Da 'La Repubblica' del 17.11.2000

di Giuseppe D'Avanzo

Se è lecito dirlo, e dirlo con tutto il rispetto che l'alta carica e la sua testimonianza di vita meritano, Carlo Azeglio Ciampi si è lasciato vincere o tentare per un giorno dall'emozione. Era un'emozione più che giustificata. Da qualche ora a Brescia era caduto vittima di una rapina Eliano Tognazzi. Gli avevano sparato nella sua gioielleria di Botticino Mattina. Brescia ne era ancora sconvolta quando il capo dello Stato ha preso la parola. Il presidente ha subito voluto rivolgere un commosso pensiero alla vittima parlando a braccio e ha affrontato il tema della sicurezza dei cittadini.
Il Capo dello Stato ha detto:

"Questo nuovo omicidio richiama drammaticamente il tema della sicurezza dei cittadini (...) Sono al momento ignoti i responsabili di questo nuovo efferato delitto ma, sulla base degli altri crimini di cui sono state accertate le responsabilità, non c'è dubbio che l'insufficiente senso della sicurezza dei cittadini sia legato anche al fenomeno dell'immigrazione (...) Operiamo con impegno per favorire l'integrazione in modo da renderla positiva per tutti, ma reprimiano con severità, senza alcuna tolleranza, tutti i fenomeni di criminalità'.

Ci sono in queste brevi, asciutte frasi alcune equazioni. La prima. Se l'insicurezza o la percezione di insicurezza cresce, lo si deve all' immigrazione. La seconda (in qualche modo, sostiene e motiva la prima): l'immigrazione provoca insicurezza perché, è vero, la responsabilità di molti crimini va attribuita agli immigrati. La terza. Con gli immigrati bisogna avere tolleranza zero. Sono equazioni o nessi sui quali vale la pena riflettere a partire da qualche domanda anche perché la sortita bresciana collide con altre e più recenti prese di posizione del presidente.
Due esempi. 4 ottobre 1999, dinanzi alle centrali operative interconnesse della Questura di Milano e del Comando provinciale dei Carabinieri, il presidente sostiene:

'L' immigrazione è una ricchezza e continuerà a esserlo sempre di più, ma fra i semi di grano si può frammischiare il loglio. Quindi occorre regolare i flussi d'immigrazione, ma anche vagliarli'.

31 maggio 2000. Quirinale. Ciampi dice ai prefetti:

"E' pericoloso oltre che profondamente sbagliato formulare grossolane equazioni tra immigrazione e criminalità. E' evidente che servono politiche coordinate in ambito europeo e internazionale, che solo lo Stato può garantire per il controllo dei flussi migratori, la protezione e l'integrazione sociale, la repressione di forme odiose di criminalità e di sfruttamento che calpestano i diritti umani'.

Carlo Azeglio Ciampi non è un politico a caccia né di consenso né di facile popolarità, perché ha cambiato opinione? Preferiamo la più banale delle risposte. Il presidente pensa quel che dice. Dunque, dobbiamo chiederci: è vero che, se siamo più insicuri, lo dobbiamo alla circostanza che intorno a noi ci sono più neri, più asiatici, più nordafricani, più balcanici? E' vero che colorati, asiatici, nordafricani e balcanici delinquono di più? E' vero che è la 'tolleranza zero' la strada maestra da imboccare?
Per rispondere alla prima domanda conviene farsi aiutare da Zygmunt Bauman che nella 'Solitudine del cittadino globale' ragiona sulla 'tormentosa sfiducia esistenziale che caratterizza l' uomo dell'Occidente, sul suo senso di precarietà'. Bauman ha un vantaggio. Scrive in inglese e in inglese egli può sezionare la parola sicurezza in tre ossimori (insecure security, uncertain certainty, unsafe safety) che meglio ne definiscono il significato, le domande, i problemi. La 'sicurezza insicura' è un'insicurezza sociale e rimanda alla condizione del lavoro virtualmente precario e a una sicurezza sociale sempre più minacciata. La 'certezza incerta' è il rischio connaturato a ogni dimensione economica della società globale mentre il terzo ossimoro potrebbe essere tradotto con 'incolumità a rischio'.
Ora Bauman pensa che io, voi siamo del tutto impotenti di fronte ai primi due ossimori. Posso forse sconfiggere la globalizzazione, posso rifiutarla? Sono libero di sceglierla e di intervenire, posso modificare quei processi che peraltro hanno l'incondizionato consenso di tutti? Appena poste, queste domande riflettono come in un minaccioso specchio la mia inutilità e impotenza. La mia solitudine, appunto. Totalmente dipendente dai processi globali, mi rimane soltanto una strada: difendere almeno me stesso e i miei cari, il mio corpo e la loro vita, i miei beni, e guardare alla protezione della mia incolumità con una forma di difesa anche dall'insecurity e dall'uncertainty.

Bauman invita a riflettere sul fatto che le mobilitazioni reali e virtuali per la difesa dell'incolumità e contro la microcriminalità, l'immigrazione, la pedofilia esprimono 'una forma elementare di voce territoriale e microcomunitaria in cui un quartiere, una strada, una città, ma anche il condominio definiscono il confine del noi'.

Si può allora concludere che

'la costruzione dello straniero come nemico e la protezione del territorio esprimono la reazione culturale degli individui al dilagare della globalizzazione'.

Queste cose, come è ovvio, non sfuggono al presidente della Repubblica. E allora perché semplificare pericolosamente le implicazioni della voce 'Sicurezza'? E tuttavia Ciampi potrebbe aver ragione se davvero, come dice, 'sulla base di altri crimini di cui sono state accertate le responsabilità', sono gli immigrati che delinquono di più minacciando l'ordine pubblico più e peggio dei criminali di casa nostra. E' vero? E' sicuramente vero che per ventidue tipi di reati (dall'omicidio al tentato omicidio, alle lesioni, alla rissa, alla violenza carnale, dallo sfruttamento della prostituzione, al furto, alla rapina, al traffico e spaccio di stupefacenti) la quota degli stranieri sul totale delle persone denunciate è negli anni aumentata ma, sotto un profilo statistico, dopo l'entrata in vigore della legge sull'immigrazione, sono emerse una significativa inversione di tendenza per i quattro reati ritenuti più gravi.
La quota di stranieri denunciati per contrabbando, in crescita incessamente dal 1988 fino al 1997, è diminuita nel 1998 e nel 1999 e ha avuto un vero e proprio crollo, ritornando ai valori del 1990. Per i furti d'auto, la quota degli stranieri denunciati è ininterrottamente salita fino al 1998 ed è discesa nel 1999. Per il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, il numero degli stranieri denunciati (cresciuti di numero rapidamente fino al 1995 e sostanziamente stabile negli anni seguenti) ha registrato nel 1999 una lieve diminuzione. Per il traffico e lo spaccio di stupefacenti la quota di stranieri, salita in modo non sempre regolare con la punta massima nel 1998, è scesa in modo significativo (dal 32 al 29 per cento) nel 1999 anche se nei primi due mesi del 2000 è di nuovo aumentata fino al 30,7 per cento.
In ogni caso, con percentuali che oscillano per tipo da reato dal 70 al 90 per cento, sono gli 'irregolari' e non gli stranieri con permesso di soggiorno a violare le norme penali. Sono sufficienti questi dati per sostenere l'equazione criminalità uguale immigrazione? Ed è ragionevolmente documentato che in giro per l'Italia si guarda con troppa tolleranza ai reati degli immigrati, se le nostre galere ospitano 40.173 stranieri e mediamente entrano nelle carceri poco meno di 90mila immigrati ogni anno?
Bisogna allora chiedersi perché, contrariamente ai suoi più recenti discorsi pubblici, Ciampi abbia ceduto all'emozione schiacciando le sue considerazioni su qualche luogo comune molto radicato. Non è inutile l'emozione se accorcia le distanze tra i governanti e i governati, se rende ai primi possibile interpretare i secondi. E' quel che è accaduto ieri a Brescia.

Ciampi ha dato voce al sentimento più profondo che scuote gli italiani e lo ha trasformato in un monito alla politica.

Perché appunto è il vuoto politico, l'incapacità della politica di immaginare modelli di sviluppo, di convivenza, di responsabilità comune la ragione ultima, come sostiene anche Bauman, di quella crisi di 'sicurezza' che prende per la gola l'uomo d'Occidente.