Via Raffaele Centonza

Foto di Raffaele Centonza (1847-1905).
Foto di Raffaele Centonza (1847-1905).
Ultima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 6 febbraio 1982.
Raffaele Centonza nacque a Lesina il 6 ottobre 1847 da Michelarcangelo e Rosa Di Sangro. Dal 1880 al 1898 fu direttore didattico delle Scuole Elementari di S. Marco in Lamis. Ha pubblicato vari scritti d'argomento scolastico, ma i lavori che meritano una particolare citazione sono: L'Uomo preistorico sul monte Gargano e sulle rive del lago di Lesina, pubblicato nel 1888, e Chi crea gli anarchici?, nel quale confutava l'opinione di quanti sostenevano che la scuola elementare costituiva l’humus più adatto alla fecondazione della pianta anarchica. In occasione del colera del 1886 a S. Marco in Lamis, fu promotore e presidente dell'Associazione della Croce Rossa, che si rese benemerita nella prestazione dell'opera di soccorso ai colerosi. Morì nei primi anni di questo secolo.
Via Ciavarella
Cimitero S. marco in Lamis. Lapide di Santo Ciavarella sulla cappella funeraria di famiglia.
Cimitero S. marco in Lamis. Lapide di Santo Ciavarella sulla cappella funeraria di famiglia.
Ventiquattresima traversa sinistra di Corso Giannone. Denomina
zione rimasta immutata dal 1809.
Indicata sempre, nei registri dello Stato Civile, come Strada Ciavarella o Strada Santo Ciavarella, è riferita a Santo Domenico Francesco Ciavarella, discendente di una delle più antiche e benestanti famiglie sammarchesi. Figlio unico di Michele e Cristina Totta, nacque a S. Marco il 17 luglio 1757 e vi morì il 17 maggio 1829. Fu sindaco di S. Marco dal febbraio 1824 al gennaio 1826.
Via Francesca De Carolis
Si apre sulla sinistra di Via U. Giordano e, dopo aver intersecato Via L. Giuliani - Via M. Centola e Via Mons. Farina, sbocca in Via De Luca. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Lettera di trasmissione del Catasto onciario di S. Marco in Lamis del 1753 di Antonio De Carolis, allora sindaco della città. Dal web di Antonio Guida.
Lettera di trasmissione del Catasto onciario di S. Marco in Lamis del 1753 di Antonio De Carolis, allora sindaco della città. Dal web di Antonio Guida.
Francesca De Carolis, nobile figura di eroina che accettò di pagare con l'estremo sacrificio della vita la propria incrollabile fede nella libertà, nacque in S. Marco il 5 dicembre 1754 da una agiata e notabile famiglia.
A circa diciotto anni si sposò con Scipione Cafarelli, discendente di una delle più antiche e nobili famiglie di Tito, in provincia di Matera, imparentata coi duchi Cafarelli di Roma, ed ebbe sei figli: Giuseppe, G. Battista, Benedetto, Antonio, Isabella ed Emanuela. Coltivava insieme al marito idee liberali, e quando il 7 marzo 1799 anche in Tito venne innalzato l'albero della libertà e Scipione Cafarelli fu nominato Presidente della Municipalità, Francesca De Carolis ebbe una parte non secondaria nella formazione del nuovo governo. M
San Marco in Lamis. La casa natale di Francesca de Carolis.
San Marco in Lamis. La casa natale di Francesca de Carolis.
a anche in Tito il governo repubblicano ebbe brevissima vita e il 3 maggio il paese dovette capitolare alle truppe di Gerardo Curcio, detto Sciarpa, che si dette subito a perseguitare tutte le famiglie compromesse con il governo repubblicano e, prima tra esse, la famiglia Cafarelli. Scipione riuscì, in un primo momento, a fuggire, ma venne catturato qualche mese dopo e rinchiuso nelle carceri di Matera dove si spense il 2 marzo 1800. Francesca, invece, venne arrestata subito e fucilata m pubblica piazza come giacobina il 27 maggio del 1799, giorno in cui si celebrava in Tito la festa dei santi protettori. Tra i figli, la sorte più crudele toccò al primogenito Giuseppe, al quale venne mozzata la testa e portata in trionfo per le vie di Tito. Gli altri tre figli maschi, minorenni, vennero condotti a Polla dove subirono crudeli maltrattamenti, mentre le due figlie femmine furono rinchiuse in un monastero a S. Fele. Nel 1954, in occasione del bicentenario della nascita, il Comune di S. Marco faceva scoprire una lapide sulla facciata della casa dove si presume che ella nacque, con questa epigrafe dettata da Pasquale Soccio: VIDE QUESTA CASA NASCERE / FIORE PURISSIMO DI NOSTRA GENTE / UNO SPIRITO GENTILE DI VIRILI VIRTÙ / FRANCESCA DE CAROLIS / TESTIMONE DI LIBERTÀ / NELLA SCHIERA DEI MARTIRI PARTENOPEI / FECE CONSAPEVOLE DONO DELLA VITA / A DIO E ALLA PATRIA / 1754-1799.
Via Antonio De Theo
Ottava traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Antonio De Theo, avvocato, nacque a S. Marco il 7 ottobre 1820 da Pietro e Veneranda Villani. Fu sindaco della città dal novembre 1860 al settembre 1861, e cioè nel periodo in cui più drammaticamente esplose la piaga sociale del brigantaggio, che non gli fu possibile fronteggiare, per causa di forze maggiori, con le dovute risolutezza ed energia. Morì 1'8 settembre 1905.
Via Gabriele
Ventesima traversa sinistra di Corso Giannone. Denominazione rimasta immutata dal 1809.
Indicata sempre, nei registri dello Stato Civile, come Strada Gabriele o Strada Pietro Gabriele, essa prende nome dal possidente che vi abitava, Pietro Gabriele, figlio di Nicola e Lucia Totta, morto il 9 ottobre 1811, non ancora trentenne. Nell'atto di morte è annotato che alla moglie e all'unica figlia, Angela, lasciava in eredità ‘vigne, palazzo, industrie di animali qualunque, e industrie di campo in Puglia’. Dopo il 1811, questa strada venne pure intesa come la Strada di D. Maria Arcangelo D'Augello. Era, questa, la vedova di Pietro Gabriele, figlia di Crescenzio e Faustina Maselli di Rodi.
Via Tenente Mario Giordano
La copertina del numero speciale di 'Bellezze d'Italia', collana fondata e diretta dal sammarchese Mario Giordano.
La copertina del numero speciale di 'Bellezze d'Italia', collana fondata e diretta dal sammarchese Mario Giordano.
Partendo dalla confluenza con Via G. Amendola, in prossimit
à di Via Montello, interseca Via G. Di Vittorio e Via B. Buozzi, e sbocca in Via A. Cipriani. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Mario Giordano nacque a S. Marco il 7 settembre 1895 da Giovanni Luigi Antonio e Celestina Laccagrini. In qualità di tenente del 18. Bersaglieri, partecipò alla prima guerra mondiale e in un combattimento avvenuto sul Piave il 19 dicembre 1917 conseguì una medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione: ‘Comandante di Plotone di Arditi si slanciava con impeto irresistibile sull'avversario e lo impegnava in una lotta corpo a corpo impedendogli di intaccare la linea di resistenza di una nostra testa di ponte. Ferito alla faccia e ad un braccio dallo scoppio di una bomba a mano nemica, persisteva con calma e coraggio ammirevoli nella lotta continuando ad incoraggiare i dipendenti finché non gli vennero meno le forze. Vecchio Piave 19 dicembre 1917’.
Dopo la guerra, si trasferì a Milano dove intraprese con successo la carriera di giornalista. Il suo merito maggiore fu di aver fondato e diretto la rivista semestrale Bellezze d'Italia, che veniva pubblicata a Milano dalle Edizioni Italia Artistica. Ogni numero della rivista era dedicato a una regione italiana e si presentava in una veste di lusso e in formato grande, cioè in-folio. Intorno a questa rivista il Giordano riuscì a raccogliere un gran numero di uomini politici, ecclesiastici e intellettuali, dai quali ricevette frequenti attestati di amicizia e di stima. Nel 1930 dedicò un numero speciale della rivista, splendidamente illustrato, a ‘La Città del Vaticano’, in omaggio a S.S. Pio XI in occasione del Suo giubileo sacerdotale e dello storico evento della Conciliazione. Fu più volte ricevuto in udienza da Mussolini, e una volta anche da Papa Pio XI. Di fede monarchica, compose nel 1951, con proprie parole e musica, un ‘Inno della Monarchia’; e, in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, pubblicò un numero unico interamente dedicato a ‘La dinastia dei Savoia dalla Monarchia alla Repubblica’. Si è spento a Milano il 25 ottobre 1962.
Via Don Michele Giuliani
Cimitero di S. Marco in Lamis. Il Canonico Don Michele Giuliani, chiamato 'Panecotte'.
Cimitero di S. Marco in Lamis. Il Canonico Don Michele Giuliani, chiamato 'Panecotte'.
Nona traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata
dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Nato a S. Marco il 5 agosto 1871 da Marco Saverio e Maria Teresa Rendina, don Michele Giuliani resta uno dei canonici più popolari e stimati di questo secolo. Dotato di una vasta cultura, fu maestro di parecchie generazioni di professionisti sammarchesi. Il suo nome resta legato soprattutto alle composizioni musicali, di carattere sacro, raccolte in gran parte nel volume L'arpa del Sacro Cuore. Morì il 15 gennaio 1959.
Via Mons. Pietro Mancini
Si apre in Piazza IV Novembre, di fronte a Via C. Di Renzo. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Poche, anzi pochissime, sono le notizie che si conservano sulla vita e l'opera di Mons. Mancini; ciò nonostante, si può senz'altro affermare che egli rappresenta una delle figure di maggiore spicco espresse dalla città di S. Marco. Discendente da una famiglia benestante, nacque il 17 dicembre 1733 da Domenico e Lucia Augelli. Si ignora dove abbia condotto i suoi studi, ma si sa che entrò presto a far parte del Capitolo collegiale di S. Marco; che per diciotto anni, e probabilmente dal 1773 al 1791, rivestì la carica di Vicario Generale del cardinale Banditi in Benevento, e che per altri quattordici anni, e precisamente dal 1791 al 1805, fu Vescovo di Minervino Murge. Morì l'11 giugno 1805 nel convento di Maria SS.ma di Stignano, dopo ‘essere stato colpito con un'abbondanza di sangue’. La salma venne tenuta esposta per tre giorni nella sua casa in S. Marco e poi sepolta nella Collegiata nella sepoltura privata sotto l'altare dell'Immacolata Concezione. Il Fraccacreta afferma che sulla sua tomba venne scritto questo epitaffio, in seguito scomparso:

D.O.M. / PETRO MANCINO MINERVIENSIUM EPISCOPO / OMNI VIRTUTUM GENERE / PROLIXA PRAESERTIM IN PAUPERES LIBERALITATE / CLARISSIMO / VIXIT ANNOS LXXXII. M. VII D. X. / JUSTINIANUS FRATER M. P. / OBIIT POSTRIDIE IDUS JUNII ANN. MDCCCV.

Nella sacrestia della Collegiata si conserva un suo ritratto, opera del pittore sammarchese Giovanni Cera (1836-1901).
Via Matteo da S. Marco in Lamis
Traversa di Via Don Michele Giuliani. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Questo cittadino sammarchese, di cui si ignora il cognome, sarebbe stato, come è scritto nella deliberazione comunale, un celebre medico, filosofo e matematico, insegnante presso l'Università di Padova, vissuto nel XV secolo.
Via Abate Pignatelli

L'Abate A. Pignatelli, divenuto Papa Innocenzo XII. Foto tratta dal libro 'Fra orti e mugnali'.
L'Abate A. Pignatelli, divenuto Papa Innocenzo XII. Foto tratta dal libro 'Fra orti e mugnali'.
Traversa sinistra di Via Montello. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Dedicata al cardinale Antonio Pignatelli, nato il 12 marzo 1615 nel castello marchesale di Spinazzola, feudo della sua famiglia, da Francesco, principe di Minervino, e Porzia Carafa, dei duchi di Andria, eletto papa col nome di Innocenzo XII il 12 luglio 1691, dopo cinque mesi di conclave. Universalmente stimato come uomo virtuoso e bonario, si accinse con energia a migliorare il costume clericale con la lotta al nepotismo che condannò con la Bolla ‘Romanum decet Pontificem’, e moltissimo si prodigò per l'assistenza ai poveri e agli inabili al lavoro, tanto da destinare il palazzo del Laterano ad ospitarvi quelli di Roma. Morì il 27 settembre del 1700.
Qui è ricordato nella veste di abate commendatario di S. Marco in Lamis. Purtroppo, nessuna notizia si conserva circa il periodo preciso in cui fu abate e l'opera da lui svolta come tale. Si ha per certo solo che nel 1683 già aveva in commenda la badia e che nella Chiesa Madre si conservano tre sue pianete di lama, verde, rossa e viola. Secondo il Fraccacreta, nella cappella di S. Rocco, di proprietà dell'abate, erano leggibili ai suoi tempi i seguenti resti di una vecchia epigrafe: D.O.M. INNOCENTIO XII. PIGNATELLI PONTIFICI MAXIMO... EX INCARNATIONE CHRISTI MDCCXXXX.
Infine, da alcuni appunti anonimi del 1919 risulta che i canonici di S. Marco avrebbero ricevuto per iscritto i ringraziamenti di Innocenzo XII in risposta alla loro lettera di congratulazioni per l'elezione a pontefice.
Via Matteo Tardio
Quinta traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Cimitero di S. Marco in Lamis. Monumento funebre di Matteo Tardio.
Cimitero di S. Marco in Lamis. Monumento funebre di Matteo Tardio.
Nato a S. Marco il 29 gennaio 1864 da Giuseppe e Marianna Campanaro, e morto il 25 aprile 1943, Matteo Tardio esercitò la professione di medico. Il suo nome resterà sempre vivo nella memoria dei suoi concittadini per essersi prodigato per tutta la vita a favore del prossimo, e soprattutto delle persone più umili e sofferenti, con un alto senso di amore fraterno e di umiltà. La sua indole si manifestò pienamente nell'estate del 1886, allorché S. Marco venne colpita dalla terza grande epidemia colerica che fece registrare 172 morti. Ancora studente in medicina, Matteo Tardio fu tra i primi ad aderire all'Associazione della Croce Rossa istituita per soccorrere i colerosi (si veda Via Croce Rossa) e fu a capo della squadra che operava nella zona compresa tra la Chiesa Madre e la strada Ponte le Grazie. Per l'opera benemerita prestata in quell'occasione, il 24 giugno 1888 si vide conferire dal Ministro Crispi una medaglia d'argento. L'altro momento in cui ebbe modo di rifulgere il suo alto senso umanitario fu la prima guerra mondiale. Egli prestò una così encomiabile opera di assistenza a favore delle famiglie degli uomini partiti per la guerra, che, finita questa, la Sottosezione dei Mutilati e Invalidi di Guerra di S. Marco volle nominarlo proprio socio benemerito.