San Marco in Lamis. La strada che conduce alla vecchia chiesa di san Berardino.
San Marco in Lamis. La strada che conduce alla vecchia chiesa di san Berardino.
Il diciannovesimo secolo non dovette essere, per S. Marco in Lamis, molto propizio. Esso cominciò con una occupazione militare che tra l'altro comportò, per circa quattro anni (dal 1812 al 1816), la temporanea soppressione della parrocchia di S. Bernardino (Nota 24). Continuò con dure lotte contadine per l'occupazione delle terre, con la contestazione del plebiscito unitario nel 1860 e il brigantaggio, e infine, per grazia, o meglio, per disgrazia di natura, con tre epidemie coleriche (nel 1837, 1865 e 1886) che fecero registrare complessivamente circa 800 vittime.
Senza mettere in conto anche l'infausta sorte del convento di S. Matteo che, scampato alla soppressione del governo murattiano per merito della sua cospicua rendita, dovette soccombere nel 1866 e ridursi poi in uno stato di così deplorevole abbandono, da venir definito una ‘taverna-locanda’ e ricevere, anche se per un solo mese, l'interdetto del vescovo di Foggia.
Un campo, invece, in cui ebbero modo di rifulgere l'ingegno e l'operosità della popolazione sammarchese fu quello dell’artigianato, con fine ed apprezzate lavorazioni in ferro, legno e oro, di cui, purtroppo, non si conservano che scarse testimonianze. Un altro avvenimento degno di rilievo fu la nascita della diocesi di Foggia, della quale S. Marco in Lamis forma attualmente un vicariato foraneo.
In questo secolo, le possibilità di sviluppo edilizio della città erano tutte nell'alternativa tra il continuare ad inerpicaisi lungo il dorso della collina a nord e lo spingersi al di là del torrente Iana. Dal punto di vista climatologico e igienico, è innegabile che la scelta della prima soluzione sarebbe stata di gran lunga preferibile, ma altre ragioni anch'esse validissime, quali, ad esempio, l'approvvigionamento idrico e una maggiore facilità di traffici commerciali, dovettero far propendere per la seconda.
Una 'sustuma' creata da orafi sammarchesi.
Una 'sustuma' creata da orafi sammarchesi.
L'espansione edilizia fu, però, alquanto più contenuta che nel secolo passato. Tra i quartieri nuovi sono da segnalare: negli anni immediatamente seguenti l'unificazione italiana, quello estendentesi tra le attuali piazza Madonna delle Grazie e via Maggiore Solari, e quello sorto intorno alla chiesa dell'Addolorata; verso la fine del secolo, il quartiere di Porta S. Severo e il primo nucleo di Casarinello. Continuò altresì a registrarsi un consistente incremento demografico che fece salire nel 1861 la popolazione a 15.350 abitanti.
Il secolo ventesimo si aprì all'insegna della speranza e della rinascita, bene auspicate dall'erezione della Croce sul monte Celano nel 1900. Accanto all'occupazione prevalente, che era l'agricoltura, continuò a fiorire l'artigianato che rappresentò anche, fino a un quarto di secolo fa, un motivo d'orgoglio della città. Negli anni trenta-quaranta, sono da segnalare la nascita dei viali, della villa comunale, del viale della Rimembranza e della villetta, che offrono anoor oggi l'aspetto migliore della città, e la nascita delle nuove parrocchie delle Grazie, dell'Addolorata e di S. Giuseppe.
Vecchia piantina di San Marco in Lamis.
Vecchia piantina di San Marco in Lamis.
Per quanto riguarda l'espansione urbanistica, essa ebbe questa progressione: nel primo decennio sorsero i primi nuclei della Strettola delle giumente (da via Celano a via Capitano Verri) e dello Strascino (intorno a via Carlo Di Renzo), e si consolidò il quartiere di Casarinello. Negli anni venti, l'abitato si estese al rione Prato (da via Monte Zebio a via Carso), alla Noce del Passo, collegando Casarinello al resto della città, e nacque il secondo tratto di viale della Repubblica (da via Solari a piazza Gramsci). Dagli anni quaranta ad oggi, infine, si è sviluppata tutta la zona compresa tra il rione Prato e la curva di Palatella lungo le principali arterie di via La Piscopia, via della Vittoria e via S. Nicandro.
Un'alterna tendenza ha fatto registrare questo secolo nell'andamento demografico: verso l'alto, fino agli ultimi anni quaranta, verso il basso, dopo di allora. Vennero censiti 18.200 abitanti nel 1921 e 22.050 nel 1951; nel 1961, invece, essi scesero a 19.014, a 16.256 nel 1971 e 15.379 nel 1981. Questo costante e inesorabile decremento è certamente dovuto al fatto che S. Marco in Lamis non è riuscita a superare felicemente il passaggio dall'economia di tipo agricolo-artigianale a quella di tipo industriale. Allo spopolamento delle campagne e all'abbandono delle attività artigianali, non ha fatto seguito un opportuno decollo industriale, e ciò ha provocato quell'inarrestabile emorragia migratoria che affligge tuttora la città.
San Marco in Lamis. Largo Piano con l'edificio delle Elementari Balilla.
San Marco in Lamis. Largo Piano con l'edificio delle Elementari Balilla.
Poiché la registrazione del domicilio delle persone fisiche a fini politici, militari e tributari, rispondendo a un'esigenza fondamentale di qualsiasi organizzazione statuale, vanta un'origine alquanto antica, qualcuno potrebbe pensare che antica sia pure la disciplina legislativa delle denominazioni delle vie urbane. Questo però, almeno per quanto riguarda l'Italia, non è vero. Anzi, va fatto notare che per tutto il medioevo e anche dopo il Concilio di Trento del 1564, che rese obbligatori per ogni parrocchia i registri dello stato civile, in questi non era mai indicato il domicilio.
Fu dopo la conquista francese del regno di Napoli nel 1806, allorché venne trasferito dall'autorità religiosa a quella civile l'obbligo della tenuta e della conservazione dei registri dello stato civile, che in questi comparve puntualmente l'indicazione del domicilio. Tuttavia, la prima disciplina delle denominazioni delle vie si ebbe solo dopo l'unificazione italiana con la legge del 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, che, oltre a indicare quali strade dovevano classificarsi tra le comunali, sanciva per tutti i Comuni l'obbligo di redigere un elenco delle strade e di farlo omologare dal prefetto, dopo averlo tenuto per un mese affisso all'albo pretorio. E a distanza di oltre un secolo, si può quasi dire che questa è ancora la sola legge che regolamenta la toponomastica stradale. Ad essa, infatti, si sono appena aggiunti il R.D.L. 10 maggio 1923, n. 1158, e la Legge 23 giugno 1927, n. 1188, che dettano norme sul mutamento del nome delle vie e sull'intitolazione di vie a personaggi contemporanei.
Questa premessa vale a mettere in chiaro che anche per guanto riguarda S. Marco in Lamis, nel descrivere le caratteristiche della toponomastica stradale, bisogna tener distinto il periodo precedente al 1865 da quello seguente.