Eremi di Stignano - Eremo-Grotta di San Nicola (di A.Grana e T.Argod)
uogo: San Marco in Lamis (FG), Gargano (Puglia)
Documentario sugli Eremi della valle di Stignano, in collaborazione con Ludovico Centola e Gabriele Tardio.

Chiostro minore. Per scelta di progetto - si intendeva guadagnare spazio - venne porticato solo su tre lati, con gli archi che si dispongono sulla stessa linea della parete. Il piano di calpestio è sopraelevato per dare altezza alle arcate - Da Romano Starace.
Chiostro minore. Per scelta di progetto - si intendeva guadagnare spazio - venne porticato solo su tre lati, con gli archi che si dispongono sulla stessa linea della parete. Il piano di calpestio è sopraelevato per dare altezza alle arcate - Da Romano Starace.
Alla vigilia dell'unità italiana davvero fiorente era la comunità religiosa di Stignano; può esserne prova il seguente elenco nominativo della stessa famiglia religiosa:
Sacerdoti: P. Matteo di Foggia, Superiore; P. Ferdinando di S. Nicandro, Vicario; P. Francescantonio di Castelvecchio; P. Giuseppe di Manfredonia; P. Raffaele di S. Nicandro; P. Alfonso di S. Nicandro.
Laici: F. Bonaventura di S. Marco in Lamis; F. Angelo di S. Marco in Lamis; F. Giuseppe di Volturino; F. Gaetano di Lucera; F. Gabriele di S. Marco in Lamis; F. Domenico di S. Marco in Lamis; F. Giuseppe di S. Giovanni Rotondo; F. Raffaele di Montesantangelo; F. Ermenegildo di Casalvecchio; F. Gustavo di Roccaraso (Nota 1).
E' da notare che quivi sono enumerati solo i frati che hanno raggiunto il ventunesimo anno di età. L'elenco ci è fornito dallo stesso padre guardiano il quale, richiestone dal sindaco di S. Marco, ai fini della compilazione delle liste elettorali per l'imminente plebiscito, in data 12 ottobre 1860, così rispondeva:

'Signore, Le confoglio il notamento dei componenti questa famiglia religiosa, maggiori dell'età di anni ventuno. Ma non sono essi presenti tutti in convento, stanti, o in permesso o per questua, fuori di casa. Inoltre, abbiamo degli impotenti e degli infermi. E da ultimo ci troviamo lontani dall'abitato ben quattro miglia per non permetterci restar vuota l'intiera abitazione. Ond'è che saremo pochi alla votazione, a meno che uno non potesse votare per parecchi. Tanto di riscontro al di Lei pregiato ufficio di oggi. Il Superiore P. Matteo di Foggia' (Nota 2).

L'austera semplicità del chiostro minore, innalzato nel primo quarto del Cinquecento. Veduta verso il lato che incrocia il muro della chiesa - Da Romano Starace.
L'austera semplicità del chiostro minore, innalzato nel primo quarto del Cinquecento. Veduta verso il lato che incrocia il muro della chiesa - Da Romano Starace.
E' evidente che il padre guardiano vuol sottrarre sé e i suoi amministrati dall'incomodo di una incresciosa votazione mettendo le mani avanti con scuse troppo candide e scoperte. Ma il sindaco di S. Marco comprende e tollera: il 21 ottobre, giorno designato per il plebiscito, non solo i frati ma nessun cittadino sammarchese avrà poi l'animo di votare sotto l'incubo della strage avvenuta, in quel giorno, nel vicino comune di S. Giovanni Rotondo (Nota 3).
Non passerà molto tempo e un nuovo sindaco di S. Marco sarà costretto ad usare una maggiore comprensione nei riguardi dei frati di Stignano e S. Matteo, presso le autorità provinciali costituite, a proposito della estensione della legge Siccardi, soppressiva degli ordini religiosi, votata subito dal parlamento italiano il 17 febbraio 1861.
Trascriviamo la richiesta del sottintendente di S. Severo e la generosa risposta del sindaco, da cui traspaiono premure e preoccupazioni perché i due conventi non siano chiusi:

"Signore, per recarsi pienamente ad esecuzione i Decreti del 17 febbraio scorso, intorno agli ordini monastici, è mestieri conoscere la condotta politica e morale serbata dai conventi e monisteri sia di uomini che di donne, e la parte che abbiano preso negli ultimi avvenimenti, di codesto mandamento, facendo altre investigazioni se le crederà necessario, e riferirmi subito sulla opinione politica, sugli andamenti, sulla morale e sull'utilità delle corporazioni medesime. Per l'intendente, il consigliere di Governo, P. De Plato, S. Severo 21 marzo 1861".

Prospettiva sul chiostro maggiore che venne porticato, a somiglianza di quello minore, su tre lati. Dall'Ottocento dodici grandi affreschi decorano la gallerie del piano terra - Da Romano Starace.
Prospettiva sul chiostro maggiore che venne porticato, a somiglianza di quello minore, su tre lati. Dall'Ottocento dodici grandi affreschi decorano la gallerie del piano terra - Da Romano Starace.
'Signor Intendente, nell'ambito di questo mandamento vi sono due monisteri di frati mendicanti di S. Francesco. Il primo di S. Matteo Apostolo, dista circa un miglio da questo abitato; ed il secondo di S. Maria di Stignano distante tre miglia da qui. La popolazione non solo, ma i limitrofi comuni prestano maggior divozione a questi due santuari del Gargano, ed i pellegrini che necessariamente debbono per qui transitare per visitare l'Arcangelo S. Michele in Montesantangelo, ricevono dai frati di detti monisteri ospitalità ed assistenza. I monaci sono addetti agli esercizi di religione ed alla istruzione dei giovani di qui e degli altri comuni della provincia. Negli ultimi avvenimenti politici hanno serbato una condotta non censurabile e si sono mostrati ubbidienti alle leggi ed agli ordini delle autorità costituite. Meritano perciò non solo di essere conservati, ma eziandio protetti dall'attuale governo. Serva ciò di riscontro al di Lei riverito foglio della data di ieri. Il sindaco. S. Marco in Lamis, 22 marzo 1861' (Nota 4).

Stignano. Chiostro maggiore. In primo piano il pozzo rinascimentale e sullo sfondo il doppio loggiato ad archi. I pilastrini del pozzo ripropongono, nel verso contrario, il tema dei portali minori della chiesa - Da Romano Starace.
Stignano. Chiostro maggiore. In primo piano il pozzo rinascimentale e sullo sfondo il doppio loggiato ad archi. I pilastrini del pozzo ripropongono, nel verso contrario, il tema dei portali minori della chiesa - Da Romano Starace.
Ma se il 1848 passò senza scosse, il '61 sorprese i frati che si trovarono al centro di un teatro di lotte e ne subirono conseguenze irreparabili. L'ondata garibaldina, salendo su per la penisola, raggiunse anche la valle di Stignano e, coincidenza fortunosa degli eventi, delle cose e delle persone, chi accolse ufficialmente per primo Giuseppe Garibaldi, dopo il contrastato sbarco dei mille, trasferitisi da Milazzo a Melito, era appunto il proprietario della casa civile annessa alla chiesa di Stignano, e precisamente il giudice Marco Centola, allora operante nel giudicato regio dello sperduto paesello calabrese (Nota 5). E il Centola, coi congiunti e i frati, come vedremo subito, a causa dei nuovi eventi, verranno poi anche a trovarsi in un increscioso contrasto solo molti anni dopo definitivamente sanato. Con la spedizione dei Mille e l'unità d'Italia siamo al triste capitolo della storia del brigantaggio paurosamente tenace nel vicino Appennino e sul Gargano.
L'eremo di Stignano, ben distante dal centro abitato, di facile dominio dai circostanti monti e dirupi doveva essere un naturale buon rifugio, un primo asilo, a fuggiaschi, personalità politiche compromesse, a partigiani dell'antico regime e purtroppo, volenti i frati o non, a briganti. Se parte del clero poteva sentirsi ed essere nostalgicamente borbonica e avversaria del nuovo ordine di cose, i frati, conniventi o sinceri patrioti, dovettero pur fare i conti con la prepotenza minacciosa e selvaggia dei fuorilegge. Non per nulla, e anche questo fa riflettere su certe strane coincidenze, l'ultimo colpo di fucile che spense uno dei capi del brigantaggio, il sammarchese Nicandro Polignone, e che spazzò via questa piaga dalla valle, echeggiò sotto l'arco di Stignano il giorno 15 aprile 1863.
Purtroppo le nuove autorità provinciali non andavano per il sottile; tutta la comunità religiosa fu segnalata dalla opinione pubblica e dalle stesse autorità come fautrice di briganti e il convento come 'nido' di predoni. Vero è che, sia pure al conclamato scopo di un atto di penitenza, a sconto di tanti misfatti, il 17 aprile 1862 nel convento di Stignano furono accolti sessanta briganti

'alla funzione del giovedì santo..... lasciando abbondante limosina a quei padri ed a quanti poveri si trovavano' (Nota 6).

E così tanto avvenne che in data 5 giugno 1862 il prefetto di Foggia ordinò la chiusura del convento

'assegnandosi a quei frati un termine perentorio di tre giorni per uscire e trasportare le robe' (Nota 7).

Al sindaco liberale di S. Marco che aveva perorata la causa dei frati, lo stesso prefetto così rispose:

'Signore, sono dolente di non poter annuire alle sue premure. Il convento di Stignano è stato un nido di briganti, ed è, e codesti naturali, presso i quali la predoneria è fatto abito, potrebbero smettere alquanto di questa loro superstizione, ed essere più onesti. Se il brigantaggio non cesserà, sarò costretto a chiudere pure il convento di S. Matteo. Codesto paese è scandalo della provincia e del regno; né le persone agiate hanno alcun potere, o fingono di non avere per insinuare alla massa il rispetto alla proprietà e l'ubbidienza alle leggi. La stessa guardia nazionale è fiacca, e gran parte di essa manutengola dei briganti. Né voglio far meno di dirLe che per codesto paese, il quale è il seminario di tutte le comitive, io sono visto obbligato di invitare il Ministero a proporre alla Camera leggi di eccezione; cioè la deportazione in Sardegna delle famiglie dei briganti e di tutti coloro che sono creduti loro fautori. Così solo ho fede che questo flagello potrà cessare e potranno acquistare pace i pochi onesti di codesto comune, tra i quali mi piace annoverare Lei. Il Prefetto Del Giudice' (Nota 8).

'Uscirono adunque i monaci dal convento e di essi parte furono ricevuti in S. Matteo e parte si allogarono in locale ospizio, sino a che si appigionarono in una casa più decente' (Nota 9).