Via dei Briganti

San Marco in Lamis. Scontro tra briganti ed esercito piemontese nel 1861.
San Marco in Lamis. Scontro tra briganti ed esercito piemontese nel 1861.
Traversa sinistra di Via dei Longobardi. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 6 febbraio 1982.
In memoria di una delle più drammatiche pagine di storia sociale scritte nel secolo diciannovesimo dalla città di S. Marco in Lamis, definita ‘fucina’ del brigantaggio. Tra i briganti più noti del periodo unitario, sono da ricordare: Angelo Maria del Sambro, fucilato in S. Marco il 29 giugno 1862; Raffaele Villani, detto ‘Recchiomuzzo’, ucciso in contrada ‘Difesa’ il 21 agosto 1863; Nicandro Polignone, detto ‘Nicandrone’, ucciso a Stignano il 15 aprile 1863; e Agostino Nardella, detto ‘Potecaro’, ucciso in combattimento sulla via di Rignano il 14 giugno 1861.
Via Angelo Calvitto
Prima traversa di Via Venezia. Denominazione risalente al censimento del 1901.
Angelo Gabriele Calvitto, nato a S. Marco il 16 ottobre 1814 da Michelarcangelo e Maria Vincenza Giuliani, fu un umile artigiano assassinato da due concittadini a causa dei suoi sentimenti liberali durante dei disordini politici dell'ottobre 1860. Occorre ricordare che la caduta del regime borbonico e la nascita dell'Italia unita e indipendente vennero accolte con esultanza, in S. Marco, da pochissime persone, e che la grandissima parte della popolazione, sostenuta in questo da tanti signori, restò fedele a Francesco II e si mostrò ostile ai Savoia. Ed occorre ricordare altresì che tra la popolazione, a causa della mancata quotizzazione delle terre demaniali, serpeggiava da tempo un diffuso senso d'inquietudine e di fermento che non lasciava presagire nulla di buono. E così, le manifestazioni di giubilo per il nuovo ordine unitario promosse dai pochi liberali locali furono la classica goccia che fa traboccare il vaso. La sera del 7 ottobre 1860, qualcuno cominciò a gridare il nome di Francesco II e presto una gran folla di popolo si ritrovò in piazza; e mentre i cittadini pacifici, spaventati, correvano a barricarsi in casa, essa attraversava le strade del paese inneggiando al re borbonico, minacciando di morte i liberali e saccheggiando la sede del corpo della Guardia Nazionale. Fu proprio durante questa manifestazione di protesta che Angelo Calvitto venne ferito a morte. Un testimone e cronista del tempo, il sindaco Leonardo Giuliani, così ricorda l'episodio:

‘Durante il tumulto il sarto Angelo Calvitto fu il solo che venne mortalmente ferito; e più per opinione manifestata, che per vendetta privata, e così offeso fuggendo stiede in campagna tutta la notte; la sua casa venne aggredita e saccheggiata, il poco mobilio disperso e parte incendiato, e col di più che l'infelice famiglia deplora. Il disgraziato che dopo rifugiato si era presso l'eremita dell'Addolorata, nella cui cella con cristiana rassegnazione riceve gli ultimi sacramenti, dopo due giorni se ne morì in casa della figlia maritata’.

Nella ricorrenza del centenario dell'unità italiana, il Comune faceva imprimere a futura memoria il nome del Calvitto in una lapide, che rimane affissa sulla facciata del palazzo municipale, con questa epigrafe: ‘Ai Concittadini / Angelo Calvitto / Francesco Nardella / Giovanni Mimmo / Giuseppe Nardella / Intrepido assertore il primo di libertà / e martiri tutti della stessa causa / nel Centenario dell'Unità italiana / memore il Comune li addita alla civica riconoscenza’.

Via Marco Centola

San Marco in Lamis. Ritratto ad olio di Marco Centola
San Marco in Lamis. Ritratto ad olio di Marco Centola
Decima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Discendente di una delle più illustri famiglie sammarchesi, Marco Centola nacque a Napoli il 13 febbraio 1827 da Ignazio e Giulia D'Ambrosio. Di animo mite, incline più alla contemplazione che all'azione, fu sempre ammirato e stimato per rettitudine e competenza professionale. Dopo gli studi liceali, si iscrisse a Napoli alla Facoltà di Legge formandosi all'alta scuola di Roberto Savarese e di Pasquale Stanislao Mancini. Laureatosi, superò brillantemente il concorso nella magistratura e il 21 maggio 1855 fu nominato giudice a Pescopagano in Basilicata. Nel 1859 venne promosso e trasferito a Mèlito di Portosalvo, un piccolo comune di 3.000 abitanti ‘sull'estremità meridionale dell'ultima Calabria’, dove la mattina del 19 agosto 1860 sbarcarono le truppe garibaldine che si preparavano a continuare sul continente la conquista del Regno di Napoli, e dove il Centola ebbe, a bordo del ‘Franklin’, un colloquio di un paio d'ore con Garibaldi. Due mesi più tardi (21 ottobre), toccò ancora a lui tenere ai cittadini di Mèlito un discorso sul Plebiscito, che in seguito venne dato alla pubblicazione. Verso la fine del 1860 Marco Centola lasciò Mèlito e dopo una breve permanenza a Rionero, nell'agosto del '61 venne assegnato nel giudicato di S. Marco in Lamis in un momento particolarmente cruciale della vita di questa cittadina, angustiata dall'imperversare di spietate squadre brigantesche. Ma egli, agendo con accorta sagacia, riuscì a convincere molti briganti a consegnarsi spontaneamente alla giustizia. Nel 1863 si sposò con Giacinta Pertosa di S. Nicandro Garganico, e nel 1872, abbandonata la magistratura, si trasferì a Napoli dove morì il 25 agosto 1899.
Via Abate Colonna
Rimane tra Via Ciavarella e il Palazzo Municipale. Denominazione risalente al 1901.
Prende nome da Nicola Colonna dei principi di Stigliano, che fu ultimo abate commendatario di S. Marco in Lamis. Nato al principio del secolo XVIII, fu creato cardinale da Pio VI nel 1785. Morì in Savignano nel 1796. Il 3 giugno 1793, per mezzo del suo vicario generale Luigi Maria Izzo, avrebbe concesso ai canonici capitolari di S. Marco in Lamis l'uso del collare violaceo e del laccio con fiocco rosso al cappello. Di lui si conserva, presso la Chiesa Madre, un ritratto, non firmato.
Dal 1809 al 1906 aveva portato la denominazione di Strada Don Camillo, dal sacerdote don Giovanni Camillo Villani morto ultrasettantenne il 30 ottobre 1801.
Via Croce Rossa
San Marco in Lamis. Il Diploma con il quale veniva riconosciuta la medaglia d'oro ai volontari della Croce Rossa sammarchese per l'assistenza prestata nel colera del 1886.edaglia oro
San Marco in Lamis. Il Diploma con il quale veniva riconosciuta la medaglia d'oro ai volontari della Croce Rossa sammarchese per l'assistenza prestata nel colera del 1886.edaglia oro
Seconda traversa di Via d'Azeglio. Denominazione risalente al censimento del 1901.

Prende nome dall'Associazione della Croce Rossa, costituita in S. Marco nel 1886 in occasione della terza grande epidemia colerica che funestò la città dopo quelle del 1837 e del 1865. Promotore e presidente dell'Associazione fu Raffaele Centonza, direttore didattico presso le locali Scuole Elementari, il quale riuscì a costituire ben sei squadre di volontari che, operando nelle diverse zone in cui avevano suddiviso la città, portavano soccorso, in qualsiasi forma esso si rendesse necessario, alle persone attaccate da colera. Ogni squadra si componeva di nove o dieci volontari. Le persone colpite dal colera furono circa un migliaio e 172 quelle che vi trovarono la morte, tra le quali son pure i tre volontari i cui nomi sono stati scolpiti a perenne memoria delle generazioni sammarchesi in una lapide che resta tuttora affissa nel Camposanto sulla facciata esterna della cappella di S. Chiara e la cui epigrafe è stata dettata in Napoli dall'abate Vito Fornari. L'opera di soccorso prestata dall'Associazione dovette rivelarsi così efficace e benemerita, da indurre l'allora Ministro dell'Interno a conferirle una medaglia d'oro unitamente alla seguente attestazione: ‘Al Signor Raffaele Centonza Presidente della Croce Rossa di S. Marco in Lamis. - Regno d'Italia - Il Ministro Segretario per gli Affari dell'Interno attesta che con Decreto Reale del 24 giugno 1888 fu conferita all'Associazione della Croce Rossa di S. Marco in Lamis la Medaglia d'Oro istituita con Regio Decreto del 28 agosto 1867 n. 3872 resa Benemerita della Pubblica Salute durante la epidemia colerica del 1886 nella provincia di Foggia. Quest'attestazione sarà documento alla detta Associazione della Onorificenza conseguita e varrà a Lei di autorizzazione per fregiarsene pubblicamente. Roma, addì 24 giugno 1888. Il Ministro Crispi’.
Dal 1809 al 1901 si era denominata 2. Vico Sambro.
Via Ferrarello
S. Marco in Lamis. Il Ponte Ferrarello i8n occasione dell'arrivo della 'Cumpagnia' del 2009.
S. Marco in Lamis. Il Ponte Ferrarello i8n occasione dell'arrivo della 'Cumpagnia' del 2009.
Strada che attraversa il ponte omonimo, dall'altezza di Via
Catarraro all'inizio di Via S. Giovanni. Denominazione deliberata ti 20 giugno 1914 dal Commissario regio Aristide Madonna.
E' la strada principale della contrada Casarinello e deriva la sua denominazione da un soprannome. Ferraredde era chiamato un fabbro sammarchese del secolo scorso, certo Vincenzo Bonfitto, piuttosto basso di statura, che possedeva un piccolo appezzamento di terreno in contrada Casarinello, proprio a ridosso del canale le cui tracce sono tuttora visibili. Poiché la pioggia, soprattutto d'inverno, allagava spesso il canale impedendogli il passaggio da una parte all'altra di esso, un giorno prese l'ardita decisione di costruirsi da sé un ponticello di legno, che fu subito detto lu ponte de Ferraredde. E dal momento che allora la contrada Casarinello era quasi un passo obbligato per tutti coloro che dovevano recarsi al convento di S. Matteo, a S. Giovanni Rotondo e a Foggia, fu così che tutti trovarono molto comodo passare per il ponte de Ferraredde, che acquistò subito tutta quella notorietà che ancora oggi si conserva. Fu, poi, una naturale conseguenza denominare Via Ferrarello la strada che attraversava il ponte.
Via Michelina Gravina
Racchiusa tra l'Edificio scolastico Balilla e l'Opera Pia Gravina, la sua denominazione è stata deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970.
Michelina Gravina, benefattrice, nacque a S. Marco il 16 febbraio 1873 da Michele e Marianna Cicerale e morì il 9 gennaio 1939. A lei si deve l'istituzione della ‘Fondazione Pia Miche-lina e Eugenia Gravina’, per il ricovero e l'assistenza di vecchi inabili al lavoro, e dell'«Asilo Infantile Emanuele Serrilli», per la formazione religiosa e civile dei fanciulli. L'Asilo è in funzione dal 1949 e la Fondazione Pia, che ospita attualmente una cinquantina di persone, dal 1963.
Via Guerrieri
Seconda traversa sinistra di Corso Giannone. Denominazione risalente al 1809.
Denominazione di origine incerta. Indicata sempre come Strada Matteo Guerrieri, può darsi che facesse appunto riferimento al proprietario Matteo Guerrieri, figlio di Sebastiano, massaro di campo, e di Nunzia Tancredi, morto il 3 ottobre 1821.
Nel secolo scorso essa aveva portato pure la denominazione di Strada S. Carlo, di origine altrettanto incerta. Non si può dire, cioè, se facesse riferimento al santo di Arona oppure a qualche sammarchese conosciuto con il soprannome di Sancarlo, in uso ancora oggi. Il dubbio trova giustificazione nel fatto che per tutto il secolo scorso, nella toponomastica stradale, fatta eccezione per la Strada S. Michele e la Strada Madonna Incoronata, non c'era alcun'altra strada intitolata a nomi di santi, mentre si dava il caso di alcune denominazioni derivanti da soprannomi.
Presso il popolo è intesa come la Strada li funecchiedde.
Via Lungo Iana
S. Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Lungo Iana.
S. Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Lungo Iana.
Si apre sul lato destro di Via Roma, di fronte a Via Pozzo Grande, e termina in Piazza A. Gramsci. Su di essa sboccano tut
te le traverse destre di Corso Matteotti, comprese tra Via G. Verdi e Via Roma. Denominazione risalente al 1907.
La denominazione di questa via deriva espressamente dal torrente omonimo che scorre parallelamente ad essa. Ma qual è l'origine dell'appellativo di Iana dato al torrente? Comunemente, esso vien fatto derivare da Giano, il cui culto, anticamente, sarebbe stato molto diffuso nelle contrade garganiche; anzi, secondo qualche storico, sulla collina dove ora sorge il convento di S. Matteo, vi sarebbe stato un tempio dedicato a Giano. Quindi, molte contrade e abitati circostanti avrebbero preso nome da quello del nume pagano, e così: tutto il vallone di S. Marco, che si estende tra i conventi di S. Matteo e di Stignano, sarebbe stato denominato Valle la Iana; torrente Iana il torrentello che si staccava dalle rupi della difesa di S. Matteo e attraversava l'abitato sottostante; Ponte di Iana il ponte costruito dove poi sorse la strada Ponte le Grazie.
La denominazione di Via Lungo Iana rimase in vigore, in un primo momento, dal 1907 al 1940, e abbracciava l'intero viale che si estendeva tra le attuali Via G. Marconi e Piazza A. Gramsci; dopo essere stata sostituita, dal 1940 al 1943, da quella di Via Italo Balbo, Maresciallo dell'Aria, fu ripristinata ma con riferimento all'attuale tratto compreso tra Via Roma e Piazza Gramsci.
Via Madonna Addolorata
San Marco in Lamis. Via Addolorata in una foto del 2009.
San Marco in Lamis. Via Addolorata in una foto del 2009.
Fiancheggia il lato destro della chiesa omonima. La denominazio
ne compare con una certa frequenza nei registri dello Stato Civile a partire dall'Unità d'Italia.
Prende nome dalla chiesa dell'Addolorata eretta nel 1717 alle falde del Monte di Mezzo dal canonico sammarchese Don Costantino Iannacone (1643-1720), devotissimo della Vergine dei Sette Dolori. Sul frontespizio dell'ingresso sinistro della chiesa, si legge ancora l'iscrizione lapidea che ricorda l'anno e le ragioni della fondazione: ‘HAEC ALMA DOMUS AD RECOLENDOS SEPTEM DOLORES VIRGINIS MARIE FUIT CANONICE ERECTA ATQUE DOTATA A SACERDOTE D. COSTANTINO IANNACONE SANCTI MARCI IN LAMIS OB SUI PECULIAREM AFFECTUM. CONCURRITE IGITUR FIDELES ET MEMORATE DUM PARADISI CYNOSURA EST PECCATORUM MEDICINA. HOC ANNO DOMINI 1717’.
Il 23 agosto 1749 i fratelli Donato, Costantino, Paolo Antonio e Giuseppe Iannacone, eredi di Don Costantino, cedevano l'uso perpetuo della chiesa alla confraternita dell'Addolorata, alla quale, poi, veniva definitivamente venduta l'11 gennaio 1832 per 110 ducati in moneta d'argento. E' stata eretta a parrocchia l'11 febbraio 1938 da Mons. Fortunato Maria Farina ed ha avuto finora come parroci: Don Francesco Paolo De Santolo, dal 1938 al 1945; Don Michele De Cata, dal 1945 al 1965; dal 1965, Don Antonio Pomella, attuale parroco.
L'omonima confraternita venne fondata nel 1749 dal canonico Don Eustachio Vincitorio e da altri 10 gentiluomini ed ebbe approvato il proprio statuto da Carlo III di Borbone il 30 luglio 1753. Il 30 settembre 1834 venne dichiarata Arciconfraternita e aggregata alla Confraternita dei Sette Dolori dei Servi di Maria in Roma.
Via Roma
San Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Roma.
San Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Roma.
Nona traversa destra di Corso Matteotti. Tale denominazione, pre
sente nella toponomastica fin dal 1901, è riferita a questa strada dal 22 agosto 1931.
E' una delle principali e più popolari strade della città e tuttora, nella parlata comune dei cittadini, essa è indicata con la primitiva denominazione: La Strada lu Ponte (da La Strada Ponte Le Grazie), così detta per un ponticello costruito, in tempi abbastanza remoti, allo scopo di permettere ai cittadini un più agevole passaggio sul torrente Iana. L'antica denominazione di Strada Ponte Le Grazie rimase in vigore fino al 1907, allorché dal Consiglio comunale venne sostituita con quella di Via Giosuè Carducci, anch'essa destinata a essere sostituita nel 1931.
Quell'anno, infatti, essendo stato disposto dal governo dell'epoca che con l'inizio dell'anno decimo dell'era fascista tutti i Comuni d'Italia dovessero avere una via centrale col nome di Roma, e già avendo S. Marco una strada intitolata alla Città Eterna (corrispondente all'attuale Via Genova), che però era periferica, il podestà Giuseppe Tardio decise di adottare la seguente deliberazione: mutare Via Giosuè Carducci nell'attuale Via Roma, l'allora Via del Purgatorio in Via Giosuè Carducci, e la già esistente Via Roma in Via Genova.