Quercus ilex

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica:

    Quercus Ilex L.  (Famiglia Fagaceae). Leccio, Elce. .

  • Origine del nome:

    Il termine Leccio deriva dal latino Ilex, citato da Publio Virgilio Marone ed altri.

  • Comportamento ed habitat:

    La zona dove il Leccio vegeta meglio è ilLauretum. Talora si spinge sino al Castanetum dove però tende a diradare la sua presenza e a ridurre le dimensioni, fatte salve le zone esposte a Sud. E' una specie abbastanza rustica resistendo molto facilmente sia in luoghi dove piove molto che dove piove poco. Vegeta bene in tutti i tipi di terreno tranne che in quelli molto argillosi e in quelli umidi. 
    Sopporta benissimo l'ombra e le densità elevate tanto che i boschi di Leccio sono così fitti che non permettono la formazione di un sottobosco per scarsità di luce.
    Il Leccio può trovarsi allo stato puro o può vegetare in boschi misti con specie del Lauretum (Lentisco, Pino d'Aleppo, Mirto, Alterno, Fillirea, ecc.), come avviene nelle pinete lungo la costa del Gargano, o del Castanetum (Roverella, Cerro, Carpini, Aceri, Orniello), come avviene nei querceti caducifogli. 
    La lecceta viene spesso indicata come un utile termine di paragone. Quando, infatti, si vuole parlare della vegetazione mediterranea in equilibrio, si parla di lecceta che ne è l'espressione più alta. Quindi, quando nella zona del Lauretum troviamo una bella lecceta, possiamo dire che lì la vegetazione è in equilibrio. La lecceta non si trova in tutte le zone dove dovrebbe esserci. Per quanto sia resistente e cerchi di difendere le posizioni grazie al vigore della sua ceppaia e alla capacità di produrre foglie spinose in diversi casi (sui rami basali, allo stato di cespuglio, dopo aver subito il morso degli animali al pascolo), spesso ha dovuto cedere il posto alla Roverella, molto più resistente.

  • Diffusione:

    L'areale del Leccio abbraccia tutte le coste del Mediterraneo spingendosi all'interno della Spagna (dove occupa 3.000.000 di ettari) arrivando sin sull'Atlantico in Francia nella Regione della Loira. Fuori di questo areale è presente in coltura come per esempio in Inghilterra. In Italia è sporadico nella Pianura padana, mentre è diffuso nelle isole e lungo tutte le coste addentrandosi spesso verso l'interno. Nelle zone planiziali lungo i litorali dove un tempo la lecceta dominava incontrastata, attualmente non v'è traccia di questa pianta se non in forma residuale poiché essa ha dovuto cedere il posto alle colture agrarie. La lecceta la troviamo allora soprattutto lungo i ripidi versanti dei monti.

  • Portamento e radici:

    Morfologia
    Pianta arborea non più alta di 20 m, appartenente alle Dicotiledoni. Albero con chioma molto densa e ovale; spesso sotto forma di arbusto ed anche di cespuglio dove le condizioni ambientali sono molto avverse; ramuli grigi, tomentosi nel 1. e a volte anche nel 2.. Pianta molto longeva, può superare i 1.000 anni.
    Radici
    La pianta emette una radice fittonante che si approfondisce nel terreno sino e oltre 10 m. Solo in un secondo momento c'è l'emissione di radici laterali.
    Corteccia
    Nelle piante adulte è screpolata (non fessurata come nella Roverella) in senso longitudinale e trasversale in modo tale che forma delle scaglie più o meno quadrangolari; di colore grigio-scuro tendente al nero; nelle piante giovani è grigia e liscia.
    Gemme. Piccole, globoso-ovoidali, poco numerose, pelose.

  • Foglie:

    Persistenti, semplici, alterne, verdi e scure, glabre e lucenti nella pagina superiore, più chiare e tomentose nella pagina inferiore; consistenza coriacea; da giovani cotonose sulle due facce tanto da sembrare biancastre; forma e dimensioni varie: lanceolate o bislunghe e con margine intero da adulte, più grandi nei polloni e nelle piante giovani, spinate nella parte basale della pianta e nelle piante cespugliose; con base ed apice a cuneo; lunghezza 3-7 cm, larghezza metà della lunghezza o anche di meno; picciuolo di pochi mm; stipole lineari, lunghe meno di 1 cm, caduche; nervature mediana e laterali rilevate.

  • Fiori:

    Pianta monoica con:

    Fiori maschili
    in amenti lunghi 5-7 cm, densi, penduli, asse tomentoso; amenti numerosi, con una brattea rossastra all'inserzione e inseriti alla estremità di rami dell'anno in corso; fiori più o meno sessili, isolati, con una brattea; di solito 6 tepali ovali, saldati tra loro nella parte inferiore; stami di solito 8 con antere gialle, pelose o glabre;
    Fiori femminili
    in gruppi di 4-6 su un asse fruttifero lungo 3-5 cm, tomentoso e munito di brattea; i fiori sono inseriti sull'asse fruttifero isolati o a coppie con peduncolo tomentoso assente o di 1 cm; 3-4 stigmi verde-giallastri.

  • Impollinazione: Anemofila
  • Frutti: Ghiande - Maturano nel 1. anno e sono portati in numero di 1 o di 2 da un peduncolo peloso inferiore a 1 cm, inserito su un asse fruttifero di 3-5 cm sui rami dell'anno in corso; ovoidali, bislunghi, appuntiti, marroni-brunastri, di 1,5-2,5 x 1,-1,2 cm, con striature longitudinali; cicatrice piccola, convessa, rugosa, biancastra; cupola emisferica che ricopre la ghianda per circa 1/2 o 1/3, di diametro di 1,5-2 cm, con scaglie piccole, appressate ed embricate, triangolari.
  • Confusione e riconoscimento:

    Le foglie spinose di questa specie possono essere confuse con quelle della quercia spinosa o coccifera. Più difficile la confusione con quelle dell'Agrifoglio.

    Boschi ed esemplari interessanti di Leccio sul Gargano

    Monte S. Angelo: Lecceta ai limiti della Foresta Umbra con la quale talora si compenetra;
    Rignano Garganico: Difensa: lecceta;
    S. Giovanni Rotondo: Lecceta che si affaccia sull'ex lago S. Egidio (Pantàno);
    S. Marco in Lamis
    Difesa S. Matteo: Un bell'esemplare di Leccio, molto vecchio, si trova proprio di fronte al convento di S. Matteo.
    Località Foresta: lecceta;
    S. Nicandro Garganico
    Località diverse: lecceta;
    Vico del Gargano
    Convento dei Cappuccini: esemplare colossale.
    Alberi da ornamento
    Filari di Leccio sono presenti nella Villa Comunale di S. Marco in Lamis; altri filari sono stati messi a dimora in zone di nuove costruzioni. Filari di Leccio ornano alcuni marciapiedi di S. Giovanni Rotondo.

  • Utilizzo:

    Interesse selvicolturale
    Il governo a fustaia non è molto diffuso perché i grossi fusti di Leccio non hanno un grande pregio commerciale essendo spesso contorti e nodosi. Il legname, inoltre, è molto duro, pesante e di difficile lavorazione. E' utilizzato in ebanisteria per manici di attrezzi minuti, per lavori al tornio, eccetera. 
    Per questi motivi le leccete vengono governate a ceduo matricinato al fine di ricavare legna da ardere e per la produzione di un ottimo carbone, dalle nostre parti ritenuto il migliore in assoluto perché scalda molto e dura a lungo. Dove c'è il governo a ceduo composto (Umbria), è possibile anche la produzione di ghiande, molto gradite dai maiali le cui carni, con questo tipo di alimentazione, sono apprezzatissime dagli intenditori.
    Funzione ricreativa, paesaggistica e di protezione
    Le leccete governate a ceduo sono pressoché impenetrabili quando sono in buone condizioni ed occupano per lo più i versanti delle montagne. Hanno sicuramente un impatto estetico notevole viste da lontano. E' certo però che affinché la lecceta possa svolgere la funzione ricreativa assieme alle altre, il suo governo deve portarla verso l'alto fusto.
    Rimboschimento
    Nel rimboschimento, per il Leccio, vanno fatte tutte le considerazioni valide per ogni specie di quercia:
    a) le piante si insediano con difficoltà nelle zone degradate perché hanno bisogno di un periodo di pre-condizionamento tramite le conifere e le specie pioniere (Carpino, Orniello, Leguminose, ecc.);
    b) nei primi stadi hanno accrescimenti molto lenti e la difesa del suolo va garantita da altre specie di alberi. In suo favore va però detto che, come il Faggio non trova rivali per il miglioramento di qualsiasi terreno nel suo orizzonte, così è per il Leccio nel Lauretum.
    Funzione ornamentale
    Viene ampiamente utilizzato come pianta ornamentale perché molto resistente agli inquinanti atmosferici. Resiste molto bene anche alle potature tanto che di solito i filari di Leccio sono potati in maniera da assumere forme geometriche definite.
    Pascolo
    Dove c'è il governo a ceduo composto (Umbria), è possibile anche la produzione di ghiande, molto gradite dai maiali le cui carni, con questo tipo di alimentazione, sono apprezzatissime dagli intenditori.
    Erboristeria e farmacia
    Il Cerro è utilizzato nella medicina popolare. La droga è data dalla corteccia che viene impiegata per fare decotti (5 gr/100 ml di acqua) astringenti per infiammazioni emorroidarie, della pelle e delle mucose (gola, gengive, ecc.). Si fanno lavaggi, gargarismi, cataplasmi. Si possono fare anche tisane per diarree e disturbi intestinali dimezzando i gr per 100 ml di acqua. In farmacia vengono utilizzate le cosiddette noci di galla per la produzione di un tannino contenente acido gallico, iscritto nella F. U. IX come Acidum tannicum che serve come astringente, emostatico e contravveleno per gli alcaloidi.
    Industria
    Dalla corteccia sono estratti i tannini impiegati nella colorazione dei tessuti, della carta, in fotografia, ecc.

  • Curiosità:

    Il Leccio è molto resistente alle avversità. Spesso però si assiste ad attacchi di un insetto, il Corebo fasciato, Coroebus fasciatus Vill. (Ordine Coleotteri, Fam. Buprestidae), che determina sulla pianta degli esiti caratteristici dati da rami giovani disseccati che assumono una colorazione tra il rossastro e il marrone chiaro. Talora questi attacchi sono molto forti ma generalmente la pianta ne esce indenne.
    Le galle o cecidi derivano da punture delle gemme ad opera di varie specie di insetti appartenenti ai Cinipidi (Ordine Imenotteri, Fam. Cynipidae). Con la puntura l'insetto introduce le uova dalle quali si sviluppano le larve che inducono la pianta a moltiplicazioni cellulari abnormi che danno appunto le galle. Dentro di queste la larva si impupa e poi sfarfalla da un buco che pratica nella parete. Le galle migliori sono quelle nelle quali non è avvenuto lo sfarfallamento.
    Le foglie spinate delle piante giovani e delle parti basali delle piante adulte sono ritenute un valido espediente che la specie ha messo in atto nell'arco della sua evoluzione per opporsi al morso degli animali al pascolo.
    Le ghiande tostate possono essere utilizzate anche come sostituto del caffè.

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