Veduta panoramica di San Marco in Lamis (FG).
Veduta panoramica di San Marco in Lamis (FG).
Non era nostra iniziale intenzione affrontare, anche se per sommi capi, il problema delle origini storiche di S. Marco in Lamis. Ma il non farlo, dopo averne ripercorso passo passo lo sviluppo edilizio e le vicende della toponomastica dal Seicento ad oggi, ci è parso come voler porre il lettore di fronte a un albero senza radici o a un monumento senza piedistallo. D'altra parte, però, conviene premettere che non si tratta di una facile impresa e che le difficoltà da superare sono, a causa dell'enorme scarsezza di documentazione storica e nonostante i non trascurabili passi avanti compiuti in questi ultimi anni, abbastanza notevoli. Come pure conviene chiarire che le nostre brevi note non intendono apportare alcun nuovo contributo alla ricerca storiografica e che si propongono semplicemente di utilizzare quella prodotta da altri al fine di offrire al lettore un quadro storico più chiaro e attendibile rispetto a quello descritto finora, cominciando a liberare il terreno da ormai evidenti imprecisioni e inesattezze.
Poiché la storia della città di S. Marco in Lamis è strettamente legata a quella del monastero di S. Giovanni in Lamis (ora, convento di S. Matteo), è giocoforza prender le mosse da quest'ultima. Il notaio Giuliani, nella sua Storia statistica del secolo scorso, non è preso da alcun dubbio circa i fondatori e circa l'anno e lo scopo della fondazione del monastero di S. Giovanni in Lamis: esso sarebbe sorto come ospizio nel 567 per opera, sommo zelo e divozione dei Longobardi Cistiberini Subalpini, e per maggior comodo al frequente pellegrinaggio sul Santuario dell'Arcangelo’ (Nota 1).
Il notaio di S. Marco in Lamis (FG) Leonardo Giuliani, autore della celeberrima 'Storia statistica...' del 1846, citata innumerevoli volte da altri autori.
Il notaio di S. Marco in Lamis (FG) Leonardo Giuliani, autore della celeberrima 'Storia statistica...' del 1846, citata innumerevoli volte da altri autori.
Da dove il Giuliani abbia tratto la data del 567 non si sa (Nota 2), ma è certo che essa deve essere assolutamente rigettata in quanto palesemente anacronistica (Nota 3). Come avrebbero potuto, infatti, i longobardi, erigere nel 567 l'ospizio di S. Giovanni in Lamis, quando è storicamente accertato che essi entrarono per la prima volta in Italia, provenendo dalla Pannonia (Nota 4), nel 568-569 e che il ducato di Benevento sorse con Zottone nel 570-571?
[...]E' stato scritto che nel 1648 S. Marco in Lamis non contava che 600 abitanti (Nota 22). In verità, però, se si accetta l'indicazione del Giuliani secondo cui nel 1722 il paese contava 4.400 abitanti, appare poco verosimile che nell'arco di settant'anni la popolazione sammarchese sia aumentata più di sette volte tanto. E' molto più probabile, invece, che nel 1648 S. Marco in Lamis contasse non 600 abitanti ma 600 fuochi, corrispondenti a circa 3.000 abitanti. E una conferma la si può avere attraverso un confronto con la popolazione di S. Giovanni Rotondo. Poiché da indicazioni statistiche del Sette e Ottocento risulta che S. Marco in Lamis contava allora un numero di abitanti superiore a quello della vicina città di S. Giovanni Rotondo, è pensabile che così sia stato anche nel Seicento; e allora, se S. Giovanni Rotondo nel 1679 contava 2.690 abitanti (Nota 23), si può credere che S. Marco in Lamis nel 1648 ne contasse circa 3.000 e non 600. Stando così le cose, si può osservare come fin dal Seicento S. Marco in Lamis facesse registrare un indice alquanto elevato della densità di popolazione, considerato che il territorio abitato di allora non doveva essere molto esteso.
A voler tener presenti, infatti, le indicazioni toponomastiche ricavate dagli atti dei notai esercitanti in S. Marco, si deve dedurre che il paese aveva la seguente estensione: nella parte alta, l’unica zona abitativa era quella rimanente in prossimità del Palazzo badiale; nella parte bassa, tra la Piazza Maestra e il torrente Iana, figurava solo la Palude, con alcune isolate abitazioni di fronte alla chiesa di S. Antonio Abate; mentre il grosso del territorio abitato era rappresentato proprio dalla parte centrale, che andava dai pressi della Chiesa Madre alla chiesa del Purgatorio.
Il Settecento è il secolo in cui S. Marco in Lamis conosce una così prodigiosa crescita da trasformarsi da casale in città ed è, quindi, il secolo che potrebbe fornirci la chiave di volta per la comprensione di tanta parte della sua storia presente. Purtroppo, però, esso è anche il secolo meno indagato e conosciuto, per cui le ragioni di quella crescita, rapida e straordinaria, restano tuttora ignote, e noi non possiamo far altro che registrare gli aspetti in cui essa si manifesta con più evidenza e che sono l'incremento demografico e lo sviluppo edilizio.
La copertina della 'Storia statistica...' di Leonardo Giuliani, edita nel 1846.
La copertina della 'Storia statistica...' di Leonardo Giuliani, edita nel 1846.
Giustificata proprio dall'aumento della popolazione e dal continuo estendersi del casale (ob excrescentiam populi et oppidi exstentionem) nasce nel 1722 la seconda parrocchia, quella di S. Antonio Abate. Gli abitanti di quell'anno si fanno risalire a 4.400, che diventano 8.000 nel 1782 e 9.000 nel 1793. Nell'arco di 70 anni, cioè, si assiste all'esatto raddoppio del numero degli abitanti. Più o meno la stessa cosa avviene per l'assetto edilizio. Agli inizi del secolo, le zone maggiormente interessate dallo sviluppo sono quella posta tra il Palazzo badiale e le Murgette, quella rimanente alle spalle della chiesa di S. Antonio Abate, e il quartiere dell'Incoronata, di fronte alla Palude.
Negli anni venti si sviluppa il tratto compreso tra la Palude e l'attuale via Roma, mentre negli anni trenta comincia ad acquistare forma e consistenza il quartiere del Casalotto. Approssimativamente, quindi, si può dire che intorno al 1730 S. Marco in Lamis si estendeva tra la Chiesa Madre e il Palazzo badiale a est e la chiesa del Purgatorio a ovest. Poiché alla fine del secolo il territorio abitato comprende Corso Giannone e Corso Matteotti nella loro attuale estensione, con tutte le relative strade trasversali, se ne deduce che tra il 1730 e il 1800 si raddoppia anche l'assetto edilizio.
Il quartiere che si sviluppò per primo nella parte del paese sorta in questo settantennio fu quello di S. Bernardino.
I primi segni della sua formazione sono ravvisabili fin dagli anni venti-trenta, ma si affermano consistentemente negli anni quaranta-cinquanta. In questi stessi anni cominciano a prendere forma anche la contrada della Crocicchia, quella posta alle spalle della chiesa del Purgatorio e l'altra compresa tra l'attuale via Roma e la chiesa di Santa Chiara. Dagli anni cinquanta in poi si sviluppa tutta la parte restante. L'ultimo troncone a sorgere nel Settecento è quello compreso tra le attuali via Michele Zannotti e via Giuseppe Verdi.
Come si vede, lo sviluppo demografico e edilizio di S. Marco in Lamis in questo secolo ha davvero dell'incredibile e si deve dire che esso non è stato senza conseguenze per la stessa storia civile del paese. E' proprio grazie a tale straordinaria crescita che nel 1782 la badia è dichiarata di regio patronato, ponendosi con ciò termine alla lunga serie di abati commendatarii; è grazie ad essa che nel 1793 S. Marco in Lamis è dichiarata, con regio diploma, città, ed è grazie ad essa che nel 1804 s'impone la nascita di una terza parrocchia: quella di S. Bernardino.
Per una maggiore caratterizzazione, inoltre, si fa notare che il Settecento è pure il secolo che vede la massima affermazione del clero cittadino. Costituito da numerosi rappresentanti (si pensi che il Capitolo collegiale fu innumerato fino al 1767 e dichiarato numerato, di soli trenta canonici, da quell'anno), esso esprime gli unici due vescovi dati alla Chiesa da S. Marco in Lamis in tutta la sua storia, e cioè don Libero Villani e don Pietro Mancini, e fa nascere altre tre chiese, che sono, precisamente, quelle di S. Giuseppe, dell'Addolorata e di Santa Chiara.