di George Soros
Gli attacchi militari contro l'Afghanistan continuano. Ma non basta bombardare i campi dei terroristi e lanciare cibo ai rifugiati. Occorre anche che sia definito un ordine del giorno costruttivo per affrontare le iniquità dell'attuale sistema globale – iniquità che contribuiscono a far guadagnare sostenitori agli Osama bin Laden.
Viviamo in un mondo caratterizzato dai mercati globali, ma politicamente esso è ancora fermamente radicato nella sovranità degli stati. Alcune istituzioni internazionali sostengono i mercati globali, ma sono lungi dall'essere perfette. Le istituzioni internazionali che invece si occupano di fornire beni pubblici come il mantenimento della pace, la protezione dell'ambiente, la lotta contro la povertà, il miglioramento della salute, delle condizioni di lavoro e dei diritti umani, sono ancora meno efficaci e dispongono di meno risorse.
Prima della globalizzazione dei mercati finanziari, il compito di provvedere alla maggior parte dei beni pubblici poteva essere lasciato ai singoli governi. Ora che il capitale è libero di muoversi, è difficile per i singoli paesi imporre tasse e norme, perché i capitali possono spostarsi da un'altra parte. Inoltre, i regimi repressivi o corrotti e gli stati deboli sono oggi, di gran lunga, la causa più importante della povertà e della miseria. Non è pertanto sufficiente trovare sistemi migliori per fornire beni pubblici su scala globale, occorre trovare i modi per promuovere governi migliori nei singoli paesi.
Purtroppo, gli aiuti esteri, così come sono gestiti ora, sono raramente efficaci e spesso sono controproducenti. In termini generali, vedo cinque ragioni alla base di questa situazione: 1) l'aiuto estero è concepito per servire gli interessi dei donatori, non dei riceventi. Frequentemente, i paesi donatori forniscono aiuti a partire da interessi nazionali propri riguardanti la sicurezza o a partire da considerazioni geopolitiche; 2) i riceventi spesso non hanno la capacità di assorbire l'aiuto. Poiché i progetti sono gestiti da soggetti esterni, quando gli esperti si ritirano ben poco rimane; 3) l'aiuto estero è principalmente intergovernativo e i governi riceventi dirottano le risorse secondo i propri interessi; 4) i donatori insistono nel mantenere il controllo sull'aiuto fornito, e ciò ha come risultato la mancanza di coordinamento; 5) l'aiuto internazionale è una impresa ad alto rischio.
Modi migliori per finanziare gli aiuti internazionali devono essere trovati al fine di correggere alcune delle iniquità della globalizzazione. Secondo la mia proposta, il Fondo monetario internazionale dovrebbe emettere dei titoli Sdr, "Special Drawing Rights" (Diritti Speciali di Prelievo), e i paesi ricchi dovrebbero donare le loro riserve. Gli Sdr, creati nel 1969 ed emessi l'ultima volta nel 1981, sono titoli della riserva internazionale utilizzati come unità contabile e come mezzo di pagamento tra i membri del Fmi e prevedono altri depositari.
Considero una emissione di Sdr preferibile alla Tobin Tax (una tassa sulle transazioni internazionali) per una serie di ragioni, la più importante delle quali è che una emissione speciale di Sdr è già stata autorizzata nel 1997 e ratificata dal 71% dei membri. Potrebbe anche essere utilizzata immediatamente per l'assistenza internazionale. I paesi donatori avrebbero a proprio carico i costi degli interessi. Ma l'ammontare sarebbe trascurabile: donare la propria parte i 3,69 miliardi di dollari della emissione suggerita di 27,5 miliardi di dollari costerebbe agli Usa circa 124 milioni di dollari l'anno.
Ancora più importante è migliorare la capacità di fare arrivare a destinazione l'aiuto internazionale. La mia proposta suggerisce che sia creata una sorta di mercato dove i programmi competono per i fondi dei donatori, il che prevederebbe la creazione di una Commissione internazionale, operante sotto l'egida del FMI, ma da esso indipendente. Questa Commissione deciderebbe non soltanto sulla adeguatezza dei programmi, ma gestirebbe anche il loro monitoraggio e valutazione. I paesi donatori sarebbero però liberi di scegliere quali dei programmi idonei sostenere con i loro Sdr, creando così un'interazione tra donatori e richiedenti simile a quella del mercato.
Tre sarebbero le tipologie di programmi idonei: 1) Trust funds per la fornitura di beni pubblici su scala globale, per esempio, la lotta all'Aids. Su questi fondi vigilerebbe una commissione internazionale di personalità ed essi potrebbero operare tramite una agenzia internazionale come l'Organizzazione mondiale della Salute, o istituendo agenzie nazionali o in entrambi i modi. 2) Programmi per lo sviluppo promossi dai governi; questi programmi sarebbero presentati dai governi dei paesi riceventi e sottoscritti dai donatori. Qualora i governi riceventi non mantenessero i loro impegni, i donatori ritirerebbero il loro sostegno. 3) Programmi non governativi, particolarmente utili in paesi con regimi autoritari o corrotti. Invece di rafforzare i cattivi governi, l'aiuto internazionale fornirebbe alla società civile una fonte di risorse equivalente.
Inoltre, molte attività possono essere realizzate meglio al di fuori dei canali governativi. I microfinanziamenti sono tra queste. Le prove del loro successo sono abbondantemente disponibili. L'esempio che colpisce di più è quello del Bangladesh. Ma per fare diventare i microprestiti un fattore di peso, devono essere rafforzati in maniera significativa. L'appoggio dell'industria della finanza alle iniziative di microfinanziamenti includerebbe: lo sviluppo di software per la gestione delle imprese che sarebbero messi a disposizione come un bene pubblico; la formazione di quadri dirigenti; la creazione di una agenzia di rating; la creazione di uno schema per garantire i prestiti. L'agenzia di rating dovrebbe contribuire ad attrarre investitori finanziari orientati filantropicamente e quindi disposti ad accettare rendimenti al di sotto dei livelli di mercato, o addirittura nessun rendimento; lo schema per garantire i prestiti permetterebbe a istituzioni di microfinanziamenti qualificate di emettere obbligazioni commerciali con rating AAA. La combinazione di contributi formativi, di una migliore situazione sanitaria e di microprestiti potrebbe spostare larghi segmenti dalla popolazione fuori dell'area della povertà.
Nella assistenza non governativa, dovrebbero essere incoraggiati la diversità e il pluralismo. Dovrebbe esserci concorrenza sia nella concessione di fondi sia nel riceverli. Per esempio, potrebbero essere creati dei fondi per venture capital da investire in operazioni di microprestiti.
L'uso di canali non governativi è uno dei grandi vantaggi di questo schema. La Banca Mondiale è vincolata dal suo statuto ad agire attraverso i governi per la maggior parte delle sue attività, e dunque rafforza frequentemente regimi repressivi e corrotti. Jim Wolfensohn, il presidente della Banca, ha tentato di lavorare più a stretto contatto con le Ong, ma è stato attaccato per questo motivo da tutti i fronti.
Nel giudicare questo schema, è importante rendersi conto che un "mercato" per gli aiuti esteri sarà meno efficiente di un mercato normale. Nel tentativo di produrre ricchezza privata si segue un unico e semplice criterio: la linea di partenza. I beni pubblici invece devono essere giudicati per l'effetto che essi hanno sui vari segmenti della società ed è difficile sommare l'impatto sui singoli partecipanti. Tuttavia, sono dell'avviso che lo schema che sto proponendo potrebbe attenuare i cinque elementi negativi che ho individuato.
Il miglioramento e l'incremento dell'aiuto internazionale sono diventati ancora più urgenti dopo gli attacchi terroristici del 11 settembre. Dobbiamo fare tutto il possibile per sradicare il terrorismo, ma non dobbiamo permettere che ciò diventi una impresa totalizzante per impegno e consumo di risorse. Così agendo, facciamo il gioco dei terroristi: sarebbero loro a dettare l'ordine del giorno, non noi.Dobbiamo offrire una prospettiva se vogliamo conquistare il cuore e le menti delle persone che subiscono le iniquita' della globalizzazione.
( Traduzione di Guiomar Parada )
Fonte: La Repubblica del 18 ottobre 2001
© Project Syndicate, ottobre 2001