Quercus cerris

Caratteristiche

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  • Nomenclatura e sistematica:

    Quercus cerris L. (Famiglia Fagaceae). Cerro. Nomi dialettali: 'Cérr' (sammarchese).

  • Origine del nome:

    Il termine Cerro deriva dal latino Cerrus, citato da Vitruvio Pollione ed altri.

  • Comportamento ed habitat:

    Vegeta nelle zone del Castanetum e del Fagetum, ma talora si spinge sino al Lauretum. Ciò sta a significare che il Cerro si adatta a condizioni climatiche molto differenti anche se preferisce climi temperati e con un certo grado di umidità. Nelle zone più basse, ossia nel Lauretum, trova la concorrenza di Roverella, Leccio e in generale delle specie della vegetazione della macchia mediterranea. Però, mentre queste ultime preferiscono maggiormente le esposizioni soleggiate, il Cerro preferisce terreni più profondi e freschi nonché i versanti più a nord. Per quel che riguarda il terreno, l'optimum per il Cerro sono i terreni argillosi e quelli vulcanici per cui in quelli calcarei cede il passo ad altre piante. Il Leccio si alterna o si associa spesso con altre specie anche quercine, in particolare con la Roverella con la quale condivide anche ampi territori. L'affermazione di una specie o dell'altra dipenderà da quanto detto sopra ossia dal tipo di terreno, dall'altitudine, dalla esposizione e soprattutto dal grado di umidità. Spesso Cerro e Roverella coesistono nella stessa zona accentuando però la loro presenza in base alle specifiche caratteristiche.
    Tipica è la disposizione delle due specie lungo i pendii al limitare del bosco. Nelle parti più basse, dove si raccoglie l'acqua di scolo e dove c'è più terreno ed umidità, vegeta il Cerro; man mano che ci allontaniamo dagli alvei dei canali e andiamo su in alto, verso il limite del bosco, dove le zone si presentano con scarsa quantità di terreno, sono più soleggiate ed aride, troviamo la Roverella. La disposizione è chiarissima nella stagione del riposo vegetativo (autunno-inverno): la Roverella, che fà da contorno ai popolamenti di Cerro, si distingue per le foglie ancora attaccate ai rami, mentre il Cerro ne è privo. Infatti, mentre il Cerro presenta i suoi rami completamente privi di foglie, la Roverella continua a mantenere parte delle sue foglie sui rami, anche se secche.

  • Diffusione:

    L'areale del Cerro è molto vasto, ma il suo centro va dalla Croazia all'Ungheria. Di qui si irradia, ad Ovest, verso l'Italia, in qualche zona della Francia (Provenza) e della Spagna; ad Est arriva in Anatolia; al Nord è limitato dal Danubio e a sud arriva sino al Mediterraneo. In Italia è sporadico nel settore prealpino e nella Pianura padana, mentre è diffuso lungo tutta l'area appenninica e nelle isole ad eccezione della Sardegna. Nella nostra penisola il Cerro occupa una superficie di circa 300.000 ettari soprattutto come fustaia ma anche come ceduo.

  • Portamento e radici:

    Morfologia
    Pianta arborea alta 20-30 m, appartenente alle Dicotiledoni. Albero slanciato, fusti dritti, colonnari e privi di nodi con chioma folta, più o meno ellittica; diametro del tronco sino a 1.5 m; ramuli poco pelosi o glabri con presenza di lenticelle bianche. Vive 2 secoli sino a 4.
    Radici
    La pianta agli inizi emette un profondo fittone che penetra nel terreno. Solo in seguito si sviluppano radici laterali.
    Corteccia
    Nelle piante adulte è fessurata in senso longitudinale a formare dei corti cordoni anastomosati interrotti ogni tanto da fessurazioni trasversali; il fondo dei solchi è rossastro; colore grigio-brunastro, ruvida, dura, spessa.
    Gemme
    Con presenza di stipole lunghe sino a 2,5 cm, pelose e strette (carattere distintivo della specie); corte e tozze, ovoidali e ad apice appuntito od ottuso.

  • Foglie:

    Caduche, alterne, semplici, verde-grigie; da giovani con peluria presente di più nella parte inferiore e lungo le nervature; da adulte quasi glabre, un po' ruvide e di consistenza membranacea (cartacea); con stipole simili a quelle delle gemme e caduche; forma e dimensioni varie, di solito con 7-8 paia di lobi irregolari con insenature profonde che possono arrivare alla nervatura principale; forma obovata per lo più con base a cuneo o a cuore ed apice ottuso tendente al piatto; lunghezza da 5 a 15 cm con media di circa 7-10 cm e larghezza 3-4 cm col massimo attorno a metà foglia; picciuolo di 1,5-2,5 cm.

  • Fiori:

    Pianta monoica con:

    fiori maschili in amenti lunghi 5-8 cm, lassi, penduli, asse con peli stellati; amenti numerosi e inseriti alla estremità di rami dell'anno precedente; fiori più o meno sessili, isolati, con una brattea; 5-6 tepali ovali, pelosi, corti, marroni; stami di solito 4 con antere pelose;
    fiori femminili in gruppi di 2-5 o isolati, peduncolo corto o nullo, inseriti su rami dell'anno, 4 stigmi.

  • Impollinazione: Anemofila
  • Confusione e riconoscimento:

    Le foglie possono essere confuse con quelle del Farnetto. Le foglie del Cerro hanno nella pagina inferiore una pelosità rossastra lungo le nervature, hanno superficie ruvida su ambo le pagine e stipole persistenti. Le foglie del Farnetto hanno pelosità grigiastra o giallastra, superficie liscia, stipole caduche (Pignatti). Per i frutti: il Cerro matura le ghiande il 2. anno e quindi ha i rami terminali fogliosi e le ghiande portate sui rametti dell'anno precedente; inoltre le cupole sono caratterizzate da squame sottili e lunghe 1 cm. Il Farnetto ha le ghiande portate sui rami dell'anno e quindi in posizione terminale.

    Boschi ed esemplari interessanti di Cerro sul Gargano

    Monte S. Angelo
    - Foresta Umbra: cerreta;
    - Località Cerrosaldo: molti esemplari maestosi;
    - Bosco Quarto: cerreta;
    - Bosco di Vieste: molti esemplari maestosi.
    S. Marco in Lamis
    - Difesa S. Matteo: bosco caducifoglio a prevalenza di Roverella e Cerro;
    - Strada vicinale S. Marco in Lamis - S. Nicandro Garganico, Km 9: alcuni esemplari presso l'azienda Schiena;
    - Le Chiancate: bosco caducifoglio con prevalenza di Roverella e Cerro;
    - Bosco Rosso: bosco caducifoglio con prevalenza di Cerro e Castagno.
    S. Nicandro Garganico: Località Spina Pulci: cerreta.

  • Utilizzo:

    Interesse selvicolturale
    A differenza della Roverella che dà fusti nodosi e contorti, il Cerro dà fusti dritti, colonnari e privi di nodi che danno un ottimo legname da opera; pertanto si presta benissimo ad essere governato a fustaia. Il Cerro, però, si presta bene anche a un governo a ceduo composto e ceduo semplice; infatti, dopo il Castagno e il Farnetto, è la specie più produttiva. Prodotti del ceduo sono la legna e il carbone. Il Cerro è anche utilizzato per la costruzione di manici di accette, picconi, ecc. e per questo, in alcune zone, viene preferito al legname di tutte le altre specie.
    Funzione ricreativa, paesaggistica e di protezione
    Queste funzioni stanno sempre di più prendendo il sopravvento su quella produttiva, in particolare le prime due.
    La ricreazione viene intesa in senso molto lato e riguarda non solo le popolazioni locali ma anche quelle di altri luoghi. L'aspetto paesaggistico è poi direttamente collegato con il turismo. Qui si vuol parlare del turismo naturalistico che sul Gargano si sposa benissimo con quello religioso e storico. Notevole in questa direzione può essere il contributo di fustaie estese e ben governate.
    Rimboschimento
    Prima di introdurre in una zona degradata il Cerro è necessario preparare il terreno per accoglierlo. Per questo, come del resto avviene per tutte le altre querce, il Cerro viene fatto precedere da altre specie meno esigenti che hanno appunto il compito di condizionare al meglio il terreno di accoglienza. Le specie che devono condizionare il terreno sono le conifere e le specie pioniere (Carpino, Orniello, Leguminose, ecc.). Tuttavia, anche nei terreni predisposti, il Cerro, come tutte le querce, è introdotto assieme ad altre specie perché si mantiene allo stato di plantula per molti anni e, agli inizi, ha bisogno di essere protetto. Solo successivamente, quando si è sviluppato, può svolgere le sue funzioni e riesce da solo a prendere il sopravvento sulle altre piante.
    Pascolo
    Una cerreta riesce a sopportare, senza danni, un carico di bestiame pari a 1/3 di bovino adulto per ettaro. La ghianda di cerro è molto tannica e non troppo accetta dagli animali.
    Erboristeria e farmacia
    Il Cerro è utilizzato nella medicina popolare. La droga è data dalla corteccia che viene impiegata per fare decotti (5 gr/100 ml di acqua) astringenti per infiammazioni emorroidarie, della pelle e delle mucose (gola, gengive, ecc.). Si fanno lavaggi, gargarismi, cataplasmi. Si possono fare anche tisane per diarree e disturbi intestinali dimezzando i gr per 100 ml di acqua. In farmacia vengono utilizzate le cosiddette noci di galla per la produzione di un tannino contenente acido gallico, iscritto nella F. U. IX come Acidum tannicum che serve come astringente, emostatico e contravveleno per gli alcaloidi.
    Industria
    Dalla corteccia sono estratti i tannini impiegati nella colorazione dei tessuti, della carta, in fotografia, ecc.

  • Curiosità:

    Nel dialetto sammarchese il termine 'Cérr' è sinonimo di albero in generale. 'Nu cérr de nuce' significa un albero di noci.
    Le galle derivano da punture delle gemme ad opera di varie specie di insetti appartenenti ai Cinìpidi (Ordine Imenotteri, Fam. Cynipidae). Con la puntura l'insetto introduce le uova dalle quali si sviluppano le larve che inducono la pianta a moltiplicazioni cellulari abnormi che danno appunto le galle. Dentro di queste la larva si impupa e poi sfarfalla da un buco che pratica nella parete. Le galle migliori sono quelle nelle quali non è avvenuto lo sfarfallamento.

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