San Marco in Lamis. Vista aerea del 1972.
San Marco in Lamis. Vista aerea del 1972.
Prendendo di nuovo le mosse dal Seicento si fa notare che le considerazioni che si possono fare in merito agli aspetti della toponomastica in quel secolo, sia per la scarsa documentazione disponibile che per la limitata estensione del paese, sono ben poche. E in verità, quando si è detto che le denominazioni facevano piuttosto riferimento a un'intera zona o quartiere che a singole strade (esse erano sempre precedute dalla formula: in loco ubi dicitur) e che riprendevano di sana pianta toponimi dettati dalla consuetudine locale, si è praticamente detto tutto.
Rimane solo da specificare che tali toponimi contenevano un costante riferimento alle chiese, al palazzo badiale e alla piazza principale del paese. Se ne trascrivono, a titolo esemplificativo, alcuni dei più frequentemente ricorrenti: ‘Strada Maestra della Porta Nova’, ‘Strada Maestra vicino la Chiesa’, ‘Strada del Forno’, ‘Nella piazza di detta terra et proprie dove si dice la porta vecchia’, ‘Nel casale, vicino la chiesa del Purgatorio’, ‘La Padula’, ‘Alli rinforzi della terra’, ‘Nel casale di detta terra, et proprie avanti la chiesa di S. Antonio’, ‘Nel casale di detta terra’, ‘Strada Maestra vicino la piazza’, ‘Trono del Palazzo’. Per grandissima parte del Settecento continua la tendenza a far uso di denominazioni piuttosto generiche e si assiste a una evidente svolta solo verso l'ultimo ventennio del secolo, allorché, acquistando ormai l'abitato una sempre più precisa conformazione, ogni singola strada comincia ad essere indicata con un proprio specifico nome.
S. Marco in Lamis. L'attuale Piazza Europa, comunemente detta Largo Piano.
S. Marco in Lamis. L'attuale Piazza Europa, comunemente detta Largo Piano.
Una felice caratteristica della toponomastica di questo secolo è l'essere uno specchio fedele dell'aspetto fisico della città. Quel che il Fraccacreta e il Giuliani scrivevano nel secolo scorso di S. Marco in Lamis come di città ‘coronata da vigne e da orti’ (Nota 25), risulta tanto più vero nel Settecento. Allora infatti, in qualsiasi direzione si sviluppasse, l'abitato non faceva che invadere vigne e orti. Ne son precisa testimonianza le seguenti denominazioni: ‘La vigna di Giovan Camillo Villano’, ‘Il castagneto di Camillo Villano’, ‘La vigna di Biaso Gravina’, ‘L'ortolino di S. Antonio Abate’, ‘L'orto del monezzaro’, ‘L'orto di S. Berardino’, ‘La vigna di Cola di Teo’, ‘L'orto di Monaco’, ‘La vigna del fu Giuseppe Sassano’, ‘La vignola di S. Berardino’, ‘La vigna di Matteo Coco’, ‘La vignola di Arcangelo Totta’, ‘L'orto di Michele Arcangelo Franco’, ‘La vigna di Stefano Nardella’, ‘La vigna del Rev. Don Pasquale Coco’, ‘La vigna di M. Alessandro Nardella’.
Con l'Ottocento si apre un nuovo capitolo. La nascita dello stato civile nel 1809 determina l'esistenza ufficiosa della toponomastica: ogni strada porta ormai una propria ben definita denominazione. Mancando ancora, però, una legge disciplinatrice, le autorità amministrative si limitano ad assumere nei registri dello stato civile la maggior parte delle denominazioni già suffragate dalla tradizione orale.
Complessivamente nel 1809 si potevano contare 96 denominazioni, riducibili però a 67 se si escludono quelle relative ad alcuni vicoletti e traverse che non facevano che ripetere il nome della via principale. Di esse, 45 facevano riferimento a nomi di persona, 12 ad aspetti caratteristici di una zona, 7 alle chiese cittadine e 2 ai titolari dei due maggiori santuari della Capitanata, cioè S. Michele Arcangelo e la Madonna dell'Incoronata; di una soltanto non è stato possibile identificare il riferimento. Per quanto riguarda il primo gruppo, va detto che le persone da cui prendevano nome le strade erano tutte sammarchesi.
Esse però non erano state scelte, così come di solito accade oggi, per meriti letterari, artistici, patriottici e via di seguito, ma semplicemente perché rappresentavano o avevano rappresentato, nella strada in cui abitavano o avevano abitato, le persone socialmente più importanti o più in vista. Acquista perciò particolare interesse far notare che di quelle 45 persone, 21 erano proprietari, 7 canonici, 3 bracciali, 2 calzolai, 1 fabbro, 1 armiere, 1 centimolaro, 1 muratore; delle 8 rimanenti non si conosce la collocazione sociale.
Tutte queste denominazioni vennero poi puntualmente confermate dall'Amministrazione comunale dopo la pubblicazione della legge del 1865 che, come si diceva più sopra, obbligava ogni Comune a redigere un elenco delle strade comunali. Il primo mutamento denominativo si ebbe nel 1887 e riguardò solo i due corsi principali della città.
Negli anni immediatamente successivi all'unificazione italiana si ebbe dappertutto un certo rinnovamento nella toponomastica, con l'intitolazione di strade e piazze ai maggiori protagonisti e fatti d'arme del risorgimento. Siccome, però, molto spesso ciò avveniva a spese delle antiche denominazioni, che avevano un rapporto diretto con la storia locale, non mancarono denunce e proteste contro quell'azione di depauperamento del patrimonio storico locale, anche da parte di studiosi e visitatori stranieri.
San Marco in Lamis. Un carrettiere.
San Marco in Lamis. Un carrettiere.
Tra questi ci piace ricordare Ferdinando Gregorovius, il quale, nel suo viaggio in Puglia, dopo aver constatato con piacere che a Bari si conservavano denominazioni stradali come Via Melo, Via Argiro, Via Calefati, Via Roberto di Bari, e che a Manfredonia Corso Manfredi non era stato ribattezzato col nome di Corso Vittorio Emanuele, fece queste considerazioni: ‘Dopo l'ultima rivoluzione è sciaguratamente diventato in Italia una vera mania il barattare ad ogni costo i vecchi nomi delle strade nelle città, con quelle de' personaggi principali o de' più notevoli avvenimenti della storia più a noi prossima. Il patriottismo, certo, è una bella e santa cosa; ma anch'esso ha i suoi limiti ragionevoli. I nomi antichi delle strade sono come tanti titoli de' capitoli della storia delle città, e vanno perciò rispettati e mantenuti quali monumenti storici del passato. Ora intanto le città d'Italia dalle Alpi al Lilibeo si sono provviste tutte de' medesimi nomi moderni di strade, i quali non stanno in alcuna relazione col luogo, non hanno con questo proprio nulla a che vedere. Fossi io il re d'Italia, ovvero Garibaldi o il Principe ereditario, vorrei pregare che si smetta dall’abusare siffattamente del nome mio. Questa uniformità di nomenclatura comincia a diventare ristucchevole e disgustosa’ (Nota 26).
San Marco in Lamis. L'attuale Corso Matteotti in una vecchia foto.
San Marco in Lamis. L'attuale Corso Matteotti in una vecchia foto.
A S. Marco in Lamis questo rinnovamento si ebbe con un po' di ritardo e fu opera della Commissione del censimento del 1901. Le nuove denominazioni introdotte nella toponomastica furono più di settanta. Di esse, la sezione più cospicua era costituita da quelle che facevano riferimento alla grande epopea nazionale del risorgimento e alla campagna d'Africa del 1896, ma non mancavano nomi di santi, di città e anche di qualche scrittore o poeta. E neppure si può dire che mancassero dei nomi relativi alla storia locale, ma essi rappresentavano un'esigua parte, appena sei su oltre settanta, e cioè: Vico della Badia, Via Annibale Valentini, Via Croce Rossa, Via del Capitolo, Via Angelo Calvitto e Via Abate Colonna. Delle nuove denominazioni, la maggior parte andò a intitolare tutte le nuove strade sorte tra il 1865 e la fine del secolo e prive ancora di un nome, mentre il resto andò a sostituire alcune vecchie denominazioni.
San Marco in Lamis. Un funerale attraversa l'attuale Via della repubblica.
San Marco in Lamis. Un funerale attraversa l'attuale Via della repubblica.
A proposito di quest'ultima operazione diciamo senz'altro che siamo rammaricati di non aver rinvenuto nell'Archivio comunale gli atti del censimento e di non aver potuto quindi cogliere meglio il criterio adottato dalla Commissione. Però, a giudicare da quel che risulta dai fatti, si deve concludere che se qualche criterio venne mai adottato, esso non dovette essere molto felice. Infatti, che ci fossero delle denominazioni da sopprimere e sostituire, non si può negare. Ma il guaio è che ad essere sacrificate furono proprio alcune delle più significative e pregne di storia locale, come Largo del Palazzo badiale o Trono del Palazzo, Strada del Forno Grande (riferita al forno della Badia), Strada del Pozzo Grande (reintegrata poi nell'immediato secondo dopoguerra) e Strada S. Michele.
D'altra parte, sembra che il lavoro compiuto dalla Commissione del censimento non dovette riuscir gradito nemmeno a quel tempo se è vero, come è vero, che nel 1906 il Consiglio comunale ritenne opportuno ritornare sull'argomento e apportare un ulteriore rinnovamento. E così, delle denominazioni scelte qualche anno prima dalla Commissione del censimento, alcune vennero soppresse, altre conservate, altre ancora conservate ma trasferite da una via ad un'altra; in più, ci fu un'altra buona infornata di protagonisti e avvenimenti maggiori e minori delle lotte risorgimentali.
In verità, nemmeno in questo caso si può dire che sia stato seguito un criterio preciso e felice, soprattutto nella sostituzione di vecchie con nuove denominazioni, e perciò anche l'operato del Consiglio comunale andò incontro a critiche, che qualcuno volle fissare in un polemico articolo scritto sotto forma di lettera aperta Ai Signori Componenti il Consiglio Comunale di S. Marco in Lamis, del quale si riporta qui di seguito un passo centrale: ‘A proposito della nuova denominazione data alle vie di questa città, permettano, Signori Consiglieri, che io dica loro: che un certo senso di curiosità e di ilarità detta denominazione ha destato lassù in un certo ceto di concittadini San Marchesi. Per esempio; non sanno trovar ragione, essi: perché, per quali ignote illustri benemerenze si è mantenuto, per molte strade, l'antico nome di tanti illustri ignoti compaesani, e poi si è graffiato il primitivo a tante altre con sostituirvi altro nome, non sempre di felice scelta. Perche, la strada Spagnoli si è voluta chiamare Via Custoza e non Via Arciprete Spagnoli - dotto e rigido tutore della dignità sacerdotale - e a quella Stanco è rimasta la primitiva denominazione e non si è appellata Via Don Eugenio Moscarella - dotto egli pure e pio e caritatevole in sommo grado! - come dette strade sono e continueranno ad essere additate?
Ritratto ad olio di Mons. Pietro Mancini, unico (?) Vescovo di San Marco in Lamis.
Ritratto ad olio di Mons. Pietro Mancini, unico (?) Vescovo di San Marco in Lamis.
Perché, l'antica denominazione, mantenuta, di Vico Mancini non è stata corretta con quella di Vico Monsignor Pietro Mancini: unico Vescovo che abbia dato San Marco (a Minervino Murge) e morto nel 1803 (Nota 27) nel convento di Stignano dove era venuto a villeggiare? E, perché non rammentare i nomi di don Antonio Centola, medico e naturalista profondo, morto nel 1829; di don Ignazio Centola, giureconsulto di gran nome, morto nel 1852; di don Leonardo Giuliani (il sindaco del 60) il primo ed unico che abbia tentata una storia di S. Marco in Lamis, rivendicando diritti civici ignorati; di don Leonardo Cera, medico, morto di crepacuore nel 1848 e che consumò un patrimonio per le ricerche sui marmi di queste contrade: marmi che formeranno, e auguro presto, la ricchezza di questa simpatica atta; del canonico don Nicola La Selva, morto da apostolo: catechizzando il popolo, e che il popolo, anche dopo quarant'anni dalla sua morte, va, al Cimitero, a visitarne la tomba, come a quella di un Santo? Perché quel Vico del Forno ad un vicoletto che fiancheggia un forno - alla via Vincenzo Gioberti - come se quel forno fosse unico nella città, o fosse un forno storico, o per altro titolo da tramandarsi ai posteri? E perché della Via Crocicchia (da crocevia, per cinque strade che vi si incrociano) farne Via della Croce? E per qual senso di ironia dare alla gloriosa falange dei Mille, l'appellativo di Zingari? (Via dei Mille, già 1. Zingari). E per quale postumo dispetto assoggettare due grandi nomi: Alessandro Manzoni e Vincenzo Monti, agli irriverenti motteggi degli scugnizzi di lassù, che non cessano di gridar loro appresso, come ad un paschiarello qualunque: don Alessà, sì p...iparolo (Via Alessandro Manzoni già Peparolo), don Vincé, sì p...iro! (Via Vincenzo Monti, già Piro). E un canonico: don Liberale Celestino Vincitorio - morto vecchio e ammiserito per la stampa di una grammatica latina che osò far concorrenza al Porto Reale e al Porretto [Porretti, ndr] - sostiene: che, per certe strade, con la eufonia della parola è rimasto offeso, pure, il rispetto a ... qualche altra cosa!’ (Nota 28).
Da parte nostra, ci limitiamo ad aggiungere che è in effetti un po' difficile comprendere la ragione di certe soppressioni effettuate dal Consiglio comunale. Per quale motivo, infatti, tra i tanti santi introdotti nella toponomastica nel 1901, vennero eliminati proprio quelli che potevano vantare un più o meno diretto legame con la storia locale, e cioè S. Benedetto, S. Francesco, S. Camillo De Lellis, S. Bartolomeo e S. Bernardo?
San Marco in Lamis. Rione dei 'Pozzi'.
San Marco in Lamis. Rione dei 'Pozzi'.
Dopo il 1907, comunque, non ci furono altri grandi rinnovamenti. Ci si limitò, semplicemente, a dare dei nomi alle strade dei nuovi quartieri che venivano via via sorgendo. Nel 1914 vennero dati i primi nomi alle strade di Borgo Celano e di Casaririnello. Per Borgo Celano furono scelti, in prevalenza, i componenti della famiglia reale, e per Casarinello alcune località della Cirenaica legate alla guerra italo-turca del 1911. Durante il periodo fascista la scelta cadde su personaggi e episodi della prima guerra mondiale e del fascismo stesso, e fu nel 1946 che si assistè a un nuovo colpo di mano nell'ambito della toponomastica.
Nonostante l'assoluto divieto espresso da una precisa disposizione legislativa e il parere contrario della Giunta Provinciale Amministrativa, la restaurazione democratica fece giustizia sommaria di tanti personaggi ed episodi legati al fascismo e alla monarchia e li sostituì con personaggi che erano stati dalla sua parte.
San Marco in Lamis. Largo Piano.
San Marco in Lamis. Largo Piano.
Così, ad esempio, Corso Umberto I venne mutato in Corso Matteotti, Via Principe Amedeo in Via Filippo Turati, Piazza Vittorio Emanuele II in Piazza Gramsci, Viale Duca d'Aosta in Viale Carlo Rosselli. Nella riunione del Consiglio comunale del 15 settembre 1970, dovendosi intitolare nuove strade, venne espressamente manifestata la volontà di rendere onore a cittadini sammarchesi che con il loro pensiero e la loro azione avevano conferito prestigio e lustro alla città di S. Marco in Lamis.
Intento senza dubbio lodevolissimo ma che, essendo mancata la debita cura documentaria, fece assurgere agli onori della toponomastica qualche illustre ignoto cittadino sammarchese.
Nella seduta del 6 febbraio 1982, infine, il Consiglio comunale ha deliberato l'intitolazione di 38 nuove strade in S. Marco in Lamis e di altre 15 nella frazione di Borgo Celano.
Il criterio seguito è stato, questa volta, quello di ricordare innanzi tutto qualche antico toponimo, dove fosse possibile, e dei nomi strettamente legati alla storia cittadina, e di far posto, poi, a nomi di uomini politici, storici e letterati, che avessero un preciso riferimento alla storia della provincia di Foggia, della regione Puglia e dell'Italia meridionale in generale. Per il resto, sono stati scelti nomi di fama nazionale e internazionale.