Largo Madonna delle Grazie

San Marco in Lamis. Attuale Piazza Madonna delle Grazie.
San Marco in Lamis. Attuale Piazza Madonna delle Grazie.
Vasto piazzale aprentesi dinanzi all'omonima chiesa. Denominazione ripristinata il 6 novembre 1943 dal Commissario prefettizio Costantino Serrilli.
La denominazione trae origine dalla chiesa dedicata a Maria SS.ma del Rosario e a Cristo Redentore, ma intesa comunemente come la chiesa della Madonna delle Grazie. Ritenuta da qualcuno la più antica di S. Marco, venne quasi completamente rifatta verso la fine del secolo scorso e riconsacrata da Mons. Carlo Mola il 26 settembre 1899. Eretta a parrocchia da Mons. Fortunato Maria Farina il 15 settembre 1936, ha avuto come parroci: Don Angelo Ciavarella, dal 1936 al 1944; Don Felice Bonfitto, dal 1944 al 1980; e, dal 1980, Don Antonio Ianno. In questa chiesa si conservano un pregevole Fonte battesimale in noce, opera dell'artista sammarchese Giovanni De Theo, e un quadro di S. Anna, non firmato, risalente al 1838. L'immagine della Madonna delle Grazie, composta a tasselli e incorporata nel rosone della facciata, è opera della Ditta Michele Mellini di Firenze. Una lapide affissa sul lato destro della facciata e dettata dal medico sammarchese Pasquale La Porta, ricorda che qui ebbe sede l'antico primitivo cimitero della città, chiuso in occasione del colela del 1837 e abbattuto definitivamente nel 1909. Dopo il terremoto del 1837, che colpì gravemente la Collegiata, venne trasferita in questa chiesa la confraternita del SS.mo Rosario, eretta nel 1623.
Inteso fin dai secoli passati come il Largo delle Grazie, dal 7 marzo 1927 al 6 novembre 1943, in onore della rivoluzione fascista, portò la denominazione di Piazza della Rivoluzione, deliberata dal Commissario prefettizio Giuseppe Tardio.
Via Marinelli
S. Marco in Lamis. La Via Marinelli sbocca di fronte alla sacrestia della Chiesa vecchia di S. Bernardino.
S. Marco in Lamis. La Via Marinelli sbocca di fronte alla sacrestia della Chiesa vecchia di S. Bernardino.
Prima traversa sinistra di Corso Giannone. Denominazione rima
sta immutata dal 1809.
Fin dal 1809 nei registri dello Stato Civile si riscontra sia la forma Strada Marinelli che l'altra di Strada Marinello. Quale sia quella esatta è difficile dirlo. Tuttavia, il dubbio più importante è se entrambe indichino un cognome oppure un nome diventato col tempo un soprannome. A voler preferire la prima ipotesi, diventa pressocché impossibile stabilire da chi questa via abbia tratto la propria denominazione. Infatti, tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento in S. Marco esisteva un solo gruppo familiare con questo cognome e discendeva interamente da Giovenale Marinelli, funaro, marito di Bonanzia Ianni, entrambi provenienti da Ripalimosani. Non risulta, però, che lo stesso Giovenale o qualcuno dei figli (e ne aveva parecchi) avesse avuto il proprio domicilio in questa via. A più soddisfacenti risultati si giunge, invece, se si ritiene Marinello un diminutivo di Marino. In tal caso, però, occorre preliminarmente tener presente che in S. Marco, pure dagli inizi del secolo scorso, c'era una strada, o, maglio, una zona, denominata Contrada Marino Tolfa. Se quindi si prendesse Marinello per diminutivo di Marino, esso potrebbe essere benissimo riferito a Marino Tolfa, e allora Strada Marinello e Contrada Marino Tolfa starebbero ad indicare la medesima strada. Né, questo, ci pare tanto azzardato. Infatti, che la Strada Marinello possa fondatamente identificarsi con la Contrada Marino Tolfa è comprovato dal fatto che nel 1821 risultavano ancora domiciliati nella prima ben tre figli di Marino Tolfa, con le rispettive famiglie, e precisamente: Santa, Claudia e Michelarcangelo. E così, anche l'altra forma di Strada Marinelli potrebbe giustificarsi con il suo riferimento ai figli di Marino Tolfa: Strada Marinelli = Strada dei Marinelli = (nel gergo popolare) Strada de li Marenedde. E si tenga presente che tuttora in S. Marco i Tolfa sono intesi col soprannome Marenedde.
Ad ogni modo, diamo la notizia che Marino Tolfa nacque a S. Marco il 12 gennaio 1749 da Francesco, mastro d'ascia, e Teresa Volgarino, e fu marito di Isabella Villani. Dei figli, oltre a quelli già nominati, si possono ancora ricordare Francesco e Nicola. Morì il 27 novembre 1806 e fu seppellito nella chiesa di S. Bernardino.
Largo Mercato
San Marco in Lamis. Vecchia foto di Largo Mercato.
San Marco in Lamis. Vecchia foto di Largo Mercato.
Rimane di fronte al mercato ortofrutticolo e congiunge Via Lun
go lana con Viale C. Rosselli. Denominazione risalente al censimento del 1901.
Il titolo di Largo Mercato, in vero, gli si addiceva molto di più al tempo del mercato scoperto, le cui origini risalivano agli ultimi anni del secolo scorso. L'attuale mercato coperto è in funzione dal 1974.
Presso il popolo è intesa, tuttora, come La chiazzetta.
Vico Montesano
Prima traversa sinistra di Via Roma. Denominazione rimasta immutata dal 1809.
S. Marco in Lamis. Vico Montesano.
S. Marco in Lamis. Vico Montesano.
Prende nome da Nepomuceno Montesano nato a S. Marco il 18 febbraio 1748 da Francesco, massaro di campo, e Libera Vincitorio, e morto il 25 dicembre 1800. Nei registri dello Stato Civile, il vico è indicato alcune volte come Angiporto Montesano e, altre, come Borgo Montesano o Orto Montesano. La denominazione di Orto Montesano fa intendere che inizialmente, e per molto tempo anche dopo la nascita delle prime abitazioni, la zona doveva essere destinata ad orto; mentre l'altra, di Borgo Montesano, fa pensare ad un nucleo originario di abitazioni occupate da vari membri della famiglia Montesano. E infatti, dallo Stato delle Anime della Collegiata del 1812 e da quello del 1824 di S. Antonio Abate risulta che nel vico abitavano i seguenti figli di Nepomuceno: Raffaela, sposata con Giovannantonio Guerrieri; Teodora, sposata con Francesco Saverio Schiena; Serafina, sposata con Arcangelo De Theo; Francesco, sposato con Caterina Mimmo; Rachele, sposata con Angelo Maria Vincitorio; e Celestina, nubile.
Qualche volta, nei registri dello Stato Civile per questo vico s'incontra pure la denominazione di Strada Andrea Serrilli, che è quella che risulta nella pianta planimetrica del 1873. Andarea Serrilli era figlio di Genuario e Beatrice Cocciardi, ed era sposato con Rachele Montesano, sorella di Nepomuceno, dalla quale ebbe cinque figli. Morì in questo vico il 19 febbraio 1816.
Piazza Municipio
S. Marco in Lamis. Piazza Municipio.
S. Marco in Lamis. Piazza Municipio.
Piazza compresa tra la fine di Corso donnone e l'inizio di Via XXIV
Maggio. Denominazione risalente al censimento del 1901.
Così detta perché su di essa si affaccia il palazzo municipale, il quale, prima di essere adattato nel secolo scorso a casa comunale, fu sede della badia. E proprio per questo, dal 1809 al 1901 la piazza aveva portato la denominazione di Trono del Palazzo o di Largo del Palazzo Badiale, che è una delle più antiche della città. Incerto è il senso originario della denominazione Trono del Palazzo. Alcuni ritengono che la parola trono stesse per seggio dell'abate, come simbolo della sua autorità, ma si potrebbe anche ritenere che tale appellativo facesse riferimento alla posizione del palazzo, che rimaneva in un luogo più alto rispetto al piano della pubblica piazza, l'attuale Corso Matteotti. Risulta, infatti, da alcuni documenti notarili, che l'appellativo di trono era adoperato anche in altri casi, come: Trono di Don Muzio Stincone (v. Via Orto Monaco) e Trono di S. Berardino, e tutti possono constatare come la zona denominata Orto Monaco e la chiesa di S. Bernardino si trovino anch'esse in una posizione più elevata rispetto a Corso Matteotti. Per quanto riguarda il palazzo, si ignora da chi e quando venne fatto costruire. Al tempo del Fraccacreta, esso si presentava come un complesso costituito da 8 vani al pianterreno con la torre del carcere e la cappella di S. Rocco, 11 al primo piano e 5 al secondo. A causa dei continui rifacimenti e modifiche effettuati a partire dagli anni immediatamente posteriori all'unificazione italiana, conserva attualmente ben poco dell'assetto originario. Una circostanza notevole da far risaltare è che se esso appartiene ancora alla comunità, lo si deve a un puro caso, in quanto nel secolo scorso se ne tentò fermamente la vendita a privati. La storia è questa. Verso la fine degli anni trenta del secolo scorso, ‘per lo meglio’ dei propri interessi, l'Amministrazione comunale prendeva la decisione di porre in vendita, mediante un'asta pubblica, il palazzo ex-badiale. Il primo a presentare un'offerta di duemila ducati fu D. Domenico Gabriele, ma il palazzo venne aggiudicato il 28 febbraio 1839 per duemilaseicento ducati a D. Angelo Maria Schiena, garantito solidalmente da D. Gennaro Serrilli. Quasi esattamente un anno dopo, e cioè il 12 febbraio 1840, il Re concedeva con un decreto la sua approvazione, ponendo due sole condizioni: che prima della stipulazione del contratto, a garanzia del pagamento, si ponesse un'ipoteca su alcune proprietà dello Schiena e del Serrilli, e che si concedesse allo Schiena la facoltà di disporre ‘per usi profani’ del locali della cappella esistente nel palazzo, solo dopo che lo stesso ne avesse chiesto e ottenuto l'assenso dalla Curia arcivescovile di Manfredonia.
S. Marco in Lamis. Il Palazzo Badiale (attuale sede del municipio) prima dello sventramento eseguito in epoca fascista.
S. Marco in Lamis. Il Palazzo Badiale (attuale sede del municipio) prima dello sventramento eseguito in epoca fascista.
Assolta quindi ogni altra formalità prevista dalla legge, il 4 giugno 1840 l'Amministrazione comunale invitò D. Angelo Maria Schiena a stipulare il contratto di compravendita, ma si trovò inaspettatamente di fronte a un suo secco rifiuto, fondato su queste ragioni: che dall'epoca dell'aggiudicazione il palazzo aveva subito notevoli deterioramenti; che al momento dell'aggiudicazione egli non aveva promesso alcuna ipoteca sulla sua proprietà; che gli era impedito il libero uso del locale della cappella, dovendone chiedere il permesso alla Curia di Manfredonia; che alcuni locali del palazzo erano ancora occupati dal carcere e che altri erano stati concessi per uso di abitazione a un certo Antonio Del Giudice, custode del Camposanto, il quale ‘aveva dato mano a tutte le deteriorazioni, bruciando le travi, le tavole della tettoja, ed i pavimenti, per mancanza di combustibile’. Fermamente intenzionata a vendere il palazzo, l'Amministrazione intentò causa a D. Angelo Maria Schiena davanti il Consiglio d'Intendenza, che si pronunciò per ben due volte (9 ottobre 1841 e 30 aprile 1842) in suo favore, ma non riuscì a far recedere lo Schiena dalle sue posizioni. Si arrivò anche alla Gran Corte dei Conti ma, essendo intervenuta nel frattempo la morte dello Schiena, il palazzo rimase invenduto.
Infine è da far notare che, contrariamente a quanto si riteneva finora, esso è sede municipale dal 1871. L'episodio della tentata vendita dimostra chiaramente che negli anni trenta-quaranta del secolo scorso, il palazzo ospitava solo il carcere e la cappella. E allora, in quel periodo, dove avevano sede gli uffici comunali?
A leggere il Fraccacreta si deduce che essi dovevano aver sede in alcune case poste tra la chiesa di S. Antonio Abate e la Collegiata. Infatti, nel descrivere la piazza ‘retta, ampia, e lunga più di passi 400 dal Nord all'Est’, cioè l'attuale Corso Matteotti, egli così scrive: ‘Lì ha la porta al Nord la Chiesa di S. Chiara del Sig. Sassano destinata olim alle Chiariste; la Parrocchia Soccorsale di S. Antonio Abate di una nave, e porta al Sud, col sol curato, con Confraternita del Carmine, 5 altari, fra cui di S. Nicola del Sig. Gabriele, della Trinità del Sig. Vincitorio. Lì è il palazzo del R. Giudice, e Municipale con lapide de' jus Civici su l'agro di d. Badia. Nel fine Est la d. Annunziata Collegiata...’.
A parer nostro può ritenersi esatta l'indicazione del Fraccacreta in quanto essa troverebbe conferma in alcuni documenti, posteriori al 1861, conservati nell'Archivio comunale di S. Marco (Nota 193), nei quali si legge che l'Amministrazione comunale pagava un canone annuo al Sig. Michele Guerrieri per il fitto di alcuni locali adibiti a casa comunale. E si sa che la famiglia Guerrieri possedeva delle case vicino la chiesa di S. Antonio Abate e soprattutto nell'attuale via Giordano Bruno, che nel secolo scorso era appunto intesa anche come la Strada di Michele Guerrieri.
Vico della Pace
San Marco in Lamis. L'Orto di Santa Chiara.
San Marco in Lamis. L'Orto di Santa Chiara.
Traversa alle spalle della chiesa di S. Chiara. Denominazione risa
lente al censimento del 1901.
Ad esaltazione di uno dei supremi ideali dell'umanità.
Dal 1809 al 1901 aveva portato la denominazione di Strada Orto S. Chiara, dagli orti che circondavano detta chiesa. La storia di questa chiesa, intitolata pure al Sacro Cuore, è succintamente narrata nella lapide affissa al suo interno: - QUESTO TEMPIO / ERETTO DAL SIG. BERARDINO SASSANO / SOTTO IL TITOLO DI S. CHIARA NEL 1757 / E VENDUTO DAGLI EREDI DI LUI / IL 15 OTTOBRE 1893 - NOTAR CERA / VENNE ACQUISTATO / DAL SIG. BERARDINO DE LILLO / CON LE OBLAZIONI RACCOLTE / DALLA PIA CITTADINANZA SAMMARCHESE. / RESTAURATO ED ABBELLITO / A CURA DELLO STESSO SIG. DE LILLO / A SPESE DELLA CITTADINANZA / FU CONSACRATO / DALLO ILL.MO E REV.MO MONSIGNOR / CARLO MOLA IV VESCOVO DI FOGGIA / ED APERTO AL PUBBLICO CULTO / IL GIORNO 21 SETTEMBRE 1898 / SOTTO IL TITOLO E LA PROTEZIONE / DEL SACRO CUORE DI GESÙ.
Nel 1902 vi venne fondata la confraternita dei Cinturati.
Via Palude
San Marco in Lamis. La 'Palude'.
San Marco in Lamis. La 'Palude'.
All'interno del centro storico, tra il tratto finale di Corso Matteotti e Via Pozzo Grande. Denominazione rimasta immutata dal
1809.
Denominazione di antica origine, che richiama alla mente le caratteristiche originarie del luogo in cui sorse la città. La Palude o, come la si intende volgarmente, la Padula, è ritenuta il primo nucleo abitativo di S.Marco. E in verità, dagli atti notarili del Seicento non vengono fuori elementi in grado di mettere in dubbio tale opinione; ce n'è, anzi, qualcuno che la conferma, e intendiamo con ciò far riferimento alle indicazioni toponomastiche di Porta Vecchia e di Porta Nuova. Poiché queste due porte sono localizzabili alle estremità orientale e occidentale della Palude (Porta Vecchia corrisponderebbe al tratto di Via Bux che fiancheggia la Collegiata e Porta Nuova a Vico Palude o alla Via Gioberti), si può essere d'accordo nel riconoscere ad essa la primogenitura. Non pensiamo, però, che la Palude vada considerata come il nucleo originario per il semplice motivo che il nome della città porta l'appellativo di in Lamis. A nostro parere, infatti, originariamente l'appellativo intendeva mettere in evidenza la caratteristica di tutta la vallata del Celano, che era appunto disseminata di lame o paludi; tanto è vero che, prima di venire attribuito al casale, esso era stato proprio del monastero, il quale, data la posizione, non poteva certo dirsi sorto sulle paludi.
Vico Palude
Dodicesima traversa destra di Corso Matteotti. Denominazione risalente al 1907.
Dal 1809 al 1901 si era denominato Vico 1. Palude.
E' probabile che dal 1901 al 1906 abbia portato la denominazione di Via Girolamo Savonarola, dal nome del famoso frate domenicano (Ferrara, 1452 - Firenze, 1498) che pagò con la vita la sua predicazione fortemente accusatrice dei costumi e della moralità della Chiesa di Roma.
Vicoletto Palude
Si apre all'estremità di Via Palude e fuoriesce, attraverso lu vucculicchie, in Corso Matteotti. Denominazione risalente probabilmente al 1907.
Dal 1809 al 1901 aveva portato la denominazione di Vico 3. Palude.
Avrà portato, dal 1901 al 1906, la denominazione di Via Francavilla?.
Via Pozzo Grande
Si apre in Via Roma e termina vicino la Collegiata, facendo angolo con Via G. Marconi. Denominazione ripristinata con deliberazione adottata il 6 novembre 1943 dal Commissario prefettizio Costantino Serrilli.
Quello di Pozzo Grande rappresenta uno dei più antichi e significativi toponimi della città e ricorda l'esistenza nella zona, ricca di numerosi pozzi che offrivano ai sammarchesi acqua assai apprezzabile per la sua levità e freschezza e un comodo abbeveraggio per gli animali, di un pozzo più grande del solito. Poiché l'odissea denominativa di questa via resta unica nella storia della toponomastica cittadina, riteniamo opportuno ripercorrerla passo per passo:

  1. San Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Pozzo Grande.
    San Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Pozzo Grande.
    a) Dal 1809 al 1900 si denominò Strada del Pozzo Grande e doveva comprendere lo stesso attuale tratto.
  2. b) Dal 1900 al 1906, per decisione della Commissione incaricata del censimento, Via del Pozzo Grande prese il nuovo nome di Corso Garibaldi con riferimento, molto probabilmente, a tutto il viale che si estende tra Via Marconi e Piazza Gramsci.
  3. c) Dal 1907 al 1940, per deliberazione del Consiglio comunale, la denominazione di Corso Garibaldi veniva a sua volta soppiantata da quella di Via Lungo Iana.
  4. d) Dal 1940 al 1943, per deliberazione adottata dal podestà Matteo Schiena, anche Via Lungo Iana fu costretta a cedere il passo alla nuova Via Italo Balbo, Maresciallo dell'Aria .
  5. e) Finalmente, il 6 novembre 1943 il Commissario prefettizio Costantino Serrilli deliberava di ripristinare l'antica denominazione di Via Pozzo Grande, assegnandole il tratto originario; mentre il secondo tratto, compreso tra Via Roma e Piazza Gramsci, riacquistava il nome di Via Lungo Iana.

La zona su cui si affaccia questa via è intesa dal popolo come Fore lu Puzzuranne.