferme il credito fondiario", allargare "la sfera di circolazione del numerario" e sviluppare "lo spirito di associazione; giacché dove la forza individuale non basta, gli sforzi collettivi devono subentrare". Bisogna introdurre in Capitanata l'irrigazione, non con un sistema unico, ma con quello che permetta di utilizzare tutte le possibilità esistenti (sorgenti, canalizzazioni di acque che impaludano, pozzi ordinar! e artesiani, derivazioni di acque dal Fortore, dall'Ofanto, dal Calore, dal Celone, dal Carapella e dal Cervaro) e l'amministrazione provinciale dovrebbe facilitare l'impresa concedendo sussidi, senza assumersene il pieno carico ed i connessi rischi, cosi come è avvenuto per il canale Cavour in Piemonte e per i sistemi di irrigazione del Veneto e della Lombardia. Bisogna infine procedere alla bonifica delle paludi, che si estendono su ben 6.619 ettari di terra e nuocciono ai vicini abitati di Carpino e d'Ischitella (paludi di Varano), di Vieste (pantano di Malascarpa), di Zapponeta (pantano Salso).
Anche la pastorizia, "sorella primogenita dell'industria agricola", è in crisi, e tutto il bestiame che pascola nel Tavoliere non giunge ormai a mezzo milione di capi, tra animali grandi e piccoli, mentre circa un cinquantennio prima ascendeva ad un milione e mezzo di capi. Per risollevarne le sorti, conviene far migliorare i pascoli con l'irrigazione, creare comodi ovili, non tenere più gli animali all'aperto nelle notti d'inverno, perfezionare le razze e inoltre che i proprietari, almeno i più agiati, ora dipendenti completamente da massari e curateli nel governo delle proprie industrie, si curino di apprendere le buone tecniche di conduzione agricola e pastorale con "brevi e facili viaggi in Toscana, in Lombardia, nella Svizzera".
La superficie boschiva della provincia (h. 98.096,84, di cui metà dei privati, 4.185 dello Stato, il resto dei comuni e di altri enti) va protetta sot-traendola "all'avida scure del colono, all'abuso del pascolo di ogni sorte di bestiame, e specialmente quello dannosissimo delle capre, alle continue disoneste usurpazioni... (alla) altra causa di distruzione, il brigantaggio" degli ultimi anni. Possono contribuire a far ottenere questo risultato l'aumento del personale di custodia, la sua migliore organizzazione (quello comunale dovrebbe dipendere dal ramo forestale), l'adozione di regolamenti di polizia rurale e silvana da parte dei comuni, ma anche l'alienazione di alcuni bo­schi, poco redditizi nelle mani degli enti ma che "divenendo patrimonio dei privati, di molto avvantaggerebbero la pubblica ricchezza".
Riferendosi alle arti e alle manifatture il discorso di Scelsi non si colora di tinte più ottimistiche: "finora l'industria manifattrice può dirsi pressocchè ignota, e tranne uno scheletro di arti tessili, di fabbricazione di ceramica, di paste, di liquirizia e di rosoli, non abbiamo altro su cui fermare la nostra attenzione".
La tessitura, difatti, si esercita in 39 comuni con 2.426 telai di rozza fattura; a Roseto si gualcano stoffe, ed un solo lanificio, ma "di mediocre importanza", si rinviene nel convento di San Matteo presso S. Marco in Lamis.
Fabbriche di ceramica sono a Lucera, Cerignola, San Severo, Torremaggiore, Serracapriola ed Ascoli, le quali, sommate con le fornaci per materiale da costruzione, ammontano a 162, dando lavoro a 873 operai.
Si contano in provincia 894 mulini, di cui 124 a motore idraulico, 766 a motore animale e solo quattro a vapore (due a Foggia, uno a Cerignola, e l'ultimo in Saline, peraltro non ancora in attività).
Estesa è l'industria delle reali saline, che rifornisce 29 principali magazzini di vendita.
Mancano imprese locali che sfruttino "i tesori di materie prime di cui abbonda la Provincia: il prodotto delle lane, che nel 1864 fu di circa 8.000 quintali metrici; il lino, il cotone, le pelli di agnelli, di pecora, di capre; i cuoi di bufali, di vaccini e d'altri grossi animali; la liquirizia, la robbia, la manna, l'acqua di ragia, la pece greca, la corteccia del pino, la terebentina, gli stupendi legnami di mobilia; i marmi di ogni sorta, gli alabastri, le pietre nere che servirono per la costruzione della reggia di Caserta; il sulfuro di ferro, lo scisto infiammabile, l'acqua minerale di Manfredonia diuretica, purgativa, attenuante pe' suoi eccessi d'idroclorato di soda, di calce e di magnesia; i meravigliosi stalattiti di S. Marco in Lamis; i numerosi letti di argilla plastica e simili".
E, cosi come lo spirito di associazione e le conoscenze tecniche, manca anche "il vero elemento operaio che costituisce il brio, la vita, la forza della moderna civiltà... l'elemento medio che, funzionando come anello di rapporto fra le prime e le classi infime, costituisce il vero equilibrio sociale".
Qualcosa si sta muovendo in questa direzione, e la Provincia ha già deliberato generosi sussidi per l'impianto di scuole tecniche. Da esse usciranno entro pochi anni quei tecnici (agrimensori, periti, agronomi, meccanici, costruttori, ecc.) di cui la Capitanata ha bisogno. Altri vivai potranno essere l'istituto industriale e professionale, "vera università del popolo", che l'orfanotrofio Maria Cristina ha deciso di aprire, ed il laboratorio meccanico ideato dalla camera di commercio ed arti di Foggia.
Anche il commercio, avversato dal precedente governo, "nemico della libertà e del progresso", si sta sviluppando per terra e per mare.
Da Manfredonia e da Rodi si esportano grani ed altre vettovaglie, e da questo secondo porto il commercio di agrumi, frutta secca e materie resinose è attivo con Ancona e Trieste.
I grani duri sono apprezzati nei pastifici della provincia di Napoli; si esportano molti quintali di paste a mano lavorate a Foggia.
I formaggi locali, senza i pregi di un tempo, non hanno più l'antico mercato e subiscono la concorrenza di quelli di altre provincie e della Svizzera. Migliorando la manifattura, il loro commercio ne trarrà gran profitto. Il commercio interno si attua in fiere e mercati che, con alcune eccezioni (Foggia, Lucera, Cerignola, Troia e San Severo), hanno perso parte dell'importanza di una volta. I traffici si avvantaggiano dell'adozione generale del sistema decimale per i pesi, le misure e le monete.
Fondamentali per lo sviluppo economico della provincia sono le vie di comunicazione. Tenendo conto delle strade ferrate già costruite (Km. 204,800), di quelle in costruzione (Km. 65,800), delle rotabili provinciali (Km. 345,903), delle comunali e consortili già in servizio (Km. 253,183), e in costruzione (Km. 272,754), si prevede per il 1867 un reticolo viario provinciale di oltre 1.000 Km. tra strade ferrate e rotabili. Modesta è la manutenzione delle strade comunali: pare opportuno, dunque, che i comuni non solo ricevano i sussidi provinciali per la costruzione di strade, ma dimostrino di avere fondi per il loro mantenimento ordinario.
Importante traguardo in materia è stata la costituzione del consorzio garganico, ormai avviatesi, dopo le iniziali difficoltà, a dotare di circa 200 Km. di strade, di cui già costruiti circa Km. 65, un territorio sinora tutto isolato. Ma, oltre le garganiche, altre strade consortili o sono in costruzione o sono in progetto ed è molto utile adoperarsi per la costituzione di un grande consorzio subappennino.
Tutte le nuove opere vanno portate avanti senza gravare oltre il necessario sul contribuente; a questa premessa segue "uno sguardo alle condizioni finanziarie della Provincia", il quale evidenzia che la pur considerevole somma che si ricava dai tributi diretti governativi e dalle imposte dirette, circa L. 6.164.635, resta inferiore a quella che il governo sostiene in Capitanata per tutti i vari pubblici servizi ed opere, circa L. 8.500.000 all'anno.
La seconda parte della relazione di Scelsi, intitolata "condizioni sanitarie ed amministrative", è molto breve e si sviluppa in soli quattro punti: sanità pubblica, amministrazione provinciale, amministrazione comunale, movimento elettorale.
Le cause delle condizioni sanitarie "poco soddisfacenti" della provincia vengono individuate nell'aria "grave e pesante", nella mancanza di vaste al-berazioni, nella topografia del suolo, nella presenza di laghi, stagni e paludi, nelle "irragionevoli abitudini agricole", nell'igiene impropria e trascurata. Nella Capitanata piana predominano "le febbri intermittenti, che riescono per lo più fatali, e di conseguenza le ostruzioni, gli infarcimenti viscerali, la cachessia, lo scorbuto, la tigna; nei luoghi montuosi son dominanti in generale tutte le malattie infiammatorie". Alle cause naturali delle malattie si uniscono le cattive condizioni di vita, e il contadino non può rimanere sano, "nutrendosi a stento di un tozzo di pane inferigno ed ammuffito, usando a companatico una cipolla od erbe fetulenti e frutta nocive, privo di carne, o non vedendone che di rado un pezzo di morticcia, vivendo derelitto in un povero e schifoso abituro assieme alla famiglia ed a una serie di animali".
"Molto soddisfacenti" invece, sono le condizioni del servizio sanitario, esercitato da 1.052 persone, di cui 150 medici-chirurghi, 125 medici, 31 chirurghi, 334 flebotomi, 265 farmacisti, 13 veterinari, e 134 levatrici. In ogni comune vi sono medici condotti, a Foggia ed a S. Severo operano comitati medici, "i quali intendono con perizia e zelo non comune al bene dell'umanità e all'incremento della scienza". Tutti i comuni sono provveduti di cimitero, meno Celenza e Serracapriola, dove il cimitero è in costruzione o in progetto rispettivamente. I consigli e le commissioni di sanità costituiti al tempo delle epidemie coleriche hanno bene operato; la vaccinazione di Jen-ner, introdotta in Capitanata dell'inglese Marshall all'inizio del secolo, ha fatto grandi progressi nell'ultimo quinquennio, passando il numero dei vaccinati, in rapporto a quello dei nati, dal 66% all'88%.
Scelsi, dopo aver brevemente lodato l'amministrazione provinciale ("migliorando essa, col mezzo di radicali riforme, la macchina burocratica e tecnica, ha reso assai più celere e regolare l'andamento del servizio, e per tal modo ha potuto varcare senza scosse un periodo eccezionalmente difficile di strettezze finanziarie"), si addentra nella trattazione dell'amministrazione comunale. L'esame a confronto dei bilanci comunali del 1863 e del 1866 registra un aumento della spesa pubblica dovuto alle maggiori somme impegnate per la pubblica sicurezza, l'igiene, l'istruzione, i lavori pubblici "e simili argomenti di utile pubblico". La condizione finanziaria dei comuni è in generale soddisfacente. I più ricchi, in rapporto al numero degli abitanti, sono Celenza Valfortore, Cagnano Varano, Ascoli Satriano e Peschici; i più poveri Troia, Rodi, S. Marco La Catola e Motta.
Anche le condizioni amministrative dei comuni sono in fase di progresso: la corrispondenza comunale è ora più regolare, i rapporti con gli uffici superiori sempre civili e convenienti, meno frequenti gli abusi.
Si è disposto il riordinamento degli archivi comunali e la redazione degli inventari. Il neo è rappresentato dal personale delle segreterie, "dove del tutto emancipato dalle vecchie discipline amministrative, dove non per anco convenientemente retribuito, e dove non atto a corrispondere, con le esattezze richieste, alle gravi e serie incombenze delle attuali amministrazioni. La nuova legge 20 marzo ha provveduto veramente a questo vuoto col sottoporre ad un esperimento i segretari comunali", ma al momento senza grandi risultati.
"In alcuni comuni si dura fatica non di rado a riunire in prima convocazione i Consigli; di modo che anche i più vitali interessi restano in balìa di pochi; le deliberazioni adottate mancano cosi di autorità e di prestigio; il servizio rimane spesse volte incagliato, e gli impiegati dei municipi, col contagio del mal esempio, si demoralizzano".
Purtroppo, va aggiunto, alla "poca premura degli eletti" corrisponde deplorevolmente "l'inerzia degli elettori". Nel 1862, nelle elezioni amministrative, su 7.773 elettori iscritti votarono solo 3.306 (42,53%); nel 1866 su 8.893 iscritti, i votanti furono 4.000 (44,97%). Nell'elezioni politiche, invece, la media degli elettori equivale ai 2/3 degli iscritti e "la ragione della differenza sta in ciò che gli elettori politici, in numero più ristretto che gli amministrativi, appartengono alle classi più elevate e più intelligenti della popolazione".
La parte terza dell'esposizione di Scelsi, dedicata alle condizioni morali e politiche della Capitanata, affronta diversi argomenti (istruzione pubblica, società di mutuo soccorso, gioco del lotto, opere pie, esposti, leva militare, guardia nazionale, sicurezza pubblica, carceri, spirito pubblico) ed anche di essa si riassume qui il contenuto nel modo più breve possibile.
La provincia, in materia d'istruzione, è al 41. posto del regno, con 901 analfabeti su ogni 1.000 abitanti ("questo doloroso pensiero dovrebbe pesare come un incubo sull'animo di ogni onesto cittadino").
L'istruzione secondaria ha potuto contare su poche strutture: il liceo di Lucera, frequentato da circa 60 studenti, la scuola laica istituita nel seminario di Bovino e "uno scheletro di ginnasio tenuto finora dai Padri Scolopi in Foggia". Nel capoluogo ora è stato aperto un ginnasio comunale, scuole secondarie sono promosse dai comuni di Ascoli e S. Agata.
È opportuno potenziare l'insegnamento tecnico, "più consentaneo ai tempi nostri e più utile ai bisogni essenziali delle popolazioni", in maniera che "ai pochi privilegiati i dettami dell'alta sapienza, i tesori della lingua, il genio della poesia, il sacerdozio della civiltà; al maggior numero dei giovani, lo studio delle arti e delle industrie e di quanto altro possa concorrere al maggiore svolgimento del benessere sociale".
L'istruzione primaria disponeva nel 1860 di 58 scuole pubbliche (36 maschili e 22 femminili), con 1.290 alunni (860 maschi, 430 femmine); ora le scuole primarie sono diventate 215 (147 maschili, 68 femminili) e le frequentano 9.574 alunni, di cui 6.065 maschi e 3.509 femmine. La spesa comunale per l'istruzione, che nel 1859 - 1860 era di L. 14.700, nel corrente anno 1866 ascende a L. 131.056,22. Sono necessari i buoni insegnanti: è in funzione nel capoluogo una scuola magistrale femminile, bisogna impiantarne anche una maschile. In ogni comune, poi, conviene istituire una biblioteca di istruzione e di educazione ad uso degli insegnanti e degli alunni delle scuole serali e festive, e si deve puntare sulla diffusione degli asili d'infanzia, ora solo cinque in tutta la provincia (due a Foggia e gli altri a S. Severo, a Luce-ra, a Bovino). Nella pubblica istruzione, afferma Scelsi, "sta lo scioglimento del sociale problema".
Le classi meno fortunate, peraltro, già si avvantaggiano dell'esistenza di varie società di mutuo soccorso (a Foggia, Cerignola, Ascoli, Candela e due a San Severo); non possono contare, invece, su casse di risparmio inesistenti in provincia, e per la cui istituzione si sono fatti passi presso il Banco di Napoli.
Questi organismi poggiano sul "benefico principio della previdenza", e vanno favoriti anche per ostacolare in Capitanata la "rimarchevole tendenza ai giochi di ventura", provata dal fatto che nel 1865 il gioco del lotto ha assorbito ben L. 813.902,30, sottraendole ai bisogni di centinaia di famiglie. Alle condizioni miserande di molte di esse solo qualche sollievo apportano i "filantropici istituti" operanti in provincia che assommano a 347 (13 ospedali per gli infermi, 11 orfanotrofi, 21 monti dotali, 10 di pegni, 5 pecuniari, 47 frumentari, 262 confraternite e 5 altre istituzioni di diverso tipo), con un patrimonio in beni immobili di L. 7.730.399, 15, ora regolate dalla legge "liberale e provvida" del 3 agosto 1862. Degno di particolare menzione, fra gli orfanotrofi, il Maria Cristina, provinciale, nel quale sono previsti gli impianti di scuole tecniche, di uno stabilimento tipografico e di un istituto industriale e professionale. Gli ospedali, specie quelli di Foggia e di Lucera, sono tenuti bene e ogni anno accolgono quasi 2.300 persone.
Vi è gran necessità di un ricovero per mendici inabili al lavoro.
Altrettanto necessario sarebbe avere, in ogni comune, una "ruota per la immissione momentanea dei bambini, per impedire che siano barbaramente affogati o abbandonati alle soglie delle chiese e delle case private, come suole accadere nei comuni rurali". Il numero dei trovatelli, "grazie al progresso morale dell'epoca", tende a scemare: nel 1855 erano 1.272, dieci anni dopo sono 1.054, di cui 69 nel circondario di Bovino, 324 in quello di S. Severo e 661 in quello di Foggia ("forse perché nella parte piana della Provincia il movimento del commercio e l'affluenza dei forestieri sono maggiori, o perché la moralità ed il buon costume sono più castigati nella regione garganica e subappennina").
Ai trovatelli vanno rivolte le maggiori cure possibili, anche perché essi, non beneficiando di alcuna esenzione data la mancanza dei genitori e di famiglia, forniscono il maggior contigente alla leva.
E, quanto a questa, le operazioni procedono in maniera apprezzabile nella provincia, e il numero dei renitenti è al disotto della media del regno.
La guardia nazionale, "l'esercito del Plebiscito", conta 12.838 militi di servizio ordinario, riuniti in 110 compagnie, e 3.787 di riserva.
Il contingente di guardia mobile assegnato alla Capitanata è di 2023 individui, mentre ne sono mobilizzati 6.222. L'armamento è quasi completo, ma di divisa sono provvisti solo 3.695 militi, e per le esercitazioni con armi da fuoco si può fare affidamento solo su sette tiri al bersaglio, di cui tre nel comune di Candela. In proposito, sarebbe necessario istituire un tiro a segno provinciale. In generale la guardia nazionale ha avuto un buon comportamento "in tutto il periodo degli ultimi avvenimenti politici" e "per assicurare l'ordine e la tranquillità pubblica". Si è particolarmente segnalata quella dei comuni del Gargano, ma una lode va anche ai militi di Foggia, di Bovino, di Candela, di Cerignola, di Ascoli, di Serracapriola.
Questo corpo di milizia cittadina, della quale "niun'altra istituzione si presenta meglio come semenzaio di virtù civili, come veicolo di civilizzazione", quanto prima potrà raggiungere il migliore ordinamento, venendo regolato dall'indirizzo unico di un ispettore. Esso ha contribuito al mantenimento della pubblica sicurezza, che al momento è in condizioni favorevoli.
Il notevole numero di renitenti e disertori di Vico e di altri luoghi del Gargano destava preoccupazione, ma il pericolo da essi rappresentato è scomparso con l'arresto o la presentazione volontaria degli "sconsigliati".
Data l'indole disciplinata e tranquilla delle popolazioni, pochi sono i reati di ordine pubblico; numerosi quelli contro la proprietà: "gli è questo il delitto predominante della Capitanata, a cui influiscono specialmente il disquilibrio economico, la natura e la grande estensione del territorio poco abitato, e lo stato errante della pastorizia".
Tra il 1863 ed il 1866 sono stati assicurati alla giustizia 5.133 malfattori. Le carceri (29 nella provincia) e il relativo servizio sono stati migliorati con lavori ed opere e i locali rispondono meglio ai principi d'igiene ("Buono o triste che sia, nelle prigioni è sempre l'uomo che piange, sempre l'uomo che soffre. Quindi tutti i riguardi, tutte le cure per alleviare il peso della miseria a gente che abusò di essere libera e fu rinchiusa in luogo dove, mancando i mezzi di nuocere, dovrebbero abbondare le ragioni del ravvedimento").
E, infine, si accenna allo spirito pubblico della provincia, sottolineando "l'ammirevole contegno tenuto dalla popolazione nel supremo periodo della guerra", (tanto che "qui senza alcun bisogno di forze militari l'ordine ha durato perfettissimo") e lo slancio dei municipi nell'assegnare vistose ricompense ai soldati che più si sono distinti e sussidi alle famiglie povere dei combattenti.
La relazione di Scelsi, come si vede, è un documento di molto interesse. Il giovane prefetto vi rielabora e compendia, sia pure con ottica puramente governativa e con spirito ufficialmente ottimistico, una massa di minute informazioni di varia provenienza in un insieme sostanzialmente valido, e delinea un generale panorama della Capitanata e dei suoi molti problemi del tempo sulla base di dati originari di buono affidamento, di cui la relazione stessa rappresenta la prima lettura ed interpretazione.
Ma il maggior pregio di Statistica non sta tanto nella relazione del prefetto al consiglio provinciale quanto nelle tavole analitiche che l'accompagnano.
Sono ben 86 di cui 44 riguardanti i temi che la relazione ha accomunato sotto il titolo di "Condizioni economiche", 13 relative alle "Condizioni finanziarie e amministrative", le altre 19 in merito alle "Condizioni morali e politiche". Nella maggior parte di esse gli elementi informativi segnalati alla prefettura da sindaci, capi ufficio e autorità varie ricevono organica sistemazione, si riepilogano, si raffrontano in anni diversi, escono dalla fase grezza ed individuale per entrare in quella di maggior significato, della comparazione diacronica e complessiva.
Eccettuate le tavole I, XXI, XXII, con la topografia della Capitanata e delle sue paludi, tutte le altre, difatti, si sostanziano di dati numerici disposti in quadri rappresentativi dei vari aspetti del rilevamento, che poi la relazione ha provveduto a sistemare su un piano discorsivo. Corredate sovente di note e di osservazioni, posseggono una leggibilità molto articolata, e per l'organizzazione ricevuta portano ad un risultato al quale nessuno studio locale prima e anche dopo perverrà con uguale imponenza.
Quella di Scelsi è certamente la prima moderna statistica generale della Capitanata. L'ampiezza dell'indagine e l'impostazione scientifica dell'utilizzo degli elementi raccolti assicurano cosi alla fatica del prefetto un posto privilegiato tra le fonti storielle provinciali del secolo scorso. Grazie ad essa, già nel 1867 la colorita ed approssimativa immagine della Capitanata, nota a livello nazionale quasi solo come la terra della reazione borbonica, del brigantaggio sanguinario, del colera, del selvaggio pittoresco, deve cedere il passo ad altra raffigurazione, neppure essa tutta gradevole, ma almeno reale e veritiera.