Lu Trajone - Calendario 2013
Lu Trajone - Calendario 2013
Nasce nel 1918 a S. Marco in Lamis, nell'aspro Gargano. Il padre Antonio, di vocazione socialista, aveva fondato il circolo 'Lu lammione', che aveva la sede in Corso Giannone e nel 1914 partecipa all'occupazione del Municipio per costringere la vecchia amministrazione liberale a legittimare la nuova maggioranza di sinistra. Borazio frequenta il Regio Corso di avviamento professionale di tipo agrario ed a quattordici anni, fino al 1939, esercita umili mestieri: pittore di stanze e ‘cavaprete’ con la ditta Puricelli per la costruzione della rotabile S. Marco-Foggia e della Rignano Garganico-Motta. Il 4 aprile 1939 è a Gradisca d'Isonzo, militare di leva. Trattenuto per la seconda guerra mondiale, finisce prima in Croazia e poi in Dalmazia. La guerra diventa per lui un'esperienza dolcemente narrativa. Egli si racconta in appunti, diari abbozzati e fogli di carta tanto che scrive dappertutto: calendari, cartoline, fogli di album, libri di conto. Queste carte dissepolte, che il fratello Antonio aveva conservato gelosamente, costituiscono, insieme ad una mole impressionante di quaderni, un prezioso documento di come lavorava. La prima idea de 'La preta favedda' risale al 1942. Ma, tra il 1951 e il 1952, egli lima l'ultima stesura. Bisogna sottolineare che Borazio sottoponeva i suoi testi a un lavorio intenso di revisione. La scoperta della scrittura e della sua identità di poeta coincide con la malattia: la tubercolosi che lo costringe a sette anni di via crucis da un ospedale all'altro.
Francesco Paolo Borazio
Francesco Paolo Borazio
Il 27 aprile del 1944, nell'ospedale militare di Riserva di Imola, incontra Anna Maria Speranza: sembra che la malattia, apparentemente, è vinta dall'amore che riempie le sue giornate tetre e apre spiragli di speranza attraverso scritti e dipinti: l'amore, la malattia, la poesia se lo contendono. A riempire la sua immaginazione sono anche: Zìa Betta (giornaletto settimanale), Lu spite, II cozzo qualunque, Cozz-chiaro, Cicchicivò, Lu capezzone, La parrocca de do' Nicola, tutti giornaletti satirici, pepati e intrisi di poesia. Nel 1947 lo colpisce una crisi polmonare e in extremis sposa nell'ospedale di Modugno Anna Maria Speranza. Nel dicembre del 1949 è in convalescenza e si trasferisce a Imola dove scrive il suo capolavoro 'LU TRAJONE' In questo poemetto eroicomico affida alle distese sestine il sogno impossibile dell'amore: lo stampo delle favole e i succhi della sapienza popolare si mescolano nel racconto del mostro che viene dalle viscere della terra e rapisce la bella Velina; tutti la cercano e, dopo un gustoso consiglio comunale che mette a fuoco l'ironia del poeta, dopo albe e notti, la ritrovano insieme a Seppantonio, felice della prima notte d'amore su un tenero prato di quadrifoglio. Nell'estate del 1950 abbandona Imola e ritorna a S. Marco in Lamis dove gli ritorna la passione socialista e disegna i manifesti politici della campagna elettorale del 1952: la sua idea di socialismo coincide con la libertà e l'eguaglianza degli uomini e dei popoli e sono proprio questi manifesti l'ultimo ricordo di Borazio, di un poeta schivo e sfortunato. Morì, a soli trentacinque anni, nel 1953. (Notizie liberamente tratte da 'Francesco Paolo Borazio. I libri, gli inediti, i giornali satirici, i manifesti politici. Mostra bio-bibliografica a cura di Antonio Motta. Nota di Roberta Roversi', Quaderni del Sud, San Marco in Lamis, 1999).
La tradizione del calendario della nostra scuola, cresciuta con l'arrivo del plesso di secondaria di I grado di Via Compagnone e dell'Istituto Comprensivo di Rignano Garganico, prosegue con un omaggio a Francesco Paolo Borazio, poeta straordinariamente capace di racchiudere nella sua opera principale, Lu Trajone, l'anima di una comunità cittadina. Come sempre, insegnanti e alunni hanno saputo rendere l'espressione fresca ed efficace. A loro, ed a tutta la comunità scolastica, compreso il personale ausiliario ed amministrativo per la preziosa collaborazione, è dovuto un plauso. Si ringraziano, inoltre, l'editore dei "Quaderni del Sud', prof. Antonio Motta, per l'autorizzazione alla riproduzione del testo, ed i proff. Filippo Pirro e Donato Nardella per le illustrazioni utilizzate come modelli.
Il Dirigente Scolastico
Giuseppe Soccio

Lu Trajone - Calendario 2013

Antifona
Lu millessacciquanta, 'ntemp'antiche,
'mane a Borbone, allu pajese nostre
è successe 'stu fatte che ve diche.
Ci tratta nentemene de nu mostre
ch'hava misse pajura jnte 'stu fosse
li tataranne delli tatarosse.
Antifona
Il mille e non so quanto, nei tempi antichi,
sotto al Borbone, nel paese nostro
è successo questo fatto che vi dico.
Si tratta nientemeno che di un mostro
che aveva messo paura in questo fosso
ai nonni dei nostri nonni.