Quercus pubescens

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica:

    Quercus pubescens Willd. = Q. lanuginosa Thuill. = Q. nicotrae Lojacono. (Famiglia Fagaceae). Roverella, Quercia pubescente, Rovere pelosa. Nomi dialettali: 'Streppòne' (sammarchese).

  • Origine del nome:

    Il termine Roverella non significa piccola Rovere; esiste un gruppo, dato da Rovere, Roverella e Farnia, che presenta molte forme ibride con caratteri intermedi fra quelli tipici delle tre specie. Il termine pubescente deriva dalla pubescenza diffusa su ramuli, gemme, foglie, assi fiorali maschili e femminili. Il termine peloso è sinonimo di pubescente.

  • Comportamento ed habitat:

    Se c'è una specie arborea aggrappata al terreno che la ospita in modo così tenace da superare anche le prove più dure, questa è la Roverella. Per sua natura è una specie piuttosto termofila (amante del caldo) e xerofila (amante della siccità) per cui la troviamo di preferenza nelle zone più basse del Castanetum, in boschi misti, consociata con il Cerro, il Càrpino nero, l'Orniello, l'Acero campestre e l'Acero Opalo. Tuttavia vegeta bene anche verso il confine superiore della zona, in climi più freschi. 
    Dove altre specie non hanno resistito alle condizioni avverse causate dagli incendi e dal pascolo, la Roverella è subentrata senza particolari problemi tanto che la troviamo tranquillamente anche in zone tipiche del Lauretum, in particolare dove prima c'era il Leccio. Altre caratteristiche che fanno della Roverella la regina delle piante resistenti sono: a) il suo adattamento a quasi tutti i tipi di terreno, in modo particolare a quelli calcarei, anche aridi e rocciosi. Rifugge solo dai terreni completamente argillosi resistendo bene anche in quelli argillosi dove ci sia la presenza di un po' di sabbia; b) la grande vitalità della ceppaia che le permette di resistere, allo stato di cespuglio, anche nelle situazioni più estreme e di ricostituire lo strato arboreo non appena gli interventi più distruttivi (pascolo, incendi e tagli) cessano. 
    Date queste caratteristiche, non ci dobbiamo meravigliare affatto che, in certe zone, dove è possibile trovare solo una vegetazione erbacea e cespugliosa in sostituzione di quella arborea fiaccata da pascoli e incendi, le uniche forme di vegetazione arborea siano date proprio dalla Roverella.

  • Diffusione:

    L'areale della Roverella è il Mediterraneo centro-orientale di cui l'Italia occupa il margine occidentale. Di qui si estende verso i Balcani e infine in Anatolia. In Italia è presente nel settore prealpino, lungo tutta la fascia basale appenninica e nelle isole con una superficie di 500.000 ettari comprendenti solo la Roverella allo stato puro ed escludendo i boschi misti. Manca nella Pianura Padana. In purezza si trova sia come fustaia che, in modo più frequente, come ceduo.

  • Portamento e radici:

    Morfologia
    Pianta arborea appartenente alle Dicotiledoni. Albero poco slanciato, alto 10-15 m con chioma depressa, emisferica; fusto basso in rapporto alla chioma, ramoso e contorto; diametro del tronco sino a 2.5 m; rami di 1 anno pelosi, superiori a 1 anno glabri. Vive 2-3 secoli sino a 7.
    Radici
    La pianta da giovane ha una robusta radice fittonante che si approfondisce nel terreno; solo successivamente si sviluppano radici laterali.
    Corteccia
    Fessurata in senso trasversale e longitudinale in maniera tale che presenta delle scaglie quadrangolari; colore brunastro.
    Gemme
    Allungate (oblunghe) e ad apice acuto, grigio-scure, lunghe meno di 1 cm, molto pelose.

  • Foglie:

    Semplici, alterne, caduche (semipersistenti); da giovani cotonose e biancastre con l'apice rossastro; da adulte cuoiose, con o senza peli; con stipole caduche; forma e dimensioni varie, di solito con lobi arrotondati e insenature poco profonde; con base a cuneo o a cuore; picciuolo di 1,5 cm. Sfregate sotto le dita evidenziano la consistenza coriacea e la tomentosità che si stacca e si appressa in masserelle. 
    Esse sono foglie 'semipersistenti' e cadono lentamente quando inizia il germogliamento delle gemme in primavera. In tal modo la Roverella, anche in pieno inverno, si presenta con parte delle sue foglie di un bel colore rossiccio-marrone; per questo la si distingue benissimo anche da lontano.

  • Fiori:

    Pianta monoica con:
    numerosi fiori maschili sessili inseriti in amenti penduli, lassi, lunghi 5-8 cm e con asse peloso; stami per lo più 8, antere gialle e glabre, tepali giallo-verdi; fioritura marzo-aprile.
    fiori femminili, più o meno sessili, riuniti in gruppetti di 2-4 all'ascella delle foglie superiori o all'estremità dei ramuli dell'anno e inseriti su un peduncolo di pochi mm e pubescente; fioritura dopo quella maschile, aprile-maggio.

  • Impollinazione: Anemofila
  • Frutti: Ghiande - Maturano nel 1. anno e sono portati in numero di 2-4 da un peduncolo peloso lungo circa 1 cm; ovoidi, di 2-3 x 1,5-2 cm, con strie longitudinali scure e cicatrice piccola, piana o poco convessa, biancastra; cupola che ricopre la ghianda per circa 1/3 e di 1,5-2 cm di diametro, con scaglie numerose, appressate e sovrapposte una sull'altra come embrici.
  • Confusione e riconoscimento:

    Nel bosco Difesa S. Matteo sinora sono state rinvenute 3 specie quercine: Roverella, Cerro e Leccio. Il Leccio lo si riconosce per le foglie piccole, lanceolate e persistenti. La Roverella ha foglie coriacee e tomentose soprattutto nella pagina inferiore, ha portamento depresso, è eliofila, spesso cespugliosa, ha ghiande con cupola a scaglie piccole e appressate; il Cerro ha foglie membranaceo-cartacee, portamento eretto e colonnare, ricerca zone più fresche e ha ghiande con cupola munita di lunghe lacinie.

    Boschi ed esemplari interessanti di Roverella sul Gargano

    S. Marco in Lamis
    - Difesa S. Matteo: bosco caducifoglio a prevalenza di Roverella e Cerro, in via di conversione verso l'alto fusto; l'esemplare di Roverella più vecchio si trova nei pressi della Piscina Cutinelli;
    - SS 272, Km 15,6: esemplare maestoso, denominato 'Cercolone';
    - SS 272, Km 15: esemplare presso l'ingresso della azienda Donna Michelina;
    - Strada vicinale S. Marco in Lamis-Cagnano, Km 9: alcuni esemplari presso l'azienda Schiena;
    - Le Chiancate: bosco caducifoglio con prevalenza di Roverella e Cerro governato a ceduo.

  • Utilizzo:

    Interesse selvicolturale
    La Roverella non è adatta per essere governata a fustaia in quanto, in rapporto alla chioma, molto espansa, ha un fusto basso. Questo tipo di portamento non è attenuato neanche quando le piante sono presenti con una forte densità perché, essendo una specie eliofila (amante della luce), le piante tendono a vegetare distanziate tra di loro. Inoltre, il suo legname è di scarso pregio. Infatti, per la sua durezza e resistenza, trovava impiego soprattutto nella costruzione di assi per le navi e di traverse ferroviarie, prodotti oggi sostituiti da altri materiali. 
    Da un punto di vista produttivo, per la Roverella non resta allora che il governo a ceduo semplice o composto con turni di una quindicina di anni. Nelle zone migliori si rilasciano circa 70 matricine per ettaro, ma in quelle rocciose il numero è notevolmente più alto. Spesso, per la ricostituzione del bosco, non si lasciano piante nate da seme, le matricine, ma i polloni meglio conformati.
    Funzione ricreativa, paesaggistica e di protezione
    Nonostante la non propensione per il governo a fustaia, in molte zone assistiamo alla conversione di boschi di Roverella o di Roverella e Cerro dal ceduo verso l'alto fusto. Ci sarebbe contraddizione in questo se la produzione di legname dovesse essere la funzione principale. Invece, nella maggior parte dei casi le funzioni ricreativa, paesaggistica e di protezione sono diventate preminenti su quella produttiva.
    Rimboschimento
    Date le caratteristiche di adattamento ai terreni calcarei e rocciosi, in situazioni molto degradate, viene naturale pensare al rimboschimento con la Roverella. In questo caso si introducono prima specie meno esigenti (varie conifere, Orniello, Carpino, Ginestre, ecc.) e poi la Roverella perché essa, anche se resistente ad ogni avversità, per potersi insediare, ha bisogno di un terreno già predisposto e pronto ad accoglierla. 
    Tuttavia, anche nei terreni predisposti, agli inizi, la Roverella è utilizzata assieme ad altre specie perché nei primi stadi di sviluppo si accresce lentamente e quindi la sua funzione di difesa del suolo può essere esercitata solo dopo molto tempo. 
    Dove però la Roverella già esisteva, piuttosto che pensare a un rimboschimento con conifere ed altre specie, forse è meglio pensare a impedire il pascolo e dar modo alla Roverella di emettere polloni da ceppaie che, spesso, seppur non visibili, continuano a mantenersi allo stato latente per un lungo periodo di tempo. Si ricorrerà alle conifere solo dove ormai non vi è più traccia della specie.
    Pascolo
    Il carico di animali che un bosco di Roverella può sopportare è di 1/3 di bovino adulto per ettaro. Se si fa riferimento alla produzione di ghianda, al posto dei bovini, per ogni ettaro possono essere mantenuti 2 suini più 2 ovini.
    Erboristeria e farmacia
    La Roverella è utilizzata nella medicina popolare. La droga è data dalla corteccia che viene impiegata per fare decotti (5 gr/100 ml di acqua) astringenti per infiammazioni emorroidarie, della pelle e delle mucose (gola, gengive, ecc.). Si fanno lavaggi, gargarismi, cataplasmi. Si possono fare anche tisane per diarree e disturbi intestinali dimezzando i gr per 100 ml di acqua. In farmacia vengono utilizzate le cosiddette noci di galla per la produzione di un tannino contenente acido gallico, iscritto nella F. U. IX comeAcidum tannicumche serve come astringente, emostatico e contravveleno per gli alcaloidi.
    Industria
    Dalla corteccia sono estratti i tannini impiegati nella colorazione dei tessuti, della carta, in fotografia, ecc.

  • Curiosità:

    L'esemplare di Roverella ubicato a S. Marco in Lamis, denominato 'Cercolone', indica anche la località dove esso vegeta ed è utilizzato come punto di riferimento per le carte topografiche.
    Le galle o cecidi derivano da punture delle gemme ad opera di varie specie di insetti appartenenti ai Cinipidi (Ordine Imenotteri, Fam. Cynipidae). Con la puntura l'insetto introduce le uova dalle quali si sviluppano le larve che inducono la pianta a moltiplicazioni cellulari abnormi che danno appunto le galle. Dentro di queste la larva si impupa e poi sfarfalla da un buco che pratica nella parete. Le galle migliori sono quelle nelle quali non è avvenuto lo sfarfallamento.

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