Video di Ludovico Centola
Breve video degli eremi della Trinità e di San Nicola nella valle di Stignano a San Marco in Lamis.

Il convento di Stignano in una vecchia foto.
Il convento di Stignano in una vecchia foto.
Sempre a proposito di Stignano, sembrandoci questo il luogo ed il momento opportuni, accenniamo ad un'altra controversia insorta tra il comune di Apricena e quello di S. Marco in Lamis.
E' Stignano in agro di S. Marco o di Apricena?
Attualmente è pacifico il riconoscimento attribuito a S. Marco, ma non vanamente nel passato, per essere stato vivo il culto della Vergine di Stignano in Apricena, per la collaborazione offerta dal clero apricenese ai frati in periodo di solennità religiose e relative officiature, per incidenti sorti nei pressi di Stignano e per essersi i querelanti affidati alla giurisdizione apricenese, per altri motivi che sarebbe lungo enumerare, ma vari, generici e mal fondati, Apricena ritenne sempre che Stignano gravitasse nell'ambito del suo agro e della sua legale circoscrizione; anche perché Apricena e Stignano fanno parte di un'unica diocesi, quella di Lucera.
Ma è tempo di esporre fatti e termini della questione con ordine.
Il 21 agosto 1830 Antonio De Filippo, procuratore presso la Gran Corte Criminale di Lucera, così scriveva all'intendente di Foggia:

"Mi occorre conoscere con tutta precisione e premura se il convento dei padri osservanti di Stignano faccia parte della giurisdizione del territorio di Apricena o di S. Marco In Lamis."

L

Veduta aerea dei luoghi della disputa.
Veduta aerea dei luoghi della disputa.
a richiesta del magistrato ci sembra più che naturale poiché fino ad allora non si riusciva a comprendere a quale dei due giudici circondariali, se cioè a quello di Apricena o di S. Marco, spettasse amministrare giustizia su di una zona spesso teatro di cruenti delitti. Una tale necessaria chiarificazione di giurisdizione territoriale doveva anche portare alla scoperta di antichi contrastanti interessi da parte dei due Comuni. Questi infatti, sia pure con motivazioni diverse e non di rado capziose, accampavano, fra l'altro, secolari diritti di riscossione di tasse sul macinato e per la fondiaria che divenivano, mancando una precisa delimitazione dei confini, sempre meno chiari e tali da inasprire i rapporti tra le parti ormai pronte a rinfacciarsi accuse di ogni genere.
Intanto questi gli atti ufficiali (Nota 21).
L'intendente di Capitanata, tramite Camillo Como, sottintendente del distretto di S. Severo, invitava i sindaci delle due cittadine ad esporre con "deliberazioni decurionali" le proprie ragioni in merito al possesso territoriale di Stignano perché il consiglio di Intendenza potesse "a tempo debito" dirimere la vertenza.
Il 28 settembre 1830 il decurionato sammarchese, riunito in seduta straordinaria, inviò a Foggia il seguente verbale:

Il convento di Stignano dista pochi chilometri da San Marco in Lamis.
Il convento di Stignano dista pochi chilometri da San Marco in Lamis.
"Il decurionato fa conoscere che la giurisdizione territoriale del convento dei padri osservanti di S. Maria di Stignano è sempre appartenuto a questa Corte locale che ne ha senza contrasti con altri Comuni esercitato, come ne esercita tutti i diritti, ed è ora una stranezza la pretenzione della Comune di Apricena il contrastarlo. Il suddetto convento di Stignano si contiene nel demanio sotto il medesimo nome che si trova accatastato in questa matrice fondiaria sotto l'articolo 2685 ed in testa di don Marco Centola sezione E, nel quale catasto trovansi segnati la Posta di Foresta ed il demanio di S. Bartolomeo, come pure le vigne di questi naturali denominati Giovanni Antonio Villani, Michelangelo Bocci, Lorenzo del Mastro e vari altri, tutti fondi contigui che l'attaccano per ogni lato e che vi sono per l'estensione di circa un miglio e mezzo dall'intorno, e tutti i possessori delle terre sì a semina che a pascolo ed a vigneti sono naturali di questo comune di S. Marco in Lamis, e niuno di Apricena vi possiede fondo di qualsiasi natura come rilevasi dagli estratti della matrice, come ancora tutti i possessori delli medesimi fondi pagano in questo Comune i dazi sul macino, per essere essi fondi siti in lenimento di questo Comune e non in quello di Apricena. E' da marcarsi inoltre che il detto convento dista da questo Comune meno di miglia tre e da quello di Apricena circa miglia nove. Sebbene per la giurisdizione ecclesiastica si appartiene alla diocesi di Lucera, pur tutta volta non osta che giurisdizione della giustizia regia non sia di questo Comune giacché la Comune di Lesina, quantunque appartenga alla giurisdizione della giustizia regia di Apricena pure è sottoposta per la giustizia chiesastica alla diocesi di Benevento, ed altri simili casi vi sono ancora per ogni parte delle province di questo Regno".

Il documento è firmato, oltre che dal sindaco, Matteo Donato Pomella, da tutti i venti decurioni presenti.
Seguì il 25 ottobre del medesimo anno quello del decurionato apricenese;

"Il convento di S. Maria di Stignano, sito nella contrada Foresta è stato sottoposto sempre alla giurisdizione di questo Comune tanto nel ramo amministrativo, come rilevasi dallo stato civile ove sono annotati gli atti di morte dei religiosi, quanto nel ramo giudiziario, come si suoi rimarcare dai registri dei misfatti e processi esistenti presso la G. C. Criminale. Nello stato di sezione fatto nell'anno 1814 i fondi limitrofi al fabbricato di Stignano furono compresi nel catasto di Apricena e sono Sambro Giacinto, Antonelli di Foggia e Petrulli Pietro, sezione A n. 274, 275 e 276, censuario della Posta denominata Foresta, ove è sito il convento come rilevasi da una pianta topografica fatta all'epoca del posteggio demaniale per ordine del sig. agente divisore del circondario di S. Nicandro. Quindi per la giurisdizione sempre esercitata e per la sua situazione il convento di Stignano appartiene al tenimento di Apricena".

Seguono le firme del sindaco Francesco Zaccagnino e quelle di sette decurioni. E' subito da rilevare il tono generico e sbrigativo di questa succinta dichiarazione.
Il 19 novembre, con rapidità davvero sorprendente, il Consiglio di Intendenza, così motivava la sua decisione:

"Visti gli atti riguardanti la controversia elevata a qual giurisdizione territoriale si appartenga il convento di Stignano, cioè se al circondario di Apricena o a quello di S. Marco in Lamis. Viste le vicendevoli deliberazioni decurionali dei due indicati comuni; considerato che il convento di Stignano dista meno dal comune di S. Marco in Lamis che da quello di Apricena; considerando che i fondi adiacenti al convento e il convento istesso trovansi accatastati al Comune di S. Marco in Lamis ove si versa la contribuzione fondiaria e il dazio sul macino; considerando che nel fissare le giurisdizioni territoriali si debba tra l'altro tener presente il catasto provvisorio, il Consiglio decide che il convento di Stignano provvisoriamente possa ritenersi alla giurisdizione territoriale del circondario di S. Marco in Lamis, salvo al comune di Apricena di sperimentare, se lo creda, la poca ragione in giudizio petitorio. I consiglieri D. Mazza, marchese Celentano e D'Abbona".

Dunque Stignano rimase assegnato al comune di S. Marco provvisoriamente, cioè per ora e fino a prova contraria. Per tale motivo il comune di Apricena, soccombente nel primo giudizio, non produsse appello "in giudizio petitorio", ossia non promosse una ulteriore azione legale mirante ad un più fondato accertamento della proprietà sul territorio legittimamente contestategli e al riacquisto di esso se, ancora agli inizi del 1896, ripropone "ma con scarso risultato" (Nota 22) il problema alle nuove autorità provinciali.

"Purtroppo, al presente, annota malinconicamente il cronista, il territorio di Stignano figura amministrativamente incorporato in quello di S. Marco, senza che i due comuni (quello di Apricena e di S. Marco) sappiamo giustificare con documenti lo stato di fatto. Si è cercata la luce e non si è trovato che buio" (Nota 23).

Errata ed arbitraria conclusione cui si perviene quando si è poco inclini a lavorare su fonti archivistiche il cui studio, certamente faticoso ma storicamente illuminante, non consente, per il rispetto della verità, ricostruzioni del passato basate su tesi speciosamente campanilistiche e soprattutto raccogliendo pigramente voci generiche (Nota 24).