Nella sezione dedicata ad Ernesto Rossi (co-autore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene del 1941 ed esecutore testamentario di Gaetano Salvemini, puoi scaricare (e leggere) 2 interventi del Nostro usciti su L'Astrolabio del 25 ottobre 1963.
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Dintorni di Monte Sant'Angelo - Mattinata.
Dintorni di Monte Sant'Angelo - Mattinata.
È il crepuscolo; salgo su lo sciarabbà (Nota) che ho noleggiato per internarmi nel Gargano. La notte la trascorrerò in un cascinale situato in Val delle Rose, dove un mio conoscente mi ha offerto ospitalità; domattina a buon'ora riprenderò il cammino. Il nostro mulo non ha fretta; la strada discende rapida nella valle. Usciti dalla città dal lato di levante, mi rivolgo a contemplare la scena maravigliosa, viva di un incantesimo solenne. Sul cielo di un rosso cupo intensissimo, sopra una immane rupe che cade a picco su la voragine, lassù, distesa su l'ultima vetta, appare la Città dell'Arcangelo. E' tutta nera, di un nero intenso senza sfumature, tantoché pare un frastagliamento della rupe più che un ammasso di abitazioni umane. Risalta su di essa una selva di enormi camini, da alcuni dei quali si distende una tenue chioma di fumo.
Verso la Selva Umbra - Un guardiano di armenti.
Verso la Selva Umbra - Un guardiano di armenti.
Su la massa compatta, qualche fiammella si accende, ma senza chiarore diffuso; è come un punto luminoso su la rupe. La città fantastica ch'io non avevo immaginato se non nel sogno, tanto ha dell'apparizione innaturale in questa rossa luce di crepuscolo, impera nella solitudine rigidamente; una chioma nerastra di nube che è, ai margini orlata di fuoco, le si distende attorno simile ad una corona superba. Pare che l'Arcangelo debba spiccare il volo, in quest'ora, dalla sua rupe per dirigersi lontano dove qualcuno da secoli e secoli lo attende; lontano nella oscura Cornovaglia.
Laggiù sorge il castello di Arturo dalle grotte profonde, nelle quali l'eroe Kimri e i Cavalieri della Tavola Rotonda dormono un sonno secolare attendendo l'apparizione dell'Arcangelo per levarsi una volta ancora.
La strada, tagliata nella roccia, si insinua sotto l'alta città che scompare momentaneamente agli occhi nostri. Molto lontano è un livido specchio di mare chiuso fra due ripidi contrafforti; nella valle che è sotto di noi s'intravvede qualche cascina a grandi distanze. Può dirsi che le piccole abitazioni umane non interrompano il senso di solitudine che spira da tutte queste terre.
Dalle oscure masse della Selva Umbra che si intravvedono oltre Valle delle Rose si levano qua e là come piccole nubi argentee; è il fumo denso delle carbonaie.
Verso la Selva Umbra - Alte gole.
Verso la Selva Umbra - Alte gole.
Discendiamo sempre. In fondo alla valle si vede serpeggiare la strada che giunge da San Giovanni Rotondo. Incontriamo un buttero che guida una torma di cavalli; incontriamo, seduti sui larghi basti delle loro pigre cavalcature, molti carbonai che ritornano dalla Selva; hanno certi visi fieri ed accigliati per nulla rassicuranti. Ci salutano con un cenno del capo, senza dir parola. Sono tutti in costume; gente bella e forte. Non si ode né un canto, né una voce; tutt'al più il tinnire del campanaccio di una mandra che si allontana per qualche sentiero rupestre.
Ieri i miei compagni di viaggio mi hanno riempito il capo di storie del brigantaggio sul Gargano; di aggressioni, di ferimenti, di assassini! e di piccole bagatelle, come sarebbe il cannibalismo, ad esempio; la mobile e fervida fantasia di queste popolazioni ama certamente il colore, vi sarà molta esagerazione in tutto ciò che mi hanno raccontato, ma se debbo giudicare dall'aspetto dei luoghi e degli uomini che incontro, francamente, nulla mi maraviglierebbe. D'altra parte un uomo che si avventuri in questa perfetta solitudine, può dirsi si dia in mano alla gente del paese.
Gruppo di pastori.
Gruppo di pastori.
Un compiuto sistema stradale non esiste; il paese è corso in massima parte da vie mulattiere aspre e difficili che vanno fra rocce e selve e si disperdono in tutti i sensi; solo chi è nato quassù ed ha fin dalla infanzia consuetudine con questi luoghi può dirsene padrone. Se gli abitanti del Gargano volessero darsi alla guerriglia, avrebbero una terra ideale per tale genere di lotta. Del resto non molti anni fa per catturare due soli briganti, i fratelli Frattarulo, il Governo fu costretto a sguinzagliare quassù più di mille uomini. L'esempio informa.
Per conto mio debbo dire che narro impressioni, e l'impressione è dovuta molte volte, o per lo meno sospinta, da antecedenti suggestioni; ho attraversato tranquillamente il cuore del Gargano senza che mi sia toccata la minima avventura; ho trovato ovunque gente simpatica e cordiale, gentile sempre.
Bisogna vincere dapprima una certa diffidenza che è propria di questa gente; però una volta che non tema nel nuovo venuto un agente fiscale o qualcosa di simile, regna la migliore cordialità. Poco mi son trattenuto per poter giudicare con secura coscienza dell'intima natura di queste popolazioni; ciò che è certo si è che molto hanno ancora di primitivo; e come potrebbe essere differentemente se molte famiglie vivono quassù allo stato selvaggio, entro caverne? Inoltre, nelle regioni più deserte, al centro del promontorio, vi sono pastori che non vedono faccia d'uomo per mesi e mesi. Di questi dirò più innanzi.
Il mio sciarabbaista si chiama Pulputulo ed ha un viso per null'affatto mite; prega, ad un certo punto della via, certi carbonai suoi amici di dire alla moglie sua che ha lasciato sessanta lire sotto il letto. La cosa non è atta a rassicurarmi compiutamente; comunque sia, dato e concesso ch'io non posseggo né moglie né letto e che ogni bona mea debbo portarla meco, cambio direzione alle mie meditazioni e guardo il paese che, nella sera incombente, ha linee grandi e solenni.
Siamo ormai a valle, sul monte alto e scosceso si intravvede ancora la Città dell'Arcangelo; qua e là è qualche campo coltivato, qualche cascinale in rovina.
Monte Spigno si corona degli ultimi bagliori occidentali, nella valle è una penombra cupa; qualche stella tremola lontano su l'invisibile mare. Il silenzio è sempre più profondo; la via deserta, come tutto è deserto intorno.
Non odo che lo stridere di una bandieruola di ottone, la quale, infitta sul basto del mulo, accompagna con lenti giri il malinconico trotto della bestia esausta.
Verso la Selva Umbra - Mietitori.
Verso la Selva Umbra - Mietitori.
Su la terrazza della cascina in Val delle Rose, il plenilunio è sereno, tutta una dolcezza argentea si distende intorno. Alcuni contadini, chiamati dal mio ospite, sono giunti per farci assistere ad un ballo tipico del paese: il 'pizzèca pizzèca'. In una panca, messa in disparte appositamente, prende posto l'orchestra. Sono tre individui, tre istrumenti: una chitarra battente (Nota), che il Signore conservi sempre laggiù per gioia di chi l'intende; un tamburello e la cupa-cupa, strumento primitivo composto da una pignatta chiusa all'imboccatura da una pelle fortemente tesa. Detta pelle è attraversata, al centro, da un bastoncello. Il suonatore, dopo essersi spalmato le mani di saliva, le fa scorrere lungo il bastoncello e produce un'armonia che, udita da lontano, potrebbe essere anche gradevole.
Verso la Selva Umbra - Caverne abitate.
Verso la Selva Umbra - Caverne abitate.
Il ballo comincia. Viene intonata una canzone d'amore dalle cadenze malinconiche. Fino ad ora l'orchestra accompagna in sordina; la cupa-cupa pare un armonioso muggito. L'uomo balla di fianco e in tale posizione compie vari giri intorno alla ballerina, la quale pare perplessa e non sa se sostare o fuggire. Fra il pollice e l'indice di ambo le mani tiene sollevato, con un gesto di grazia, il grembiale. È un gesto di disimpegno. La scena di seduzione mi rammenta per associazione di idee i miei studi di ornitologia: molti volatili tentano condurre l'amata al loro desiderio precisamente cosi, girandole intorno. La scena cambia di aspetto all'improvviso; la ballerina si decide; leva un braccio in molle curva sul capo, appunta l'altro sul fianco e con un guizzo si allontana facendo schioccare le dita. Comincia l'inseguimento. L'uomo tiene il capo arrovesciato all'indietro e manda un suono speciale, un "ha-ha" prolungato, rincorrendo la compagna che con agili scatti e balzi e guizzi gli sfugge continuamente. Poi si calmano e ricominciano. Così per lungo tempo, sotto le cadenze melanconiche della canzone d'amore e i mugolii della cupa-cupa.
Verso la Selva Umbra - Conduttore di cavalli.
Verso la Selva Umbra - Conduttore di cavalli.
E' una dolcissima serenità che innamora; l'antica anima della terra vive in quest'ora e in questa scena. Accosciato in disparte, il cappello a cencio legato con un nastro sotto il mento, Pulputulo, che è uomo di gravità, sonnecchia.
Poi che Pulputulo alza la voce gutturale a richiamo, mi levo dal sonno. E l'alba, la via è lunga e faticosa.
Prendo posto su lo sciarabbà e l'auriga dà il grido di avvio. Saliamo costa costa la montagna che chiude al nord Valle delle Rose. Su l'alto si scopre il mare per una gola profonda; una paranzella è sperduta là in fondo. Piccoli campi coltivati continuano ad apparire, ma sempre più radi.
Verso la Selva Umbra - Prime macchie.
Verso la Selva Umbra - Prime macchie.
Comincia la macchia. Attraversiamo Piano Canale, Piano San Vito; sono terreni pianeggianti chiusi attorno attorno dalle montagne; alcuni tenuti a pascolo, altri a coltivazione. Però è caso raro se si incontra una casa o una capanna ogni sei o sette chilometri. In certi punti la vegetazione è rigogliosissima, come a Umbricchio ove sono macchie, campi di biade e olivi. Incontriamo numerosi armenti. Prima di giungere ad Umbricchio, su l'alto di un colle, un giovinetto sbuca da una macchia improvvisamente; è scapigliato, sporco, nero; veste di pelli. Lo seguono le sue capre che gli si aggruppano vicino. Ci guarda in modo strano e gesticola, gesticola mormorando parole che non intendo. Pulputulo più innanzi mi dice che il giovinetto è impazzito qualche anno fa, per amore. Mi rivolgo a guardarlo: è sempre lassù in mezzo alla via e continua a gestire e a gridare; le sue capre che gli si assiepano intorno formano un gruppo immobile.
Da questo punto comincia la selva che si stende sul monte e si prolunga in una gran massa nera e impenetrabile.
La Selva Umbra ha una superficie totale di 2003 ettari ed è in gran parte formata da faggi, carpini bianchi e neri, aceri e cerri. Anticamente tutto il Gargano era coperto da fitte boscaglie, delle quali parla Silio Italico e delle quali Orazio cantava:

..... aut aquilonibus
Querceta Gargani laborent
Et foliis viduantur orni.